{"id":68457,"date":"2016-01-04T12:00:37","date_gmt":"2016-01-04T12:00:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=68457"},"modified":"2016-01-03T17:19:50","modified_gmt":"2016-01-03T17:19:50","slug":"italiano-coscienza-e-legge","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2016\/01\/italiano-coscienza-e-legge\/","title":{"rendered":"(Italiano) Coscienza e legge"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>La contraddizione<\/em><\/strong><\/p>\n<p><em>\u201cDi l\u00e0 dall\u2019antitesi tra l\u2019edificio e l\u2019incendio , tra la salute e l\u2019infermit\u00e0,<br \/>\nquando il mare rende sulla spiaggia il cadavere di un fanciullo, tutti si sentono madre<\/em>.\u201d<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2015\/12\/29\/coscienza-e-legge-federica-curzi\/#sdfootnote1sym\" ><sup>1<\/sup><\/a><\/p>\n<p><em>29 Dec 2015 &#8211; <\/em>Vista la natura filosofica della mia formazione e visto anche l\u2019approccio filosofico della mia principale fonte \u2013 il pensiero di Aldo Capitini \u2013 partir\u00f2 da un termine molto filosofico. Termine che considero una chiave per il tema che mi \u00e8 stato affidato e, in generale, per il tema della nonviolenza e della cultura della pace: la contraddizione.<\/p>\n<p>Ci sono due scuole di pensiero sulla genesi della filosofia: il dolore o la meraviglia. Qualunque delle due sia quella giusta, in realt\u00e0 possiamo dire che l\u2019istinto a riflettere, a pensare, la tensione ad approfondire l\u2019esistenza attraverso la riflessione nasce da un\u2019esperienza di contraddizione, di contrasto tra due elementi che collidono, da un\u2019impossibilit\u00e0 a trovare una risposta o un senso a quanto vediamo o a quanto accade. Che sia la bellezza del mondo o un incontenibile dolore, ci troviamo di fronte all\u2019esperienza del <em>mistero <\/em>e siamo spinti alla ricerca del senso.<\/p>\n<p>Come ci insegna Primo Levi nel suo testo <em>I sommersi e i salvati,<\/em><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2015\/12\/29\/coscienza-e-legge-federica-curzi\/#sdfootnote2sym\" ><em><sup>2<\/sup><\/em><\/a> l\u2019assurdit\u00e0 del male e la sua violenza impossibile da razionalizzare ci condurrebbero alla pazzia. In poche parole, l\u2019esperienza dell\u2019assurdo. La reazione del pensiero e, conseguentemente, delle nostre azioni a quell\u2019esperienza dell\u2019assurdo a cui ci consegna il dolore \u00e8 il luogo in cui si colloca la <em>coscienza<\/em>.<\/p>\n<p>Due esempi per chiarire questa esperienza che, non a caso, sono ambientati durante una Guerra. Il primo esempio \u00e8 la storia di Antigone, che da questo punto di vista rende lampante il collegamento tra un\u2019esperienza di contraddizione, di assurdit\u00e0 e il risveglio della coscienza. E\u2019 lei che diventa, infatti, l\u2019emblema della contraddizione tra Legge e Giustizia. Antigone vive l\u2019assurdit\u00e0 di dover distinguere, all\u2019interno del sentimento dell\u2019amore fraterno, tra una giusta e un\u2019ingiusta sepoltura. Ad Antigone \u00e8 imposta una legge che contrasta totalmente con la natura e la giustizia del sentimento di amore fraterno.<\/p>\n<p>Il secondo esempio \u00e8 invece direttamente ambientato nella Prima Guerra mondiale. Nella sua breve autobiografia dal titolo \u201cAttraverso due terzi di secolo\u201d, Aldo Capitini parla di una \u201cvera e propria conversione\u201d che avvenne a cavallo degli anni 1918-1919. Sul finire della Grande Guerra, l\u2019 \u201cinutile strage\u201d<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2015\/12\/29\/coscienza-e-legge-federica-curzi\/#sdfootnote3sym\" ><sup>3<\/sup><\/a> dalle parole di Benedetto XV, Capitini \u00e8 un appassionato ventenne, interessato alla societ\u00e0 e alla politica, che passa dalla curiosit\u00e0 per i manifesti e la letteratura futurista all\u2019attenzione e all\u2019esperienza \u201cdella finitezza umana, del dolore fisico, dell\u2019inattivit\u00e0 sfinita in mezzo alle persone attive (\u2026) dal nazionalismo all\u2019umanitarismo socialista e pacifista\u201d. Come spiega egli stesso: \u201cSapevo bene gli erramenti che mi ero lasciati alle spalle, che furono anche quelli del primo Ventennio del Secolo in Italia. Avevo imparato perch\u00e9 il classico, il morale, le beatitudini evangeliche, la democrazia e il socialismo erano dei valori. E ci ero arrivato dopo l\u2019eversione, il disordine, il dannunzianesimo, il marinettismo, le parole in libert\u00e0.