{"id":9227,"date":"2011-01-03T00:00:35","date_gmt":"2011-01-02T23:00:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=9227"},"modified":"2010-12-31T16:34:28","modified_gmt":"2010-12-31T15:34:28","slug":"italian-il-tramonto-della-democrazia-nell%e2%80%99era-della-globalizzazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2011\/01\/italian-il-tramonto-della-democrazia-nell%e2%80%99era-della-globalizzazione\/","title":{"rendered":"(Italian) Il Tramonto della Democrazia nell\u2019era della Globalizzazione"},"content":{"rendered":"<p><em>Il declino dei modelli classici e post-classici della democrazia<\/em><\/p>\n<p>Oggi non \u00e8 chiaro che cosa significhi la parola \u201cdemocrazia\u201d. Coloro che usano disinvoltamente il termine \u201cdemocrazia\u201d lo fanno o per pigrizia intellettuale o per scarsa conoscenza dei problemi. Molto spesso si tratta di retorica politica e di presunzione ideologica occidentale. Negli Stati Uniti d\u2019America, in particolare, i leader politici usano il termine <em>democracy<\/em> per esaltare il proprio regime e per discriminare sul piano internazionale quelli che essi chiamano \u201cStati canaglia\u201d (<em>rogue states<\/em>).<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 dubbio che il significato classico di \u201cdemocrazia\u201d, risalente all\u2019esperienza ateniese, appartiene ad una storia remota che ormai ha ben poco da insegnarci. Oggi, in tempi di espansione globale del potere politico, economico e militare, nessuno studioso serio pensa che il modello della <em>agor\u00e0<\/em> e della <em>ecclesia<\/em> abbia una qualche attualit\u00e0. E nessuno oggi crede che i partiti politici siano realmente delle organizzazioni \u201crappresentative\u201d che trasmettono fedelmente ai vertici del potere statale le esigenze e le aspettative degli elettori.<\/p>\n<p>Oltre a tutto ci\u00f2, oggi si deve riconoscere che anche la \u201cdottrina pluralistica\u201d della democrazia, affermatasi in Occidente dopo la seconda guerra mondiale, \u00e8 ormai in declino. Nelle societ\u00e0 moderne \u2013 aveva sostenuto Joseph Schumpeter (<span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#1\" >1<\/a><\/span>) \u2013 la democrazia si fonda su tre principi: il pluralismo delle <em>\u00e9lites<\/em> in concorrenza fra loro per la conquista del potere politico; il carattere alternativo dei loro programmi; una libera e pacifica competizione elettorale per la scelta da parte del popolo dell\u2019<em>elite<\/em> che deve governare. Autori come Robert Dahl, John Plamenatz, Raymond Aron, Giovanni Sartori (<span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#2\" >2<\/a><\/span>) hanno sostenuto, nella scia di Weber e di Schumpeter, che la gestione del potere deve essere necessariamente affidata ad una ristretta classe dirigente, composta di politici di mestiere, dotati di competenze specifiche. Al pubblico \u201cincompetente\u201d dei cittadini pu\u00f2 essere riservata esclusivamente la funzione di scegliere l\u2019<em>\u00e9lite<\/em> alla quale affidare il potere di comando e alla quale ubbidire disciplinatamente.<\/p>\n<p>Negli ultimi decenni, nel contesto di societ\u00e0 \u201cglobalizzate\u201d, sempre pi\u00f9 differenziate e complesse, anche la dottrina pluralistica della democrazia si \u00e8 rivelata poco realista. In questi anni l\u2019Occidente \u00e8 passato dalla societ\u00e0 dell\u2019industria e del lavoro alla societ\u00e0 postindustriale, dominata dalla rivoluzione tecnologico-informatica e dallo strapotere di <em>corporations<\/em> internazionali che hanno diffuso l\u2019economia di mercato in ogni angolo della terra. Il potere politico ed economico si \u00e8 concentrato nelle mani di poche superpotenze e il diritto internazionale \u00e8 ormai subordinato alla loro volont\u00e0 assoluta. La sovranit\u00e0 politica degli Stati nazionali si \u00e8 molto indebolita, mentre la funzione dei Parlamenti \u00e8 stata limitata dal potere delle burocrazie pubbliche e private, inclusa la burocrazia giudiziaria e le corti costituzionali. Nello stesso tempo il potere esecutivo ha assunto una funzione egemonica, alterando la divisione dei poteri che era stata la caratteristica del <em>Rechtsstaat<\/em> eurocontinentale e del <em>rule of law<\/em> anglo-americano.