{"id":87099,"date":"2017-02-20T12:01:33","date_gmt":"2017-02-20T12:01:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=87099"},"modified":"2017-02-18T16:31:41","modified_gmt":"2017-02-18T16:31:41","slug":"italiano-dal-mito-della-scienza-oggettiva-alla-costruzione-di-una-scienza-nonviolenta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2017\/02\/italiano-dal-mito-della-scienza-oggettiva-alla-costruzione-di-una-scienza-nonviolenta\/","title":{"rendered":"(Italiano) Dal mito della scienza oggettiva alla costruzione di una scienza nonviolenta"},"content":{"rendered":"<p style=\"padding-left: 30px;\">8 febbraio 2017 &#8211;<em> Questo testo riprende quanto ho esposto in una breve presentazione il 4 febbraio 2017, in occasione del Convegno \u201cGli occhiali di Nanni\u201d. Chi fosse interessato a un testo pi\u00f9 esteso pu\u00f2 leggerlo sul numero di gennaio-febbraio 2017 di Azionenonviolenta (n.ro 619, anno 54).<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><em>La mia presentazione si \u00e8 basata in prevalenza su citazioni di scritti di Nanni Salio, selezionati in base a ricordi personali di una collaborazione con lui che \u00e8 durata alcuni decenni. In particolare qui riprendo alcuni concetti e schemi che erano stati utili per stimolare dei giovani laureati in discipline scientifico \/naturalistiche a intraprendere una riflessione critica sulla natura della conoscenza scientifica, nella prospettiva che essi\/e \u2013futuri insegnanti di discipline scientifiche nelle scuole superiori \u2013 offrissero poi ai loro studenti uno scenario aperto, interdisciplinare, storicamente contestualizzato e critico delle conoscenze disciplinari acquisite nei corsi universitari.<\/em><\/p>\n<div id=\"attachment_87100\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/nanni-elena-300x200.jpg\" ><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-87100\" class=\"size-full wp-image-87100\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/nanni-elena-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-87100\" class=\"wp-caption-text\">Nanni Salio<\/p><\/div>\n<p><strong>La responsabilit\u00e0 dello scienziato<\/strong><\/p>\n<p>Nanni Salio aveva ben chiaro, fin dagli anni \u201980, quanto fosse importante il modo con cui le nuove conoscenze scientifiche vengono acquisite (grazie a quali finanziamenti, a quali strumenti tecnici, con quali obiettivi), e sottolineava con forza l\u2019importanza di un\u2019assunzione di responsabilit\u00e0 da parte dei ricercatori impegnati nell\u2019ambito tecnico-scientifico.<\/p>\n<p><em>Il tema della <strong>responsabilit\u00e0 dello scienziato, o dell\u2019etica della scienza<\/strong>[\u2026] sta assumendo un\u2019importanza cruciale nelle analisi e nei dibattiti relativi alla corsa agli armamenti e al ruolo della scienza nella societ\u00e0 contemporanea. [\u2026] qualsiasi analisi di temi di grande rilevanza sociale non pu\u00f2 essere condotta in maniera esaustiva solo su un versante strettamente \u00abscientifico\u00bb. Ci si arresta ben presto di fronte a nodi che comportano una visione e una argomentazione pi\u00f9 ampie, globali, che fanno intervenire altre dimensioni dell\u2019analisi teorica. Al tempo stesso, questi riferimenti e queste considerazioni che a molti possono apparire estranee alla argomentazione tecnico \u2013 scientifica sono necessarie per cercare di intaccare l\u2019atteggiamento ancora dominante tra gli scienziati e i tecnici, che tuttora \u00e8 sostanzialmente quello della neutralit\u00e0 della scienza e degli scienziati. <\/em><\/p>\n<p><em>( Dalla questione energetica a quella militare: il caso dell\u2019energia nucleare. <\/em>Giovanni Salio, Istituto di Fisca generale, Torino, <strong>novembre 1981). <\/strong><\/p>\n<p><strong>Prospettive diverse: schemi per riflettere<\/strong><\/p>\n<p>Nanni aveva il pregio di documentarsi tantissimo (e attingendo a una grande variet\u00e0 di fonti) su ognuno dei temi che lo interessavano, e poi di proporre degli schemi \u2018aperti\u2019 che favorivano la discussione e stimolavano a porsi nuove domande. La tabella qui sotto riportata, per esempio, aiuta i lettori a mettersi nei panni di studiosi di diverse discipline, che alla domanda \u2018Che cos\u2019\u00e8 la scienza?