{"id":69605,"date":"2016-02-15T12:00:22","date_gmt":"2016-02-15T12:00:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=69605"},"modified":"2016-02-08T10:43:59","modified_gmt":"2016-02-08T10:43:59","slug":"italiano-ridurre-la-spesa-militare-aumentare-la-sicurezza-e-vivere-piu-felici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2016\/02\/italiano-ridurre-la-spesa-militare-aumentare-la-sicurezza-e-vivere-piu-felici\/","title":{"rendered":"(Italiano) Ridurre la spesa militare, aumentare la sicurezza e vivere pi\u00f9 felici"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\">4 febbraio 2016 &#8211; <em>Nanni Salio, Maestro della Pace, presidente del <\/em><em><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2016\/02\/02\/in-morte-di-nanni-salio\/\" >Centro Studi Sereno Regis<\/a><\/em><em>, \u00e8 mancato il 1 febbraio. Chi scrive, come tanti, era un suo amico personale ed aveva condiviso con lui molte iniziative, battaglie, conferenze, bei momenti. Pubblichiamo qui un suo pezzo parzialmente inedito; crediamo non ci sia modo migliore per ricordarlo, di far leggere cosa scriveva, e come, lo scriveva. Con affetto, Nanni, da Massimo Zucchetti<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><em>***************<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/nanni-salio.jpg\"  rel=\"attachment wp-att-69606\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-69606\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/nanni-salio.jpg\" alt=\"nanni salio\" width=\"408\" height=\"261\" srcset=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/nanni-salio.jpg 408w, https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/nanni-salio-300x192.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 408px) 100vw, 408px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Niente di nuovo sotto il sole: la spesa militare \u00e8 considerata un tab\u00f9 in tutti i principali paesi, democratici o meno che siano. Avete mai visto un programma elettorale di centro sinistra o di centro destra che metta in discussione la spesa militare e ne proponga la riduzione? I due schieramenti si rincorrono per vedere chi fa meglio nell\u2019aumentare il budget della difesa. [1]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Eppure risalgono a oltre mezzo secolo fa, il 15 aprile del 1953, le sagge parole di Dwight D. Eisenhower, ex generale diventato poi presidente degli USA:<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\u201cOgni cannone che viene costruito, ogni nave da guerra che viene varata, ogni razzo che viene preparato rappresenta un furto a coloro che hanno fame, a coloro che hanno freddo e non hanno da coprirsi. Infatti un bombardiere pesante costa quanto trenta scuole o due centrali elettriche capace ognuna di fornire luce a una citt\u00e0 di 60 mila abitanti, o a due ospedali; un solo aeroplano da caccia costa come 150 mila quintali di grano; con i dollari necessari per allestire un cacciatorpediniere, si potrebbero costruire case per 8.000 senzatetto\u2026.\u201d. [2]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Esse riecheggiano le altrettanto sagge parole del nostro presidente della Repubblica, Sandro Pertini: \u201csvuotare gli arsenali, riempire i granai\u201d, rimaste purtroppo inascoltate.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Analisi dei dati<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong>Pur nell\u2019incertezza che sempre caratterizza questa materia, i dati sull\u2019andamento della spesa militare in Italia e nel mondo sono sufficientemente noti, sia in valore assoluto sia nelle voci che la compongono.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">In dieci anni (2001-2011) la spesa militare italiana \u00e8 quasi raddoppiata, passando da 16 a 27 miliardi di euro (previsti per il 2011) in valori correnti [3]. La percentuale rispetto al PIL \u00e8 valutata intorno all\u20191,5% dal Ministero della Difesa e al 2% secondo i dati dell\u2019autorevole istituto di ricerca svedese SIPRI. Tale percentuale \u00e8 di poco inferiore a quella della spesa sociale (2,7%) relativa all\u2019assistenza (maternit\u00e0, disoccupazione, handicap, edilizia popolare ecc.) e corrisponde a poco meno di 500 euro all\u2019anno pro-capite, ovvero un euro e mezzo al giorno pro capite. Usando l\u2019efficace immagine proposta da <a href=\"http:\/\/%28http:\/www.dirittiglobali.it\/home2\/categorie\/46-studi-rapporti-a-statistiche\/14914-lorologio-della-spesa-militare-.html%20%29.\" >Manlio Dinucci<\/a> possiamo dire:<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><em>\u201cImmaginate di avere al polso un orologio digitale che indica non solo i minuti e le ore, ma la cifra della spesa militare di minuto in minuto e di ora in ora. Potete cos\u00ec vedere che in Italia si spendono nel settore militare, con denaro pubblico, oltre 50mila euro al minuto, 3 milioni ogni ora, 76 milioni al giorno. Il che equivale a circa 27 miliardi di euro in un anno.