<\/p>\n<p>Oggi non \u00e8 chiaro neppure che cosa siano i \u201cpartiti politici\u201d. Come hanno sostenuto Leslie Sklair e Luciano Gallino, le democrazie sono dominate dall\u2019egemonia di alcune <em>\u00e9lites<\/em> economico-politiche al servizio di intoccabili interessi privati (<span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#3\" >3<\/a><\/span>). \u00c8 la cosiddetta \u201cnuova classe capitalistica transnazionale\u201d che domina i processi di globalizzazione dall\u2019alto delle torri di cristallo di metropoli come New York, Washington, Londra, Francoforte, Nuova Delhi, Shanghai. In questo contesto il sistema dei partiti \u00e8 un apparato \u201cautoreferenziale\u201d, nel senso che i partiti operano circolarmente come fonte della propria legittimazione e riproduzione.<\/p>\n<p>I partiti non svolgono il ruolo di aggregare le domande politiche emergenti dalla societ\u00e0 e di metterle in concorrenza fra loro nel Parlamento. I partiti non sono in nessun senso dei canali della rappresentanza politica, volontariamente sostenuti dai propri militanti ed elettori. Usando sistematicamente lo strumento dalla Televisione, i leader politici si rivolgono direttamente ai cittadini-consumatori mettendo in mostra i propri \u201cprodotti propagandistici\u201d secondo abili strategie di <em>marketing<\/em> televisivo. La loro funzione \u00e8 in sostanza quella di investire il loro potere e il loro denaro entro circuiti finanziari informali e spesso occulti, attraverso i quali essi distribuiscono risorse finanziarie, vantaggi e privilegi. In questo modo alimentano la solidariet\u00e0 e gli interessi sui quali essi si reggono e che spesso hanno dimensioni transnazionali (<span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#4\" >4<\/a><\/span>).<\/p>\n<p>Oltre a questo, ci sono analisi attendibili che hanno mostrato che i partiti tendono ad accordarsi fra di loro su tutto ci\u00f2 che per loro \u00e8 essenziale in quanto apparati burocratici del sistema politico nazionale. Un esempio clamoroso \u00e8 l\u2019imponente auto-finanziamento dei partiti: \u00e8 un finanziamento sottratto a qualsiasi effettiva regolazione normativa, controllo e sanzione (<span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#5\" >5<\/a><\/span>). Si pensi, ad esempio, che in Italia le spese pubbliche per il finanziamento dei partiti superano le spese sanitarie, che sono imponenti. E la solidariet\u00e0 collettiva consente all\u2019insieme dei partiti la concorrenza con gli altri soggetti della \u201cpoliarchia corporativa\u201d. In Italia, si tratta di organizzazioni che non \u00e8 esagerato chiamare \u201cquasi-statali\u201d, come la mafia, la \u201cn\u2019drangheta\u201d calabrese, la camorra, la chiesa romana, le banche pi\u00f9 potenti, la grande industria, i trafficanti di droga, i \u201cservizi segreti\u201d. In sintonia con questi soggetti \u201cpubblico-privati\u201d la maggioranza dei partiti opera al di fuori del sistema politico formale e, talora, contro l\u2019ordinamento giuridico dello Stato. Si pensi \u2013 sempre con riferimento all\u2019Italia \u2013 alla fittissima rete degli appalti pubblici, che sono la casa-madre miliardaria della corruzione e della concussione di leader politici, di funzionari pubblici e di <em>managers<\/em> di alto livello.<\/p>\n<p>Come hanno sostenuto Alan Wolfe (<span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#6\" >6<\/a><\/span>) e Norberto Bobbio (<span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#7\" >7<\/a><\/span>), nelle democrazie contemporanee convivono le strutture di un \u201cdoppio Stato\u201d. \u00c8 un doppio Stato nel senso che accanto ad uno Stato visibile esiste nelle democrazie occidentali uno \u201cStato invisibile\u201d, una sorta di sottofondo insondabile delle formalit\u00e0 democratiche. Bobbio indica un particolare ambito di invisibilit\u00e0 del potere: \u00e8 il duplice intreccio fra la politica nazionale e l\u2019economia mondiale. In modo speciale in Italia, la classe politica esercita un ingente \u201cpotere invisibile\u201d attraverso la gestione diretta o indiretta di attivit\u00e0 economiche sottratte di fatto al controllo e all\u2019ispezione della giurisdizione amministrativa e ordinaria. Le pratiche occulte riguardano una grande variet\u00e0 di funzioni connesse alle migliaia di enti che dipendono da amministrazioni pubbliche, in particolare dalle Regioni, dalle Provincie e dai Comuni. In questo modo la classe politica condiziona i progetti urbanistici delle citt\u00e0, l\u2019amministrazione dei servizi sanitari, gli enti di previdenza e assistenza, il credito delle imprese, il commercio con l\u2019estero e persino l\u2019amministrazione della giustizia (<span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#8\" >8<\/a><\/span>).