{"id":70965,"date":"2016-03-21T12:00:28","date_gmt":"2016-03-21T12:00:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=70965"},"modified":"2016-03-21T10:44:23","modified_gmt":"2016-03-21T10:44:23","slug":"italiano-lenergia-da-fonte-nucleare-a-che-punto-siamo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2016\/03\/italiano-lenergia-da-fonte-nucleare-a-che-punto-siamo\/","title":{"rendered":"(Italiano) L\u2019energia da fonte nucleare\u2026 a che punto siamo?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/fukushima-nuclear-explosion-charity-owl-768x512.jpg\"  rel=\"attachment wp-att-70966\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-70966\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/fukushima-nuclear-explosion-charity-owl-768x512.jpg\" alt=\"fukushima-nuclear-explosion-charity-owl-768x512\" width=\"768\" height=\"512\" srcset=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/fukushima-nuclear-explosion-charity-owl-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/fukushima-nuclear-explosion-charity-owl-768x512-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Un dibattito non solo accademico<\/em><\/p>\n<p><em>11 Mar 2016 &#8211; <\/em>Nel maggio 2015, pochi mesi prima del Convegno di Parigi sul cambiamento climatico (COP21) \u00e8 stato pubblicato un articolo accademico nel quale due studiosi (Qvist &amp; Brook) incoraggiano \u2018<strong>una grande espansione della produzione di energia nucleare a livello globale<\/strong>\u2019<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2016\/03\/11\/lenergia-da-fonte-nucleare-a-che-punto-siamo-elena-camino\/#sdfootnote1sym\" ><sup>1<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>A questi Autori abbiamo risposto, a nostra volta, pubblicando un articolo<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2016\/03\/11\/lenergia-da-fonte-nucleare-a-che-punto-siamo-elena-camino\/#sdfootnote2sym\" ><sup>2<\/sup><\/a> in cui sottolineiamo la complessit\u00e0 del tema affrontato, e ne analizziamo da diversi punti di vista gli aspetti problematici. Abbiamo inoltre messo in evidenza \u2013 da un lato \u2013 la responsabilit\u00e0 degli studiosi che, attraverso Ie loro pubblicazioni, influenzano l\u2019opinione pubblica, e abbiamo indicato \u2013 dall\u2019altro lato \u2013 l\u2019importanza che il sistema educativo alimenti nei giovani le capacit\u00e0 riflessive e fornisca loro degli strumenti concettuali adeguati a elaborare un pensiero autonomo rispetto alle grandi questioni socio-ambientali del nostro tempo.<\/p>\n<p>Ma il dibattito sulla produzione di energia da fonti nucleari va bene al di l\u00e0 delle riflessioni accademiche: dal confronto \u2013 spesso impari \u2013 tra il potere forte della moderna tecno-scienza e la pluralit\u00e0 di voci \u2018deboli\u2019 con cui si esprimono studiosi dei sistemi naturali, comunit\u00e0 locali e membri della societ\u00e0 civile emergono scelte in campo energetico che condizionano il futuro dell\u2019umanit\u00e0 per un tempo non quantificabile.<\/p>\n<p>In occasione del 5\u00b0 anniversario dell\u2019incidente di Fukushima vi proponiamo due letture, che aiutano ad arricchire lo scenario complesso della produzione di energia da fonti nucleari con alcuni aggiornamenti e nuovi punti di vista:<\/p>\n<ol>\n<li>il primo articolo, di Lutz Metz, affront a il tema controverso della relazione tra fonti energetiche ed emissioni di gas a effetto serra.<\/li>\n<li>Il secondo articolo, pubblicato da Denis Normile sulla rivista Science, illustra alcuni dei problemi che il Giappone deve affrontare, a distanza di 5 anni dal disastro di Fukushima.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Un terzo punto di vista che \u00e8 possibile assumere \u00e8 ben illustrato in un film accessibile anche al pubblico italiano: \u201cInto eternity\u201d (<em>www.guardare<strong>film<\/strong>.tv\/streaming-<strong>film<\/strong>\/7016-<strong>into<\/strong>\u2013<strong>eternity<\/strong>-2015.html)<\/em>. In questo film si illustra come in Finlandia sia stato scavato nella roccia un enorme sistema di gallerie sotterranee che deve durare 100.000 anni: il primo archivio permanente di scorie nucleari \u2026<\/p>\n<p><em>(Traduzione e adattamento dei due articoli a cura di Elena Camino)<\/em><\/p>\n<p><strong>Protezione del clima grazie alle centrali nucleari? Difficile!