{"id":87114,"date":"2017-02-20T12:00:55","date_gmt":"2017-02-20T12:00:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=87114"},"modified":"2017-02-18T16:42:07","modified_gmt":"2017-02-18T16:42:07","slug":"italiano-lettera-a-nanni-salio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2017\/02\/italiano-lettera-a-nanni-salio\/","title":{"rendered":"(Italiano) Lettera a Nanni Salio"},"content":{"rendered":"<p style=\"padding-left: 30px;\"><em>sabato 4 febbraio 2017 \u2013 Giornata per Nanni Salio<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/nannni_saluto-1024x360-top-mountain-sky.jpg\" ><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-87115\" src=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/nannni_saluto-1024x360-top-mountain-sky.jpg\" width=\"700\" height=\"246\" srcset=\"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/nannni_saluto-1024x360-top-mountain-sky.jpg 1024w, https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/nannni_saluto-1024x360-top-mountain-sky-300x105.jpg 300w, https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/nannni_saluto-1024x360-top-mountain-sky-768x270.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Caro Nanni, so che in qualche modo ti posso parlare, che queste modeste parole rivolte a te non sono una finzione.<\/p>\n<p>Crediamo insieme nella compresenza dei morti e dei viventi, intuita da Aldo Capitini, realt\u00e0 difficile da definire, pi\u00f9 ampia delle parole e dei concetti che usiamo, nella quale possono incontrarsi diverse fedi, o persuasioni, o speranze spirituali, o silenzi discreti, riguardo al dopo-vita e dopo-morte, tanto l\u2019 impermanenza quanto la resilienza della nostra esistenza personale.<\/p>\n<p>Noi non abbiamo certezze su ci\u00f2 che non si vede (e neppure certezze totali sul mondo fisico, tu lo sapevi), ma sentiamo con certezza morale, interiore, che persone vissute prima di noi ci hanno realmente trasmesso una eredit\u00e0 che ha un valore vitale, impalpabile ma grande, una eredit\u00e0 di vita resistente alla morte, di umanit\u00e0 pi\u00f9 forte della violenza, di amore non contaminato dall\u2019odio, di impegno per gli altri non spento da individualismo ed egoismo.<\/p>\n<p>Tu sei per noi una di queste persone, nella fila dei maestri del vivere umano senza violenza, senza prevaricazione, nella ricerca della pace giusta, quella pace che ha cura di ogni vita e di ogni realt\u00e0, che trasforma i conflitti naturali da distruttivi a costruttivi, dal rischio di annichilamento alla ricerca di un cammino ed evoluzione di vita. Questo che dico di te non \u00e8 quell\u2019elogio con cui spesso inquadriamo e liquidiamo una vita, come per archiviarla, perch\u00e9 ci carica di impegno. Fare l\u2019elogio del morto e ringraziarlo \u00e8 bello e giusto, ma a noi tocca soprattutto raccogliere da chi muore una consegna, un compito, un lavoro avviato da proseguire. Da ognuno riceviamo una eredit\u00e0 che ci fa pi\u00f9 ricchi, ci d\u00e0 degli strumenti, non per vivere di rendita, ma perch\u00e9 ci d\u00e0 lavoro, d\u00e0 un senso al tempo che noi abbiamo da vivere pi\u00f9 di chi \u00e8 gi\u00e0 nel riposo.<\/p>\n<p>Questo che diciamo di te, \u00e8 ancora un ascoltarti, un parlare e dialogare.<\/p>\n<p>Ho sempre presente il momento in cui, con le nostre mani, abbiamo disperso le tue ceneri, il tuo corpo ridotto in cenere, come due mesi prima tu disperdevi, pure insieme a noi, le ceneri di Daci, che ti ha amato e tu hai amato. Gettavamo le ceneri nella fontana apposita del cimitero, che le porta gi\u00f9 nel grembo della madre-terra, da dove veniamo, senza averla mai lasciata, e dove hai preceduto tutti noi che ancora viviamo qui, in questo tipo di vita precaria e desiderante, appassionata.