{"id":84969,"date":"2017-01-02T12:00:07","date_gmt":"2017-01-02T12:00:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=84969"},"modified":"2017-01-02T11:29:07","modified_gmt":"2017-01-02T11:29:07","slug":"italiano-luci-e-ombre-della-tecnologia-informatica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2017\/01\/italiano-luci-e-ombre-della-tecnologia-informatica\/","title":{"rendered":"(Italiano) Luci e ombre della tecnologia informatica"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/slow_tech.jpg\" ><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-84970\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/slow_tech.jpg\" width=\"500\" height=\"171\" srcset=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/slow_tech.jpg 617w, https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/slow_tech-300x103.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><em>Una informatica \u2018slow\u2019?<\/em><\/p>\n<p><em>21 dicembre 2016 &#8211; <\/em>In un articolo pubblicato nel 2015<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2016\/12\/21\/luci-e-ombre-della-tecnologia-informatica-elena-camino\/#sdfootnote1sym\" ><sup>1<\/sup><\/a> Norberto Patrignani (docente di \u201cComputer Ethics\u201d al Politecnico di Torino) introduce il termine di \u2018slow tech\u201d (una informatica buona, pulita e giusta) nell\u2019ambito dell\u2019evoluzione storica della Computer Ethics. Come spiega l\u2019Autore, mentre la Computer Ethics classica si \u00e8 focalizzata sulle conseguenze dell\u2019uso e diffusione delle tecnologie dell\u2019informazione e della comunicazione (ICT) nella societ\u00e0, l\u2019approccio Slow Tech propone di introdurre un nuovo paradigma di progettazione delle tecnologie stesse. Propone un\u2019informatica buona (disegnata ponendo al centro i bisogni degli esseri umani), pulita (che minimizza l\u2019impatto ambientale dell\u2019ICT) e giusta (che tiene in considerazione le condizioni dei lavoratori nella filiera ICT).<\/p>\n<p>In effetti l\u2019informatica ha trasformato profondamente la vita personale e l\u2019organizzazione sociale a livello globale. Non solo le regole e abitudini della vita civile, ma sempre pi\u00f9 anche i modi di fare la guerra. Ma \u2013 mentre sulle responsabilit\u00e0 degli scienziati impegnati nella produzione di ordigni bellici c\u2019\u00e8 ancora un dibattito in corso (per quanto affievolito rispetto ad alcuni decenni fa) \u2013 manca la riflessione sulle responsabilit\u00e0 degli scienziati che contribuiscono alla progettazione e realizzazione dei sistemi informatici che sono alla base dei pi\u00f9 avanzati modi di fare la guerra. Basta leggere la presentazione che la <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.leonardocompany.com\/\" >Compagnia Leonardo<\/a> fa nel suo sito per rendersi conto che la tecnologia dell\u2019informazione e della comunicazione \u00e8 essenziale per tutti i settori militari: dai sistemi di controllo e di automazione in campo di battaglia, lungo i confini, o per il pilotaggio remoto dei droni, ai sistemi radar per il controllo del tiro e la guida di batterie di missili\u2026<\/p>\n<p>La <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.leonardocompany.com\/product-services\/difesa-terrestre-navale-land-naval-defence\" >Divisione Elettronica per la Difesa Terrestre e Navale<\/a> [\u2026] vanta una pi\u00f9 che cinquantennale esperienza nell\u2019integrazione di sistemi, nelle architetture informatiche digitali, nei sistemi di gestione del