{"id":8621,"date":"2010-11-29T00:00:56","date_gmt":"2010-11-28T23:00:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=8621"},"modified":"2010-11-26T19:30:10","modified_gmt":"2010-11-26T18:30:10","slug":"italian-come-costruire-societa-e-istituzioni-nonviolente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2010\/11\/italian-come-costruire-societa-e-istituzioni-nonviolente\/","title":{"rendered":"(Italian) Come Costruire Societ\u00e0 e Istituzioni Nonviolente"},"content":{"rendered":"<p><em>Un convegno a Torino organizzato dal Centro Studi Sereno Regis per celebrare Johan Galtung, il noto e autorevole studioso di Peace Research di origine norvegese, e i suoi ottanta anni di ricerca, educazione e azione per la pace<\/em><\/p>\n<p>08\/10\/2010: Un\u2019occasione unica quella di poter seguire Johan Galtung per una intera giornata sul suo \u201celicottero intellettuale\u201d da dove il mondo si vede con occhi nuovi. Le solite categorie si sfaldano e lasciano il posto ad altre configurazioni e ragionamenti. \u00ab\u00c8 il mio modo di lavorare. Quando sono sul mio elicottero intellettuale acquisisco uno sguardo transdisciplinare e transnazionale. Visti dall\u2019alto, i confini tra le universit\u00e0 sono irrilevanti come anche i confini tra i territori nazionali\u00bb. E cos\u00ec, davanti ai (purtroppo) pochi fortunati partecipanti al convegno, Galtung parla di pace, democrazia, conflitti e nonviolenza dipingendo paesaggi piacevolmente insoliti per sensi troppo abituati alla brutta politica, delineando prospettive non pensate, incredibilmente convincenti e benefiche.<\/p>\n<p>Riportiamo alcuni punti salienti che lo studioso ha affrontato nella trattazione principale e nelle numerose risposte alle domande che gli sono state rivolte nell\u2019intera giornata, riproducendo il discorso in prima persona.<\/p>\n<p>Una trattazione pi\u00f9 ampia sar\u00e0 pubblicata prossimamente sulla rivista Buddismo e societ\u00e0 e anche su questo sito, con ulteriori approfondimenti inediti.<\/p>\n<p>Un mondo che cambia<\/p>\n<p>Sono molto contento: a ottant\u2019anni anni sento di essere arrivato, di aver avuto alcuni successi politici, ma pi\u00f9 che in occidente nei paesi arabi, in America latina, Africa, Asia orientale e Cina. Perch\u00e9? Io sono nato occidentale e lo sono anche, relativamente, ma il mondo \u00e8 diviso.<\/p>\n<p>Il nostro mondo ha avuto pensatori come Hobbes e Kant, in oriente la pensano in maniera differente [Kant nel Saggio per la pace perpetua dice che lo stato di pace fra esseri umani che vivono a fianco non \u00e8 lo stato naturale, e anche quando non ci sono ostilit\u00e0 reali ce ne \u00e8 sicuramente la minaccia. Ci\u00f2 vuol dire che perch\u00e9 ci possa essere socialit\u00e0 \u00e8 necessario che lo stato di pace venga istituito n.d.r.].<\/p>\n<p>I cinesi per esempio hanno un principio di pace che dice esattamente il contrario di ci\u00f2 che dice Kant. Dicono che la pace si ottiene attraverso una \u201ccooperazione con beneficio mutuo e uguale\u201d. Mutualit\u00e0, uguaglianza, cooperazione.<\/p>\n<p>L\u2019occidente, il capitalismo, ha scoperto molto bene il beneficio mutuo ma non quello uguale. E nella letteratura della scienza economica su parole come equit\u00e0 e uguaglianza non c\u2019\u00e8 quasi niente, e questo \u00e8 il punto debole.<\/p>\n<p>Ma stiamo vivendo una situazione interessante: un mondo che cambia.<\/p>\n<p>Assistiamo alla caduta dell\u2019impero degli Stati Uniti e alla regionalizzazione del mondo, con l\u2019emergere di tre regioni di stati nascenti.<\/p>\n<p>1. La regione degli Stati uniti dell\u2019America latina e dei Caraibi, in tutto trentacinque paesi. Non stanno domandando nessuna autorizzazione agli Stati Uniti ma neppure rappresentano per loro una minaccia perch\u00e9 non cercano alcun dominio sugli Usa ma uguaglianza, una \u201ccooperazione con beneficio mutuo e uguale\u201d. Questa cosa non \u00e8 mai stata nelle intenzioni di Washington.<\/p>\n<p>2. Lo stato nascente della regione islamica: dal Marocco alle Filippine, cinquantasette paesi, compresi quasi duecento milioni di musulmani in India. E qui c\u2019\u00e8 una delle difficolt\u00e0 fondamentali del mondo che sta nascendo: da occidente a oriente abbiamo 1560 milioni di musulmani, e dal nord del Nepal al nord di Sri Lanka 1200 milioni di ind\u00f9. Non c\u2019\u00e8 quasi nessuno che pensa a questo. C\u2019\u00e8 molto da lavorare.