{"id":75584,"date":"2016-06-27T12:00:29","date_gmt":"2016-06-27T11:00:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=75584"},"modified":"2016-07-04T12:33:51","modified_gmt":"2016-07-04T11:33:51","slug":"italiano-superare-la-frammentazione-assumere-responsabilita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2016\/06\/italiano-superare-la-frammentazione-assumere-responsabilita\/","title":{"rendered":"(Italiano) Superare la frammentazione, assumere responsabilit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/1142415marcia-per-la-pace-768x486-fragmentation-fragmenta\u00e7\u00e3o.jpg\" ><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-75585\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/1142415marcia-per-la-pace-768x486-fragmentation-fragmenta\u00e7\u00e3o.jpg\" alt=\"1142415marcia-per-la-pace-768x486 fragmentation fragmenta\u00e7\u00e3o\" width=\"600\" height=\"380\" srcset=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/1142415marcia-per-la-pace-768x486-fragmentation-fragmenta\u00e7\u00e3o.jpg 768w, https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/1142415marcia-per-la-pace-768x486-fragmentation-fragmenta\u00e7\u00e3o-300x190.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Superare la frammentazione<\/em><\/p>\n<p><em>23 giugno 2016 &#8211; <\/em>Mentre il mondo sta precipitando verso il caos economico, sociale e climatico, si moltiplicano gli sforzi di individui e collettivit\u00e0 per arginare e contrastare le forme di violenza diretta ed esplosiva (guerre, guerriglie, attacchi terroristici) e le forme di violenza indiretta, strutturale e culturale, che ne sono la causa: il razzismo, gli squilibri economici e tecnologici, i furti di risorse naturali (la terra, le materie prime, l\u2019acqua). Vi \u00e8 anche una forma di violenza lenta, sottile, che si manifesta su scale spazio-temporali pi\u00f9 lunghe: il saccheggio e l\u2019avvelenamento della natura e delle comunit\u00e0 umane causati da attivit\u00e0 tecno- industriali senza regole e senza scrupoli.<\/p>\n<p>Ormai sono numerosissimi i gruppi, le associazioni, i movimenti che con coraggio e determinazione \u2013 e in modo nonviolento \u2013 cercano di contrastare queste forme di violenza: marce, boicottaggi, denunce, disobbedienze, proposte di legge\u2026 Eppure non si riesce ancora a conseguire quella trasformazione profonda (delle idee, degli atteggiamenti, delle azioni) in grado di rendere il nostro vivere pi\u00f9 pacifico e sostenibile nel pianeta che ci ospita.<\/p>\n<p>Leggendo testi e documenti di alcuni protagonisti delle lotte nonviolente che sono per noi un riferimento importante, troviamo una considerazione condivisa: c\u2019\u00e8 ancora troppa frammentariet\u00e0 nella lotta. Sia Nanni Salio, ispiratore per molti decenni del Centro Studi Sereno Regis, sia due energiche \u2018combattenti della nonviolenza\u2019, Vandana Shiva e Naomi Klein, richiamano la nostra attenzione sulla necessit\u00e0 di riconoscere la comune origine delle varie forme di violenza, e sull\u2019urgenza di costruire \u2013 mentalmente e praticamente \u2013 una nuova visione e un nuovo modo di vivere in questo bellissimo pianeta, che a causa di una piccola minoranza dell\u2019umanit\u00e0 si sta trasformando sotto i nostri occhi, e va incontro a nuovi equilibri totalmente ignoti e \u2013 forse \u2013 a noi preclusi.<\/p>\n<p>Riporto qui tre brani in cui l\u2019autore e le autrici sottolineano l\u2019importanza di superare la frammentazione e dar vita a un movimento nonviolento globale.<\/p>\n<p>NANNI SALIO. Gandhi al suo tempo si impegn\u00f2 per indirizzare le coscienze e le organizzazioni verso una cultura e un\u2019economia di prevenzione delle guerre. Una prospettiva che diventa cruciale nel nuovo scenario dei conflitti, spesso condotti per accaparrarsi risorse scarse, e di fronte a un\u2019idea di sicurezza che diventa pervasiva, investendo sia l\u2019ordine interno ai singoli Paesi sia l\u2019ordine internazionale, sacrificando diritti, libert\u00e0, democrazia. La terza guerra mondiale \u00e8 in fondo una guerra ai viventi -umani, animali e piante-, una guerra totale al pianeta. \u00c8 il punto che sta a cuore a Nanni