combattimento, nei sensori e nelle comunicazioni, realizzando sistemi flessibili, modulari e scalabili per soddisfare ogni requisito operativo sia a bordo delle piattaforme (navi o veicoli) sia nell\u2019ambito di sistemi a installazione fissa di sorveglianza terrestre e costiera. Una grande esperienza nei sistemi elettro-ottici di controllo del tiro e nei sistemi di ricerca e inseguimento all\u2019infrarosso (IRST), consente inoltre di rispondere alle esigenze di alta precisione e \u201csilenziosit\u00e0\u201d elettromagnetica nella sorveglianza, nell\u2019inseguimento di bersagli e nella gestione dell\u2019armamento.<\/p>\n<p><strong>Gli scienziati \u2018dual use\u2019<\/strong><\/p>\n<p>Dunque le tecnologie ICT, rispetto alle tecnologie \u2018pesanti\u2019 legate agli armamenti, hanno la caratteristica di avere invaso e trasformato la vita sociale in tempo \u2018di pace\u2019, senza tuttavia evidenti discontinuit\u00e0 tra le applicazioni civili e quelle militari. Diamo per scontato che i nostri moderni sistemi di comunicazione siano \u2018leggeri\u2019 e \u2018innocenti\u2019. Sulla leggerezza abbiamo gi\u00e0 avuto modo di riflettere tempo fa, a proposito <a href=\"..\/..\/..\/..\/..\/..\/..\/Laura\/Desktop\/(http:\/serenoregis.org\/2016\/05\/20\/cellulari-e-internet-che-impronta-a-cura-di-elena-camino\/\">dell\u2019impatto ambientale di cellulari e internet<\/a>. Sull\u2019innocenza il discorso \u00e8 ancora pi\u00f9 complesso, perch\u00e9 richiede di rivedere l\u2019idea di scienza e dei suoi rapporti con la tecnologia. Possiamo ancora pensare che una nuova scoperta\/invenzione della tecnoscienza sia \u2018neutra\u2019? Quali domande di ricerca sono alla base dei progressi registrati dalle tecnologie ICT? Chi sono i maggiori finanziatori delle ricerche in questo campo? Quali utilizzi ne vogliono fare? Che legame c\u2019\u00e8 tra ricadute civili e militari delle nuove conoscenze? Che ruolo giocano i \u2018consumatori\u2019 nel promuovere la diffusione delle ICT, nell\u2019esercitarne un controllo, nel favorirne alcune rispetto ad altre?<\/p>\n<p>Pu\u00f2 essere interessante allora affrontare un tema che \u00e8 stato presentato di recente nell\u2019ambito di un Seminario tenuto presso il Politecnico di Torino (Maggio \u2013 Giugno 2016), dal titolo \u201cSe la scienza non pensa\u201d. (L\u2019intervento di Gianni Vattimo e Massimo Zucchetti \u00e8 stato poi messo a disposizione in rete: <strong><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.tgvallesusa.it\/2016\/08\/heidegger-e-la-bomba-atomica-ovvero-la-scienza-deve-pensare-di-m-zucchetti-e-g-vattimo\/\" >Heidegger e la bomba atomica: ovvero la scienza deve pensare<\/a><\/strong><strong>.) <\/strong>I due Autori ricordano che, secondo una visione ancora assai radicata, <em>la \u201clibert\u00e0 di ricerca\u201d \u00e8 sacra, una sorta di religione moderna dello scienziato, \u201cneutrale\u201d in quanto si muove in un terreno dove conta, unico principio, il progresso della conoscenza. Sta poi allo scienziato sociale, al filosofo, al politico, al giurista, stabilire \u2013 in un secondo momento, anche se non si sa bene quando \u2013 quali siano gli utilizzi morali ed appropriati della scienza: non allo scienziato. Perch\u00e9 la scienza, appunto, non pensa: ha ben altro di cui occuparsi<\/em>.<\/p>\n<p>Per cogliere la complessit\u00e0 della riflessione di questo contributo di Vattimo e Zucchetti conviene leggere integralmente il loro testo. Qui riporto solo alcune frasi che mi sono sembrate particolarmente significative rispetto al tema pi\u00f9 circoscritto dell\u2019ICT.