<\/strong><\/p>\n<p>Lutz Metz, <em>Berlin Centre for Caspian Region Studies, Freie Universit\u00e4t Berlin.<br \/>\n<\/em>[Climate protection through nuclear power plants? Hardly. 16 febbraio 2016<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2016\/02\/climate-protection-through-nuclear-power-plants-hardly\/\" >https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2016\/02\/climate-protection-through-nuclear-power-plants-hardly\/<\/a><\/p>\n<p>Il settore di produzione dell\u2019energia elettrica contribuisce per circa il 28% alle emissioni antropogeniche globali di CO<sub>2 <\/sub>, e rappresenta la componente di gran lunga maggiore delle emissioni di gas serra. Questo \u00e8 il motivo per cui spesso si sente avanzare l\u2019ipotesi che le centrali nucleari (che si suppone non emettano gas serra) possano rappresentare la soluzione migliore per far fronte al cambiamento climatico. Tuttavia, nel 2013 l\u2019elettricit\u00e0 da fonte nucleare contribuiva solo per il 10,6% alla produzione globale di elettricit\u00e0, e poich\u00e9 l\u2019elettricit\u00e0 rappresenta solo il 18% del consumo globale finale di energia, la componente nucleare \u00e8 solo l\u20191,7%. Anche se fosse possibile aumentare significativamente la costruzione di centrali nucleari, la potenza fornita con questa modalit\u00e0 rimarr\u00e0 marginale. Perci\u00f2 la trasformazione dei sistemi di produzione dell\u2019energia deve dare priorit\u00e0 all\u2019efficienza energetica, alle tecnologie per l\u2019uso delle rinnovabili e agli impianti di cogenerazione, che comunque non producono maggior effetto serra rispetto agli impianti nucleari.<\/p>\n<p>Se poi assumiamo una prospettiva sistemica, vediamo che le centrali nucleari non sono affatto esenti da emissioni di CO<sub>2 <\/sub>: anzi, sono responsabili per circa un terzo rispetto al totale di emissioni di gas serra prodotte dai grandi impianti termici a gas. Secondo un\u2019analisi svolta da Uwe Fritsche, co-fondatore dell\u2019 \u201cInternational Institute for Sustainability Analysis and Strategy\u201d, le emissioni connesse alla produzione di energia nucleare sono comprese tra 7 e 126 grammi di CO<sub>2<\/sub> equivalente per kilowattora (a seconda che l\u2019uranio utilizzato come combustibile sia da miniera o arricchito). Per un impianto nucleare tipico in Germania i calcoli danno una stima di 28 grammi. Una stima iniziale delle emissioni complessive di CO<sub>2<\/sub> legate alla produzione di elettricit\u00e0 da fonte nucleare per il 2014 danno il valore di 110.000.000 tonnellate di CO<sub>2<\/sub> equivalente, all\u2019incirca la stessa quantit\u00e0 emessa da un Paese come la Repubblica Ceca. E questi dati non tengono conto delle emissioni legate allo stoccaggio delle scorie nucleari.<\/p>\n<p>Nei prossimi decenni le emissioni di gas serra da parte delle centrali nucleari sono destinate ad aumentare considerevolmente, perch\u00e9 le riserve di minerali con elevata concentrazione di uranio si stanno esaurendo, e sar\u00e0 necessaria molta pi\u00f9 energia fossile per estrarre uranio dalle miniere. Tenendo conto di questo fatto, le centrali nucleari non avranno pi\u00f9 alcun vantaggio rispetto alle centrali termiche alimentate da combustibili fossili, per non parlare dei vantaggi offerti dalla maggiore efficienza o dal maggiore uso di fonti rinnovabili.<\/p>\n<p>Le centrali nucleari possono anche contribuire al cambiamento climatico emettendo isotopi come il trizio o il carbonio14, e il gas nobile radioattivo krypton85, che viene prodotto negli impianti nucleari ed emesso in quantit\u00e0 nelle fasi di ritrattamento del combustibile esaurito.