\u201d\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">I dati sulla spesa militare sono controversi e spesso sottostimati per mancanza di trasparenza e chiarezza.[3]\u00a0Gran parte della spesa \u00e8 relativa a stipendi e pensioni, ma negli ultimi anni \u00e8 aumentata la quota dedicata agli investimenti in nuovi sistemi d\u2019arma offensivi.\u00a0Mentre sino a qualche anno fa ci si doveva riferire prevalentemente alle pubblicazioni di istituti specializzati stranieri, oggi disponiamo di una buona documentazione prodotta da gruppi di ricerca italiani. [4]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>\u00a0Alcuni miti sulla spesa militare<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Proviamo a rispondere a una domanda che solo apparentemente pu\u00f2 sembrare provocatoria, ma in realt\u00e0 \u00e8 tutt\u2019altro che ovvia: \u201cA cosa servono le spese militari?\u201d. La risposta scontata \u00e8 che servono a mantenere gli eserciti i quali, a loro volta, dovrebbero difenderci. Secondo un altro modo di rispondere, oggi di moda, spese militari ed eserciti servono a garantire e creare la sicurezza. Con questo termine si intende di solito la \u201csicurezza nazionale\u201d, oppure la difesa degli \u201cinteressi nazionali\u201d. Cosa siano gli interessi nazionali e da chi vengano definiti \u00e8 una questione che non viene quasi mai sollevata. Ma qualcuno ogni tanto ha l\u2019onest\u00e0 di esplicitarli, almeno da un punto di vista personale, come il generale Giuseppe Cucchi, secondo il quale \u201cSi tratta di preservare a ogni costo il livello di benessere acquisito dal paese. In altri termini, di salvaguardare quel tasso di sviluppo annuo del 2-3% cui la popolazione italiana \u00e8 talmente abituata da considerarlo ormai come diritto acquisito. Un compito che pu\u00f2 essere assolto soltanto garantendo la continuit\u00e0 del flusso di materie prime, in primo luogo di petrolio, che alimenta a un prezzo accettabile la nostra industria. Cosa che pu\u00f2 comportare, in particolari momenti, pesanti intromissioni nella politica di altri paesi, in particolare dell\u2019area araba\u201d. [5]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">In che cosa consistano le \u201cpesanti intromissioni\u201d ne sa qualcosa la popolazione irakena, dopo le guerre per il petrolio scatenate dalla famiglia Bush, padre e figlio, e dalle altre amministrazioni statunitensi, sin dai tempi del colpo di stato in Iran, mezzo secolo fa. Tutto questo non dovrebbe stupire, se si pensa che fu il presidente Roosvelt, nel 1945, ad associare la \u201csicurezza nazionale\u201d alla \u201csicurezza energetica\u201d, come ben documentato criticamente da Michael Klare nei suoi numerosi e autorevoli lavori [6]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Quale conferma maggiore del nesso inscindibile tra modello di difesa e modello di sviluppo? Tuttavia, \u00e8 una questione a dir poco ignorata nel dibattito politico. Non solo, ma nessuno si interroga sulle conseguenze. Infatti, nonostante l\u2019ingente spesa militare la \u201csicurezza nazionale\u201d non solo non \u00e8 aumentata, ma \u00e8 drasticamente diminuita, sia per quanto riguarda gli stati presi nel loro insieme, sia per quanto riguarda i singoli cittadini.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Modelli di difesa e modelli di sviluppo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Se si assumono come variabili la crescita quantitativa (misurata attraverso il famigerato PIL) per i modelli di sviluppo e l\u2018intensit\u00e0 crescente della capacit\u00e0 distruttiva per i modelli di difesa, si pu\u00f2 ipotizzare una correlazione empirica degli uni con gli altri, secondo la classificazione rappresentata schematicamente in fig. 1.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Oltre a quanto abbiamo gi\u00e0 riferito con le parole del generale Cucchi, una espressione molto efficace ed esplicita con la quale \u00e8 stata riconosciuta questa correlazione \u00e8 quella usata dall\u2019ex segretario della difesa USA, Margaret Albright: \u201cPer avere McDonald ci vuole McDouglas\u201d, ovvero per sostenere la globalizzazione economica liberista (crescita illimitata) \u00e8 necessario esportarla e difenderla <em>manu militari<\/em>, come \u00e8 sempre avvenuto storicamente da parte delle potenze imperiali capitaliste [7]<\/p>\n<div id=\"attachment_69607\" style=\"width: 442px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/02-salio-e1454573191603-Correlazioni-tra-modelli-di-sviluppo-e-modelli-di-difesa.jpg\"  rel=\"attachment wp-att-69607\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-69607\" class=\"size-full wp-image-69607\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/02-salio-e1454573191603-Correlazioni-tra-modelli-di-sviluppo-e-modelli-di-difesa.jpg\" alt=\"Fig. 1 Correlazioni tra modelli di sviluppo e modelli di difesa\" width=\"432\" height=\"432\" srcset=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/02-salio-e1454573191603-Correlazioni-tra-modelli-di-sviluppo-e-modelli-di-difesa.jpg 432w, https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/02-salio-e1454573191603-Correlazioni-tra-modelli-di-sviluppo-e-modelli-di-difesa-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/02-salio-e1454573191603-Correlazioni-tra-modelli-di-sviluppo-e-modelli-di-difesa-300x300.