<\/p>\n<p>Come sottolineano Vattimo e Zucchetti, <em>la figura dell\u2019ingegnere e del fisico nucleare quale paradigma del coinvolgimento dei tecnici nell\u2019ambito militare \u00e8 assai sbiadita. La fine della guerra fredda e la necessit\u00e0\/opportunit\u00e0 del ricorso in guerra ad armi \u201cconvenzionali\u201d (per le quali vi \u00e8 praticamente mano libera), mentre per le armi nucleari vige tuttora la \u201cmaledizione di Hiroshima\u201d, ha messo in evidenza una nuova figura: lo scienziato \u201cdual use\u201d. Si intende con \u201cdual use\u201d una tecnologia che si suppone abbia utilizzi sia civili che militari. Molti esempi si trovano nel campo dell\u2019elettronica e dell\u2019informatica: dall\u2019elettronica \u201cdi controllo\u201d per aeromobili, missili e droni, al \u201cremote sensing\u201d, il controllo dall\u2019alto \u2013 via satellite \u2013 che<\/em> <em>viene sviluppato come aiuto all\u2019agricoltura e alla meteorologia, ma che ha molte ed evidenti applicazioni militari e di \u201cintelligence\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Un altro spunto di riflessione riguarda il ruolo della tecnica, e il suo cambiamento nel tempo. I due Autori ricordano che, secondo Heidegger, anche nel mondo greco la tecnica svolgeva una funzione di \u201cdisvelamento\u201d (di conoscenza) della realt\u00e0; ma si trattava di conoscenza, non di dominio (o quantomeno di dominio debole, senza possesso). Nel mondo di oggi, al contrario, essa svolge una funzione di dominio forte, esclusivo (di dominio con possesso), al quale si subordina oggi altro tipo di conoscenza.<\/p>\n<p>Per Heidegger il disvelamento che governa la tecnica moderna \u00e8 una \u201cprovocazione\u201d la quale pretende dalla natura che essa fornisca energia che possa come tale essere estratta e accumulata: una determinata regione viene provocata a fornire all\u2019attivit\u00e0 estrattiva carbone e minerali. La terra si disvela cos\u00ec come bacino carbonifero, il suolo come riserva di minerali, per la fornitura di uranio, l\u2019uranio per l\u2019energia atomica\u2026. La crisi ambientale sarebbe dunque figlia del \u201cdominio forte\u201d della tecnica moderna, che ha trasformato l\u2019idea della natura da mondo misterioso da esplorare a \u201cfondo da impiegare\u201d.<\/p>\n<p><strong>Allora, quali consapevolezze sono utili per orientarsi verso una \u2018slow tech\u2019?<\/strong><\/p>\n<p>Per capire e affrontare la crisi globale in cui ci troviamo, non basta dunque cercare rimedi ai danni sub\u00ecti dai sistemi naturali, n\u00e9 \u00e8 sufficiente provare a ripristinare cicli bio-geochimici spezzati: occorre riflettere sulla scienza e sulla tecnologia, o \u2013 pi\u00f9 correttamente \u2013 sulla tecnoscienza: le sue responsabilit\u00e0, ma soprattutto la visione del mondo di cui \u00e8 portatrice. In particolare, la riflessione sulle tecnologie informatiche e della comunicazione (ICT) pu\u00f2 essere una delle strade da percorrere, dal momento che tutti ne facciamo un uso sempre crescente, spesso identificando l\u2019idea di \u2018progresso\u2019 con lo sviluppo di innovazioni tecnologiche la cui produzione e utilizzo ha delle componenti nascoste molto problematiche.