{"id":73991,"date":"2016-05-23T12:01:45","date_gmt":"2016-05-23T11:01:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=73991"},"modified":"2016-05-22T19:33:33","modified_gmt":"2016-05-22T18:33:33","slug":"italiano-strategia-rivoluzionaria-e-prudente-nelson-mandela","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2016\/05\/italiano-strategia-rivoluzionaria-e-prudente-nelson-mandela\/","title":{"rendered":"(Italiano) Strategia rivoluzionaria e prudente: Nelson Mandela"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\"><em>19 maggio 2016 &#8211; <\/em>Non so se riesco a intendere e a svolgere l\u2019articolo che mi \u00e8 richiesto. Mi sembra che sia richiesto di descrivere il significato di un cammino e un passaggio, nella vita e nell\u2019azione di Nelson Mandela in Sudafrica, dalla strategia rivoluzionaria, anche con l\u2019uso della violenza, alla trattativa politica, diplomatica, realistica, moderata, tenace, infine efficace. Cio\u00e8, una strategia prudente invece che rivoluzionaria-violenta, secondo la virt\u00f9 della saggezza pratica, nel perseguire il grande fine della liberazione dall\u2019apartheid e della uguaglianza democratica tra neri e bianchi. Ma \u00e8 stato questo il percorso di Mandela?<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Nelson-Mandela-Desktop-2013-sm-300x300.jpg\" ><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-73993\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Nelson-Mandela-Desktop-2013-sm-300x300.jpg\" alt=\"Nelson-Mandela-Desktop-2013-sm-300x300\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Nelson-Mandela-Desktop-2013-sm-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Nelson-Mandela-Desktop-2013-sm-300x300-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>In un momento gi\u00e0 avanzato della trattativa che Mandela, ancora in carcere (dove rimase per 27 anni), conduceva col governo, come capo morale dell\u2019African National Congress, egli fu condotto ad un incontro col presidente De Klerk (13 dicembre 1989). Fu un passo sostanzialmente positivo, ma Mandela racconta: \u00abQuindi sollevai la questione della mia scarcerazione (..) e ribadii che se all\u2019esterno avessi trovato le stesse condizioni di quando ero stato arrestato avrei ricominciato a fare le stesse cose che mi avevano valso la prigionia\u00bb (Mandela, p. 514).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">E quali erano le stesse cose? Nel 1952, l\u2019 Anc scriveva al governo di avere \u00abesaurito tutti i metodi costituzionali conosciuti per far valere i diritti della sua gente, e che se entro il 29 febbraio non fossero state abrogate le sei \u201cleggi ingiuste\u201d, sarebbe stato costretto a intraprendere azioni extracostituzionali\u00bb. La risposta del governo fu una \u201cdichiarazione di guerra\u201d. Cominciarono i preparativi per un\u2019azione di massa di disobbedienza civile. Ci furono le prime manifestazioni. Mandela fu incaricato di organizzare la campagna. Si doveva decidere se seguire i princ\u00ecpi gandhiani della nonviolenza, sostenuti con forza da Manilal Gandhi, figlio del Mahatma. Fu deciso che \u00abla nonviolenza era una necessit\u00e0 pratica piuttosto che una scelta. Io \u2013 scrive Mandela \u2013 ero schierato su questa posizione (\u2026). A mio avviso il metodo della nonviolenza doveva essere applicato nella misura in cui si dimostrava efficace\u00bb (Mandela, p. 128-129). \u00c8 la classica posizione della nonviolenza pragmatica, funzionale, non di principio.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">In una intervista rilasciata a Charlie Rose, il 30 settembre 1993, dopo la liberazione (Falk 2013), viene chiesto a Mandela: \u00abLei, in questo momento non ha alcuna riserva o indecisione a riconoscere che le decisioni prese da lei e dai suoi colleghi sono giuste per il Sudafrica, a riconoscere che\u00a0 i sacrifici, il tributo, il prezzo che ha pagato, il sangue che \u00e8 stato versato, era necessario, doloroso, ma necessario?