<\/p>\n<p>3. La regione dell\u2019Asia orientale. Questa regione in un certo senso gi\u00e0 esiste: \u00e8 la SCO (Shangai Cooperation Organization, Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione, un\u2019alleanza economico sociale con un fondamento militare dove i soci sono sei, Cina, Russia e quattro paesi dell\u2019Asia centrale), pi\u00f9 gli osservatori e un gruppo di paesi in dialogo con loro tra cui India, Pakistan, Iran, Mongolia, Sri Lanka. \u00c8 molto interessante osservare che nella stampa occidentale non c\u2019\u00e8 nessun commento perch\u00e9 non sanno che dire, non hanno ricevuto istruzioni da Washington.<\/p>\n<p>\u00c8 possibile che nasceranno delle United Regions, e gi\u00e0 ne possiamo vedere i primi passi. Infatti, queste regioni che gi\u00e0 esistono e le tre regioni in stato nascente, si cercano.<\/p>\n<p>\u00c8 un mondo interessante, che sta cercando anche un\u2019altra una cosa: come si fa la pace positiva, e la pace in generale.<\/p>\n<p>Un territorio che si chiama pace<\/p>\n<p>Dopo sessanta anni di ricerca, nel viaggio virtuale con mio elicottero intellettuale vedo un territorio che si chiama pace che si divide in: passato, presente e futuro.<\/p>\n<p>1. Passato. Il problema sono le esperienze traumatiche di paesi, gruppi e persone feriti. Il metodo si chiama conciliazione.<\/p>\n<p>2. Presente. Il problema \u00e8 il conflitto e il metodo \u00e8 mediazione. La definizione di \u201cconflitto\u201d \u00e8 stato sempre per me il problema principale, soprattutto nei paesi dove predomina il modo di pensare anglo-americano che quasi non fa distinzione tra conflitto e violenza. In questo caso equiparare le due parole \u00e8 un crimine intellettuale: se lo fai perdi una possibilit\u00e0, per cui il problema non \u00e8 pi\u00f9 risolvere conflitto ma eliminare la violenza, per la quale cosa ci vuole forza, sempre pi\u00f9 forza.<\/p>\n<p>Il conflitto \u00e8 un\u2019incompatibilit\u00e0 di obiettivi, di scopi, e pertanto \u00e8 un problema, ma abbiamo una piccola cosa (il cervello) che funziona relativamente bene: si tratta di avere la motivazione del cuore per utilizzare bene il cervello.<\/p>\n<p>3 Futuro. L\u2019obiettivo \u00e8 sviluppare con creativit\u00e0 nuovi legami con beneficio mutuo e uguale. Qui fa il suo ingresso il ricercatore di pace, e la sua carta d\u2019entrata sono idee concrete, costruttive e creative. Creativit\u00e0 costruttiva. Le parti in causa chiedono la teoria, tu non incominci mai con la teoria ma con la conclusione, con il futuro costruttivo che prende forma da una domanda \u201ccome \u00e8 il futuro dove vorresti vivere?\u201d.<\/p>\n<p>Orizzonti pi\u00f9 ricchi<\/p>\n<p>Quindi: abbiamo tre regioni e abbiamo tre momenti, passato, presente futuro. Abbiamo la carta d\u2019entrata del ricercatore di pace: idee concrete e costruttive in forma condizionale.<\/p>\n<p>Alcuni si interessano di guardare le cose da questa prospettiva, altri si interessano di preservare il dominio utilizzando mezzi militari. Ma per fare un mondo migliore dobbiamo sviluppare forze che vanno in senso contrario, considerando che in questo ambito agiscono le energie pi\u00f9 profonde: la cultura profonda e la struttura profonda.<\/p>\n<p>L\u2019idea di uguaglianza, di equit\u00e0, \u00e8 un\u2019idea strutturale e anche un\u2019idea culturale. Credo che Kant, un uomo con cervello magnifico che ha detto cose molto importanti per la cultura occidentale, abbia fatto uno sbaglio: non ha potuto capire e criticare la cultura profonda occidentale, essendone lui stesso una parte; non avendo potuto dialogare con il taoismo, il buddismo, con la logica indiana delle quattro negazioni (tetralemma), non ha potuto vedere come si possono aprire orizzonti molto pi\u00f9 ricchi.<\/p>\n<p>Sicurezza non \u00e8 pace<\/p>\n<p>La disciplina accademica di studi sulla \u201csicurezza\u201d \u00e8 molto lontana dall\u2019idea di pace. Direi piuttosto che \u00e8 l\u2019istituzionalizzazione accademica della paranoia. Naturalmente, se hai oppresso per secoli la paranoia non \u00e8 completamente irrazionale, ci sono forze che spingono alla vendetta, ma la relazione causale non incomincia da l\u00ec.