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 432px) 100vw, 432px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-69607\" class=\"wp-caption-text\">Fig. 1 Correlazioni tra modelli di sviluppo e modelli di difesa<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\">Ma non tutti i paesi capitalisti hanno una politica cos\u00ec aggressiva e un\u2019economia cos\u00ec vorace come quella statunitense. Sin dal 1972 con il famoso rapporto del \u00a0Club di Roma sui <em>Limiti dello sviluppo<\/em> (Mondadori, Milano 1972\u00a0[8] si \u00e8 sviluppato un ampio e controverso dibattito che ha portato alcuni paesi a elaborare l\u2019idea di uno <em>sviluppo sostenibile<\/em> che, pur mantenendo ancora una ambiguit\u00e0 non pienamente risolta tra sviluppo e crescita, ha consentito di avviare alcuni processi di razionalizzazione, o quanto meno di messa in discussione del paradigma dominante.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Parallelamente, di fronte alla manifesta follia della dottrina nucleare MAD (Mutua Distruzione Assicurata) \u00e8 sorto, intorno agli anni \u201870 del secolo scorso, un movimento di \u201cgenerali per la pace\u201d che ha teorizzato un cambiamento di modello, passando dalla difesa offensiva a quella puramente difensiva. Questo \u00e8 il modello applicato da vari paesi, tra i quali spiccano i seguenti: Svizzera, Austria, paesi scandinavi, Costarica, Canada. Cos\u00ec come lo sviluppo sostenibile si propone di mantenere quanto meno sotto controllo i processi di crescita dell\u2019economia riducendone i tassi e l\u2019impatto ambientale, anche nel caso della difesa si propone una riduzione dell\u2019intensit\u00e0 distruttiva, mantenendola entro i limiti delle armi convenzionali difensive.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Il passaggio da un modello di difesa all\u2019altro viene chiamato <em>transarmo<\/em>, un termine che, a differenza di disarmo, si propone innanzi tutto il cambiamento della dottrina militare, per rendere possibile anche operazioni di disarmo, per quanto limitate ad alcuni sistemi d\u2019arma.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Il passo successivo, o parallelo, \u00e8 quello della transizione a un modello di sviluppo basato su un\u2019economia nonviolenta, stazionario, in cui l\u2019impatto ambientale sia autenticamente sostenibile, ispirato a uno stile di vita che si richiama alla scelta della \u201csemplicit\u00e0 volontaria\u201d [9]\u00a0\u00a0Ad esso \u00e8 associata l\u2019idea di una difesa popolare nonviolenta, che si ispira alle molteplici lotte nonviolente, su varia scala, avvenute nel corso di tutta la storia umana e in particolare nel Novecento.<\/p>\n<div id=\"attachment_69608\" style=\"width: 690px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/02-salio2-e1454573679687-Punti-nodali-di-attacco-per-le-misure-di-disarmo.jpg\"  rel=\"attachment wp-att-69608\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-69608\" class=\"size-full wp-image-69608\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/02-salio2-e1454573679687-Punti-nodali-di-attacco-per-le-misure-di-disarmo.jpg\" alt=\"Fig. 2 Punti nodali di attacco per le misure di disarmo\" width=\"680\" height=\"238\" srcset=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/02-salio2-e1454573679687-Punti-nodali-di-attacco-per-le-misure-di-disarmo.jpg 680w, https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/02-salio2-e1454573679687-Punti-nodali-di-attacco-per-le-misure-di-disarmo-300x105.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-69608\" class=\"wp-caption-text\">Fig. 2 Punti nodali di attacco per le misure di disarmo<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\">Lo schema in figura 2, proposto da Johan Galtung in <em>Ambiente, sviluppo e attivit\u00e0 militare <\/em>(EGA, Torino 1984), \u00e8 un utile punto di partenza per individuare i \u201cpunti nodali di attacco per le misure di disarmo\u201d, per capire perch\u00e9 molto spesso le azioni sia degli organismi internazionali (ONU) sia dei movimenti per la pace sono poco efficaci e per introdurci criticamente all\u2019idea di DPN (vedi Antonino Drago, <em>Difesa popolare nonviolenta<\/em>. Premesse teoriche, principi politici e nuovi scenari, EGA, Torino 2006).