<\/p>\n<p>Sentivamo lo sgomento della tua assenza, a cui dovevamo adattarci. Poi abbiamo ripreso il lavoro che facevamo con te: eri assiduo dalla mattina alla sera al tuo tavolo, che era una montagna franosa di documenti, riviste, libri e appunti, davanti al computer sempre acceso, oppure a colloquio con qualche visitatore, o al telefono. Ora, quando passiamo nel tuo studiolo-corridoio, sappiamo che non sei qui ma non sei lontano da qui. L\u00ec, su quella sedia, ti ho visto l\u2019ultima volta, arrivare affranto e col viso di colore terreo, ma sorridente, il venerd\u00ec, prima di vederti in ospedale, sofferente fino allo stremo, luned\u00ec 1\u00b0 febbraio, l\u2019ultimo tuo giorno.<\/p>\n<p>Quando festeggiammo gli 80 anni di Galtung mi dicesti che speravi di vivere a lungo, perch\u00e9 sentivi di avere tanto lavoro da fare, per la pace giusta nonviolenta.<\/p>\n<p>Abbiamo raccolto e stiamo continuando l\u2019opera che tu hai avviata, che hai accompagnata, a cui hai dato gambe per camminare. Tu hai intuito con grande chiarezza che il lavoro per la pace nonviolenta ha bisogno di organizzazione, cio\u00e8 di un luogo continuativo per incontri personali, collaborazione regolare, raccolta di strumenti e di materiale \u2013 la biblioteca, l\u2019emeroteca, la comunicazione \u2013 perch\u00e9 quell\u2019impegno non sia soltanto episodi volenterosi, manifestazioni velleitarie, dichiarazioni verbali. Tu hai voluto, anche con completa dedizione e donazione personale, questo Centro Studi, intitolato a Domenico Sereno Regis, che ha condiviso un impegno analogo al tuo, interrotto dalla morte prematura. Hai voluto questo laboratorio, scientifico nella ricerca e operaio nella diffusione, luogo culturale e spirituale, di amicizia e di dibattito, che \u00e8 il tuo Centro Studi Sereno Regis. Tuo e nostro, ora. Nostro soltanto nel compito di aprirlo a chi passa in queste sale per ascoltare e dibattere, come luogo di ricerca, educazione, azione per la pace, in tutti i significati della parola.<\/p>\n<p>Tu qui hai raccolto insieme vecchi appassionati e mai stanchi di studiare la pace e le sue strade, e giovani che vi lavorano ogni giorno, con uguale e pi\u00f9 fresca passione, con nuove sensibilit\u00e0. Qui hai promosso o accolto la pluridisciplinare ricerca per la pace: dalle esperienze storiche alla cura per la natura, dalla scienza alla politica, alla psicologia, all\u2019arte, all\u2019artigianato dei conflitti costruttivi, alla filosofia, all\u2019economia, alle religioni in dialogo tra loro, per sviluppare tanti vari apporti alla nonviolenza. Tu sentivi tutte queste dimensioni del lavoro profondo.<\/p>\n<p>Sentiamo la tua mancanza, Nanni, mettiamo qui il nostro lavoro, abbiamo fiducia che la giusta ricerca della pace nonviolenta proceda con l\u2019aiuto di tanti, che hai chiamato da varie parti a questo impegno.<\/p>\n<p>E nel riprendere il lavoro non c\u2019era solo la tua assenza, non c\u2019erano solo i tuoi lavori interrotti, c\u2019era soprattutto la \u201cvisione\u201d, la prospettiva di ricerca, nutrita di memoria e di esperienza, che tu, con tanti compagni di lavoro, hai consegnato a noi.<\/p>\n<p>\u00c8 avvenuto come avviene dei morti cari, o comunque incisivi e significativi (che vuol dire portatori di un segno, di qualcosa che indica altro, pi\u00f9 avanti). Avviene che la vita di quei morti si pianta nella nostra memoria viva, nella nostra vita, come un trapianto, che vi pone radici. Lo abbiamo fatto anche materialmente, con un bel segno visivo, piantando, il 17 ottobre scorso, quel giovane tiglio col tuo nome nei giardini Cavour, i pi\u00f9 belli di Torino, accanto al busto di Gandhi, il tuo maestro. Ecco, era quasi \u2013 permettimi la fantasia \u2013 accompagnarti bambino (di te bambino ci ha parlato tua sorella Carla), il primo giorno di scuola, nella tua nuova esistenza, e affidarti al maestro, alla Grande Anima, dal quale hai ben imparato, come ripetevi, a \u00abvivere semplicemente per permettere a tutti semplicemente di vivere\u00bb.