\u201d<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2015\/12\/29\/coscienza-e-legge-federica-curzi\/#sdfootnote4sym\" ><sup>4<\/sup><\/a><\/p>\n<p><strong><em>Coscienza<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Capitini qui ci aiuta a comprendere come per ciascun individuo si forma la coscienza. E\u2019 proprio l\u2019esperienza della <em>finitezza umana<\/em>, ovvero del dolore proprio e altrui, della morte, della distruzione e della violenza, che ci fa scoprire il desiderio e l\u2019esigenza di sconfiggerli. Ebbene si, Capitini parla proprio di \u201csconfiggere la morte\u201d, nel testo che costituisce l\u2019approdo al suo pensiero filosofico maturo dal titolo <em>La compresenza dei morti e dei viventi <\/em>e che uscir\u00e0 alle stampe nel 1966, molti anni dopo questa giovanile intuizione. Altro elemento da annotare \u00e8 che Capitini vive questa sua personale esperienza di assurdo proprio durante la Guerra, scrivendo pi\u00f9 volte nei suoi testi come sia proprio quest\u2019ultima la situazione del tutto artificiale e creata dagli uomini in cui si sommano tutte le esperienze pi\u00f9 grandi e inaccettabili di violenza.<\/p>\n<p>La coscienza \u00e8 definita nel dizionario come il \u201csentimento che ciascun individuo (in quanto capace di ripiegarsi su se stesso e farsi consapevole di s\u00e9 nei propri rapporti con gli altri) ha dei valori morali; consapevolezza del bene e del male\u201d (dizionario Garzanti). E\u2019 dunque l\u2019incontro con il mondo che fa nascere la coscienza. Sono l\u2019esistenza e il rapporto con gli altri che generano il sentimento dei valori morali. La conseguenza logica di questa definizione \u00e8 dunque la relazione stringente che c\u2019\u00e8 tra la mia coscienza e il mondo. O ancor di pi\u00f9: il rapporto genetico tra il sentimento etico di ciascuno e l\u2019esistenza dell\u2019altro. Capitini rende benissimo questa scoperta proprio nel suo primo testo pubblicato nel 1937 e proprio mentre analizza le patologie della societ\u00e0 a lui contemporanea: \u201cIl sentimento che il mondo ci \u00e8 estraneo se ci si deve stare senza amore, senza un\u2019apertura infinita degli uni verso gli altri, senza una unione di sopra a tante differenze e tanto soffrire. Questo \u00e8 il varco attuale della storia\u201d.<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2015\/12\/29\/coscienza-e-legge-federica-curzi\/#sdfootnote5sym\" ><sup>5<\/sup><\/a> E\u2019 dunque vero anche l\u2019esatto inverso: non ci sarebbe bisogno dell\u2019etica e della stessa coscienza se non fosse per la genetica relazione tra l\u2019io e il tu, ovvero tra esseri umani. Entrambi gli esempi di contraddizione \u2013 da Antigone a Capitini \u2013 costituiscono un\u2019esperienza di assurdit\u00e0, l\u2019impossibilit\u00e0 a trovare un senso, un valore in ci\u00f2 che accade, a dare o assumere una risposta. Ecco perch\u00e9 entrambi sono, a partire da quell\u2019esperienza di assurdo, spinti ad agire, mossi potremmo dire da una profonda <em>indignazione e scandalo<\/em>. E\u2019 fondamentale comprendere questo moto indignato per entrare nel vivo della fase costruttiva di un pensiero di pace, che scansi subito la solita errata equazione tra pacifismo e buonismo, tra nonviolenza e rassegnazione. L\u2019indignazione come moto di una ricerca del senso non consegna affatto all\u2019impotenza, al contrario segna l\u2019inizio di un\u2019esperienza di affidamento. Lo