{"id":7715,"date":"2010-10-11T00:00:30","date_gmt":"2010-10-10T22:00:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=7715"},"modified":"2010-10-06T18:08:15","modified_gmt":"2010-10-06T16:08:15","slug":"italian-quale-sara-la-nuova-scusa-per-continuare-ad-angariare-cuba","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2010\/10\/italian-quale-sara-la-nuova-scusa-per-continuare-ad-angariare-cuba\/","title":{"rendered":"(Italian) Quale Sar\u00e0 la Nuova Scusa per Continuare ad Angariare Cuba?"},"content":{"rendered":"<p>Recentemente Amnesty International ha reso noto che alla data del 15 agosto 2010, a Cuba i prigionieri politici [o \u201cdi coscienza\u201d, come li definisce la stessa organizzazione] erano soltanto 27. Poi, dopo una successiva liberazione, in osservanza degli accordi raggiunti a giugno dal governo de l\u2019Avana con la mediazione della Chiesa cattolica e del Ministro degli esteri spagnolo Moratinos, era rimasto un unico recluso anti-sistema, Rolando Jim\u00e9nez Pozada, in carcere \u201cper disobbedienza e per aver rivelato segreti di Stato\u201d. Una realt\u00e0 clamorosa, accolta con un silenzio assordante dai media occidentali e perfino dal governo di Washington.<\/p>\n<p>Amnesty, infatti, sottolineava anche che queste persone, liberate e spedite con le loro famiglie in Spagna, nella maggior parte erano state condannate per \u201caver ricevuto fondi o materiali dal governo degli Stati Uniti per porre in essere attivit\u00e0 che la Revoluci\u00f3n considerava eversive e pregiudiziali per Cuba\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019organizzazione umanitaria, per\u00f2, aveva dimenticato di evidenziare che il diritto internazionale considera illegale il finanziamento di un\u2019opposizione interna in un\u2019altra nazione sovrana, tanto che nei paesi europei, e negli stessi Stati uniti, \u00e8 sanzionato severamente il fatto di essere stipendiati da una potenza straniera. Perch\u00e9 la chiave non sta tanto in chi invia il denaro, ma in come viene utilizzato.<\/p>\n<p>In un articolo che pubblichiamo in questo numero 112 di <em>Latinoamerica<\/em>, Salim Lamrani, ricercatore e docente universitario francese, ha raccolto il parere di Wayne Smith, che fu capo dell\u2019ufficio di interessi degli Stati Uniti a l\u2019Avana dal 1979 al 1982, durante la presidenza di Jimmy Carter. E Smith sull\u2019argomento \u00e8 drastico: \u201cNessuno dovrebbe dare denaro ai dissidenti, e ancor meno con l\u2019obiettivo di far cadere il governo cubano [iniziativa che \u00e8 palese nel piano Cuba libre] perch\u00e9, quando si esplicita questo obiettivo, si mettono gli stessi dissidenti nella condizione di diventare agenti pagati da una potenza straniera per abbattere il proprio governo\u201d.<\/p>\n<p>Non insister\u00f2, quindi, su un aspetto imbarazzante della politica nordamericana nei riguardi di Cuba che dura da mezzo secolo, anche se molti \u201cdemocratici\u201d continuano a dimenticarlo quando parlano dei limiti della Revoluci\u00f3n. I famosi dissidenti, salvo pochi casi degni di rispetto, ricevevano soldi dagli Stati Uniti dai gruppi e dai soggetti pi\u00f9 discutibili di quella societ\u00e0, come \u00e8 il caso del terrorista Santiago \u00c1lvarez, ora in carcere in Florida perch\u00e9 scoperto con una macchina piena di armi ed esplosivi, che sovvenzionava le mitiche Dame in bianco.<\/p>\n<p>Mi preme di pi\u00f9, nell\u2019apprendere le notizie sulle aperture politiche decise dal Ra\u00fal Castro, sottolineare l\u2019atteggiamento del presidente degli Stati Uniti Barack Obama che, negli stessi giorni, ha prorogato l\u2019estensione della \u201cLegge contro il commercio con il nemico\u201d, azione che serve a mantenere il blocco economico, commerciale e finanziario contro Cuba.