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Il pi\u00f9 delle volte, il movimento per la pace interviene nell\u2019ultima fase del processo, quando la potente macchina da guerra \u00e8 gi\u00e0 avviata, pronta per l\u2019uso. Non ci si deve stupire se di solito si fallisce, anche quando si \u00e8 in presenza di movimenti tanto vasti come quelli che culminarono nelle manifestazioni del 15 febbraio 2003 e che furono nientemeno definiti dal <em>New York Times<\/em>, con molta enfasi, come \u201cseconda superpotenza mondiale\u201d. Si interviene troppo tardi e solo nelle fasi ultime del processo, per fermare una macchina da guerra che funziona ventiquattrore al giorno, con decine di milioni di persone a tempo pieno e pi\u00f9 di mille miliardi di euro\/dollari a disposizione. Il processo messo in moto da questa gigantesca megamacchina diventa inarrestabile, se ci si limita a intervenire all\u2019ultimo minuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Si capisce quindi perch\u00e9 le misure di puro e semplice disarmo sortiscano risultati modesti. Si prenda il caso, pur interessante, del trattato contro le mine antiuomo. E\u2019 stato un successo (sebbene alcuni dei paesi pi\u00f9 importanti non l\u2019abbiano sottoscritto), tuttavia oggi ci accorgiamo che una nuova categoria di armi, le <em>cluster bombs<\/em>, agiscono a tutti gli effetti come mine antiuomo, e si sta faticando per tentare di metterle al bando con un nuovo trattato. Questa situazione \u00e8 ricorrente in tutta la corsa agli armamenti. Se si lasciano immutate la dottrina militare e la ricerca militare, esse si industrieranno nel cercare nuovi sistemi d\u2019arma con cui aggirare gli ostacoli posti dalle leggi e dai trattati internazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">E\u2019 una sorta di corsa tra guardie e ladri, con questi ultimi che corrono pi\u00f9 veloci e non vengono quasi mai acciuffati. Se vogliamo realmente estirpare la guerra dalla storia umana, dobbiamo andare alle radici, culturali e teoriche, dei modelli di difesa e di sviluppo che stanno a monte dell\u2019intera \u201ccatena di comando\u201d della macchina da guerra. Le dottrine del falso realismo che vengono insegnate nelle accademie sia civili, le universit\u00e0, sia militari, le scuole di guerra, sono inadeguate e continuano a provocare il sacrificio incessante di vite umane con la violenza diretta della guerra e con quella strutturale dei modelli di sviluppo, delle spese militari, delle priorit\u00e0 che ignorano i bisogni fondamentali delle popolazioni. Gli attuali modelli di difesa adottati da gran parte dei paesi sono in realt\u00e0 modelli di offesa, che basandosi su sistemi d\u2019arma oggettivamente offensivi (a largo raggio e ad alto potenziale distruttivo) comprendono ogni possibile arma di distruzione di massa, senza alcuna soglia superiore che ne limiti la distruttivit\u00e0. Come abbiamo gi\u00e0 osservato, questi modelli creano insicurezza invece che sicurezza, instabilit\u00e0 invece che stabilit\u00e0 (vedi Johan Galtung, <em>Ci sono alternative!<\/em>, op. cit.).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Mentre, dopo la fine della guerra fredda, nel mondo della <em>peace<\/em> <em>research<\/em> si \u00e8 accentuata l\u2019attenzione sul concetto di conflitto e sulla trasformazione nonviolenta dei conflitti, pi\u00f9 che sulla difesa, l\u2019establishment politico-militare-accademico ha riproposto il concetto di sicurezza, inteso in senso globale, con sfumature e giochi linguistici di tipo orwelliano che hanno comunque come conseguenza una crescente insicurezza e instabilit\u00e0 dei sistemi. Il modello di difesa offensivo ha reso paesi come gli USA meno sicuri, non solo rispetto a possibili rappresaglie con armi nucleari da parte di grandi potenze, ma anche attivando il fenomeno del <em>blowback<\/em>, di cui gli attentati dell\u201911 settembre 2001 sono un clamoroso esempio, previsti con acutezza e lungimiranza da Chalmers Johnson (<em>Gli ultimi giorni dell\u2019impero americano<\/em>, Garzanti, Milano 2001, lavoro \u201cprofetico\u201d pubblicato nell\u2019originale nel 2000. Il secondo volume della trilogia, <em>Le lacrime dell\u2019impero. L\u2019apparato militare industriale, i servizi segreti e la fine del sogno americano<\/em>, \u00e8 anch\u2019esso pubblicato da Garzanti, Milano 2005, come pure il terzo, <em>Nemesi<\/em>, Milano 2008. In questi lavori, l\u2019autore analizza, tra l\u2019altro, con una imponente quantit\u00e0 di dati il pericolo che il complesso militare industriale USA costituisce non solo per la situazione internazionale ma anche per il futuro e la stabilit\u00e0 degli stessi Stati Uniti).