\u2019 rispondono in modi diversi, utilizzando linguaggi e schemi concettuali propri delle singole discipline. In questo modo i lettori (gli studenti, nel mio caso) possono sperimentare direttamente la potenza e i limiti del pensiero umano, in continua oscillazione tra la tensione ad approfondire la propria disciplina e la necessit\u00e0\/opportunit\u00e0 di dialogare con esperti di altri campi.<\/p>\n<table width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"100%\"><strong>Che cos\u2019\u00e8 la scienza?<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"27%\"><strong>Tipo di definizione<\/strong><\/td>\n<td width=\"39%\">Discipline<\/td>\n<td width=\"33%\">Definizione convenzionale:<\/p>\n<p>&lt;&lt;scienza come\u2026&gt;&gt;<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"27%\"><strong>Strumentale<\/strong><\/td>\n<td width=\"39%\">Economia e politologia<\/td>\n<td width=\"33%\">\u2026 mezzo per risolvere i problemi<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"27%\"><strong>Archivista<\/strong><\/td>\n<td width=\"39%\">Storia della scienza<\/td>\n<td width=\"33%\">\u2026 conoscenza organizzata<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"27%\"><strong>Metodologia<\/strong><\/td>\n<td width=\"39%\">Filosofia ed epistemologia della scienza<\/td>\n<td width=\"33%\">\u2026 metodo per la ricerca della verit\u00e0<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"27%\"><strong>Attitudine professionale<\/strong><\/td>\n<td width=\"39%\">Psicologia della scienza e della creativit\u00e0<\/td>\n<td width=\"33%\">\u2026 gioco, arte, creativit\u00e0<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"27%\"><strong>Sociologia<\/strong><\/td>\n<td width=\"39%\">Sociologia della scienza<\/td>\n<td width=\"33%\">\u2026 istituzione sociale<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"100%\"><strong>Cinque scuole di pensiero sulla scienza secondo John Ziman<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong>Ineludibili le controversie<\/strong><\/p>\n<p>Il pubblico in generale \u2013 ma anche molti giovani freschi di studi scientifici \u2013 \u00e8 portato a credere che la scienza offra una conoscenza \u2018speciale\u2019 del mondo, che racconti i fatti cos\u00ec come sono, e che quindi i risultati della ricerca scientifica offrano ai decisori politici le indicazioni su come agire. In realt\u00e0 le cose sono molto pi\u00f9 complicate, soprattutto da quando \u00e8 diventato possibile, da un lato, isolare frammenti sempre pi\u00f9 piccoli della realt\u00e0 (quindi tagliando via le relazioni con il contesto) e dall\u2019altra mettere a punto delle tecnologie in grado di incidere in modo estremamente potente sul mondo naturale (quindi attivandone trasformazioni di vasta portata, con esiti imprevedibili).<\/p>\n<p>Nanni si \u00e8 occupato in molte circostanze del \u2018problema\u2019 delle controversie che con crescente frequenza coinvolgono la comunit\u00e0 scientifica internazionale. Anche in questo caso, invece di assumere un atteggiamento dogmatico e di proporre agli studenti una sola interpretazione dei fatti (la propria), suggeriva che fosse pi\u00f9 efficace avviare un dibattito in cui ciascuno potesse esprimersi e confrontarsi con gli altri.