<\/p>\n<p>La Casa bianca ha solo diffuso, in un comunicato che Obama ha firmato, un memorandum inviato al Segretario di stato Hillary Clinton e al Ministro del tesoro Timothy Geithner nel quale si d\u00e0 notizia che la legislazione in merito \u00e8 prorogata fino al 14 settembre 2011. Nel testo Obama aggiunge, come unica giustificazione, che \u201cla continuazione per un anno di queste misure riguardanti Cuba conviene agli interessi nazionali degli Stati Uniti\u201d. Con questo argomento Washington ribadisce che secondo il suo punto di vista, Cuba -anche se non lo \u00e8 stato mai- continua a essere un rischio per la sicurezza del paese, e pertanto, proibisce alle aziende degli Stati Uniti o a quelle di altri paesi che hanno anche una minima partecipazione nordamericana, di commerciare con il paese della Revoluci\u00f3n. Cuba infatti \u00e8 l\u2019unica nazione al mondo soggetta alle sanzioni della \u201cLegge contro il commercio con il nemico\u201d dopo che nel 2008 l\u2019amministrazione di George W Bush aveva deciso di non rinnovare l\u2019applicazione di questa misura restrittiva perfino<\/p>\n<p>alla Corea del nord. Dispiace, ma l\u2019atteggiamento appare proprio come un\u2019incapacit\u00e0 di accettare che esistano altri modi di vivere, di governarsi, di organizzare la propria societ\u00e0. Scelte contrarie al pensiero unico neoliberale, che hanno evidentemente influenzato l\u2019America latina che cambia e abbandona in molti casi l\u2019ossequio agli interessi degli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Un peccato mortale, da punire contro ogni logica, anche da parte di un\u2019amministrazione democratica, che \u00e8 ricorsa ai soliti metodi meschini. Per esempio montare contro Cuba una guerra mediatica di mesi, adducendo come motivo lo sciopero della fame per il quale era morto Orlando Zapata, una condotta prontamente dimenticata quando, come adesso, 34 indigeni Mapuche, eredi di un\u2019etnia depredata e sterminata in Cile, attuano la stessa forma di protesta contro una legge voluta da Pinochet e che equipara la loro iniziativa a un atto di terrorismo.<\/p>\n<p>Oppure, ignorare l\u2019assassinio di Norma Irene P\u00e9rez, la colombiana madre di quattro figli che aveva fatto scoprire la pi\u00f9 grande fossa comune del mondo postbellico [duemila cadaveri], che cela probabilmente gli assassinii e le efferatezze del regime di \u00c1lvaro Uribe [presidente fino a pochi mesi fa] l\u2019alleato pi\u00f9 stretto degli Stati Uniti in Sudamerica, responsabile di nefandezze come i cosiddetti <em>falsos positivo (<\/em>in prevalenza contadini assassinati e poi vestiti da guerriglieri per dimostrare che i piani del governo contro le Farc, generosamente finanziati da Washington, funzionavano egregiamente).<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 sempre quello dell\u2019etica dell\u2019informazione. Asservirsi cos\u00ec platealmente agli interessi politici degli Stati uniti, fino a condividerne acriticamente le direttive, non \u00e8 indice di indipendenza e nemmeno di logica, di morale. Perch\u00e9 quello messo in atto contro Cuba dal Dipartimento di stato e dai paesi suoi vassalli nei mesi che vanno dall\u2019inverno 2010 fino all\u2019inizio dell\u2019estate, \u00e8 stato spudoratamente il tentativo scorretto di bloccare l\u2019annunciata iniziativa del ministro degli esteri spagnolo Miguel Angel Moratinos di tornare a un rapporto normale con Cuba dopo le sanzioni, perfino culturali, che la Comunit\u00e0 europea aveva superficialmente inflitto all\u2019isola nel 2003. In quella stagione, come ha raccontato nel maggio scorso in un\u2019intervista radiofonica a un\u2019emittente della catena Univisi\u00f3n di Miami, Roger Noriega, ex sottosegretario di stato Usa per gli affari dell\u2019emisfero occidentale, Bush jr aveva tentato di dare una spallata definitiva al governo de l\u2019Avana. C\u2019erano stati perfino dirottamenti di aerei e del ferryboat di Regla, imprese che nessun dissidente avrebbe potuto metter in piedi