<\/p>\n<p>Per avviare una discussione che magari potr\u00e0 avere un seguito sulle pagine della newsletter del CSSR, propongo la sintesi di un articolo pubblicato di recente da Bob Hugues, ex docente di \u2018digital media\u2019 presso una universit\u00e0 inglese, e autore di un libro appena pubblicato:<em> The Bleeding Edge: Why technology turns toxic in an unequal world<\/em><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2016\/12\/21\/luci-e-ombre-della-tecnologia-informatica-elena-camino\/#sdfootnote2sym\" ><sup>2<\/sup><\/a> (<em>Margini a rischio: perch\u00e9 la tecnologia diventa tossica in un mondo diseguale<\/em>). In questo libro (non ancora tradotto in italiano) Bob Hughes sostiene che societ\u00e0 caratterizzate dalla disuguaglianza sono incapaci di usare bene le tecnologie. Ovunque esistano delle \u00e9lites, per assicurarsi l\u2019auto-conservazione devono assumere il controllo delle nuove tecnologie, quindi proteggere e consolidare il loro status piuttosto che soddisfare i bisogni della gente.<\/p>\n<p><strong>Accecati dalla tecnologia <\/strong><\/p>\n<p><em>Le pagine che seguono sono la traduzione e sintesi di un articolodi Bob Hughes, <\/em><strong><em><a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/newint.org\/features\/2016\/11\/01\/blinded-by-technology\/\" >Blinded by\u00a0\u2018technology\u2019<\/a><\/em><\/strong><strong><em>, <\/em><\/strong><em>pubblicato su New Internationalist, novembre 2016<strong>.<\/strong><\/em><\/p>\n<p>All\u2019inizio del 2011 stavo distribuendo volantini durante una dimostrazione contro la privatizzazione del Sistema Sanitario Nazionale Inglese, quando mi venne incontro una coppia di mezza et\u00e0\u2026 prima che io potessi aprire bocca, l\u2019uomo mi strapp\u00f2 di mano un volantino, lo fece a pezzi e mi disse: \u201cVoi siete matti! Volete far tornare indietro il tempo, e riportarci a un mondo miserabile che era semplicemente incapace di produrre cose come <em>questa!<\/em> \u201c E tir\u00f2 fuori da una tasca un nuovo\u00a0iPhone Apple.<\/p>\n<p>\u2018<em>Questo<\/em>\u2019 disse, agitando il cellulare sotto il mio naso \u2018\u00e8 il risultato del <em>mercato libero<\/em>. Tecnologia brillante, che <em>funziona<\/em>! Non la spazzatura che viene fuori dal tipo di societ\u00e0 che <em>voi <\/em>volete! <em>Lei <\/em>lo sa!\u2019 E indic\u00f2 sua moglie. Si, conferm\u00f2 la donna, che era cresciuta in Romania. \u2018<em>Questo<\/em> \u00e8 il futuro,\u2019 continu\u00f2 \u2018non quello!\u2019 [\u2026]<\/p>\n<p>In continuazione sentiamo dire \u2013 anche da persone \u2018della Sinistra\u2019 \u2013 che pur con tutti i suoi fallimenti il capitalismo regna sovrano quando fornisce tecnologie avanzate. Se vogliamo avere cose meravigliose, dobbiamo accettare i tagli e le inevitabili conseguenze negative del libero mercato. [\u2026]<\/p>\n<p><strong>Per \u2018tecnologia\u2019 l\u00e9ggere \u2018imballaggio\u2019<\/strong><\/p>\n<p>Ma l\u2019idea che \u2018progresso\u2019 e \u2018tecnologia\u2019 siano rappresentati dall\u2019ultimo modello di gadget elettronico \u00e8 completamente sbagliata.<\/p>\n<p>Secondo un pioniere dell\u2019ipertesto, Ted Nelson, un iPhone non \u00e8 tecnologia, \u00e8 solo un imballaggio. Certo, usa tecnologie (architettura di von Neumann, unit\u00e0 aritmetiche binarie, memoria ad accesso random, Unix o sistemi operativi simili, TCP\/IP, DHCP, HTTP, USB, Ethernet\u2026 e potrei andare avanti). Ma molte di queste tecnologie sono sorprendentemente vecchie, create ben prima che le imprese capitalistiche sviluppassero entusiasmo per i computer. E spesso fanno meno di quello che facevano, o che erano state progettate per fare quando erano nuove.