<\/p>\n<p>Quanto alla capacit\u00e0 degli elettori democratici di giudicare la competizione politica e di scegliere l\u2019<em>\u00e9lite<\/em> meritevole di svolgere funzioni governative, essa \u00e8 molto incerta. Persino in relazione alle <em>issues<\/em> pi\u00f9 semplici e coinvolgenti \u2013 l\u2019inquinamento ambientale, la guerra, il sistema penale, il carcere, l\u2019energia nucleare, la distribuzione dell\u2019acqua, ecc. \u2013 l\u2019opinione pubblica e quindi il consenso politico difficilmente si basa su un\u2019informazione controllata e su una valutazione razionale. Alla complessit\u00e0 delle questioni si aggiunge la barriera degli strumenti di comunicazione di massa, la Televisione anzitutto. Ci\u00f2 che rimane \u00e8 la libert\u00e0 di voto \u201cnegativa\u201d, nel senso che l\u2019elettore \u00e8 libero di partecipare o di non partecipare alle elezioni e di esprimere una preferenza elettorale. Ma non sono gli elettori a decidere quali questioni politiche devono essere sottoposte al loro giudizio: qualcuno prima di loro e al loro posto stabilisce che cosa sottoporre alla loro decisione e che cosa invece riservare ad accordi segreti, eliminando ogni rischio di destabilizzazione istituzionale. Siamo dunque in presenza di un regime che a mio parere si pu\u00f2 chiamare \u201ctele-oligarchia post-democratica\u201d: una post-democrazia nella quale la grande maggioranza dei cittadini non \u201csceglie\u201d e non \u201celegge\u201d, ma ignora, tace e obbedisce (<span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#9\" >9<\/a><\/span>).<\/p>\n<p>L\u2019opinione pubblica all\u2019interno di uno Stato non dispone di fonti di informazione indipendenti dal sistema telecratico nazionale e internazionale. Le Televisioni locali sono collegate alla grande struttura internazionale dell\u2019industria multimediale. Le <em>corporations<\/em> transnazionali che hanno il monopolio dell\u2019emittenza televisiva sono in maggioranza insediate negli Stati Uniti e sono tutte appartenenti all\u2019OCSE: fra queste Aol-Time-Warner, Disney, Bertelsmann, Viacom, Tele-Communications Incorporated, News Corporation, Sony, Fox. La comunicazione pubblicitaria diffonde in tutto il mondo messaggi simbolici fortemente suggestivi che esaltano la ricchezza, il consumo, lo spettacolo, la competizione, il successo, la seduzione del corpo femminile. La comunicazione \u201csubliminale\u201d stimola le pulsioni acquisitive in una chiave politica fortemente conservatrice e ispirata ai valori dell\u2019economia capitalistica ormai dominante a livello globale (<span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#10\" >10<\/a><\/span>). Grazie alla Televisione l\u2019espansione della produzione industriale e del consumo non solo ispira le strategie delle <em>\u00e9lites<\/em> politiche al potere, ma domina anche l\u2019immaginazione collettiva: \u00e8 un conformismo profondo e generalizzato che influenza i ritmi di vita, le scelte di valore e le propensioni politiche della grande maggioranza dei cittadini. Bobbio ha sostenuto che lo strapotere del mezzo televisivo ha causato un\u2019inversione del rapporto fra i cittadini controllori e i cittadini controllati: sono le ristrette minoranze dei funzionari di partito e degli eletti a controllare le masse degli elettori e non viceversa (<span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#11\" >11<\/a><\/span>). E un\u2019ulteriore causa alla subordinazione politica dei cittadini sono gli <em>opinion polls<\/em>. Sotto l\u2019apparenza del rigore scientifico i \u201csondaggi\u201d vengono usati non per analizzare ma per manipolare la cosiddetta \u201copinione pubblica\u201d. Le agenzie demoscopiche, al servizio delle <em>\u00e9lites<\/em> pi\u00f9 influenti, registrano le risposte del pubblico ai loro questionari e grazie alla televisione influenzano l\u2019opinione pubblica attraverso la divulgazione selettiva dei risultati dei sondaggi.<\/p>\n<p>Anche in questo caso l\u2019esperienza italiana \u00e8 esemplare. Il potere che da quasi un ventennio domina l\u2019opinione pubblica italiana \u00e8 essenzialmente quello televisivo, sotto il monopolio di un <em>leader<\/em> \u2013 Silvio Berlusconi \u2013 che deve il suo successo alla sua straordinaria ricchezza, alla propriet\u00e0 di larga parte delle emittenti televisive private e al controllo politico della televisione pubblica.