senza i dollari e gli aiuti di Washington che, d\u2019altro canto, aveva gi\u00e0 lanciato l\u2019operazione \u201cCuba libre\u201d. Allo stesso modo nessun Noriega, n\u00e9 Cason, all\u2019epoca capo dell\u2019ufficio di interessi degli Stati uniti a l\u2019Avana e suo complice in questa operazione insensata, avrebbe potuto decidere questa azione senza l\u2019avallo della Casa bianca. Saul Landau e Nelson Vald\u00e9s lo spiegano e lo denunciano in un articolo, che pubblichiamo in questo numero di <em>Latinoamerica<\/em> e che si pone diversi interrogativi. Fu quello un momento delicatissimo dei rapporti mai risolti fra i due paesi, considerata l\u2019ingerenza plateale degli Stati Uniti nella vita di un altro paese sovrano. La Revoluci\u00f3n, ancora guidata da Fidel, aveva reagito -purtroppo- con durezza, arrivando a condannare alla fucilazione tre degli undici responsabili dell\u2019assalto ai turisti del ferryboat, un atto che rompeva la moratoria sulla pena di morte che Cuba rispettava da anni e che avrebbe ripreso a rispettare subito dopo.<\/p>\n<p>La Comunit\u00e0 europea, aizzata dall\u2019allora primo ministro spagnolo Aznar, che aveva avuto una parte della sua campagna elettorale pagata dalla famigerata Fondazione cubano americana di Miami, aveva punito Cuba senza nemmeno porsi il problema delle responsabilit\u00e0 degli Stati uniti nell\u2019interferire sulla vita di un paese indipendente che aveva subito anche l\u2019offesa del terrorismo che partiva dalla Florida. Senza contare che, dopo l\u201911 settembre, la stessa Comunit\u00e0 europea aveva riconosciuto il diritto degli Stati Uniti di difendersi in ogni modo, anche illegale, anche con i sequestri di indiziati che venivano portati in nazioni dove era possibile praticare la tortura, mentre, nello stesso tempo, negava a Cuba il diritto di tutelarsi.<\/p>\n<p>Dopo sette anni la Spagna di Zapatero, per una sorta di retaggio culturale ma anche per il precedente poco esaltante legato agli interessi di Aznar, sentiva il bisogno di rivedere la cosiddetta \u201cposizione comune dell\u2019Europa\u201d nei riguardi della Revoluci\u00f3n, il famoso \u201ckamasutra europeo\u201d, come lo ha definito ironicamente il prestigioso cantautore cubano Silvio Rodr\u00edguez.<\/p>\n<p>Ma al Segretario di stato nordamericano Hillary Clinton, questo progetto portato avanti dal ministro Moratinos non piaceva, anche perch\u00e9, nel frattempo, l\u2019influenza di Cuba nell\u2019evoluzione politica e sociale dell\u2019America latina aveva portato il continente a un riscatto, palesemente rappresentato da nove paesi che avevano scelto governi di sinistra. Una vera sconfitta per gli Stati Uniti in quello che era stato il \u201ccortile di casa\u201d e che si avviava, invece, con l\u2019Alba, il Mercosur, il Banco del Sur, la rifondazione dell\u2019Organizzazione degli stati americani [Osa] e l\u2019informazione di TeleSur, a mettere in piedi un\u2019alleanza continentale progressista, sul modello proprio della Comunit\u00e0 europea.<\/p>\n<p>Gli analisti del Dipartimento di Stato decisero quindi che era arrivato il momento di usare con Cuba, laboratorio politico di questo rivoluzionario cambiamento, i vecchi metodi.<\/p>\n<p>1] Comprare la dissidenza meno sincera e credibile.<\/p>\n<p>2] Cavalcare il malessere che non solo la crisi economica mondiale, ma anche le antiche deficienze dell\u2019economia socialista, facevano montare nella societ\u00e0.<\/p>\n<p>3] Influenzare l\u2019informazione attraverso strutture come i Reporters sans fronti\u00e9res, allenati e pagati per propagandare quello che la Cia dirama o nascondere quello che \u00e8 sconveniente per la stessa agenzia.<\/p>\n<p>4] Appoggiarsi a giornali come <em>el Pa\u00eds<\/em> che, per gli interessi del gruppo Prisa di cui fa parte, da tempo non sopporta pi\u00f9 il vento di riscatto che soffia nella maggior parte dell\u2019America latina.