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">La scelta dei paradigmi di difesa e di sviluppo che si richiamano alla nonviolenza sono la coerente conseguenza di uno stile di vita e di una politica che vogliano realizzare una societ\u00e0 nonviolenta, della quale per il momento si vedono solo alcuni esperimenti in corso, purtroppo ancora troppo minoritari sebbene di grandissimo valore sperimentale e profetico.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Infine, si possono associare le societ\u00e0 tradizionali, basate su un\u2019economia di sussistenza, che non conoscono l\u2019idea di sviluppo, con l\u2019assenza di un\u2019organizzazione collettiva della difesa (livello zero di reazione), che pertanto le rende pi\u00f9 esposte a essere travolte in caso di aggressione.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Nello schema di fig. 1 \u00e8 indicato anche, sulla linea verticale dello sviluppo, il caso del \u201cmattatoio\u201d per evidenziare il fatto che una conseguenza dell\u2019attuale sistema economico \u00e8 la miseria estrema, uno sviluppo negativo, vera anticamera della morte, in cui versa almeno un sesto dell\u2019umanit\u00e0: una violenza strutturale pari a circa centomila vittime al giorno per la fame e le malattie connesse. E\u2019 una strage pari a una Hiroshima quotidiana prodotta da una violenza strutturale di intensit\u00e0 almeno dieci volte superiore a quella diretta di tutte le guerre\u00a0 in corso.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>\u00a0Ridurre la spesa militare, aumentare la sicurezza e vivere pi\u00f9 felici<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Il paradosso dell\u2019attuale ossessione securitaria, sia su scala internazionale sia su scala interna (Su quest\u2019ultima si vedano i lavori di Zygmunt Bauman, <em>Paura liquida<\/em>, Laterza, Bari 2008 e Jonathan Simon, <em>Il governo della paura<\/em><strong>. <\/strong>Guerra alla criminalit\u00e0 e democrazia in America, Cortina, Milano 2008) comporta che pi\u00f9 si spende in misure repressive, militari verso l\u2019esterno di un paese e poliziesche all\u2019interno, pi\u00f9 diminuisce la sicurezza. Le Nazioni Unite hanno proposto di passare dal concetto di sicurezza nazionale, relativo solo agli stati, a quello di \u201csicurezza umana\u201d (che riprende e amplia quello dell\u2019indice di sviluppo umano) da intendersi come piena realizzazione dei bisogni umani fondamentali di ciascuna persona, sui quali si fondano i diritti umani.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Ovviamente, la questione non \u00e8 tanto quella di aumentare o diminuire le spese militari, ma piuttosto accrescere la sicurezza reale, quella umana, di ciascuna persona. Si pu\u00f2 fare un paragone con la spesa per la sanit\u00e0. Gli abitanti di un paese sono tanto pi\u00f9 in buona salute quanto meno hanno bisogno di ricorrere alle cure mediche. L\u2019indice di questo stato di salute non \u00e8 solo la speranza di vita, ma la speranza di vita buona, che non necessita interventi di natura medica.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Analogamente, la condizione di sicurezza positiva, umana, di un paese \u00e8 tanto maggiore quanto minore \u00e8 la necessit\u00e0 di ricorrere a forme di coercizione, interna ed esterna, poliziesca e militare. Per avviarci in questa direzione e invertire l\u2019attuale tendenza negativa e distruttiva, occorre progettare una transizione dal modello di sviluppo basato sulla crescita continua, che crea instabilit\u00e0 economica, insicurezza sociale, caos climatico e ambientale, a un modello centrato sulla semplicit\u00e0 volontaria, l\u2019equa ripartizione delle risorse e l\u2019equilibrio ambientale, nel quale sia possibile trasformare e mediare i conflitti, dal micro al macro, mediante modalit\u00e0 nonviolente.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Come ha ampiamente argomentato e dimostrato Dietrich Fischer, mettendo a confronto casi di mediazione con altri di intervento militare, un siffatto modello consentirebbe anche una forte diminuzione della spesa militare per quanto riguarda gli interventi esterni, sia dei singoli paesi, sia delle Nazioni Unite. [10]<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Anche nel caso della sicurezza urbana, oggi al cento di strumentali esagerazioni, invece che proporre nuove misure repressive e una ulteriore militarizzazione del territorio e della societ\u00e0, occorre avviare un processo diffuso di formazione alla mediazione e alla trasformazione nonviolenta dei conflitti che coinvolga cittadine e cittadini, associazioni e movimenti di base e forze di polizia. [11] \u00a0La prevenzione della violenza costa meno della repressione e produce risultati migliori qualitativamente e quantitativamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Le risorse cos\u00ec liberate permetterebbero inoltre di ridurre i \u201ccosti di opportunit\u00e0\u201d e avviare a soluzione i grandi problemi che l\u2019umanit\u00e0 intera deve affrontare nei prossimi decenni, dal cambiamento climatico globale alla fame, dall\u2019esaurimento delle risorse energetiche alla desertificazione. E gli ambiziosi obiettivi del <em>Millennium<\/em> (Jeffrey Sachs, <em>La fine della povert\u00e0<\/em>, Mondadori. Milano 2006) potrebbero essere finalmente raggiunti.