<\/p>\n<p>La concentrazione di krypton85 nell\u2019atmosfera terrestre \u00e8 aumentata notevolmente negli ultimi anni, in conseguenza alle fissioni nucleari, raggiungendo livelli record e sommandosi alla ionizzazione naturale indotta dalle radiazioni. Ci\u00f2 provoca un cambiamento nell\u2019equilibrio elettrico dell\u2019atmosfera terrestre, e crea nuove minacce nell\u2019andamento dei fenomeni meteorologici e nel clima. Anche se secondo Klaus Buchner, importante fisico e rappresentante politico tedesco, il krypton85 \u201c\u00e8 uno degli agenti pi\u00f9 tossici per il clima\u201d, fino ad ora nei negoziati internazionali per la protezione climatica questo gas non ha ricevuto alcuna attenzione.<\/p>\n<p>A chi asserisce che l\u2019energia nucleare \u00e8 necessaria per proteggere il clima, sembra di dover affermare esattamente il contrario: le centrali nucleari devono essere chiuse al pi\u00f9 presto, e occorre esercitare pressione sugli operatori e sull\u2019industria nucleare affinch\u00e9 raddoppino gli sforzi per portare innovazione nello sviluppo di tecnologie energetiche sostenibili e socialmente compatibili, e per migliorare la qualit\u00e0 dei servizi energetici.<\/p>\n<p><em>(Questo commento \u00e8 stato presentato nel settore: <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/thebulletin.org\/experts-nuclear-power-and-climate-change8996\" >The experts on nuclear power and climate change<\/a>)<\/em><\/p>\n<p><strong>Combustione lenta. Cinque anni dopo il collasso della centrale atomica di Fukushima, gli sfollati affrontano la prospettiva di vivere nei pressi di una zona di disastro nucleare per i decenni a venire.<\/strong><\/p>\n<p><strong>[Slow burn. Five years after the meltdowns at the Fukushima atomic plant, evacuees face the prospect of living near a nuclear disaster zone for decades to come.<\/strong><\/p>\n<p>Dennis Normile <em>Science\u00a0<\/em> 04 Mar 2016: Vol. 351, Issue 6277, pp. 1018-1020 DOI: 10.1126\/science.351.6277.1018 <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/science.sciencemag.org\/content\/351\/6277\/1018.full\" >http:\/\/science.sciencemag.org\/content\/351\/6277\/1018.full<\/a><em>, With reporting by Timothy Hornyak<\/em>]<\/p>\n<p>A Fukushima si sta combattendo una lunga, faticosa lotta per tornare alla normalit\u00e0. Mentre le squadre di operai continuano a ripulire i terreni contaminati intorno ai reattori, gli sfollati sono combattuti tra il desiderio e la paura di rientrare nelle loro case, sigillate dopo l\u2019incidente. L\u2019impianto di per s\u00e9 resta un luogo molto pericoloso, con i lavoratori che hanno appena incominciato l\u2019opera complessa e rischiosa di localizzare il combustibile fuso e di mettere a punto qualche strategia per rimuoverlo. Il terremoto di magnitudo 9,0 che colp\u00ec la costa nord-orientale del Giappone ll\u201911 marzo 2011, e lo tsunami che ne segu\u00ec<\/p>\n<p>Provocarono 15.893 morti e 2.572 dispersi; distrussero 127.290 edifici, e ne danneggiarono pi\u00f9 di un milione. Questi eventi catastrofici provocarono il tracollo e la parziale fusione del combustibile nell\u2019impianto di Fukushima Daiichi, con la conseguente decisione di evacuare 150.000 persone che si trovavano in un raggio di 20 km dall\u2019impianto e in aree anche pi\u00f9 lontane, investite dal fallout radioattivo.<\/p>\n<p>Ora gli sfollati del nucleare si trovano di fronte a un dilemma. In che misura la radioattivit\u00e0 che ha investito le loro case pu\u00f2 essere considerata accettabile? In uno sforzo erculeo le autorit\u00e0 hanno finora raschiato via qualcosa come 9 milioni di metri cubi di suolo e foglie contaminate, e hanno provveduto a lavare edifici e strade allo scopo di abbassare l\u2019esposizione alla radioattivit\u00e0 negli ambienti aperti a 0,23 microsieverts per ora. A settembre 2015 il governo ha iniziato a togliere l\u2019ordine di evacuazione di sette municipalit\u00e0 situate parzialmente o totalmente entro i 20 km dall\u2019impianto. Via via che i lavori procedono, la previsione delle autorit\u00e0 \u00e8 quella di autorizzare un rientro a casa per il 70% degli sfollati entro la primavera del 2017.