sdegno per la sofferenza, la morte e l\u2019ingiustizia diviene automaticamente un\u2019esigenza esistenziale ed etica di ripudiare la violenza, di non accettarla come inesorabile e naturale. Spinge ad agire, anzitutto, e non a restare inerti di fronte alla legge di Tebe \u2013 per Antigone \u2013 o alla realt\u00e0 della distruzione, della morte, dell\u2019individualismo, della guerra, nel Fascismo \u2013 per Capitini. Inoltre, spinge a cercare <em>altrove<\/em> un\u2019esperienza che invece faccia risuonare \u201cil sentimento dei valori morali\u201d, spinge dunque a cercare un codice diverso da quello della violenza.<\/p>\n<p>In questo senso risuona il monito di un grande interprete del pensiero nonviolento quale \u00e8 stato Gandhi: \u201cCompi l\u2019azione giusta\u201d. Compiere l\u2019azione giusta significa, da un lato, far seguire l\u2019agire al pensare, dall\u2019altro, essere ispirati da questa esperienza di affidamento ad un codice differente, opposto, da quello che provoca l\u2019indignazione della coscienza.<\/p>\n<p><strong><em>Legge<\/em><\/strong><\/p>\n<p><em>\u201cSe fossi un cacciatore non ti caccerei.\u201d &#8212; <\/em>Ivano Fossati<\/p>\n<p>Passaggio importante che deriva dall\u2019esperienza base dell\u2019indignazione \u00e8 non accettare la guerra, la violenza, il dolore come <em>naturali<\/em> o<em> inevitabili<\/em>. Anzi. Cambiare codice significa proprio \u201cnon credere alla morte\u201d, per usare un paradigma coniato da Gabriel Marcel<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2015\/12\/29\/coscienza-e-legge-federica-curzi\/#sdfootnote6sym\" ><sup>6<\/sup><\/a>. Questo consiste nel punto di partenza di una visione che rovescia la normale e, se vogliamo, stereotipata concezione del mondo in rapporto alla violenza, alla guerra. Quante volte abbiamo sentito le espressioni ormai entrate nel linguaggio comune come \u201cGuerra giusta\u201d, \u201cGuerra santa\u201d, \u201cviolenza necessaria\u201d? O anche: \u201cil fine giustifica i mezzi\u201d?<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2015\/12\/29\/coscienza-e-legge-federica-curzi\/#sdfootnote7sym\" ><sup>7<\/sup><\/a> Tutte espressioni figlie, ovviamente, di un paradigma che parte dall\u2019accettazione della violenza come \u2013 altra espressione abusata ed errata \u2013 \u201cestrema ratio\u201d. La violenza non ha mai a che fare con la \u201cratio\u201d, con una ragione. Uccidere, devastare, violentare, abusare. Sono sempre comportamenti estranei alla ragione e che hanno a che fare con la parte bestiale dell\u2019essere umano. Con l\u2019<em>animale <\/em>nella definizione aristotelica<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2015\/12\/29\/coscienza-e-legge-federica-curzi\/#sdfootnote8sym\" ><sup>8<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Per provare a spiegare pi\u00f9 a fondo l\u2019inversione di questo paradigma e il passaggio a quello che vorrei chiamare il <em>codice del nonuccidere, <\/em>utilizzer\u00f2 due noti esempi: <em>l\u2019homo homini lupus<\/em> di Thomas Hobbes e la famigerata affermazione di Von Clausewitz \u201cla guerra \u00e8 la prosecuzione della politica con altri mezzi\u201d.<\/p>\n<p>Hobbes, lo affermo con il massimo della modestia di studiosa di filosofia aggiungendo un pizzico di ironia, \u00e8 travisato da secoli. Il suo discorso<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2015\/12\/29\/coscienza-e-legge-federica-curzi\/#sdfootnote9sym\" ><sup>9<\/sup><\/a>, al contrario di dichiarare la natura intrinsecamente violenta dell\u2019essere umano e la definitiva vittoria della parte cattiva su quella buona, descrive quella che \u00e8 la natura nonviolenta della norma. Lo Stato nella sua visione \u2013 e dunque la legge \u2013 sono fondati con il fine di dare all\u2019essere umano lo strumento e la cornice ideale per la civile convivenza. La legge esiste affinch\u00e9 possa esistere, all\u2019interno di quel rapporto di genesi tra coscienza\/mondo\/alterit\u00e0, la facolt\u00e0 di <em>nonuccidere<\/em>. Nell\u2019incrinarsi della relazione tra esseri umani, lo Stato di Hobbes offre la possibilit\u00e0 di sostituire la violenza con la norma.