<\/p>\n<p>Tutto questo incrementando, nei riguardi di Cuba, la cyberguerra, strumento moderno e capzioso teorizzato e messo in piedi qualche anno fa da Donald Rumsfeld, il ministro della guerra di Bush. La cyberguerra non \u00e8 uno strumento per far nascere malesseri interni bens\u00ec per creare malumori, pregiudizio, diffidenza all\u2019esterno, nelle nazioni che potrebbero aiutare Cuba o gli altri \u201cpaesi canaglia\u201d del continente [Venezuela, Bolivia, Ecuador e in certi momenti perfino l\u2019Argentina dei Kirchner e il Brasile di Lula] paesi che stanno mettendo di cattivo umore le multinazionali nordamericane ed europee con le nazionalizzazioni e il recupero delle proprie risorse e stanno puntando a un futuro di esplicita indipendenza.<\/p>\n<p>Il lavoro \u00e8 stato portato avanti con uno sciopero della fame fra i pi\u00f9 mediatici che si ricordi e con la costruzione di un\u2019eroina, Yoani S\u00e1nchez che, attraverso media ben disposti come appunto <em>El Pa\u00eds<\/em> in Spagna e, da noi, <em>La Stampa<\/em> e <em>Internazionale<\/em>, comunicava e comunica il suo malessere quotidiano, il suo costante dimenticarsi delle conquiste sociali -riconosciute a Cuba da tutti gli organismi internazionali- e forniva il quadro di un paese senza domani.<\/p>\n<p>Ora, chiunque conosca il sud del mondo e la stessa America Latina considera una barzelletta dolersi, per esempio, del fatto che, se piove, i suoi concittadini debbano ripararsi con buste di plastica [come se nel resto del continente tutti avessero dei trench in stile inglese].<\/p>\n<p>Ma questo apparato montato per mesi un risultato l\u2019ha raggiunto: ha maldisposto l\u2019ipocrita Comunit\u00e0 europea che, in un mondo di ingiustizia, crudelt\u00e0, violenza e corruzione, \u00e8 rimasta colpita solo dalla morte di Orlando Zapata in sciopero della fame e ha deciso di tenere ancora in sospeso il suo rapporto con Cuba mentre solo un paio di stagioni fa ha accolto a Bruxelles, come un vero statista, \u00c1lvaro Uribe, l\u2019ex presidente della Colombia responsabile di mattanze e fosse comuni come quelle che abbiamo raccontato al piede delle pagine precedenti e che non ha avuto nessuno spazio nei liberi media occidentali.<\/p>\n<p>Questi vecchi metodi di comunicazione scorretta, orchestrati e sorretti da UsAid, Ned, Freedom House, Reporters sans fronti\u00e9res, insomma i soliti apparati di propaganda della Cia, con la complicit\u00e0 di gran parte dei media italiani [anche alcuni di quelli presuntamente di sinistra] non sono alla fine serviti pi\u00f9 di tanto. Perch\u00e9 il cocciuto Moratinos, bloccato durante il semestre spagnolo di presidenza della Ue, ha convinto Ra\u00fal Castro, con l\u2019aiuto e la mediazione strategica della Chiesa cattolica cubana [come racconta Frei Betto in questo numero della rivista] a liberare quasi tutti i prigionieri politici o di coscienza incarcerati nel 2003, quando gli Stati Uniti, come detto, provarono ancora una volta a chiudere violentemente i conti con Cuba.<\/p>\n<p>Anche in questo frangente i media occidentali hanno fatto, nella maggior parte, la solita figura dei vassalli degli Stati Uniti, privilegiando nel calcolo dei prigionieri politici la lista fornita dal dissidente per professione Elizardo S\u00e1nchez, reputata da tutti i media internazionali come la meno affidabile, a causa dell\u2019inclusione di individui condannati per gravi atti di terrorismo. Proprio Miguel Angel Moratinos, ai giornalisti che sono andati ad accoglierlo al suo arrivo a l\u2019Avana, ha affermato, sarcastico: \u201cNon dite che bisogna liberarne 300, perch\u00e9 non ce ne sono 300. La stessa lista resa nota da S\u00e1nchez, portavoce della Commissione diritti umani di Cuba, una settimana prima che arrivassi io parlava di 202 detenuti, quando poi sono arrivato a Cuba la cifra era diminuita a 167\u201d.