\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Mandela risponde: \u00abAssolutamente. Siamo un\u2019organizzazione che, fin dalla sua fondazione, si \u00e8 impegnata a costruire una nazione per mezzo di una lotta pacifica, nonviolenta, e disciplinata. Siamo stati costretti dal regime a ricorrere alle armi, e la lezione della storia \u00e8 che per le masse popolari, i metodi delle lotta politica che usano, sono determinati dall\u2019oppressore stesso. Se l\u2019oppressore usa mezzi pacifici, gli oppressi non ricorrerebbero mai alla violenza. E\u2019 quando l\u2019oppressore \u2013 oltre alle sue politiche repressive \u2013 usa la violenza, che gli oppressi non hanno alternative, se non di vendicarsi con analoghe forme di azione. E perci\u00f2 i dolori, il sangue che \u00e8 stato versato, e le responsabilit\u00e0 di questo, poggiano direttamente sulle spalle del regime\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Quindi Mandela, pur avendo agito personalmente in modo decisivo con mezzi diversi dalla violenza, non rinnega l\u2019uso della violenza per fini giusti. E dice che alla violenza i giusti sono obbligati dagli ingiusti.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Del resto, c\u2019\u00e8 un noto passo di Gandhi: \u00abCredo che nel caso in cui l\u2019unica scelta possibile fosse quella tra la codardia e la violenza, io consiglierei la violenza. Per questo stesso principio mi sono dichiarato favorevole all\u2019addestramento militare di coloro che credono nel metodo della violenza\u00bb. Di solito la citazione si ferma qui, ed \u00e8 usata per portare Gandhi a giustificare la difesa armata. Ma il Mahatma continua: \u00abTuttavia, sono convinto che la nonviolenza \u00e8 infinitamente superiore alla violenza (\u2026). Non ho mai considerato la violenza come una cosa permessa. Ho semplicemente distinto tra il coraggio e la codardia. L\u2019unica cosa lecita \u00e8 la nonviolenza. (\u2026) Tuttavia, sebbene la violenza non sia lecita, quando viene usata per autodifesa o a protezione degli indifesi essa \u00e8 un atto di coraggio, di gran lunga migliore della codarda sottomissione\u00bb (Gandhi, pp. 18, 19, 22).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Cio\u00e8, per Gandhi la prima alternativa non \u00e8 tra violenza e nonviolenza, ma tra agire e non agire contro l\u2019ingiustizia, tra lotta e non lotta. Chi non lotta avalla passivamente l\u2019ingiustizia, ovvero la violenza strutturale. Chi lotta ha la seconda alternativa nella scelta dei mezzi: violenti o nonviolenti. La scelta \u00e8 fra tre poli: vilt\u00e0 \u2013 lotta violenta \u2013 lotta nonviolenta. Entrambe le forme di lotta sono coraggio e non vilt\u00e0. Ma solo la lotta nonviolenta ha possibilit\u00e0 di reale e profonda efficacia perch\u00e9 \u00e8 un mezzo coerente col fine cercato: la giustizia.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Mandela dice dunque che \u00abla lezione della storia \u00e8 che, per le masse popolari, i metodi delle lotta politica sono determinati dall\u2019oppressore stesso\u00bb. Quando l\u2019oppressore usa la violenza, \u00abgli oppressi non hanno alternative, se non di vendicarsi con analoghe forme di azione\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Davvero non hanno alternative? Ma la nonviolenza \u00e8 tale non quando \u00e8 concessa dall\u2019oppressore, ma quando \u00e8 inventata e valorizzata dagli oppressi, per essere differenti dall\u2019oppressore, e cos\u00ec porre un inizio vero della loro liberazione. Vittoria liberante non \u00e8 diventare pi\u00f9 violenti dell\u2019oppressore, ma non essere violenti come \u00e8 lui. Persino alcuni dei congiurati contro Hitler non erano disposti ad ucciderlo personalmente \u00abper non essere come lui\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">La violenza giustificata dal fine giusto \u00e8 anch\u2019essa violenza. Cambia l\u2019attore non la commedia. Chi garantisce che il puro, usando il mezzo impuro, non si faccia impuro? L\u2019arma molto facilmente usa l\u2019uomo e lo disumanizza.