Salio, presidente del Centro studi \u201cSereno Regis\u201d (serenoregis.org) di Torino: \u201c<em>Io non credo che al momento esista un vero movimento per la pace. Esistono molte lodevoli iniziative ma restano frammentate. Manca una struttura organizzativa e logistica adeguata all\u2019impegno che dobbiamo affrontare<\/em>\u201d. Salio rimarca un grave difetto nella linea d\u2019azione del movimento. \u201cNon esistono al momento campagne importanti di disobbedienza civile e senza queste non potremo avere risultati. Oggi avremmo bisogno di azioni dirette, sullo stile di Turi Vaccaro, e di campagne in grado di fare pressione sulle istituzioni e spingerle a reagire sul terreno della repressione. Solo cos\u00ec potr\u00e0 nascere un movimento forte, visibile, in grado di vincere\u201d. Per Nanni Salio la nonviolenza attiva dev\u2019essere il cuore della strategia: \u201cIn Italia abbiamo avuto la fase dell\u2019obiezione di coscienza al servizio e alle spese militari, ora dovremmo pensare nuove azioni, come a suo tempo si fece a Comiso e in modo limitato e discontinuo al Dal Molin di Vicenza. Dobbiamo formare i giovani, abbiamo bisogno di persone disposte ad agire e a farsi arrestare quando necessario, meglio se di et\u00e0 avanzata, perch\u00e9 sono pi\u00f9 rispettate. Io credo che in Italia queste persone ci siano, quello che manca \u00e8 il contesto\u201d.<\/p>\n<p>[Tratto <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.altreconomia.it\/site\/fr_contenuto_detail.php?intId=5074&amp;fromRivDet=173\" >da <em>Una pace ostinata<\/em><\/a>, di Lorenzo Guadagnucci (Altreconomia 22 maggio 2015)]<\/p>\n<p>VANDANA SHIVA. Ripensando a quel tempo [si riferisce agli anni \u201970 del secolo scorso], avevamo avversari potenti, ma niente in confronto ad oggi, perch\u00e9 erano poteri di dimensioni nazionali. Non avevamo una economia globalizzata. C\u2019era brutalit\u00e0, naturalmente, la gente veniva arrestata, ma alla fine non c\u2019\u00e8 stato alcun movimento, fino al 1995, che non abbia avuto successo. La democrazia era fragile, e favoriva i potenti, ma si poteva lottare, si potevano fare processi. La differenza tra allora e oggi \u00e8 che adesso essere un attivista ambientalista vuol dire appartenere a una delle comunit\u00e0 pi\u00f9 esposte : non solo a livello nazionale ma a livello globale.<\/p>\n<p><em>Finora le nostre risposte sono state frammentarie: come cittadini non siamo stati capaci di esprimere il potere che di fatto abbiamo. Se si mettono insieme le persone che difendono le api, quelle impegnate per i diritti animali, quelle che lottano per le terre, o per il diritto al cibo, ci rendiamo conto che le loro lotte non erano integrate tra loro. <\/em><\/p>\n<p>Occorre liberarsi dalla colonizzazione della mente, che ci fa sembrare cos\u00ec tante distruzioni come inevitabili. Una volta che ci siamo liberati da questo condizionamento, possiamo cominciare a definire le cose in modo diverso, e ci\u00f2 che sembrava impossibile secondo il vecchio paradigma diventa facilissimo nella visione nuova.<\/p>\n<p>[Vandana Shiva: Istanbul, gennaio 2016. In occasione di una lezione che \u00e8 stata invitata a tenere sui diritti umani in memoria di Hrant Dink (un giornalista Turco-Armeno assassinato nel 2007), \u00e8 stata intervistata da Ethemcan Turhan, ricercatore inserito in un programma Mercator and Istanbul Policy Center presso l\u2019Universit\u00e0 di Sabanc, in Turchia. <a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2016\/07\/the-earth-and-the-people-are-not-inputs-to-your-capitalist-system\/\" >Qui l\u2019intervista completa<\/a>].<\/p>\n<p>NAOMI KLEIN. La lezione pi\u00f9 importante da imparare \u00e8 che non c\u2019\u00e8 modo di affrontare la crisi climatica se la si considera solo un problema tecnologico isolato. La crisi deve essere vista nel contesto di austerit\u00e0 e privatizzazione, di colonialismo e militarismo, e dei vari sistemi di \u2018esclusione\u2019<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2016\/06\/23\/superare-la-frammentazione-assumere-responsabilita-elena-camino\/#sdfootnote1sym\" ><sup>1<\/sup><\/a> che ne sono alla base. Le connessioni e intersezioni tra questi aspetti sono evidenti, eppure cos\u00ec spesso la resistenza si esprime a compartimenti. La gente che si oppone all\u2019austerit\u00e0 raramente fa cenno al cambiamento climatico; i gruppi che cercano di contrastare il cambiamento climatico non parlano di guerra o di occupazione. Di rado facciamo dei collegamenti tra i fucili che tolgono la vita ai neri nelle strade e nelle stazioni di polizia delle citt\u00e0 degli S.U. e le forze, ben pi\u00f9 potenti, che distruggono cos\u00ec tante vite nere su terre inaridite o su barconi precari in giro nel mondo.