<\/p>\n<p>Non a caso, l\u2019agenzia nordamericana Associated Press, sottolineando il carattere dubbio della lista di Elizardo S\u00e1nchez, ha segnalato che, fra i 100 presunti dissidenti che secondo lui rimarrebbero in carcere, la met\u00e0 \u00e8 stata condannata per terrorismo, sequestri e altri delitti violenti.<\/p>\n<p>Il presidente del parlamento cubano, Ricardo Alarc\u00f3n, che da sempre si occupa anche del problema dei Cinque connazionali in carcere negli Stati Uniti per aver scoperto e reso pubbliche le centrali terroristiche attive in Florida contro l\u2019isola, ha commentato amaramente: \u201cColoro che discutono la lista delle persone da noi liberate perch\u00e9 non dicono esplicitamente che stanno chiedendo la libert\u00e0 di chi ha assassinato Fabio Di Celmo?\u201d(2).<\/p>\n<p>Amnesty international, come ricorda Salim Lamrani nel puntuale articolo pubblicato in questo numero di <em>Latinoamerica<\/em>, ha dichiarato \u201cdi non poter considerare come \u2018prigionieri di coscienza\u2019 molti dei componenti della lista proposta ai media da Elizardo S\u00e1nchez perch\u00e9 sono risultati essere persone processate per terrorismo, spionaggio e che hanno tentato perfino, riuscendoci, di far esplodere degli alberghi. Per questo non ne chiederemo la liberazione e non li qualificheremo come \u2018prigionieri di coscienza\u2019\u201d.<\/p>\n<p>Peccato che la stessa Amnesty, solo due mesi prima, avesse comunicato che \u201cun clima di paura si era generato nell\u2019isola per le restrizioni alla libert\u00e0 d\u2019espressione\u201d. Quando si dice l\u2019esigenza di barcamenarsi senza infastidire troppo il governo di Washington.<\/p>\n<p>E secondo voi i giornali italiani [i telegiornali nemmeno ne hanno parlato] quale lista di presunti dissidenti cubani hanno preso per buona?<\/p>\n<p>Tutto questo lavorio, alla fine, non ha premiato per\u00f2 il Dipartimento di stato. Dai tempi in cui Wayne Smith trattava per il presidente Jimmy Carter un riavvicinamento con Cuba, poi abbandonato per l\u2019elezione di Reagan, chi ha tentato un vero passo verso un dialogo fra i due paesi \u00e8 stata solo la Revoluci\u00f3n. E se l\u2019informazione ha ancora uno straccio di onest\u00e0 deve riconoscere che ora \u00e8 Barack Obama a dover rispondere ai fatti messi in campo da Ra\u00fal Castro, e non alle parole della Comunit\u00e0 europea o ai consigli di Hillary Clinton.<\/p>\n<p>Fa pena a questo punto ricordare le dichiarazioni di presunta fermezza di quello che in teoria si occupa per l\u2019Italia di politica estera, il ministro Franco Frattini. Evidentemente senza conoscere a fondo la realt\u00e0, come spesso gli capita, in primavera esternava senza ritegno su Cuba e sui diritti umani. Mi domando che iniziativa prender\u00e0 adesso, dopo le rivelazioni di Roger Noriega e dopo le puntualizzazioni del suo collega spagnolo Moratinos. Chieder\u00e0 una censura europea al governo degli Stati Uniti per aver l\u2019abitudine di non rispettare il diritto di autodeterminazione dei popoli e per essere portatore di eversione in una parte dell\u2019America latina?<\/p>\n<p>Mentire evidentemente \u00e8 una pratica di molti nostri politici, ma ci vuole una bella faccia tosta, dopo la martellante campagna di primavera di quasi tutti i media italiani che stigmatizzavano Cuba dopo la morte di Zapata, ma ignoravano la mattanza di giornalisti in Messico e nell\u2019Honduras \u201cnormalizzato\u201d [rispettivamente 11 e 10 nel solo 2010], per fare dichiarazioni di questo tipo: \u201cSono stupefatto del silenzio che anche in Italia c\u2019\u00e8 intorno alla vicenda dei dissidenti cubani. Mentre quando si tratta di dissidenti cinesi o birmani, o di altri Paesi in giro per il mondo, ci sono interrogazioni, proteste, manifestazioni, in questo caso c\u2019\u00e8 soprattutto silenzio.