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Eppure, qualcosa di vero c\u2019\u00e8 in quel che dice Mandela. Ho cercato di indicare, nella Introduzione richiestami ad un libro di Roberto Filippini, che realmente esiste il conflitto tra doveri, quello di non uccidere e quello di impedire di uccidere. Ma tale conflitto non \u00e8 da lasciare statico, con la prevalenza del primo solo quando \u00e8 facilmente possibile. Esso va elaborato in un cammino progressivo, con la conoscenza, l\u2019invenzione e lo sviluppo dei molti mezzi di difesa nonviolenta, che sono reali esperienze storiche, anche se la politica e la stessa storiografia non si impegnano a conoscerli e dotarli di mezzi. La cultura della nonviolenza attiva (si cerchi nella non piccola bibliografia) non \u00e8 un libro dei sogni, ma un cantiere avviato nel pensiero, nell\u2019etica, nella sperimentazione, nei risultati, mentre la politica facilmente e sbrigativamente arresa all\u2019uso della violenza \u00e8 un ritardo nell\u2019evoluzione umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Mandela \u00e8 una grande figura in una lotta giusta, ma il vero esempio di prudenza, di saggezza pratica innovativa, di qualit\u00e0 nuova, in Sudafrica, non \u00e8 tanto il risultato di una democrazia con parit\u00e0 di diritti tra bianchi e neri (pur in una ancora grave diseguaglianza economica), quanto la Commissione Verit\u00e0 e Riconciliazione. Questa \u00e8 stata davvero l\u2019opera di una saggia e coraggiosa virt\u00f9, vissuta da molti e rappresentata principalmente dall\u2019arcivescovo anglicano Desmond Tutu, uomo di grande personalit\u00e0 e spiritualit\u00e0, presidente di quella Commissione. La trasformazione della giustizia penale \u2013 dopo le molte gravi violenze da entrambe le parti sudafricane \u2013 in giustizia riparativa e riconciliatrice, con l\u2019amnistia personale per i colpevoli che riconoscono la colpa e accettano di incontrare in un rapporto umano le vittime, \u00e8 una novit\u00e0 assoluta negli stati moderni, basati sulla forza, e rintracciabile solo in alcune societ\u00e0 e culture \u201cprimitive\u201d. \u00c8 la via d\u2019uscita da una giustizia concepita come male opposto a male, pena-sofferenza come replica alla sofferenza inflitta col crimine E questa storia di una migliore giustizia supera l\u2019opera pur meritoria, sofferta, intelligente, di Nelson Mandela, perch\u00e9 propone una maturazione di virt\u00f9 e saggezza, e una diminuzione di sofferenza, di cui tutte le nostre societ\u00e0 hanno estremo bisogno.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Testi Citati:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Nelson Mandela, <em>Lungo cammino verso la libert\u00e0<\/em>. Autobiografia, Feltrinelli 1996.<br \/>\nRichard Falk riferisce l\u2019intervista a Charlie Rose il 14 dicembre 2013, in <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/znetitaly.altervista.org\/art\/13502\" >http:\/\/znetitaly.altervista.org\/art\/13502<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Gandhi, <em>Teoria e pratica della nonviolenza<\/em>, Saggio introduttivo di Giuliano Pontara, pp. IX-CLXXV, Einaudi 1996.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Roberto Filippini, <em>Il vangelo della pace<\/em>. Caso serio di credibilit\u00e0, Pazzini 2015.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">____________________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><em>Enrico Peyretti<\/em> <em>\u00e8 membro della rete <a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/\" >TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente<\/a>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><em>Fonte:\u00a0<\/em>Servitium<em>, dedicato al tema \u201cLa prudenza\u201d, n. 223, gennaio-febbraio 2016.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2016\/05\/19\/strategia-rivoluzionaria-e-prudente-nelson-mandela-enrico-peyretti\/\" >Go to Original \u2013 serenoregis.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non so se riesco a intendere e a svolgere l\u2019articolo che mi \u00e8 richiesto. 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