<\/p>\n<p>Ma gli sfollati sono combattuti tra questioni di sicurezza e prospettive di risarcimento. Molti dichiarano di essere stati obbligati a tornare nelle loro case anche se i livelli di esposizione, a loro parere, sono ancora troppo elevati. \u201cNon \u00e8 stata offerta alcuna educazione su questi temi\u201d \u2013 afferma Katsunobu Sakurai, sindaco di Minamisoma, una cittadina da cui 14.000 persone sono state evacuate dopo l\u2019incidente. \u201cPer molta gente \u00e8 difficile prendere la decisione di tornare senza sapere che cosa vogliono dire quei livelli di radiazione e quali sono i livelli di sicurezza\u201d. Alcuni gruppi di cittadini hanno fatto causa al governo nazionale e alla TEPCO, la Compagnia proprietaria dell\u2019impianto di Fukushima, perch\u00e9 non sono d\u2019accordo sull\u2019ammontare delle compensazioni per coloro che scelgono di non tornare nelle loro case. Inoltre, aree molto contaminate nei pressi della centrale rimarranno inabitabili indefinitamente.<\/p>\n<p>Il responsabile dell\u2019impianto, Akira Ono, ha dichiarato di recente ai giornalisti che le condizioni della centrale adesso sono \u201cdavvero stabili\u201d: secondo lui radioattivit\u00e0 e calore si sono ridotti in modo significativo in questi 5 anni. Ma il ripristino del sistema \u00e8 un processo molto lento, ed \u00e8 ostacolato dal fatto che si ignora esattamente dove sia il combustibile nucleare. L\u2019anno scorso i responsabili hanno approvato una serie di iniziative che dovrebbero portare a smantellare in sicurezza il sito nel corso di 30 \u2013 40 anni: si tratta di rimuovere la massa fusa di combustibile che \u00e8 collassata, e di demolire le strutture dei quattro reattori, con un costo previsto che potrebbe toccare i 9 miliardi di $. La TEPCO prevede di iniziare la rimozione dei detriti nucleari nel 2021.<\/p>\n<p>Ono sostiene che lo smantellamento \u00e8 attualmente al 10%: la squadra di addetti ha rimosso le ultime delle 1535 barre di combustibile immagazzinate nella piscina dell\u2019Unit\u00e0 4. Al momento dell\u2019incidente qualcuno temeva che l\u2019acqua di raffreddamento fosse fuoriuscita dalla piscina e avesse esposto le barre all\u2019aria, con conseguente surriscaldamento e fusione. Ci\u00f2 non \u00e8 avvenuto, tuttavia la presenza del combustibile \u00e8 rimasta una minaccia. La sfida pi\u00f9 grande da affrontare adesso \u2013 secondo Ono \u2013 \u00e8 quella dell\u2019acqua contaminata. I nuclei delle unit\u00e0 1, 2 e 3 vengono continuamente irrorati con acqua per evitare che si surriscaldino e fondano. L\u2019acqua poi scorre sui pavimenti delle costruzioni e si mescola all\u2019acqua sotterranea. Per limitare la quantit\u00e0 di acqua contaminata che si riversa nel mare, la TEPCO la raccoglie e la conserva in serbatoi di acciaio alti 10 metri. Ma ormai questi contenitori occupano quasi tutto lo spazio intorno, e contengono 750.000 tonnellate di acqua. Il governo sta sperimentando alcune tecniche che dovrebbero consentire di estrarre dall\u2019acqua un radioisotopo di importanza cruciale, il trizio (<em>Science<\/em>, 12 December 2014, p. <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.sciencemag.org\/content\/346\/6215\/1278.full\" >1278<\/a>). Ono dice che \u00e8 assolutamente necessario trovare una soluzione, prima che si esaurisca lo spazio fisico sul quale collocare altri serbatoi.<\/p>\n<p>[\u2026]<\/p>\n<p>Il compito pi\u00f9 arduo \u00e8 recuperare i detriti del carburante. Le analisi compiute dalla TEPC O suggeriscono che la maggior parte del combustibile nucleare dell\u2019Unit\u00e0 1 si \u00e8 fuso, \u00e8 caduto al fondo del serbatoio di contenimento e forse ha intaccato il pavimento di cemento armato. Le Unit\u00e0 2e 3 hanno sub\u00ecto solo una parziale fusione, e una certa quantit\u00e0 di combustibile pu\u00f2 essere rimasta nel nocciolo.