<\/p>\n<p>La filosofia della sicurezza si basa su quattro punti essenziali:<\/p>\n<p>1. in un angolo del mondo c\u2019\u00e8 in un nemico cattivo che si nasconde;<\/p>\n<p>2. il nemico esce solo quando ha la possibilit\u00e0 di nuocere, visto che la sua natura \u00e8 la cattiveria;<\/p>\n<p>3. il rimedio \u00e8 essere forti, perch\u00e9 il nemico ha rispetto solo per la forza; la deterrenza \u00e8 la minaccia della forza, ma se questa non basta c\u2019\u00e8 sempre la possibilit\u00e0 di eliminare l\u2019altro usandola;<\/p>\n<p>4. in compenso si riceve la sicurezza come regalo.<\/p>\n<p>Per quanto ho potuto vedere, questa \u00e8 la filosofia dominante dei poteri occidentali.<\/p>\n<p>Ma c\u2019\u00e8 una filosofia opposta, sempre in quattro punti:<\/p>\n<p>1. in un angolo del mondo c\u2019\u00e8 un conflitto durissimo, cio\u00e8 un\u2019incompatibilit\u00e0;<\/p>\n<p>2. questa incompatibilit\u00e0 porta frustrazione e quindi aggressivit\u00e0: io non posso fare quello che desidero perch\u00e9 c\u2019\u00e8 un altro che me lo impedisce;<\/p>\n<p>3. punto ottimista: risolvere il conflitto, non con forza militare ma con forza del cuore e del cervello; con un dialogo tra le parti;<\/p>\n<p>4. se tu fai tutto questo bene arriva un regalo che si chiama pace.<\/p>\n<p>Dovremmo trasformare il consiglio di sicurezza dell\u2019ONU in un consiglio di pace, o, come gi\u00e0 hanno gli africani, in un consiglio di pace e sicurezza, e sarebbe gi\u00e0 un buon inizio.<\/p>\n<p>Ancora dall\u2019elicottero intellettuale<\/p>\n<p>Guardo ancora dal mio elicottero e vedo un edificio con cinque livelli.<\/p>\n<p>Al livello pi\u00f9 visibile ci sono le guerre dei governi.<\/p>\n<p>Al livello immediatamente inferiore c\u2019\u00e8 la continuazione della guerra contro un non-governo (conflitto asimmetrico). Ci sono mezzi sofisticatissimi di cui si servono i governi e dall\u2019altra parte dotazioni relativamente semplici.<\/p>\n<p>Al terzo livello c\u2019\u00e8 la continuazione della guerra con mezzi verbali. Negoziazioni diplomatiche, qui la battaglia si fa con gli argomenti e coi dibattiti, ma si tratta sempre di vincere, e si pensa in generale: chi ha gli argomenti pi\u00f9 forti vincer\u00e0.<\/p>\n<p>Al quarto livello c\u2019\u00e8 la continuazione della guerra con mezzi nonviolenti. Anche se \u00e8 la migliore tra le alternative che stanno sopra, il problema \u00e8 che anche questa riflette lo schema del conflitto dove gli attori principali sono due, due come nelle guerre. C\u2019\u00e8 soprattutto l\u2019idea di vincere con la capitolazione dell\u2019altro. Anche se con mezzi nonviolenti, con il cambiamento del cuore, ci sono sempre due parti, e se una vince l\u2019altra perde.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo livello, il quinto, molto legato al quarto nonviolento, \u00e8 quello della soluzione creativa dei conflitti. Lasciare parlare tutti gli attori, che sono pi\u00f9 di due (il due \u00e8 un\u2019astrazione). Dare voce a tutti. Udire gli argomenti, i sogni: \u00abcome vedo io una realt\u00e0 dove io possa vivere\u00bb, fare questa specie di salto. Non fare una sintesi, ma trovare una trascendenza a un livello superiore.<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.sgi-italia.org\/press\/Notizie.php?id=403\" >Go to Original \u2013 sgi-italia.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un convegno a Torino organizzato dal Centro Studi Sereno Regis per celebrare Johan Galtung, il noto e autorevole studioso di Peace Research di origine norvegese, e i suoi ottanta anni di ricerca, educazione e azione per la pace.<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46],"tags":[],"class_list":["post-8621","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-original-languages"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8621","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=8621"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8621\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8621"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=8621"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=8621"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}