\u201d E bisogna essere veramente spudorati per rispondere a una successiva domanda di Marco Galluzzo del <em>Corriere della Sera<\/em> riguardo agli affari che l\u2019Italia fa con la Cina, dove succedono cose che a Cuba non sono mai accadute: \u201cLa Cina ha fatto enormi passi avanti da Tienanmen in poi ed \u00e8 diventata un interlocutore politico internazionale di prima grandezza. Non \u00e8 un doppio standard perch\u00e9 Pechino d\u00e0 contributi positivi al mondo su moltissimi contesti\u201d.<\/p>\n<p>Ma dove vive il ministro Frattini? Lo sa che in Cina ci sono pi\u00f9 di mille fucilati all\u2019anno? E lo sa, al contrario, che ci sono 70mila medici cubani nei paesi del sud del mondo, dove non arrivano nemmeno le agenzie dell\u2019Onu? E lo sa che dalla Scuola di medicina de l\u2019Avana, fondata 10 anni fa l\u00e0 dov\u2019era la scuola della marina, sono gi\u00e0 stati laureati pi\u00f9 di settemila ragazzi, provenienti dai paesi pi\u00f9 poveri del mondo, che hanno preso l\u2019impegno di andare a esercitare la professione nei luoghi pi\u00f9 impervi dei loro paesi, dove un medico non l\u2019hanno mai visto?<\/p>\n<p>Alla Scuola di medicina latinoamericana [che ho filmato per il documentario <em>Cuba nell\u2019epoca di Obama<\/em> che spero di presentare nei migliori Festival] ci sono perfino studenti dei ghetti delle grandi citt\u00e0 nordamericane, che non avrebbero mai potuto diventare dottori nel paese pi\u00f9 ricco del mondo. Non a caso, proprio Obama ha dichiarato: \u201cL\u2019impatto dei medici cubani nel sud del mondo \u00e8 stato pi\u00f9 vincente di molte nostre strategie politiche\u201d. Potremmo ricordare molte altre cose a Frattini, dai maestri elementari cubani che lavorano nelle favelas del continente ai cineasti che escono dalla Scuola di cinema di San Antonio de los Ba\u00f1os e che permettono a tanti giovani del sud del mondo di coltivare sogni che, certamente, finora la Cina, citata dall\u2019ipocrisia del ministro, non ha voglia o tempo di aiutare.<\/p>\n<p>Ci limiteremo a ricordargli che quando, qualche anno fa, uno tsunami travolse le nazioni affacciate sull\u2019Oceano indiano, l\u2019Indonesia chiese all\u2019Onu come organizzarsi in caso di ripetersi del terribile fenomeno. Bene, le Nazioni unite consigliarono di rivolgersi a Cuba, dove la Protezione civile era magari povera, ma efficientissima e organizzata. Recentemente \u00e8 stata Haiti a beneficiare di questa capacit\u00e0 e dell\u2019organizzazione sanitaria che in una notte i cubani hanno saputo mettere su nell\u2019isola di radice francese e africana devastata dal terremoto. Gli Stati Uniti, invece, hanno mandato i marines. Ma pu\u00f2 capire queste sfumature Frattini, che \u00e8 apparso cos\u00ec contento di scodinzolare attorno a Gheddafi?<\/p>\n<p>Per quanto, l\u2019informazione italiana non \u00e8 da meno. Sul <em>Corriere della Sera<\/em>, per esempio, Emilia Costantini, raccontando di un cinepanettone con Brignano e Pannofino in lavorazione a l\u2019Avana, segnala con apprensione che i cubani, fornitori del set e di maestranze preparatissime, hanno chiesto di cambiare la cittadinanza della protagonista [ovviamente una <em>jinetera<\/em>, una escort si direbbe dopo le sortite del nostro presidente del consiglio] che, invece di essere cubana \u00e8 colombiana. Insomma, a parte la povert\u00e0 dell\u2019ispirazione degli sceneggiatori su un clichet che per fortuna l\u2019isola da qualche anno si \u00e8 scrollata di dosso [mancano solo il tassista antisistema con i rayban sulla punta del naso e l\u2019intellettuale deluso, sicuro che in occidente gli farebbero ponti d\u2019oro] io mi chiedo: ma chi fa comunicazione non si domanda mai perch\u00e9 Cuba resiste all\u2019assedio degli Stati Uniti da pi\u00f9 di 50 anni?