<\/p>\n<p>Stessa concezione che si pu\u00f2 applicare alla genesi della Costituzione italiana, nata l\u2019indomani della fine della Seconda Guerra mondiale proprio come storico compromesso per suggellare il non ripetersi di guerre e totalitarismi. Gli articoli della Costituzione italiana \u2013 soprattutto i 12 della Prima Parte \u2013 possono essere visti come il contrario delle armi, elementi di radicale sostituzione di ogni possibile ricorso alla violenza per la risoluzione delle controversie tra persone e popoli. A tutti gli effetti, dunque, gli strumenti del codice del nonuccidere. Non a caso, nell\u2019art. 11 \u2013 dedicato alla scelta della pace da parte del popolo e dello Stato italiano \u2013 risuona il termine \u201cripudio\u201d della guerra che ci riporta a quell\u2019indignazione, elevata all\u2019ennesima potenza, da cui siamo voluti partire.<\/p>\n<p>Il secondo e ultimo passaggio riguarda il superamento di un altro luogo comune. La celeberrima frase di Von Clausewitz che afferma \u201cla guerra \u00e8 la prosecuzione della politica con altri mezzi\u201d contiene una contraddizione in termini. Non \u00e8 possibile perseguire un fine assumendo come mezzo l\u2019esatto opposto del fine. Il fine della politica \u2013 la convivenza, la libert\u00e0, la democrazia, la felicit\u00e0 \u2013 non \u00e8 compatibile con mezzo della guerra \u2013 distruzione, morte, prigionia, sofferenza. Nel momento in cui si prepara la guerra non si ha affatto la prosecuzione della politica, bens\u00ec la sua sospensione<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2015\/12\/29\/coscienza-e-legge-federica-curzi\/#sdfootnote10sym\" ><sup>10<\/sup><\/a>. E\u2019 fondamentale, per essere condotti e restare all\u2019interno di una pratica della nonviolenza, ricordare sempre la omogeneit\u00e0 dei mezzi e dei fini. Non \u00e8 possibile perseguire un buon fine attraverso mezzi che lo contraddicono: \u201cL\u2019amore ha l\u2019amore come solo argomento\u201d. (F. De Andr\u00e9)<\/p>\n<p>Questi due esempi su tutti, per cercare di cucire \u2013 a proposito di contraddizioni \u2013 il rapporto tra coscienza e legge.<\/p>\n<p><strong>Obiezione <\/strong><\/p>\n<p>\u201c<em>Che aveva il tuo stesso identico umore ma la divisa di un altro colore\u201d.<\/em><br \/>\n<em> &#8212; <\/em>La guerra di Piero \u2013 Fabrizio De Andr\u00e9<\/p>\n<p>Esiste un duplice legame tra la coscienza e la legge. Da un lato, abbiamo visto, \u00e8 proprio dall\u2019imposizione della norma percepita come ingiusta che il rapporto tra coscienza e legge si configura come dialettico. Dall\u2019altro, \u00e8 dall\u2019indignazione e dalla non-accettazione del limite della morte e della violenza che nasce l\u2019esigenza di una configurazione normativa del nonuccidere, dunque che la legge si ispira alla coscienza. La sintesi di questo legame complesso si ritrova, a mio avviso, nell\u2019obiezione di coscienza: naturale ed etico punto di incontro tra la coscienza e la legge<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2015\/12\/29\/coscienza-e-legge-federica-curzi\/#sdfootnote11sym\" ><sup>11<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Dall\u2019altro lato, il movimento esattamente opposto: la disobbedienza della coscienza a un\u2019imposizione contraria al proprio sentimento etico. La disobbedienza, tuttavia, non \u00e8 soltanto il dire \u201cno\u201d a ci\u00f2 che non si condivide, non si accetta, a ci\u00f2 che ci indigna; \u00e8 anche il principio della costruzione delle regole del sovvertimento di quello che \u2013 abbiamo detto fin qui \u2013 non accettiamo.