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Non sarebbe ancora il \u201cparadiso terrestre\u201d, ma per quel sesto dell\u2019umanit\u00e0 che vive nell\u2019indigenza e nella miseria estrema significherebbe l\u2019uscita dall\u2019inferno del \u201cmattatoio\u201d nel quale avviene di giorno in giorno il tragico dramma della morte per fame, inedia, malattia.\u00a0Per l\u2019altro sesto, quello ricco e benestante, oggi chiuso dentro la paura del povero e del diverso, sarebbe un\u2019occasione per riflettere criticamente sul proprio stile di vita insostenibile e avviare un processo di transizione e di riequilibrio verso un modo di vivere pi\u00f9 sereno e armonioso.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Vivremmo tutti meglio, un po\u2019 pi\u00f9 felici, e potremmo dare un senso pi\u00f9 pieno al nostro breve passaggio su questo pianeta.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Purtroppo, possiamo osservare che la \u201ccrisi sistemica globale\u201d innescata dalla follia dell\u2019economia finanziaria nel 2008 non ha affatto prodotto un ripensamento sulla spesa militare. In Grecia come in Italia e negli altri paesi della NATO si assiste a uno sperpero di risorse che non sarebbe comprensibile, se non attraverso il condizionamento esercitato dal potere oligarchico del complesso militare-industriale-scientifico-finanziario-mediatico.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Un appello di elementare buon senso \u00e8 quello lanciato il 24 agosto 2011 da Padre Zanotelli, \u201cManovra e armi: Il male oscuro\u201d, nel quale egli denuncia con forza:<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><em>\u201cIn tutta la discussione nazionale in atto sulla manovra finanziaria, che ci coster\u00e0 20 miliardi di euro nel 2012 e 25 miliardi nel 2013, quello che pi\u00f9 mi lascia esterrefatto \u00e8 il totale silenzio di destra e sinistra, dei media e dei vescovi italiani sul nostro bilancio della Difesa. E\u2019 mai possibile che in questo paese nel 2010 abbiamo speso per la difesa ben 27 miliardi di euro? \u2026 Ma neanche se fossimo invasi dagli UFO, spenderemmo tanti soldi a difenderci!!\u00a0E\u2019 mai possibile che a nessun politico sia venuto in mente di tagliare queste assurde spese militari per ottenere i fondi necessari per la manovra invece di farli pagare ai cittadini? Ma ai 27 miliardi del Bilancio Difesa 2010, dobbiamo aggiungere la decisione del governo, approvata dal Parlamento, di spendere nei prossimi anni, altri 17 miliardi di euro per acquistare i 131 cacciabombardieri F 35. Se sommiamo questi soldi, vediamo che corrispondono alla manovra del 2012 e 2013. Potremmo recuperare buona parte dei soldi per la manovra, semplicemente tagliando le spese militari. A questo dovrebbe spingerci la nostra Costituzione che afferma :\u201dL\u2019Italia ripudia la guerra come strumento per risolvere le controversie internazionali\u2026\u201d(art.11) Ed invece siamo coinvolti in ben due guerre di aggressione, in Afghanistan e in Libia. La guerra in Iraq (con la partecipazione anche dell\u2019Italia), le guerre in Afghanistan e in Libia fanno parte delle cosiddette \u201c guerre al terrorismo\u201d, costate solo agli USA oltre 4.000 miliardi di dollari (dati dell\u2019Istituto di Studi Internazionali della Brown University di New York). Questi soldi sono stati presi in buona parte in prestito da banche o da organismi internazionali. Il governo USA ha dovuto sborsare 200 miliardi di dollari in dieci anni per pagare gli interessi di quel prestito. <\/em><em>Non potrebbe essere, forse, anche questo alla base del crollo delle borse? <\/em><em>La corsa alle armi \u00e8 insostenibile, oltre che essere un investimento in morte: le armi uccidono soprattutto civili.\u201d <\/em>(<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.ildialogo.org\/appelli\/indice_1314206334.htm\" >http:\/\/www.ildialogo.org\/appelli\/indice_1314206334.htm<\/a> )<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Ma anche questo appello, sottoscritto da alcune migliaia di persone, \u00e8 destinato a cadere nel vuoto. Perch\u00e9? Perch\u00e9 le spese militari servono a fare la guerra, che \u00e8 all\u2019ordine del giorno del complesso militare-industriale NATO-USA per mantenere l\u2019egemonia mondiale, anche se l\u2019impero sta traballando.