<\/p>\n<table width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"50%\"><strong>Miti della scienza<\/strong><\/td>\n<td width=\"50%\"><strong>Realt\u00e0 della scienza<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"50%\"><strong>La scienza fornisce la verit\u00e0<\/strong><\/td>\n<td width=\"50%\">La scienza non fornisce la verit\u00e0<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"50%\"><strong>Ci si aspetta che gli esperti siano d\u2019accordo<\/strong><\/td>\n<td width=\"50%\">Ci si deve aspettare che gli esperti non siano d\u2019accordo<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"50%\"><strong>La scienza \u00e8 una sola<\/strong><\/td>\n<td width=\"50%\">La scienza non \u00e8 una sola ma molte<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"50%\"><strong>Principio di irrilevanza (di una verit\u00e0 scientifica rispetto all\u2019applicazione che se ne fa)<\/strong><\/td>\n<td width=\"50%\">Principio di rilevanza (l\u2019uso di una congettura scientifica influenza sempre l\u2019affermazione scientifica stessa)<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"50%\"><strong>La politica pu\u00f2 essere basata sulla scienza<\/strong><\/td>\n<td width=\"50%\">La politica non pu\u00f2 essere basata sulla scienza<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td colspan=\"2\" width=\"100%\"><strong>Miti e realt\u00e0 della scienza secondo David Collingridge. <\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><em>Le controversie attraversano sia il pensiero scientifico sia quello religioso, determinando scuole di pensiero, sette, schieramenti, conflitti in un intricato garbuglio che attraversa tutta la storia umana ed \u00e8 difficile da dipanare<\/em> (Salio, 2009).<\/p>\n<p><strong>Riconoscere di poter sbagliare<\/strong><\/p>\n<p>Anche se tutti i libri di scienza descrivono il lavoro dello scienziato come un procedere per \u2018tentativi ed errori\u2019, spesso questa affermazione \u00e8 accompagnata da un messaggio implicito: \u201ce alla fine si raggiunge la verit\u00e0\u201d\u2026 Invece la possibilit\u00e0 di sbagliare \u00e8 sempre presente nell\u2019indagine scientifica! Un aspetto per\u00f2 \u00e8 drasticamente cambiato negli ultimi decenni: con il progredire della capacit\u00e0 umana di manipolare la natura, \u00e8 aumentata enormemente la gravit\u00e0 dei possibili errori e la difficolt\u00e0 di porvi riparo. Sui cambiamenti dei modi di praticare la ricerca scientifica, sul ruolo dei soggetti implicati nella ricerca, e in generale sulle implicazioni che derivano dall\u2019aumento della complessit\u00e0 dei problemi indagati, erano stati pubblicati in inglese all\u2019inizio degli anni \u201990 del secolo scorso dei testi scritti da due studiosi \u2013 scienziati e filosofi della scienza: Silvio Funtowicz e Jerry Ravets:<\/p>\n<ul>\n<li><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/books.google.com\/books?hl=en&amp;lr=&amp;id=lINAsNfN7i4C&amp;oi=fnd&amp;pg=PA1&amp;dq=info:_wTPZ1WYsf0J:scholar.google.com&amp;ots=kL5PnLEjNy&amp;sig=lBN0OGW-ciAAG6frKj7nRHa6G9g\" >Uncertainty and quality in science for policy<\/a>, Springer, 1990<\/li>\n<li><a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/scholar.google.com\/scholar?oi=bibs&amp;cluster=17160532435824904850&amp;btnI=1&amp;hl=it\" >A new Scientific methodology for Global Environmental Issues, in Costanza, R.: Ecological Economics. The Science and Management of Sustainability. New York, Oxford: Columbia Press, pp. 137-152<\/a>, 1991.<\/li>\n<li><a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/scholar.google.com\/scholar?oi=bibs&amp;cluster=838219641368607494&amp;btnI=1&amp;hl=it\" >Science for the post-normal age<\/a>, Futures, 1993<\/li>\n<\/ul>\n<p>Nanni li aveva subito \u2018scovati\u2019 e ne aveva proposto la traduzione ad alcuni editori, ma senza successo. I due studiosi hanno poi proseguito i loro studi, e ora sono molto conosciuti, anche se non fanno parte degli scienziati \u2018mainstream\u2019, e hanno mantenuto il loro approccio riflessivo e critico alla produzione tecno-scientifica attuale. Uno schema da loro proposto offre l\u2019opportunit\u00e0 (come le tabelle precedenti) di individuare tipi diversi di ricerca scientifica \u2013 quindi tipi di implicazioni e ricadute sociali differenziate. Quando &lt;&lt;<em>i fatti sono incerti, i valori in discussione, gli interessi elevati e le decisioni urgenti<\/em>&gt;&gt; non si possono pi\u00f9 applicare i criteri di qualit\u00e0 e validit\u00e0 della scienza \u2018normale\u2019: occorre prendere in considerazione altri aspetti, come i rischi, le incertezze, l\u2019ignoranza, e sviluppare una scienza diversa, che essi proposero di chiamare \u2018scienza post-normale\u2019.