<\/p>\n<p>Vorrei, per concludere, lasciare alla riflessione condivisa di questa comunit\u00e0 alcuni elementi di quotidiana prassi per confermare la reale possibilit\u00e0 data dal codice del nonuccidere per uscire in modo naturale dalla logica della violenza: dialogo, ascolto, nonmenzogna, educazione, civismo, linguaggio. Tutti elementi che fanno parte a tal punto delle quotidiane relazioni tra persone che, a maggior ragione, \u00e8 difficile modificare. Allo stesso tempo, per\u00f2, la familiarit\u00e0 con questi elementi che sono nelle possibilit\u00e0 di ciascuno di noi, ci fa capire come sia realmente praticabile il cambiamento di codice. Ascoltare chi abbiamo vicino, comprendere le ragioni degli altri, saper vedere i diritti degli altri come un proprio dovere e viceversa, vivere le nostre comunit\u00e0, dalla pi\u00f9 piccola come la famiglia, la scuola fino alle citt\u00e0 e agli Stati, all\u2019insegna della reciprocit\u00e0. Saper usare il linguaggio: il primo vero strumento che abbiamo per sostituire le armi e la violenza nella risoluzione dei conflitti interiori ed esteriori \u00e8 la parola. William Shakespeare, nel Macbeth, ci ricorda che la sola cosa che evita al nostro cuore di spezzarsi \u00e8 riuscire a dare parole al nostro dolore. Cos\u00ec come al dolore altrui, possiamo aggiungere.<\/p>\n<p>Esiste una reale e concreta possibilit\u00e0 di dare seguito nelle nostre azioni al codice del nonuccidere, dunque la facolt\u00e0 di uscire dalla logica della contrapposizione violenta tra due differenti posizioni. Insomma, dare un lieto fine alla guerra di Piero \u00e8 possibile. Comprendere che la differenza \u00e8 un valore che nutre la relazione e non \u00e8 causa del contrasto volto ad abbattere ed annichilire quanto di differente esiste tra gli esseri umani significa riconoscere il valore intrinseco in ogni vita. Ogni piccolo, quotidiano e individuale gesto compiuto dentro il codice della nonviolenza pu\u00f2 uscire dalla dimensione personale e morale delle azioni e generare il grande \u2013 addirittura mondiale \u2013 obiettivo della difesa popolare nonviolenta. E\u2019 questo l\u2019approdo a cui Capitini giunge nella formulazione politica del suo pensiero, rispondendo alle molteplici obiezioni ricevute alla sua teoria della nonviolenza da parte di chi non concepiva nazioni senza eserciti.<\/p>\n<p>Dare un lieto fine alla Guerra di Piero, dicevamo, \u00e8 possibile e passa imprescindibilmente dall\u2019abolizione del concetto e della pratica della divisa che, come dice la stessa parola, porta alle estreme conseguenza il concetto di differenza tra gli esseri umani oscurando dalla vista il criterio che ci rende tutti uguali e capaci di coscienza: la dignit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>NOTE:<\/strong><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2015\/12\/29\/coscienza-e-legge-federica-curzi\/#sdfootnote1anc\" >1<\/a>A. Capitini, <em>Atti della presenza aperta<\/em>, (1943) ore in Scritti filosofici e religiosi, Perugia, Fondazione Centro Studi Aldo Capitini, 1998, p. 162.<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2015\/12\/29\/coscienza-e-legge-federica-curzi\/#sdfootnote2anc\" >2<\/a>Il saggio a cui faccio riferimento \u00e8 uscito nel 1986. In esso l\u2019autore affronta con lucidit\u00e0 e distacco \u2013 sebbene vissuto in prima persona \u2013 l\u2019assurdit\u00e0 devastante dei Lager nazisti.<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2015\/12\/29\/coscienza-e-legge-federica-curzi\/#sdfootnote3anc\" >3<\/a>Nella nota del 1 agosto del 1917, Papa Benedetto XV defin\u00ec il conflitto mondiale in corso come un\u2019inutile strage, nel tentativo di intervenire con i capi di Stato coinvolti e contribuire alla pace. Va attribuita anche a Benedetto XV la definizione della Grande Guerra come \u201csuicidio dell\u201dEuropa civile\u201d.<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2015\/12\/29\/coscienza-e-legge-federica-curzi\/#sdfootnote4anc\" >4<\/a>A. Capitini, <em>Attraverso due terzi di secolo<\/em>, in <em>Scritti sulla nonviolenza,<\/em> a cura di L. Schippa, Perugia, Protagon, 1992, p.2.