{"id":87109,"date":"2017-02-20T12:00:00","date_gmt":"2017-02-20T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=87109"},"modified":"2017-02-18T16:39:15","modified_gmt":"2017-02-18T16:39:15","slug":"italiano-era-un-giorno-qualsiasi-intervista-a-lorenzo-guadagnucci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2017\/02\/italiano-era-un-giorno-qualsiasi-intervista-a-lorenzo-guadagnucci\/","title":{"rendered":"(Italiano) Era un giorno qualsiasi. Intervista a Lorenzo Guadagnucci."},"content":{"rendered":"<p><em>17 feb 2017 &#8211; <\/em>Era un giorno qualsiasi. Sant\u2019Anna di Stazzema, la strage del \u201944 e la ricerca della verit\u00e0. Una storia lunga tre generazioni<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><em>\u201d Le storie crediamo ci appartengono,<\/em><br \/>\n<em>appartengano a tutti.<\/em><br \/>\n<em>Sono storie che ci legano<\/em><br \/>\n<em>che ci collegano<\/em><br \/>\n<em>che ci uniscono<\/em><br \/>\n<em>proviamo a vederle \u2026 \u201c<\/em><\/p>\n<p>Massimiliano Filone, Sant\u2019Anna di Stazzema, 12 agosto 2016<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>STORIE<\/strong> \u00e8 la sezione dedicata a cinque narrazioni che invitano a riflettere su violenza e nonviolenza, resistenze, pace e guerre.<br \/>\nLa proposta \u00e8 inserita nello spazio Espace memoria, all\u2019Espace Populaire di Aosta (Italy), dove \u00e8 nato 10 anni il progetto culturale Collettivamente memoria di cui sono ideatrice, conduttrice e quest\u2019anno copromotrice.<\/p>\n<p>Il primo incontro \u00e8 con Lorenzo Guadagnucci per la presentazione del suo nuovo libro uscito nel luglio 2016.<\/p>\n<p>Ecco un\u2019anteprima.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Silvia Berruto_\u201dEra un giorno qualsiasi. Perch\u00e9 era un giorno qualsiasi?<\/strong><\/p>\n<p><strong>Lorenzo Guadagnucci<\/strong>_Il titolo nasce dall\u2019idea che si racconta un episodio storico, come \u00e8 la strage di Sant\u2019Anna di Stazzema, una delle pi\u00f9 gravi avvenuta sulla linea gotica, senza fare un libro di storia: da un punto di vista di un bambino per il quale quella vicenda era davvero un giorno qualsiasi. Questo bambino di dieci anni, come si racconta, faceva una vita assolutamente comune, normale : per lui la guerra sostanzialmente non esisteva.<br \/>\nE\u2019 il racconto di un improvviso incontro fra un percorso individuale e la grande storia.<br \/>\nIn un giorno qualsiasi, ad un\u2019ora del tutto imprevista, senza che il racconto di questo episodio sia caricato dell\u2019approccio dei significati del senso che normalmente gli attribuiamo.<\/p>\n<p><strong>SB_12 agosto 1944 Sant\u2019Anna di Stazzema. Warum? Perch\u00e9 ?<\/strong><\/p>\n<p><strong>LG<\/strong>_Perch\u00e9 la strage? Secondo lo storico Paolo Pezzino non c\u2019\u00e8 una vera motivazione per quella strage nel senso che non fu una rappresaglia rispetto ad azioni partigiane. Non \u00e8 la situazione di Sant\u2019Anna che non aveva nemmeno un valore strategico, militare particolare e non era particolarmente conosciuta come luogo di rifugio dei partigiani.<br \/>\nDa questo punto di vista si pu\u00f2 dire senza motivazione.<br \/>\nIn realt\u00e0 credo di poterla definire un atto terroristico.<br \/>\nUn terrorismo di stato \u2013 se vogliamo chiamarlo cos\u00ec, come spesso se ne vedono nelle guerre attuali \u2013 che aveva senso nella logica dell\u2019esercito tedesco in ritirata che aveva il problema dei partigiani ritenuti una presenza fastidiosa.