<\/p>\n<p>Siete consapevoli, per esempio, che il vostro smartphone o il vostro PC portatile \u00e8 in grado di condividere le sue risorse con una intera rete di terminali a basso costo, o addirittura con macchine vecchie o ormai obsolete? Il suo sistema operativo (Unix, o uno dei suoi analoghi Open Source) ha iniziato a funzionare alle fine degli anni 1960 per lavorare simultaneamente con molti utilizzatori a partire da una singola macchina. Attualmente in tutta l\u2019America Latina, nella Corea del Sud e in Nepal, in Grecia e in altri stati oppressi dall\u2019austerity, tecnici ingegnosi stanno utilizzando questa funzione ormai dimenticata per fornire a scuole e universit\u00e0 tutti i computer di cui hanno bisogno, nonostante il taglio ai finanziamenti.<\/p>\n<p>[\u2026]<\/p>\n<p><strong>Tecnologie obsolete fin dal 1840<\/strong><\/p>\n<p>Dagli anni 1950 in avanti numerosi studi hanno messo in evidenza che le imprese capitalistiche sono molto pi\u00f9 propense a frenare le nuove idee che a promuoverle. Sarebbe stato possibile produrre computer molto prima della seconda guerra mondiale, di quando cio\u00e8 sono stati progettati quelli da cui derivano i modelli attuali.<\/p>\n<p>Le innovazioni significative sono finite quando i computer sono diventati oggetto di interesse del mercato capitalistico, negli anni 1970. Da allora i difetti si sono moltiplicati. E quasi tutti sono ancora basati su un sistema studiato per fare una cosa per volta: per questo i computer attuali hanno bisogno di un processore rapido, che consuma tantissima energia e \u2013 secondo alcuni \u2013 sono la macchina meno efficiente mai costruita dall\u2019uomo.<\/p>\n<p>Dove eccellono le strategie delle imprese capitalistiche \u00e8 nella tendenza a \u2018correre avanti\u2019 con qualunque tecnologia decidano di adottare, con la mentalit\u00e0 del \u2018chi prima arriva prende tutto\u2019 e di mettere in difficolt\u00e0 altre tecnologie che potrebbero interferire con i loro profitti a breve termine.<\/p>\n<p>Le tecnologie avviate con tante promesse si rivelano spesso \u2018pesanti\u2019: nessuna lo dimostra meglio di quella legata a computer e internet. L\u2019economia immateriale che era stata promessa \u00e8 ora una delle maggiori produttrici di gas a effetto serra. Nel 2010 Greenpeace ha messo in luce che la popolazione globale di server stava consumando pi\u00f9 elettricit\u00e0 della Germania, se non addirittura dell\u2019India.<\/p>\n<p><strong>Buona tecnologia, cattivo impatto<\/strong><\/p>\n<p>Ed ecco il paradosso. Ogni nuova tecnologia tende a ottenere di pi\u00f9 con meno. Ma nel momento in cui entrano in gioco i meccanismi della competizione economica, l\u2019equazione si ribalta. Tanto pi\u00f9 efficiente \u00e8 la tecnologia, tanto maggiore \u00e8 il suo impatto ecologico, fino a condurci alla catastrofe ecologica che abbiamo davanti.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 stato individuato dall\u2019economista William Stanley Jevons nel 1865. Il Governo inglese gli aveva chiesto di indagare come mai le riserve di carbone si stessero esaurendo sempre pi\u00f9 rapidamente, anche se i motori erano diventati molto pi\u00f9 efficienti. Il verdetto di Jevons fu che si trattava di un problema reale, probabilmente non risolvibile, e non limitato alle tecnologie delle macchine a vapore: dove ci sia competizione sui prezzi, una maggiore efficienza pu\u00f2 indurre a un aumento della domanda. Quindi il consumo energetico non si riduce.