<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2015\/12\/29\/coscienza-e-legge-federica-curzi\/#sdfootnote5anc\" >5<\/a>A. Capitini, <em>Elementi di un\u2019esperienza religiosa <\/em>(1937), in <em>Scritti filosofici e religiosi, <\/em>a cura di M. Martini, Perugia, Fondazione Centro Studi Aldo Capitini, 1998, p. 12.<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2015\/12\/29\/coscienza-e-legge-federica-curzi\/#sdfootnote6anc\" >6<\/a>Gabriel Marcel \u00e8 un filoosfo francese del Novecento. Per un confronto diretto G. Marcel, Il mistero dell\u2019essere, Roma, Borla, 1987. Ho affrontato in modo sistematico il confronto tra l\u2019opera di Capitini e l\u2019opera di Marcel nel capitolo \u201clLeredit\u00e0 viva del Novecento filsoofico\u201d del mio volume <em>Vivere la nonviolenza. La filosofia di Aldo Capitini,<\/em> Assisi; Cittadella Editrice, 2004.<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2015\/12\/29\/coscienza-e-legge-federica-curzi\/#sdfootnote7anc\" >7<\/a>Tutte le culture legate a questi luoghi comuni sono veicolate attraverso mezzi di massa e sembrato generate in modo naturale, come \u201csenso comune\u201d. In realt\u00e0, esiste una scientifica modalit\u00e0 di insinuare nella \u201cgente\u201d, nei popoli in particolare \u2013 legando al concetto di Patria, Nazione, Difesa, \u2026 \u2013 . Da questo punto di vista \u00e8 esemplare il documente delle Difesa americana stipulato e pubblicato l\u2019indomani dell\u201911 settembre 2001, in cui si vede nel linguaggio una crescente demonizzazione del Pericolo invididuato e personificato in Bin Laden attraverso l\u2019uso di aggettivi come \u201cbestiale\u201d, \u201cdiabolico\u201d unito alla \u201cnecessit\u00e0\u201d di eliminare il pericolo attraverso l\u2019intervento \u201csanto\u201d, \u201cgiusto\u201d della guerra a \u201cdifesa\u201d della \u201cpatria\u201d. Una vera e propria Mistica della guerra.<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2015\/12\/29\/coscienza-e-legge-federica-curzi\/#sdfootnote8anc\" >8<\/a>Uno dei fondamenti della filosofia occidentale \u00e8, appunto, la definizione di essere umano di Aristotele \u201cl\u2019uomo \u00e8 un animale razionale\u201d.<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2015\/12\/29\/coscienza-e-legge-federica-curzi\/#sdfootnote9anc\" >9<\/a>Mi riferisco a Thomas Hobbes e alla sua opera miliare Il Leviatano (1651).<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2015\/12\/29\/coscienza-e-legge-federica-curzi\/#sdfootnote10anc\" >10<\/a>Su questo va assolutamente ricordato e citato il testo di E. Peyretti, La politica \u00e8 pace, Assisi, Cittadella Editrice, 1998.<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2015\/12\/29\/coscienza-e-legge-federica-curzi\/#sdfootnote11anc\" >11<\/a>Ricordo la storia dell\u2019obiezione di coscienza. La Costituzione Italiana, approvata nel 1947 ed entrata in vigore nel 1948, stabilisce all\u2019art. 52 che \u201cLa difesa della patria \u00e8 sacro dovere del cittadino. Il servizio militare \u00e8 obbligatorio nei limiti e nei modi stabiliti dalla legge\u201d, senza prevedere alcuna possibilit\u00e0 di obiettare. La parola \u201cobiezione\u201d deriva dal latino \u201cobicere\u201d, che significa contrapposizione, rifiuto; l\u2019obiezione di coscienza \u00e8 infatti il rifiuto di obbedienza ad una legge o ad un comando dell\u2019autorit\u00e0 perch\u00e9 considerato in contrasto con i principi e le convinzioni personali radicati nella propria coscienza. L\u2019obiettore di coscienza \u00e8 dunque un cittadino che, dovendo prestare servizio militare armato, contrappone il proprio rifiuto all\u2019uso delle armi ed attivit\u00e0 ad esse collegate. Il cammino dell\u2019obiezione di coscienza in Italia non \u00e8 stato facile.