<br \/>\nIn quel momento fu scelto di compiere anche azioni di eliminazione fisica delle persone e di mandare un messaggio a tutti: un invito a non collaborare coi partigiani, a non disturbare, a rispettare il dominio, senza creare fastidi.<br \/>\nIn sostanza si diede il via libera anche a pratiche di annientamento.<br \/>\nSant\u2019Anna fu la prima, in ordine cronologico, dentro questa logica di annientamento dei civili.<br \/>\nIl perch\u00e9 della strage ha a che fare con questo contesto, con la presenza della divisione \u2013 la XVI Divisione comandata dal generale Max Simon, nda \u2013 chiamata apposta per gestire questa fase di evacuazione, ritirata, bonifica dei territori.<\/p>\n<p><strong>SB_Tu dici che il contenuto del libro \u00e8 racconto della strage, il tentativo di comprendere l\u2019origine di quell\u2019orrore, e poi la riflessione sul ruolo civile culturale e politico di Sant\u2019Anna di Stazzema. <\/strong><br \/>\n<strong>Il libro \u00e8 una ampia, e anche tormentata, riflessione sulla guerra e, come dice Alberto, su la vita umana dentro la guerra. Ma si pu\u00f2 dire vita, una vita dentro la guerra?<\/strong><\/p>\n<p><strong>LG<\/strong>_Dentro la guerra c\u2019\u00e8 sempre vita. Ci sono sempre delle persone che fanno delle scelte. C\u2019\u00e8 sempre una vita, un\u2019autonomia, una scelta possibile in tutti i personaggi che compaiono nella vicenda.<br \/>\nE c\u2019\u00e8 un margine di scelta anche per le SS. Uno dei contributi principali del processo, pur tardivo, che c\u2019\u00e8 stato, \u00e8 stato di affermare, diversamente da quanto si riteneva fino ad allora, che anche gli appartenenti a questo battaglione di SS \u2013 il II Battaglione Galler, nda \u2013 avessero <strong>il DOVERE DI DISOBBEDIENZA.<\/strong><br \/>\nQuesto processo \u2013 il processo di La Spezia, conclusosi con sentenza di primo grado con la condanna all\u2019ergastolo di tutti gli imputati 2004, nda \u2013 ha sancito che ciascuno di loro non doveva obbedire agli ordini. Non c\u2019era la scusante della gerarchia.<br \/>\nAnche per il diritto militare tedesco di guerra: di fronte a ordini criminali non si pu\u00f2 obbedire.<\/p>\n<p><strong>SB_Parliamo dei processi. Sappiamo che le ricerche italiane cominciarono gi\u00e0 nel 1946.<\/strong><br \/>\n<strong>Che cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato nella ricerca della\/e verit\u00e0 sull\u2019eccidio di Sant\u2019Anna di Stazzema. E quali sono le implicazioni politiche sulla societ\u00e0 italiana, soprattutto rispetto a quanto ci dice lo storico Paolo Pezzino in merito al fatto che il corso della giustizia fu impedito dalla magistratura militare italiana.<\/strong><\/p>\n<p><strong>LG<\/strong>_Se uno va a vedere le carte delle prime inchieste che furono fatte sul momento dagli Inglesi e dagli Americani, si vede che c\u2019era tutto: c\u2019erano le indicazioni \u2013 e questo vale non solo per Sant\u2019Anna ma anche per altri episodi \u2013 dei reparti che agirono, molto spesso anche i nomi e i cognomi, gli organigrammi, i responsabili dei vari reparti. Fin da subito c\u2019erano gli strumenti per perseguire questi crimini: quindi per fare giustizia, per dare una risposta alle popolazioni che avevano subito queste violenze cos\u00ec enormi che riguardavano migliaia di persone.<br \/>\nQuesto percorso non c\u2019\u00e8 stato per ragioni politiche.<br \/>\nE\u2019 stata una decisione non dichiarata, non esplicitata \u2026 Abbiamo poi capito che, sia in Italia che in altri paesi, fu scelto di non perseguire questi crimini, se non sporadicamente, con qualche processo a qualche gerarca tra quelli pi\u00f9 in vista.