<\/p>\n<p>Da allora molti economisti hanno cercato di dimostrare che Jevons aveva torto, e che alla fine una migliore tecnologia avrebbe permesso di \u2018disaccoppiare\u2019 i processi, e avrebbe portato alla riduzione dei consumi. Questo concetto viene spesso presentato nelle prospettive di \u2018crescita verde\u2019, ma per ora casi di disaccoppiamento sono difficili da trovare. Per esempio, le luci a LED sembrano miracolosamente efficienti. Consumano pochissima energia, ma ne usano tantissima nel processo di produzione: a questo bisogna aggiungere i costi ambientali e umani dell\u2019estrazione e purificazione dei componenti grezzi, il confezionamento e la spedizione, visto che l\u2019utilizzo finale \u00e8 spesso lontanissimo dal luogo di produzione.<\/p>\n<p><strong>La disuguaglianza globale<\/strong><\/p>\n<p>E\u2019 solo la forza bruta della disuguaglianza globale che mantiene bassi i costi economici. Le pressioni esercitate sui produttori e sui consumatori perch\u00e9 utilizzino queste tecnologie \u2013 apparentemente a basso costo \u2013 traendone comunque un guadagno, richiede un enorme aumento nell\u2019uso e nell\u2019impatto, con un aumento scarso o nullo del benessere di ciascuno.<\/p>\n<p>La ragione che sta alla base dell\u2019effetto Jevons sta diventando evidente: \u00e8 la disuguaglianza sociale. Quando emergono nuove, potenti tecnologie in una societ\u00e0 disuguale, esse vengono utilizzate per proteggere e consolidare la disuguaglianza.<\/p>\n<p>L\u2019 Archeologia ha messo in luce che situazioni gravi di degrado ambientale non si sono manifestate fino al momento in cui si sono strutturate le disuguaglianze sociali, nell\u2019Et\u00e0 del Bronzo, poco pi\u00f9 di 5000 anni fa. Oggi le societ\u00e0 con maggiore disparit\u00e0 sociale (come gli USA o Dubai) sono anche le pi\u00f9 distruttive per l\u2019ambiente.<\/p>\n<p>Le implicazioni sono radicali. La disuguaglianza pu\u00f2 anche essere l\u2019innominabile conseguenza dell\u2019economia capitalistica, ma deve essere messa in discussione. L\u2019uguaglianza tra tutti gli esseri umani deve essere il nostro traguardo, semplicemente. Non basta parlare solo di uguaglianza di genere, di uguali opportunit\u00e0, uguale rispetto, bisogna parlare di uguaglianza e basta: nessuno deve avere pi\u00f9 risorse di un altro senza una buona ragione (per esempio per malattia, vecchiaia, infanzia, situazione di handicap).<\/p>\n<p>Ridurre la disuguaglianza offre una soluzione genuina in cui tutti vincono: le persone vincono, e lo stesso l\u2019ambiente. E diventa una tripla vittoria se si esamina come davvero pu\u00f2 esprimersi l\u2019innovazione tecnologica. Qui l\u2019uguaglianza \u00e8 un punto centrale.<\/p>\n<p><strong>Necessaria la creativit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>La partnership improbabile e ufficialmente disapprovata che ha portato alla produzione del primo computer elettronico in Inghilterra, il Colossus nel 1943, \u00e8 significativa: da un lato una squadra di ingegneri addetti ai telefoni, appartenenti alla classe lavoratrice, e guidati dal figlio di un muratore, Tommy Flowers; dall\u2019altra il matematico Alan Turing, elegante ed eccentrico (e gay). I loro superiori fecero di tutto per distruggere la collaborazione e nascondere i risultati, ma soprattutto la minaccia di un fallimento nazionale priv\u00f2 questa intesa della sua forza. La collaborazione continu\u00f2, sia pure per breve durata e con pochi soldi \u2013 ma con straordinarie conseguenze. Su una scala storica pi\u00f9 estesa risulta evidente che la \u2018crescita dell\u2019Occidente\u2019, che trasform\u00f2 la pi\u00f9 grande disuguaglianza in un fatto accettato a livello globale, era molto meno debitrice alle energie creative dei nuovi stati capitalisti che alla loro violenza, e una vera miniera di tecnologie \u00e8 stata sviluppata nel corso dei cosiddetti \u201csecoli bui\u201d da artigiani-operai anonimi in gilde egualitarie e confraternite.