<\/p>\n<p>Hai vissuto con passione calma, ma forte, con coerenza, tenacia e continuit\u00e0, con una spiritualit\u00e0 sobria e interiore, attingendo alle sorgenti.<\/p>\n<p>Hai sopportato la malattia, il dolore e la morte con molto silenzio e discrezione. \u00abSi vede la vita in un altro modo\u00bb, dicevi ad un\u2019amica che si informava delicatamente del tuo stato. Quando avevi tutta la tua forza sei andato dovunque ti chiamassero, viaggiando la notte per risparmiare tempo. Leggevi molto e diffondevi letture utili, traducevi lavori da altre lingue, paesi e scuole. Hai scritto articoli e libri che ritorniamo a leggere. Davi a noi un\u2019amicizia sobria, discreta, non effusiva se non nella energia e continuit\u00e0 che si coglieva e ci stimolava nel lavorare con te. A me mettevi un po\u2019 di soggezione, ma sapemmo anche discutere su alcune differenze convergenti. Credo che sia stato cos\u00ec con tutti gli amici. Io ti sono grato. Il mio sentimento per te \u00e8 soprattutto gratitudine. Siamo molti a ringraziarti.<\/p>\n<p>Tu sei morto, Nanni. Noi sappiamo e non sappiamo che cosa \u00e8 la morte, il colle da valicare, che vediamo solo da questo lato. Ascoltiamo ora cosa ne dice il nostro padre e maestro Gandhi. Egli intende il pluriforme concetto di Dio come \u00abl\u2019unit\u00e0 di tutto il vivente\u00bb, tutto sempre da difendere e realizzare; come quell\u2019armonia universale che \u00e8 la pace profonda nella quale tu e noi, tutti, siamo compresenti.<\/p>\n<p>Scriveva Gandhi: \u00ab(\u2026) Vi \u00e8 una forza vivente, immutabile, che tiene tutto assieme, crea, dissolve e ricrea. Questa forza o spirito informatore \u00e8 Dio (\u2026). E questa forza \u00e8 benevola o malevola? La vedo esclusivamente benevola, perch\u00e9 vedo che in mezzo alla morte persiste la vita, in mezzo alla menzogna persiste la verit\u00e0, in mezzo alle tenebre persiste la luce\u00bb. <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2017\/02\/06\/lettera-a-nanni-enrico-peyretti\/#sdfootnote1sym\" >1<\/a><\/p>\n<p>Che cos\u2019\u00e8 la morte, Nanni? Noi non sentiamo la tua risposta, sappiamo che ci pensavi, negli ultimi tempi. Ma sentiamo un mormorio di risposte non urlate, lo sentiamo venire da lontano e da vicino, dall\u2019alto e dal basso. Spendere la vita per gli altri, per la vita degli altri, \u00e8 vivere davvero. Nell\u2019antico Cantico dei cantici, poemetto biblico erotico, due innamorati dicono che l\u2019amore \u00e8 forte come la morte. Cio\u00e8, la morte non \u00e8 pi\u00f9 forte dell\u2019amore. Vediamo che tutta la storia \u00e8 una contesa fra amore e morte. Tu, Nanni, hai giocato dalla parte dell\u2019amore, perch\u00e9 la pace nonviolenta \u00e8 amore per la bellezza di tutto ci\u00f2 che vive, per la vita degli oppressi e delle vittime, perch\u00e9 non ci siano pi\u00f9 vittime. Tu sei morto con questo amore dentro di te, pi\u00f9 forte della morte.<\/p>\n<p>Grazie, Nanni!<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2017\/02\/06\/lettera-a-nanni-enrico-peyretti\/#sdfootnote1anc\" >1<\/a>[1] Gandhi, Antiche come le montagne, Edizioni di Comunit\u00e0, Milano 1965, p. 100.<\/p>\n<p>__________________________________<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><em>Enrico Peyretti<\/em> <em>\u00e8 membro della <\/em><em><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/\" >Rete TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente<\/a><\/em><em>.<\/em><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2017\/02\/06\/lettera-a-nanni-enrico-peyretti\/\" >Go to Original \u2013 serenoregis.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Caro Nanni, so che in qualche modo ti posso parlare, che queste modeste parole rivolte a te non sono una finzione. 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