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Purtroppo, nella pi\u00f9 fosca delle previsioni, si pu\u00f2 pensare che queste stesse oligarchie si stiano preparando all\u2019Armageddon della terza guerra mondiale, quella ultima e definitiva della fine dell\u2019umanit\u00e0, contro i BRIC (Cina in primo luogo) e il \u201cresto\u201d del mondo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Dobbiamo augurarci che tutto ci\u00f2 si dimostri infondato, ma non possiamo limitarci a sperare: \u00e8 necessario organizzarci per invertire la rotta, smantellare i complessi militari-industriali di tutto il mondo e i loro folli progetti di conquista, di dominio e di morte.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Note:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[1]\u00a0A titolo di esempio, si vedano i seguenti contributi: Stefano Milani: \u201cAl voto al voto. Per la maxispesa militare\u201d, <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.ilmanifesto.it\/Quotidiano-archivio\/04-Marzo-2008\/art59.html\" >http:\/\/www.ilmanifesto.it\/Quotidiano-archivio\/04-Marzo-2008\/art59.html<\/a> ; Giorgio Beretta: \u201cSpese militari. Quattro domande ai politici\u201d, <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/unimondo.oneworld.net\/article\/view\/118489\/?PrintableVersion=enabled\" >http:\/\/unimondo.oneworld.net\/article\/view\/118489\/?PrintableVersion=enabled<\/a> ; Luca Kocci, \u201cFinanziaria 2008: ancora un\u2019impennata delle spese militari\u201d <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.adistaonline.it\/?op=articolo&amp;id=38678\" >http:\/\/www.adistaonline.it\/?op=articolo&amp;id=38678<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[2]\u00a0Per un approfondimento dei \u201ccosti di opportunit\u00e0\u201d si veda: Nanni Salio, \u201cCosa faresti con un trilione di euro all\u2019anno? Costi di opportunit\u00e0 e alternative al complesso militare-industriale-scientifico-corporativo\u201d, in : Massimo Zucchetti, a cura di, per il Comitato Scienziate e Scienziati contro la guerra, \u201c<em>Il male invisibile, sempre pi\u00f9 visibile<\/em>. La presenza militare come tumore sociale che genera tumori reali\u201d, Odradek, Roma 2005.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[3]\u00a0Si veda: Leopoldo Nascia \u201cLa spesa militare in Italia\u201d, 27 marzo 2011<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.centrostudi-px.it\/ppt\/La%20spesa%20militare%20in%20Italiafinale.ppt\" >www.centrostudi-px.it\/ppt\/La%20spesa%20militare%20in%20Italiafinale.ppt<\/a><u> )<\/u><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[4]\u00a0Da segnalare l\u2019annuario \u201c<em>Armi-Disarmo Giorgio La Pira<\/em>\u201d, a cura di Chiara\u00a0Bonaiuti\u00a0e Achille\u00a0Lodovisi, promosso dall\u2019Osservatorio sul commercio delle armi Os.C.Ar dell\u2019Istituto di ricerche economiche e sociali Ires della Toscana e pubblicato per conto della Regione Toscana, giunto alla quinta edizione 2010.\u00a0 Si vedano inoltre i rapporti annuali \u201cEconomia a mano armata\u201d curati dalla campagna \u201cSbilanciamoci\u201d, disponibili in rete all\u2019indirizzo <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.sbilanciamoci.org\/docs\/II_rapporto_Economia_a_mano_armata.pdf\" >www.sbilanciamoci.org\/docs\/II_rapporto_Economia_a_mano_armata.pdf<\/a>\u00a0.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[5]\u00a0Piero Maestri, \u201cIl modello di difesa italiano\u201d, <em>Guerre&amp;Pace<\/em>, n.140-141, giugno luglio 2007, p. 6. Per completare il quadro, si veda anche la gustosa ricostruzione di una gaffe dell\u2019allora presidente del consiglio D\u2019Alema, di cui Cucchia era consigliere militare: \u201cD\u2019Alema e il suo consigliere militare. Da chi siamo governati veramente?\u201d 24 novembre 1999 \u2013 <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.peacelink.it\/tools\/author.php?u=6\" >Alessandro Marescotti<\/a>, <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.peacelink.it\/editoriale\/a\/959.html\" >http:\/\/www.peacelink.it\/editoriale\/a\/959.html<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[6]\u00a0\u201cGarrisoning the Global Gas Station\u201d, 13 giugno 2008, <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.antiwar.com\/engelhardt\/?articleid=12981\" >http:\/\/www.antiwar.com\/engelhardt\/?articleid=12981<\/a>\u00a0 Dello stesso autore si veda anche: \u201cHow America\u2019s Decline Is Linked to Oil\u201d, <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.alternet.org\/story\/152423\/how_america%27s_decline_is_linked_to_oil\/\" >http:\/\/www.alternet.org\/story\/152423\/how_america%27s_decline_is_linked_to_oil\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[7]\u00a0si veda: William Blum, <em>Il libro nero degli Stati Uniti, <\/em>Fazi, Roma 2003). Che non si tratti soltanto di una indebita illazione, \u00e8 confermato dall\u2019ampia letteratura sull\u2019argomento nonch\u00e9 dai documenti pubblicati da vari organismi ufficiali USA e dalla teoria neocon \u201cdel nuovo secolo americano\u201d (vedi la documentata analisi sul \u201cProgetto per un nuovo secolo americano\u201d o PNAC <em>Project for the New American Century<\/em>. su <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Project_for_the_New_American_Century\" >http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Project_for_the_New_American_Century<\/a> . Vedi anche l\u2019ampia riflessione svolta da Giuliano Pontara in <em>L\u2019antibarbarie.