<\/p>\n<p><em>Superare queste disconnessioni \u2013 rafforzare i fili che tengono insieme le nostre diverse sfide e movimenti \u2013 questo, a mio parere, \u00e8 il compito pi\u00f9 urgente per tutti coloro che sono impegnati nella ricerca della giustizia sociale ed economica<\/em>. Questo \u00e8 l\u2019unico modo per dar vita a un contro-potere abbastanza robusto da vincere contro le forze che proteggono lo status quo \u2013 vantaggiosissimo per alcuni ma sempre pi\u00f9 insostenibile. Il cambiamento climatico agisce come un processo acceleratore in molti dei nostri mali sociali \u2013 le disuguaglianze, le guerre, il razzismo \u2013 ma potrebbe anche favorire il moltiplicarsi delle forze opposte, che lavorano per la giustizia economica e sociale e contro la guerra. In effetti la crisi climatica \u2013 che costituisce per la nostra specie una minaccia mortale e una scadenza ormai chiaramente individuata dalla scienza \u2013<\/p>\n<p>Potrebbe diventare l\u2019elemento catalizzatore di cui abbiamo bisogno per intrecciare insieme molti e potenti movimenti, legati insieme dalla convinzione che tutte le persone e i popoli abbiano valore intrinseco, e unite nel rifiuto di una mentalit\u00e0 che accetta l\u2019idea che ci siano persone o luoghi che possano essere \u2018sacrificati\u2019. Dobbiamo far fronte a cos\u00ec tante crisi, tutte interconnesse, che non ce la possiamo fare a contrastarle singolarmente. Abbiamo bisogno di soluzioni integrate, soluzioni in grado di abbattere drasticamente le emissioni [di gas a effetto serra, ndt]; al tempo stesso di creare numerosi posti di lavoro buoni, sindacalmente protetti, e di praticare forme di giustizia significative nei confronti di coloro che sono stati maggiormente sfruttati ed esclusi dall\u2019attuale economia estrattiva.<\/p>\n<p>[Tratto da <em><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2016\/06\/let-them-drown-the-violence-of-othering-in-a-warming-world\/\" >Let Them Drown. The Violence of Othering in a Warming World<\/a><\/em>, di Naomi Klein].<\/p>\n<p><em>Assumere responsabilit\u00e0<\/em><\/p>\n<p>Nelle grandi manifestazioni pacifiste del secolo scorso \u2013 contro le guerre, contro gli armamenti nucleari, contro il razzismo \u2013 ci sono state innumerevoli testimonianze di coraggio: tantissime persone sono state picchiate, sono state messe in carcere, molte hanno perso la vita. Ma per molte decine di anni una profonda differenza distingueva le proteste delle comunit\u00e0 contadine, dei pescatori, delle popolazioni indigene del Sud del mondo (che per lo pi\u00f9 non richiamavano l\u2019attenzione dei media) rispetto alle proteste espresse dalle societ\u00e0 civili del mondo occidentale urbanizzato. Le prime lottavano per difendere le proprie fonti di sussistenza: le terre, le foreste, le fonti d\u2019acqua, la pescosit\u00e0 delle coste. Le seconde erano animate da ideali di giustizia e di pace, ma i loro \u2018ecosistemi\u2019 non erano direttamente minacciati\u2026 anzi: fu lenta a emergere la consapevolezza che gli stili di vita del \u2018primo mondo\u2019 rappresentavano una componente nascosta della violenza esercitata contro molte comunit\u00e0 del \u2018terzo mondo\u2019. Gli abiti, il cibo, i mezzi di trasporto veloci, la tecnologia che hanno caratterizzato la nostra \u2018modernit\u00e0\u2019 sono stati elementi determinanti nell\u2019alimentare il saccheggio delle risorse e il degrado dei sistemi naturali a livello globale .