<\/p>\n<p>Queste riflessioni portarono anni dopo Jerry Ravetz (2006) a riflettere sulla possibilit\u00e0 di elaborare una scienza \u2018non-violenta\u2019: \u201c<em>Possiamo tentare di tratteggiare come sarebbe una scienza non-violenta. \u2026 i cui attributi includono la consapevolezza: della propria ignoranza e propensione all\u2019errore; della disponibilit\u00e0 a imparare da chiunque, anche cittadino o studente; della responsabilit\u00e0 per le conseguenze inaspettate della propria scoperta o invenzione; della possibilit\u00e0 di compiere il male in nome del bene; e delle contraddizioni che in cui si dibattono tutti coloro che devono confrontarsi con le pressioni corruttrici del potere o della responsabilit\u00e0<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Un\u2019altra studiosa, Sheila Jasanoff, pubblic\u00f2 nel 2007 sulla rivista scientifica Nature un breve articolo che riprendeva con altre parole le idee espresse da Funtowicz e Ravetz: \u201c<em>Piuttosto che affermare a gran voce di conseguire la verit\u00e0, peraltro difficilmente conseguibile, la pratica scientifica dovrebbe ammettere incertezza e ignoranza, esercitare un giudizio etico e una riflessione epistemica, e assicurare per quanto \u00e8 possibile che siano i bisogni della societ\u00e0 a guidare i progressi delle scienze, anzich\u00e9 la scienza a presumere di saper condurre la societ\u00e0\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Si trattava proprio delle stesse idee che Nanni sosteneva da tempo: gli scienziati devono ammettere la possibilit\u00e0 di sbagliare; la scienza non \u00e8 la descrizione neutrale dei \u2018fatti\u2019, ma l\u2019analisi e l\u2019interpretazione di certi aspetti della realt\u00e0, allo scopo di conseguire informazioni utili \u2026 e qui si apre un interrogativo di fondo, mai abbastanza esplorato dalla moderna tecnoscienza, e mai posto con sufficiente forza da parte del pubblico e dei decisori politici. Gli indirizzi alla ricerca scientifica sono dati per soddisfare le curiosit\u00e0\/necessit\u00e0 di pochi, o devono cercare di rispondere ai bisogni di molti? In altre parole: la scienza pu\u00f2\/deve porsi interrogativi etici? O no?<\/p>\n<p>Sia la Jasanoff che i proponenti della scienza post-normale ammettono che ci siano evidenti relazioni tra scienza ed etica. Nanni Salio riprende questi concetti, collegandoli alla nonviolenza e al pensiero di Gandhi<\/p>\n<p><strong>Fondamenti epistemologici della nonviolenza<\/strong><\/p>\n<p>In un suo contributo \u2013 Il futuro della nonviolenza (2005) -al Grande Dizionario Enciclopedico UTET, Scenari del XXI secolo, Nanni scrive: <em>\u201cCaratteristica saliente della nonviolenza \u00e8 il suo carattere omeostatico, che consente di ricercare la verit\u00e0 senza distruggere quella dell\u2019avversario, <strong>imparando dagli errori<\/strong>, <strong>con comportamenti altamente reversibili<\/strong>. Non siamo sicuri di essere nel vero, non sappiamo se il corso d\u2019azioni intrapreso, anche con le migliori intenzioni, produrr\u00e0 i<\/em><em> risultati desiderati, ma utilizziamo una metodologia che consente alla ricerca della verit\u00e0 di dispiegarsi\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Le parole di Nanni suonano tanto pi\u00f9 attuali da quando la moderna tecnoscienza ha spostato il suo campo di indagine dai laboratori di ricerca (dove si studiavano frammenti circoscritti della realt\u00e0) a un laboratorio globale: dal 1945, con l\u2019esplosione delle prime bombe atomiche, gli esperimenti scientifici hanno avuto come campo di sperimentazione l\u2019intero pianeta. La Terra, con la sua componente vivente, la biosfera, e con le altre componenti abiotiche inestricabilmente interconnesse (l\u2019idrosfera, l\u2019atmosfera, la litosfera) \u00e8 stata via via modificata dalle attivit\u00e0 umane, spesso senza una sufficiente consapevolezza delle conseguenze impreviste, come per esempio quelle che si stanno manifestando su alcune componenti \u2013 umane e non umane \u2013 del nostro pianeta: siccit\u00e0, alluvioni, alterazioni delle grandi correnti oceaniche.