<\/p>\n<p>E noi italiani, in un paese dove le escort sono diventate una quotidianit\u00e0, quasi uno status symbol, possiamo ancora fare delle <em>jineteras <\/em>l\u2019esempio per raccontare quel paese? Infine anche un attore intelligente come Pannofino, che afferma \u201ci cubani sono persone buone e rassegnate\u201d si \u00e8 mai domandato perch\u00e9 tutta l\u2019America latina che sta vivendo un vero rinascimento continua ad andare in pellegrinaggio da sempre a Cuba dove esistono istituti culturali inesistenti nel resto del continente? E secondo lui, quei tecnici e quelle maestranze cos\u00ec capaci incontrati sul set a l\u2019Avana, di che paese e di quale filosofia sono figli? Vorrei rassicurare comunque Pannofino e i suoi colleghi: Cuba non \u00e8 mai stato e non \u00e8 un paese rassegnato, perch\u00e9 non \u00e8 come l\u2019Italia attuale, senza orgoglio e senza dignit\u00e0.<\/p>\n<p>E la grande stampa progressista non si distanzia molto dalla visione superficiale del nostro cinema d\u2019evasione. Recentemente Guido Rampoldi, scrivendo su <em>Repubblica<\/em> il solito articolo sulla fine del socialismo a Cuba, sistematicamente annunciata e sempre smentita dalla Storia nell\u2019ultimo mezzo secolo, intervista, come unica voce per raccontare l\u2019isola in questa transizione, Manuel Cuesta Mor\u00faa, storico afrocubano che guida la corrente socialista democratica, un gruppo infinitesimale, ma rivale del gi\u00e0 citato partito ostentato da Elizardo S\u00e1nchez.<\/p>\n<p>Rampoldi se lo porta in visita al Campidoglio, condannando il governo perch\u00e9 ancora non ha trovato i soldi per ristrutturare il monumento [ma tutta l\u2019Avana vecchia, patrimonio dell\u2019umanit\u00e0 chi l\u2019ha ricostruita? Rampoldi?] e conclude sperando che un giorno l\u2019amico Manuel potr\u00e0 sedere in quel\u2019edificio tornato a essere parlamento. Vorrei umilmente ricordare al collega che intellettuali come il poeta da Nobel Retamar o lo scrittore Miguel Barnet, o perfino cantautori come Silvio Rodr\u00edguez, invitato da Bruce Springsteeen alla festa al Madison Square Garden per i novant\u2019anni di Pete Seeger e coscienza di tante generazioni della Rivoluzione, hanno gi\u00e0 fatto e tuttora fanno parte del parlamento cubano, anche se trasferito in un altro edificio.<\/p>\n<p>Per questo crediamo che il numero 112 di <em>Latinoamerica<\/em> soddisfer\u00e0 tutti coloro che amano la verit\u00e0, non l\u2019informazione al guinzaglio e rifletteranno su una realt\u00e0, la sopravvivenza di Cuba, dove l\u2019occidente omertoso e ambiguo, ne esce moralmente con le ossa rotte.<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.giannimina-latinoamerica.it\/editoriali\/608-quale-sara-la-nuova-scusa-per-continuare-ad-angariare-cuba\" >Go to Original \u2013 latinoamerica.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Recentemente Amnesty International ha reso noto che alla data del 15 agosto 2010, a Cuba i prigionieri politici [o \u201cdi coscienza\u201d, come li definisce la stessa organizzazione] erano soltanto 27. Poi, dopo una successiva liberazione, in osservanza degli accordi raggiunti a giugno dal governo de l\u2019Avana con la mediazione della Chiesa cattolica e del Ministro degli esteri spagnolo Moratinos, era rimasto un unico recluso anti-sistema, Rolando Jim\u00e9nez Pozada, in carcere \u201cper disobbedienza e per aver rivelato segreti di Stato\u201d. Una realt\u00e0 clamorosa, accolta con un silenzio assordante dai media occidentali e perfino dal governo di Washington.<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46],"tags":[],"class_list":["post-7715","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-original-languages"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7715","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7715"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7715\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7715"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7715"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7715"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}