<\/p>\n<p>Per cercare di stabilire l\u2019ubicazione e la condizione del combustibile fuso l\u2019International Research Institute for Nuclear Decommissioning, istituito dalla TEPCO e da altre entit\u00e0, ha esplorato l\u2019interno dei reattori utilizzando fasci di muoni.<\/p>\n<p>[\u2026]<\/p>\n<p>Mentre le autorit\u00e0 sono impegnate a ripulire i siti contaminati e a permettere agli sfollati di ritornare a casa, alcuni gruppi locali stanno valutando il livello di sicurezza in modo autonomo. Nel 2014 un gruppo di intraprendenti studenti di scuola superiore nella citt\u00e0 di Fukushima, al di fuori dell\u2019area di evacuazione, lanciarono un progetto internazionale di radio-dosimetria. Circa 216 studenti e insegnanti di sei scuole situate nella Prefettura di Fukushima, 6 in altri luoghi del Giappone, 4 in Francia, 8 in Polonia, 2 in Bielorussia, indossarono dei dosimetri per due settimane, mentre segnavano dettagliatamente sui loro diari dove si trovavano e che cosa facevano. \u201cVolevo sapere quanto era elevata la mia esposizione, e volevo confrontarla con l\u2019esposizione di persone che vivono in altri luoghi\u201d \u2013 cos\u00ec spiega Haruka Onodera, un membro del Super Science Club della scuola secondaria di Fukushima , che aveva concepito il progetto. Gli studenti pubblicarono i risultati della loro indagine nel Novembre scorso nel <em>Journal of Radiological Protection.<\/em> La loro conclusione fu che \u201cgli studenti di Fukushima non sono esposti a livelli di radiazioni significativamente superiori rispetto a gente che vive altrove\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 una buona notizia per gli abitanti di Fukushima, forse. Ma \u00e8 una magra consolazione per la gente che ha dovuto abbandonare le case, e che ora sta soppesando la prospettiva di tornare a casa, vicino alla centrale nucleare distrutta.<\/p>\n<p><strong>NOTE:<\/strong><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2016\/03\/11\/lenergia-da-fonte-nucleare-a-che-punto-siamo-elena-camino\/#sdfootnote1anc\" >1<\/a> Qvist, S.A., Brook, B.W. Potential for Worldwide Displacement of Fossil-Fuel Electricity by Nuclear Energy in Three Decades Based on Extrapolation of Regional Deployment Data. <em>PLoS ONE, <\/em>10(5): e0124074. Doi:10.1371\/journal. pone.0124074, 2015.<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2016\/03\/11\/lenergia-da-fonte-nucleare-a-che-punto-siamo-elena-camino\/#sdfootnote2anc\" >2<\/a> Camino E, Colucci-Gray L. The nuclear power option: exploring boundaries and limits, asking open questions Visions for Sustainability 4: 22-42, 2015 DOI: 10.7401\/visions.04.04.<\/p>\n<p>_____________________________________<\/p>\n<p><em>Elena Camino <\/em><em>\u00e8 membro della rete <a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/\" >TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente<\/a> e <\/em><em><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.assefatorino.org\" >Gruppo ASSEFA Torino<\/a><\/em><em>.<\/em><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2016\/03\/11\/lenergia-da-fonte-nucleare-a-che-punto-siamo-elena-camino\/\" >Go to Original \u2013 serenoregis.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>11 Mar 2016 &#8211; Nel maggio 2015, pochi mesi prima del Convegno di Parigi sul cambiamento climatico (COP21) \u00e8 stato pubblicato un articolo accademico nel quale due studiosi (Qvist &#038; Brook) incoraggiano \u2018una grande espansione della produzione di energia nucleare a livello globale.\u2019<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46],"tags":[],"class_list":["post-70965","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-original-languages"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/70965","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=70965"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/70965\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=70965"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=70965"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=70965"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}