<\/p>\n<p><strong>La Terra come laboratorio<\/strong><\/p>\n<p>\u201c<em>Mentre la scienza tradizionale \u00e8 nata in laboratorio ed \u00e8 stata costruita per prove ed errori, imparando dagli errori stessi che si commettevano, ora ci troviamo ad avere bisogno di una nuova scienza, che non esiste ancora, una \u201cscienza postmoderna\u201d. Non abbiamo un secondo pianeta di riserva sul quale fare gli esperimenti globali che stiamo compiendo, per vedere cosa succede continuando a immettere gas-serra nell\u2019atmosfera e ad alterare il flusso di energia che entra nella biosfera, appropriandocene in modo prevalente rispetto alle altre specie viventi. <\/em><\/p>\n<p><strong><em>Come si fa a decidere in simili condizioni di incertezza e, peggio ancora, di ignoranza? <\/em><\/strong><em>Come governare le innovazioni scientifico-tecnologiche in modo tale da minimizzarne i rischi e massimizzarne i benefici?\u201d<\/em><\/p>\n<p>Sono questi gli interrogativi che pone Nanni ai suoi interlocutori \u2013 scienziati e politici \u2013 interrogativi che dovrebbero essere proposti anche agli studenti universitari, ai giovani laureati che diventeranno professionisti e insegnanti.<\/p>\n<p>E ancora, Nanni continua con le domande: \u201c<em>E\u2019 l\u2019intero stato delle nostre conoscenze scientifiche, ecologiche, economiche, etiche e politiche che deve essere sottoposto a una profonda revisione. Ma quale strada imboccare? Oltre all\u2019incertezza e all\u2019ignoranza delle nostre conoscenze scientifiche, ci troviamo anche in uno stato di ignoranza persino pi\u00f9 grave e clamoroso per quanto riguarda i <strong>principi etici e i sistemi economici e politici<\/strong>: quali sono quelli che potranno consentirci un pi\u00f9 efficace governo della questione ambientale?<\/em><\/p>\n<p><strong>Democrazia ed etica <\/strong><\/p>\n<p>Il discorso necessariamente si allarga. Gi\u00e0 Funtowicz e Ravetz avevano posto un interrogativo sulle relazioni tra scienza, etica e democrazia. E il loro suggerimento era stato questo: visto che nei nuovi problemi non \u00e8 sufficiente un approccio disciplinare specialistico e quantitativo, occorre valorizzare la qualit\u00e0 della ricerca, che si arricchisce grazie a <strong>un dialogo aperto tra tutti coloro che ne sono toccati<\/strong>. L\u2019insieme di tali soggetti \u00e8 una \u201ccomunit\u00e0 estesa di pari grado (<em>peers<\/em>)\u201d, formata non solo da individui istituzionalmente accreditati, ma da tutti coloro che hanno interesse (stakeholders) e desiderio di partecipare alla risoluzione di una questione. Se la comunit\u00e0 scientifica intende avviare sperimentazioni che possono avere ricadute globali, tutte le comunit\u00e0 della Terra hanno diritto di esprimersi, di partecipare alle discussioni e alle decisioni, contribuendo con il proprio sapere e facendo valere le proprie necessit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>La reversibilit\u00e0 delle scelte<\/strong><\/p>\n<p>Quali criteri si possono far valere, nei processi decisionali in cui i partecipanti sono tanto numerosi, ed esprimono interessi e valori molto diversi? Nanni riprende il concetto di reversibilit\u00e0, sottolineando come sia possibile fare scelte razionali sulla base di un principio di nonviolenza. <em>\u201cSe dovessimo seguire il principio di precauzione, saremmo portati a scegliere il modello che, in caso di errori, ci