<\/p>\n<p>Ora che \u00e8 dimostrata e in buona misura quantificata la responsabilit\u00e0 dei \u2018consumatori\u2019 nel favorire situazioni di conflitti violenti e di ingiustizia ambientale, i movimenti, le associazioni e i gruppi che si impegnano per la pace potrebbero estendere il proprio campo d\u2019azione e introdurre nuove strategie di lotta nonviolenta, che riguardano le scelte personali e collettive della vita di tutti i giorni. L\u2019efficacia delle proteste per la difesa dei beni comuni, per il trasporto pubblico, per la protezione degli animali, e delle manifestazioni di piazza per sollecitare i governi a intraprendere iniziative efficaci contro gli armamenti, sarebbe molto maggiore se fosse accompagnata da azioni concrete che i cittadini \u2013 da soli o collettivamente \u2013 possono compiere a sostegno delle cause per le quali manifestano.<\/p>\n<p>Due esempi: un graduale orientamento verso la dieta vegetariana contribuisce a ridurre il numero di animali da allevamento, che spesso vivono in condizioni di grande sofferenza; l\u2019impegno di genitori e insegnanti nel chiedere al sistema scolastico maggiore spazio e attenzione alla teoria e alla pratica della trasformazione nonviolenta dei conflitti tra i giovani potrebbe mettere finalmente in discussione la retorica della difesa armata della patria.<\/p>\n<p><em>Un caso apparentemente \u2018trascurabile\u2019: l\u2019uso della plastica <\/em><\/p>\n<p>Ci sono iniziative personali che richiedono forte volont\u00e0 e spirito di sacrificio, come diventare vegetariani, o rinunciare all\u2019uso dell\u2019auto: anche perch\u00e9 le istituzioni e la pubblica amministrazione sono poco collaborative, con servizi di trasporto pubblico spesso carenti e con poche scelte vegetariane nelle mense scolastiche e nelle istituzioni sanitarie (per non parlare degli esercenti privati di ristoranti e bar!). E\u2019 comprensibile dunque che siano ancora pochi i cittadini che compiono queste scelte.<\/p>\n<p>Ma ci sono iniziative che non richiederebbero sacrifici personali: solo un po\u2019 di attenzione. Per esempio evitare l\u2019uso della plastica. E\u2019 chiaro che se milioni di persone decidessero di non comprare pi\u00f9 bottigliette di acqua nelle confezioni in plastica, cibo avvolto in vaschette di plastica, bicchieri e piatti di plastica, prodotti per la casa e per la cura personale (detersivi, shampoo, creme) in contenitori di plastica\u2026 le ditte produttrici sarebbero costrette a modificare la loro catena produttiva.<\/p>\n<p>E\u2019 una scelta possibile, che richiede solo un po\u2019 di organizzazione: la borraccia con acqua \u2018pubblica\u2019; gli acquisti ai mercati o nei negozi che distribuiscono prodotti alla spina; l\u2019abbandono dei distributori automatici di cibi e bevande pre-confezionati; la scelta di materiali naturali per gli abiti e i giocattoli, \u2026<\/p>\n<p>Ma perch\u00e9 prendersela proprio con la plastica? Ci sono ormai tantissime variet\u00e0 di plastiche, che si distinguono per le loro caratteristiche fisico-chimiche, per la duttilit\u00e0, per la resistenza allo sforzo e\/o al calore. La maggior parte viene prodotta a partire da sostanze derivate dai combustibili fossili, e alcuni studi<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2016\/06\/23\/superare-la-frammentazione-assumere-responsabilita-elena-camino\/#sdfootnote2sym\" ><sup>2<\/sup><\/a> segnalano che se si sostituissero i prodotti in plastica con altri materiali, ci sarebbe un peggioramento della prestazione energetica e un aumento della produzione di gas serra. Per\u00f2\u2026 questi studi non tengono conto di un fatto importante: molta, moltissima plastica non viene riciclata, e rimane nell\u2019ambiente per centinaia o migliaia di anni. Ed \u00e8 principalmente la plastica di cui facciamo uso quotidianamente: dai sacchetti ai giocattoli ai contenitori \u2018a perdere\u2019.