<\/p>\n<p>Quanto in l\u00e0 avrebbero potuto avanzare le nostre tecnologie se l\u2019impegno per l\u2019uguaglianza \u2013 tanto celebrato nelle istituzioni pubbliche e persino nelle nostre monete \u2013 fosse stato accompagnato da una forza reale, applicata praticamente? Oggigiorno le societ\u00e0 pi\u00f9 creative sono anche le pi\u00f9 ugualitarie. Nel loro modo debole, anche i \u2018colossi\u2019 delle economie capitaliste riconoscono l\u2019importanza dell\u2019 uguaglianza, e dispongono di strutture ben sigillate, quasi-egualitarie, di \u2018villaggi\u2019 e \u2018campus\u2019 in cui i programmatori, designer e cos\u00ec via possono operare liberi dalle gerarchie brutali che dominano la vita degli altri dipendenti.<\/p>\n<p>Siamo incoraggiati ad ammirare le realizzazioni tecnologiche della nostra epoca, e riporre la nostra fede cieca in loro, oppure a disperarci. Dobbiamo riconoscere quanto miserevoli siano questi risultati in realt\u00e0, e quanto osceno sia il loro impatto, rispetto a ci\u00f2 che \u00e8 possibile.<\/p>\n<p><strong>Bob Hughes<\/strong> ha insegnato un corso di \u201cdigital media\u201d presso l\u2019Universit\u00e0 di Brookes (Oxford) fino al 2013, con un particolare interesse alla riflessione sui cambiamenti sociali. E\u2019 autore del libro \u201c<em>The Bleeding Edge: Why technology turns toxic in an unequal world\u201d, <\/em>che \u00e8 stato recensito sulla rivista <strong>New Internationalist<\/strong> (che ne \u00e8 l\u2019editore) nel 2016 (<a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/newint.org\/books\/reference\/bleeding-edge\/\" >https:\/\/newint.org\/books\/reference\/bleeding-edge\/<\/a>).<\/p>\n<p><strong>NOTE:<\/strong><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2016\/12\/21\/luci-e-ombre-della-tecnologia-informatica-elena-camino\/#sdfootnote1anc\" >1<\/a> Slow Tech: per un\u2019informatica buona, pulita e giusta. <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/mondodigitale.aicanet.net\/2015-4\/relazioni\/02_slow_tech.pdf\" >http:\/\/mondodigitale.aicanet.net\/2015-4\/relazioni\/02_slow_tech.pdf<\/a><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2016\/12\/21\/luci-e-ombre-della-tecnologia-informatica-elena-camino\/#sdfootnote2anc\" >2<\/a> New Internationalist (November 15, 2016)<\/p>\n<p>___________________________________________<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><em>Elena Camino <\/em><em>\u00e8 membro della rete <a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/\" >TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente<\/a> e <\/em><em><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.assefatorino.org\" >Gruppo ASSEFA Torino<\/a><\/em><em>.<\/em><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2016\/12\/21\/luci-e-ombre-della-tecnologia-informatica-elena-camino\/\" >Go to Original \u2013 serenoregis.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Siamo incoraggiati ad ammirare le realizzazioni tecnologiche della nostra epoca, e riporre la nostra fede cieca in loro, oppure a disperarci. 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