<\/em> La concezione etico-politica di Gandhi e il XXI secolo, EGA, Torino 2006. Pontara individua delle esplicite <em>tendenze naziste<\/em> nell\u2019attuale politica internazionale<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[8]\u00a0Club di Roma I\u00a0<em>Limiti dello sviluppo<\/em> (Mondadori, Milano 1972. Il titolo dell\u2019originale inglese era, pi\u00f9 correttamente: <em>Limits to growth, <\/em>limiti della crescita.\u00a0Lo studio \u00e8 stato riproposto in versione aggiornata: Donella e Tennis Meadows, Jorgen Randers, <em>I nuovi limiti dello sviluppo.<\/em> La salute del pianeta nel terzo millennio, Mondadori, Milano 2006. Per una rilettura critica si veda inoltre: Dennis L. Meadow, \u201cEvaluating Past Forecast: Reflection on One Critique of <em>The Limits to Growth<\/em>\u201d, in: Robert Costanza, Lisa J: Graumlich and Will Steffen, eds., <em>Sustainability or Collapse. An Integrated Historyand Future of People on Earth<\/em>, MIT Press, Cambridge-London 2007; Ugo Bardi, <em>The Limits to Growth Revisited,\u00a0 <\/em>Springer 2011)<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[9] Per una introduzione, vedi Giovanni Salio, <em>Elementi di economia nonviolenta<\/em>, Quaderni del Movimento Nonviolento, Verona 2001. Si veda anche: <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.kitdidattico.org\/category\/discipline\/economia-nonviolenta\/\" >www.kitdidattico.org\/category\/discipline\/economia-nonviolenta\/<\/a> \u00a0).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[10]\u00a0\u201cOn the relative cost of mediation and military intervention\u201d. The Economics of Peace and Security Journal, ISSN 1749-852X <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.epsjournal.org.uk\/\" >www.epsjournal.org.uk<\/a>\u00a0 \u2013 Vol. 1, No. 2 (2006). Traduzione italiana a cura del Centro Sereno Regis: \u201cConfronto tra il costo della mediazione e quello dell\u2019intervento militare\u201d <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2007\/06\/confronto-tra-il-costo-della-mediazione-e-quello-dell%C2%92intervento-militare\/\" >http:\/\/serenoregis.org\/2007\/06\/confronto-tra-il-costo-della-mediazione-e-quello-dell%C2%92intervento-militare\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">[11]\u00a0Si vedano a questo proposito: Johan Galtung, <em>Affrontare il conflitto.<\/em> Trascendere e trasformare, PLUS, Pisa 2008; Andrea Cozzo,<em> Gestione creativa e nonviolenta delle situazioni di tensione<\/em>. Manuale di formazione per le Forze dell\u2019ordine, Gandhi Edizioni, Quaderni Satyagraha, Pisa 2007.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">______________________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><em>Prof. Nanni Salio \u00e8 stato membro della <a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/\" >Rete TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente<\/a> <\/em><em>e Direttore<\/em> <em>del <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/\" >Centro Studi Sereno Regis<\/a> a Torino.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/ilmanifesto.info\/storia\/nanni-salio-ridurre-la-spesa-militare-aumentare-la-sicurezza-e-vivere-piu-felici\/\" >Go to Original \u2013 ilmanifesto.info<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>4 febbraio 2016 &#8211; Nanni Salio, Maestro della Pace, presidente del Centro Studi Sereno Regis, \u00e8 mancato il 1 febbraio. Chi scrive, come tanti, era un suo amico personale ed aveva condiviso con lui molte iniziative, battaglie, conferenze, bei momenti. Pubblichiamo qui un suo pezzo parzialmente inedito; crediamo non ci sia modo migliore per ricordarlo, di far leggere cosa scriveva, e come, lo scriveva. Con affetto, Nanni, da Massimo Zucchetti.<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46],"tags":[],"class_list":["post-69605","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-original-languages"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/69605","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=69605"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/69605\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=69605"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=69605"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=69605"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}