<br \/>\nI fascicoli sulle stragi furono, come si sa, occultati. Negli anni Sessanta ci fu il provvedimento di archiviazione provvisoria poi i fascicoli furono riaperti nel 1994, ma anche in quella circostanza, sostanzialmente non si fecero i processi. Tranne a La Spezia dove, nel 2002, col magistrato De Paolis si \u00e8 riusciti a fare le inchieste.<\/p>\n<p>Le conseguenze che si sono avute sulla societ\u00e0 italiana secondo me sono molteplici e sottovalutate.<br \/>\nA livello politico c\u2019\u00e8 questa scelta di far prevalere la realpolitik con la necessit\u00e0 di non disturbare la Germania Ovest, in quel momento alleata all\u2019occidente nella guerra fredda, andando a cercare criminali di guerra che, in buona parte, fra l\u2019altro, si erano reinseriti nella vita civile tedesca.<br \/>\nAndare a ricercare all\u2019epoca questi personaggi voleva dire mettere in discussione il percorso che la Germania Ovest stava facendo e quindi anche il recupero del personale politico e militare nazista.\u201d<\/p>\n<p>Il non aver fatto i conti col nazismo e con il fascismo, da parte della Germania dell\u2019Italia e dell\u2019Europa, cui si associano i mancati processi e le mancate inchieste sui nostri crimini di guerra ad esempio in Yugoslavia, ha prodotto come effetto l\u2019impossibilit\u00e0 di andare a chiedere l\u2019estradizione di ex militari tedeschi e poi rifiutare le richieste di estradizione che arrivavano dalla Yugoslavia.<\/p>\n<p>\u201cQuesto \u00e8 un livello politico.<\/p>\n<p>Poi c\u2019\u00e8 un livello pi\u00f9 sociale, pi\u00f9 civico, questo fortemente sottovalutato.<br \/>\nLe stragi in Italia sono state qualche migliaia. L\u2019atlante delle stragi nazifasciste, disponibile dall\u2019anno scorso in rete, evidenzia che sono stati pi\u00f9 di 5000 gli episodi censiti, 20.000 morti e decine di migliaia di feriti: dato questo che va moltiplicato per le famiglie e per i compaesani.<br \/>\nE di violenza su inermi. Perch\u00e9 di questo stiamo parlando e non di combattimenti.<br \/>\nIl fatto di aver abbandonato sostanzialmente queste persone, di aver fatto sentire lo Stato o assente o ostile addirittura \u2013 a Sant\u2019Anna c\u2019\u00e8 un vissuto di contrapposizione, di antagonismo rispetto allo stato italiano per il fatto che non ha, per decenni, perseguito i criminali, non si \u00e8 preoccupato di fare giustizia, non si \u00e8 preoccupato dei sopravvissuti \u2013 secondo me ha comportato una lesione enorme del senso di appartenenza, del senso di cittadinanza. E stato un sentimento che qua in Toscana non \u00e8 assolutamente superato. C\u2019\u00e8 una percezione di questa inadeguatezza, di questo abbandono che ha riguardato tantissime persone e che \u00e8 stato ereditato. Questi traumi poi, e la constatazione che faccio su me stesso, si trasmettono attraverso le generazioni: questo deficit non si \u00e8 fermato con le generazioni dei superstiti e dei loro familiari ma si \u00e8 esteso alle generazioni successive.\u201d<\/p>\n<p>Concordo con quest\u2019ultima affermazione di Lorenzo e vivo e condivido, empaticamente e spesso in laica solitudine, il dolore allargato proprio delle storie lunghe tre generazioni, come sono le nostre.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi il grande punto di forza del libro: lo spazio dedicato alla costruzione di progetti e azioni di pace e di nonviolenza, a partire da Sant\u2019Anna di Stazzema \u201cfino a farli diventare il cuore della memoria di Sant\u2019Anna\u201d. Lorenzo ci sta pensando su ma gli chiedo qualche anticipazione: infatti il pensiero e la teoria devono diventare, e farsi, azione.