<\/p>\n<p>Circa l\u201980% dei rifiuti macroscopici in mare aperto e sulle coste \u00e8 costituito da rifiuti di plastica. Questi macro-rifiuti galleggianti (46.000 pezzi di plastica galleggianti in ogni miglio quadrato di oceano!) formano vere e proprie \u201cisole di plastica\u201d responsabili, in primo luogo, di una vera ecatombe di uccelli, rettili e mammiferi marini. Secondo i dati del WWF sono oltre 267 le specie marine che presentano nei loro stomaci rifiuti di plastica. Nei nostri oceani sono gi\u00e0 presenti, e ben visibili, 5 vaste isole di rifiuti di plastica che galleggiano o fluttuano entro pochi metri dalla superficie<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2016\/06\/23\/superare-la-frammentazione-assumere-responsabilita-elena-camino\/#sdfootnote3sym\" ><sup>3<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Gli oggetti di plastica a poco a poco si frammentano in pezzi sempre pi\u00f9 piccoli: alcuni \u2013 di millimetri \u2013 ancora visibili a occhio nudo, mentre altri vanno ad aumentare la percentuale di \u2018nanoparticelle\u2019 con cui stiamo letteralmente invadendo il nostro pianeta. Tutti i mari, gli oceani, i fiumi della Terra contengono ormai una enorme quantit\u00e0 di particelle invisibili di materiali plastici, che entrano direttamente \u2013 o attraverso le catene alimentari \u2013 un po\u2019 dappertutto: li troviamo nel sale marino che usiamo in cucina, nei pesci, molluschi e crostacei di cui ci cibiamo.<\/p>\n<p>Le microplastiche infatti impattano pesantemente sul plancton e quindi, a cascata, sugli organismi marini che di esso si nutrono. In particolare, oltre ai piccoli organismi filtratori, anche i grandi cetacei sono minacciati da questi micro-inquinanti. La balenottera comune, uno dei pi\u00f9 grandi filtratori al mondo di acqua marina, specie a rischio di estinzione, \u00e8 risultata contaminata in modo preoccupante dagli \u201cftalati\u201d, i derivati pi\u00f9 nocivi della plastica che hanno la capacit\u00e0 di interferire sulle capacit\u00e0 riproduttive.<\/p>\n<p>Uno studio del 2015 ha evidenziato che nel Mar Mediterraneo (che ha pochi scambi con l\u2019oceano) la densit\u00e0 di rifiuti in plastica (di tutte le dimensioni) \u00e8 pari a quelle delle \u2018isole\u2019 negli oceani<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2016\/06\/23\/superare-la-frammentazione-assumere-responsabilita-elena-camino\/#sdfootnote4sym\" ><sup>4<\/sup><\/a>. Gli Autori di questa ricerca fanno notare che \u201c<em>Data la ricchezza biologica e la concentrazione di attivit\u00e0 economiche nel Mar Mediterraneo, \u00e8 prevedibile che siano particolarmente frequenti gli effetti dell\u2019inquinamento da plastica sulla vita marina e sulla vita umana in quest\u2019area<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>La presenza di micro-particelle di plastica \u00e8 ormai nota da tempo, ma finora sono stati eseguiti pochi studi sistematici sugli effetti di questa presenza \u2018artificiale\u2019 nella vita dei viventi, in primo luogo gli abitanti delle acque dolci e salate. Dati recenti<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2016\/06\/23\/superare-la-frammentazione-assumere-responsabilita-elena-camino\/#sdfootnote5sym\" ><sup>5<\/sup><\/a> hanno messo in luce impatti negativi rilevanti in molte specie: difficolt\u00e0 nella riproduzione, ridotte capacit\u00e0 di sopravvivenza, cambiamento delle relazioni tra prede e predatori: tutti elementi che possono portare a gravi conseguenze per intere comunit\u00e0 eco-sistemiche. Questo significa anche che le comunit\u00e0 di pescatori che vivono lungo le coste del Mediterraneo (e in generale dei mari e dei fiumi di tutto il mondo) e che dalla pesca traggono di che vivere si trovano sempre pi\u00f9 in difficolt\u00e0. Per loro la nostra \u2018modernit\u00e0\u2019 \u00e8 causa di impoverimento, come le siccit\u00e0 e le alluvioni prodotte \u2013 specialmente nel Sud del mondo \u2013 dall\u2019instabilit\u00e0 atmosferica conseguente all\u2019aumento di temperatura dell\u2019aria, o come le mor\u00ece di intere catene alimentari marine uccise dall\u2019acidificazione<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2016\/06\/23\/superare-la-frammentazione-assumere-responsabilita-elena-camino\/#sdfootnote6sym\" ><sup>6<\/sup><\/a> delle acque causata dalla CO<sub>2<\/sub>.