permetterebbe di correggerli senza gravi danni e costi, in condizioni di massima sicurezza. Allora: \u201c<strong>grandi progetti e grande scala sono sinonimi di grande incertezza, rischio ed errore\u201d. <\/strong>Viceversa: \u201c<strong>piccoli progetti e piccola scala comportano l\u2019esposizione a piccola incertezza, rischio ed errore<\/strong>\u201d. <\/em><\/p>\n<p><em>Saremo cos\u00ec saggi e razionali da seguire la filosofia del \u201cpiccolo \u00e8 bello\u201d, sostenuta da Ernst Fritz Schumacher, oppure la nostra hubris sar\u00e0 tale da farci abbagliare dalle sirene dei megaprogetti e dei megarischi?\u201d. <\/em><\/p>\n<p><strong>Scienza ed etica \u2013 la visione gandhiana<\/strong><\/p>\n<p>Ho riportato in questo testo solo alcune delle riflessioni con cui Nanni Salio ha affrontato il problema della natura della scienza e delle relazioni tra la costruzione del sapere scientifico, la democrazia, l\u2019etica. Spero di aver descritto e spiegato almeno in parte le modalit\u00e0 con cui egli affrontava (e proponeva agli altri) i grandi temi del nostro tempo. Approfondendo sempre le conoscenze di base dei temi in questione, poi ponendo domande, invece di fornire risposte. Aiutando a cogliere la complessit\u00e0 dei temi, il loro carattere inter- e trans-disciplinare, la presenza di controversie. Nanni offriva anche degli spunti di riflessione, suggeriva letture, indicava delle strade per approfondire. E tra le sue strade c\u2019era spesso l\u2019invito a esplorare il pensiero di Gandhi, che un secolo fa aveva gi\u00e0 chiaramente delineato lo scenario futuro di un mondo in cui fosse stato spezzato il legame tra umanit\u00e0 e natura, e tra conoscenza ed etica.<\/p>\n<p>Secondo Nanni, <em>il punto chiave della critica gandhiana alla moderna societ\u00e0 tecno-industriale \u00e8 la mancanza di dharma, di una legge, di una via.<\/em> <em>La tensione esistenziale che animava Gandhi era proprio questa incessante sete e ricerca della verit\u00e0, per approssimazioni successive, mediante una continua serie di esperimenti etici con la verit\u00e0. <\/em><\/p>\n<p>Nell\u2019educazione superiore, e nella formazione degli insegnanti di scienze (di cui mi sono occupata per tanti anni) oltre a insegnare i fondamenti (sempre pi\u00f9 specialistici e circoscritti) delle discipline scientifiche, continuo a pensare che sarebbe interessante e motivante avviare riflessioni come quelle proposte da Nanni, offrendo il pensiero e l\u2019azione nonviolenti come un riferimento concreto, e creativo, per affrontare le questioni sempre pi\u00f9 controverse che lacerano le nostre societ\u00e0.<\/p>\n<p>_______________________________________<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><em>Elena Camino <\/em><em>\u00e8 membro della rete <a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/\" >TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente<\/a> e <\/em><em><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.assefatorino.org\" >Gruppo ASSEFA Torino<\/a><\/em><em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><em>Prof. Nanni Salio<\/em> (<em>24 dicembre 1943 \u2013 1\u00ba febbraio 2016)<\/em><em> \u00e8 stato membro della <\/em><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/\" >Rete TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente<\/a> <em>e Direttore<\/em> <em>del <\/em><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/\" >Centro Studi Sereno Regis<\/a><em> a Torino.<\/em><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2017\/02\/08\/dal-mito-della-scienza-oggettiva-alla-costruzione-di-una-scienza-nonviolenta-elena-camino\/\" >Go to Original \u2013 serenoregis.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>8 febbraio 2017 &#8211; Questo testo riprende quanto ho esposto in una breve presentazione il 4 febbraio 2017, in occasione del Convegno \u201cGli occhiali di Nanni\u201d. 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