<\/p>\n<p><strong>La storia <\/strong>La storia dell\u2019OdC, in senso lato, inizia con l\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia. La coscrizione obbligatoria introdotta nel 1861, incontr\u00f2 una grandissima resistenza soprattutto tra la popolazione rurale del meridione, che non ne capiva i motivi ed era costretta a subirla forzatamente. La risposta dello stato fu la massiccia repressione attuata dall\u2019esercito piemontese. Il malcontento popolare non si attenu\u00f2, anzi tocc\u00f2 il suo culmine durante la grande guerra del 1915-18: furono circa 470.000 i processi per renitenza alla leva, e oltre un milione per altri reati militari come diserzione, procurata infermit\u00e0, disobbedienza aggravata, ammutinamento.<\/p>\n<p>Nell\u2019Agosto del 1917 gli operai di Torino si rivoltarono contro l\u2019assurdit\u00e0 della guerra: la repressione fu durissima, decine i morti. Dopo la disfatta di Caporetto, che vide un vero e proprio \u201csciopero militare\u201d tra i soldati, si intensific\u00f2 la repressione con fucilazioni di interi reparti. La protesta popolare era spontanea, dettata da un\u2019istintiva avversione alle istituzioni militari e gli orrori ( i \u201cmacelli\u201d ) della guerra, ma non era incanalata in alcuna forma organizzata. nIl primo obiettore condannato alla reclusione fu Pietro Pinna (1948), nonviolento, finito in carcere per 10 mesi; liberato fu condannato di nuovo e ritorn\u00f2 in carcere finch\u00e9 fu prosciolto dal dovere del servizio militare. (difeso con la testimonianza di Aldo Capitini). Nel 1949, dopo i primi casi di obiezione di coscienza, il socialista Calossi present\u00f2 il primo disegno di legge per il riconoscimento dell\u2019obiezione. Nel \u201957 e nel \u201962 il socialista Basso ripropose l\u2019iniziativa, coperta dall\u2019oblio dell\u2019indifferenza parlamentare e dalla ostilit\u00e0 del governo e delle gerarchie militari. Il primo cattolico che bas\u00f2 il suo rifiuto su motivi di fede fu Gozzini nel 1962, seguito da padre Balducci che fu attaccato dalla chiesa ufficiale e difeso da don Milani che, in questa occasione, scrisse l\u2019opuscolo \u201cL\u2019obbedienza non \u00e8 pi\u00f9 una virt\u00f9\u201d. I due sacerdoti, Padre Ernesto Balducci e Don Lorenzo Milani vennero processati per apologia di reato.<\/p>\n<p>Don Milani, nel frattempo deceduto (1967), sub\u00ec l\u2019onta della condanna. Il resto della chiesa sembr\u00f2 disinteressarsi al problema. Questi processi scossero l\u2019opinione pubblica e portarono alla ribalta il problema dell\u2019obiezione di coscienza, registrando importanti prese di posizione a favore dell\u2019OdC. Intanto, sempre negli anni \u201960, Il Sindaco di Firenze, Giorgio La Pira, autorizz\u00f2 la proiezione del film \u201cNon uccidere\u201d \u2013 incentrato sul tema dell\u2019obiezione di coscienza \u2013 nonostante il divieto imposto dalla censura.<\/p>\n<p>Fino alla fine degli anni \u201960, il numero degli obiettori rimase basso, quasi tutti testimoni di Geova con poche eccezioni, anarchici, nonviolenti, socialisti e pochissimi cattolici; molti obiettori finirono in carcere, mentre al Parlamento vennero presentati diversi progetti di legge, dei quali per\u00f2 nessuno venne approvato. La legge Pedini (1966) sembr\u00f2 che potesse offrire una soluzione attraverso una specie di servizio civile nel terzo mondo; ma la legge si rivel\u00f2 ambigua, insufficiente e la sua applicazione ancora peggiore. Cresceva il numero dei giovani che sceglievano il carcere al servizio militare: era ormai un problema da risolvere. Nel 1970\/71 gruppi di 6-7 persone fecero obiezioni collettive con motivazioni soprattutto politiche. La classe politica, messa alle corde dal vasto movimento d\u2019opinione nato nella societ\u00e0 e dal contemporaneo intensificarsi di azioni di protesta condotte dalle organizzazioni nonviolente, approv\u00f2, pur sotto l\u2019influenza delle gerarchie militari e delle forze politiche contrarie, il disegno di legge Marcora, restrittivo e punitivo, invece di quello Fracanzani pi\u00f9 