<\/p>\n<p>Allora, quando andiamo alla prossima manifestazione contro l\u2019inquinamento da gas serra, o contro gli armamenti, o in difesa degli animali, ricordiamoci di portare con noi la borraccia piena d\u2019acqua \u2018pubblica\u2019, prendiamo il biglietto del tram, e qualche panino senza prosciutto. E speriamo di essere in tanti, granellini di sabbia negli ingranaggi delle \u2018macchine\u2019 contro le quali manifestiamo\u2026<\/p>\n<p><strong>NOTE:<\/strong><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2016\/06\/23\/superare-la-frammentazione-assumere-responsabilita-elena-camino\/#sdfootnote1anc\" >1<\/a>\u00a0L\u2019Autrice usa la parola \u2018othering\u2019: considerare gli altri diversi, per discriminarli, svalutarli, sottometterli\u2026<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2016\/06\/23\/superare-la-frammentazione-assumere-responsabilita-elena-camino\/#sdfootnote2anc\" >2<\/a>\u00a0Per es. L\u2019impatto delle materie plastiche sul consumo energetico e sulle emissioni di gas serra lungo il loro ciclo di vita in Europa Relazione sintetica Giugno 2010 (<a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/www.google.it\/search?q=produzione+delle+plastiche+ed+emissione+di+gas+serra&amp;ie=utf-8&amp;oe=utf-8&amp;client=firefox-b&amp;gfe_rd=cr&amp;ei=xyBkV565JYrA8gf_wJT4DQ\" >https:\/\/www.google.it\/search?q=produzione+delle+plastiche+ed+emissione+di+gas+serra&amp;ie=utf-8&amp;oe=utf-8&amp;client=firefox-b&amp;gfe_rd=cr&amp;ei=xyBkV565JYrA8gf_wJT4DQ<\/a>).<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2016\/06\/23\/superare-la-frammentazione-assumere-responsabilita-elena-camino\/#sdfootnote3anc\" >3<\/a>\u00a0<a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Pacific_Trash_Vortex\" >https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Pacific_Trash_Vortex<\/a><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2016\/06\/23\/superare-la-frammentazione-assumere-responsabilita-elena-camino\/#sdfootnote4anc\" >4<\/a>\u00a0C\u00f3zar A, Sanz-Mart\u00edn M, Mart\u00ed E, Gonz\u00e1lez-Gordillo JI, Ubeda B, G\u00e1lvez J\u00c1, et al. (2015) Plastic Accumulation in the Mediterranean Sea. PLoS ONE 10(4): e0121762. doi:10.1371\/ journal.pone.0121762<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2016\/06\/23\/superare-la-frammentazione-assumere-responsabilita-elena-camino\/#sdfootnote5anc\" >5<\/a>\u00a0Chelsea M. Rochman. Ecologically relevant data are policy-relevant data. <em>Science <\/em>352 (6290), 1172. (June 2, 2016)<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2016\/06\/23\/superare-la-frammentazione-assumere-responsabilita-elena-camino\/#sdfootnote6anc\" >6<\/a>\u00a0Wiebina Heesterman Ocean acidification: a threat to life <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.sgr.org.uk\/resources\/ocean-acidification-threat-life\" >http:\/\/www.sgr.org.uk\/resources\/ocean-acidification-threat-life<\/a><\/p>\n<p>____________________________________<\/p>\n<p><em>Elena Camino <\/em><em>\u00e8 membro della rete <a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/\" >TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente<\/a> e <\/em><em><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.assefatorino.org\" >Gruppo ASSEFA Torino<\/a><\/em><em>.<\/em><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2016\/06\/23\/superare-la-frammentazione-assumere-responsabilita-elena-camino\/\" >Go to Original \u2013 serenoregis.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Allora, quando andiamo alla prossima manifestazione contro l\u2019inquinamento da gas serra, o contro gli armamenti, o in difesa degli animali, ricordiamoci di portare con noi la borraccia piena d\u2019acqua \u2018pubblica\u2019, prendiamo il biglietto del tram, e qualche panino senza prosciutto. E speriamo di essere in tanti, granellini di sabbia negli ingranaggi delle \u2018macchine\u2019 contro le quali manifestiamo\u2026<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46],"tags":[],"class_list":["post-75584","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-original-languages"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/75584","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=75584"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/75584\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=75584"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=75584"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=75584"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}