<\/p>\n<p><strong>LG<\/strong>_Quello che mi ha spinto veramente a scrivere questo libro e a dare il mio piccolo contributo \u00e8 l\u2019insoddisfazione per quello che \u00e8 oggi la memoria di questi luoghi, per quello che rappresenta oggi un luogo come Sant\u2019Anna.<br \/>\nA me sembra che la memoria in questo momento sia \u2026 molto debole, sia qualcosa di cristallizzato, di poco vivo.<br \/>\nQuesti luoghi sono stati monumentalizzati e in qualche modo per\u00f2 anche anestetizzati in tutta la loro forza comunicativa e anche evocativa.<br \/>\nLa capacit\u00e0 che questi luoghi possono avere di farci pensare, di spingerci ad analizzare le cose con pi\u00f9 complessit\u00e0 di quanto normalmente si faccia, viene un po\u2019 neutralizzata dai riti che hanno preso il sopravvento e dal tipo di memoria che si \u00e8 fermata.<br \/>\nUna memoria che si \u00e8 un po\u2019 cristallizzata intorno alla dinamica del fascismo, antifascismo, occupazione nazista, Resistenza: un circolo dentro il quale oggi \u00e8 chiusa la memoria di questi luoghi.<\/p>\n<p>A me sembra che manchi una parte fondamentale: la tensione a chi ha vissuto la guerra in quel modo, per averla subita quella guerra, per aver dovuto farci i conti nella vita quotidiana, per poi perderla la vita.\u201d<br \/>\nNella dimensione del rifiuto della guerra e nella discussione sulla violenza.<\/p>\n<p>\u201cNoi dobbiamo andare a Sant\u2019Anna e pensare alle altre Sant\u2019Anna.<br \/>\nDobbiamo andare a Sant\u2019Anna e pensare a quello che ci accade intorno: allora ci accorgiamo che di Sant\u2019Anna ce ne sono state altre negli anni successivi.<br \/>\nAlcune causate anche da NOI: da noi Occidente, da noi Italia, da noi che abbiamo partecipato, e partecipiamo, ad esempio a missioni che implicano stragi come quella di Sant\u2019Anna: in Siria, In Afghanistan, in Irak, qualche anno fa in Bosnia.<br \/>\nNOI siamo stati corresponsabili di nuove Sant\u2019Anna.<\/p>\n<p>Sto tentando di organizzare, con la Pro loco di Avenza e Terre di Mezzo, una camminata \u2013 da Avenza, luogo natale di Elena Guadagnucci, a Sant\u2019Anna di Stazzema, con passo lento che permette la concentrazione, senza la fretta che normalmente si accompagna alle cose che facciamo e che porta sempre superficialit\u00e0 \u2013 che avr\u00e0 la caratterizzazione del seminario.<br \/>\nSi va a fare questa camminata e si ragiona sull\u2019opposizione nonviolenta, sulla resistenza civile, sulle forme di dissidenza.<\/p>\n<p>Resistenza civile, resilienza, opposizione, disobbedienza sono \u201cl\u2019aggiunta capitiniana\u201d che Lorenzo propone per una memoria nuova.<\/p>\n<p>Nel frattempo assumiamo la stupendit\u00e0, la forza e l\u2019ahimsa che derivano dalla sentenza del processo di La Spezia.<\/p>\n<p>Ovvero <strong>IL DOVERE DI DISOBBEDIRE.<\/strong><\/p>\n<p>_________________________________________________<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><em>Silvia Berruto &#8211; giornalista contro il razzismo, antifascista, amica e persuasa della nonviolenza.<\/em><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/silviaberruto.wordpress.com\/2017\/02\/17\/era-un-giorno-qualsiasi-intervista-a-lorenzo-guadagnucci\/\" >Go to Original \u2013 silviaberruto.wordpress.com<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Storie \u00e8 la sezione dedicata a cinque narrazioni che invitano a riflettere su violenza e nonviolenza, resistenze, pace e guerre. 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