attinente alle richieste delle organizzazioni. Pass\u00f2 cos\u00ec la legge 15 dicembre 1972, n. 772 che dava il diritto all\u2019obiezione e al servizio civile sostitutivo per motivi morali, religiosi e filosofici. La legge \u201cMarcora\u201d rese possibile la scarcerazione dei giovani obiettori di coscienza e contemporaneamente segn\u00f2 un cambiamento storico nella legislazione italiana, perch\u00e9 introdusse la possibilit\u00e0 di rifiutare il servizio militare con le armi sostituendolo con un servizio militare non armato. Con questa legge l\u2019obiezione di coscienza non veniva ancora considerata un diritto, ma un beneficio concesso dallo Stato a precise condizioni e conseguenze: la gestione del servizio civile restava nelle mani del Ministero della Difesa. La legge restrittiva e punitiva (8 mesi di servizio in pi\u00f9, commissione giudicante, esclusione delle motivazioni politiche, dipendenza dai codici e dai tribunali militari) fece nascere subito un movimento di lotta degli obiettori che si unirono nella Lega Obiettori di Coscienza (LOC). Dopo una serie di altri tentativi falliti nel corso della XI e XII Legislatura, nel luglio del 1998 si giunge finalmente all\u2019approvazione della legge 230 che sancisce il pieno riconoscimento giuridico dell\u2019obiezione di coscienza. Con questa ultima legge l\u2019obiezione di coscienza non \u00e8 pi\u00f9 un beneficio concesso dallo Stato, ma diventa un diritto della persona: il Servizio Civile rappresenta un modo alternativo di \u201cservire la patria\u201d, con una durata pari al servizio militare, a contatto con la realt\u00e0 sociale, con i suoi problemi, con le sue sfide. Siamo a una svolta, sono ormai maturi i tempi per una radicale riforma del Servizio Militare.<\/p>\n<p>La Legge 14 novembre 2000, n. 331 recante \u201cNorme per l\u2019istituzione del Servizio Militare professionale\u201d, muta profondamente la natura del Servizio di leva che diventa volontario e professionale, determinando cos\u00ec la conclusione della obiezione di coscienza a partire dal 2007. Nell\u2019agosto 2004 dopo appena un lustro dalla promulgazione della legge 230, il Parlamento anticipa al 1\u00b0 gennaio 2005 la sospensione della leva obbligatoria con la legge 23 agosto 2004 n. 226, \u201cSospensione anticipata del servizio obbligatorio di leva e disciplina dei volontari di truppa in ferma prefissata, nonch\u00e9 delega al Governo per il conseguente coordinamento con la normativa di settore\u201d. Il Decreto legge 30 giugno 2005, n. 115 prevede, su domanda degli obiettori ancora in servizio, la concessione del congedo anticipato al 1\u00b0 luglio 2005. Si chiude un capitolo della storia istituzionale del nostro Paese e si schiude una nuova prospettiva al passo coi tempi e con le esigenze della societ\u00e0: il Servizio Civile Nazionale.<\/p>\n<p>____________________________________<\/p>\n<p><em>Intervento al convegno \u201cCoscienza e guerra &#8211; 1915-2015: 100 anni di obiezione\u201d,\u00a0Torino, 3 ottobre 2015<\/em><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2015\/12\/29\/coscienza-e-legge-federica-curzi\/\" >Go to Original \u2013 serenoregis.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Termine che considero una chiave per il tema che mi \u00e8 stato affidato e, in generale, per il tema della nonviolenza e della cultura della pace: la contraddizione.<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46],"tags":[],"class_list":["post-68457","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-original-languages"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/68457","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=68457"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/68457\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=68457"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=68457"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=68457"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}