<\/p>\n<p>La dottrina post-classica della democrazia era arrivata a sostenere che la nozione di \u201crappresentanza\u201d conservava un senso soltanto come divisione sociale del lavoro. Kelsen si era spinto sino a sostenere che il Parlamento rappresentava il popolo in modo non diverso da come, secondo la dottrina monarchica, la persona del sovrano ereditario o i funzionari da lui nominati rappresentavano il popolo, la nazione o lo Stato. Nella democrazia moderna la volont\u00e0 del potere esecutivo \u2013 il Parlamento \u00e8 ormai sostanzialmente privo di funzioni autonome \u2013 si sostituisce di fatto alla presunta volont\u00e0 del \u201cpopolo sovrano\u201d, mentre la sovranit\u00e0 popolare non \u00e8 pi\u00f9 che una \u201cmaschera totemica\u201d (<span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#12\" >12<\/a><\/span>). In una visione realistica della \u201cpost-democrazia\u201d contemporanea i \u201crappresentanti\u201d sono in realt\u00e0 dei burocrati e dei <em>managers<\/em> che \u201crappresentano\u201d gli elettori soltanto nel senso che fanno qualcosa al loro posto, qualcosa che i singoli elettori non hanno la competenza, le risorse finanziarie o la possibilit\u00e0 di fare. In questo senso i regimi democratici si differenziano dai regimi dispotici o totalitari soltanto per la maggiore complessit\u00e0 delle procedure di nomina delle <em>\u00e9lites<\/em> e per il cambiamento nel tempo delle maggioranze e delle minoranze parlamentari. Ma l\u2019alternanza delle <em>\u00e9lites<\/em> al potere non comporta un effettivo cambiamento degli obiettivi politici perseguiti e degli interessi economici garantiti. Le <em>\u00e9lites<\/em> economico-politiche sono fortemente condizionate da interessi di parte, dalle strategie internazionali e dagli obiettivi globali delle grandi potenze.<\/p>\n<p>Nelle analisi di Bobbio la democrazia era intesa come un complesso di regole procedurali il cui rispetto garantiva un contenuto politico minimo: la tutela giuridica delle libert\u00e0 civili, la pluralit\u00e0 dei partiti e la periodicit\u00e0 delle elezioni (<span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#13\" >13<\/a><\/span>). Bobbio non solo aveva rinunciato ad una difesa pi\u00f9 ampia delle istituzioni democratiche, ma aveva redatto un severo catalogo delle \u201cpromesse non mantenute\u201d della democrazia moderna. Fra le altre egli aveva indicato la paralisi dell\u2019autodeterminazione popolare dovuta all\u2019incontenibile espansione delle burocrazie pubbliche; l\u2019autonomia intellettuale delle persone minacciata dall\u2019industria culturale; l\u2019eguaglianza sociale contrastata dal permanere delle forme capitalistiche della produzione; la trasparenza delle decisioni politiche vanificata dall\u2019intervento dei partiti nei settori dell\u2019economia e dell\u2019informazione pubblica (<span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#14\" >14<\/a><\/span>).<\/p>\n<p>Per conto suo, Niklas Luhmann aveva sostenuto che il consenso politico dei cittadini stava diventando sempre pi\u00f9 debole. La procedura elettorale, basata sui principi della generalit\u00e0 del suffragio, dell\u2019eguaglianza del voto e della sua segretezza non esprimeva la cosiddetta \u201cvolont\u00e0 popolare\u201d, n\u00e9 consentiva di scegliere gli uomini migliori e pi\u00f9 competenti. La sua funzione era ormai solo quella di neutralizzare e rendere puramente formale il ruolo degli elettori, consentendo loro di esprimere la propria volont\u00e0 soltanto con un \u201cs\u00ec\u201d o con un \u201cno\u201d nei confronti di alternative molto generiche e ridotte di numero. In questo modo gli elettori venivano inseriti in una procedura auto-obbligante che consentiva alle <em>\u00e9lites<\/em> al potere di dare per scontato il sostegno popolare delle proprie decisioni. Il cosiddetto consenso democratico era ormai una finzione istituzionale, un formula rituale di giustificazione ideologica della politica, non certo la ricerca di un consenso effettivo, fondato sulle reali convinzioni dei cittadini (<span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#15\" >15<\/a><\/span>).<\/p>\n<p>La mia opinione \u00e8 che le analisi di Kelsen, di Bobbio e di Luhmann, nonostante il loro realismo e la loro acutezza, siano oggi teoricamente insufficienti di fronte alla sfida globale lanciata negli ultimi decenni dalla rivoluzione tele-informatica, dai processi di globalizzazione economico-finnanziaria e dalla concentrazione del potere politico internazionale nelle mani di alcune superpotenze occidentali. Gli Stati Uniti d\u2019America, in particolare, hanno usato la loro supremazia politico-militare per dar vita ad una serie di guerre di aggressione \u2013 dalla guerra del Golfo del 1991 alle guerre di aggressione della Serbia nel 1999, dell\u2019Afghanistan nel 2001 e dell\u2019Iraq nel 2003. \u00c8 chiaro, secondo me, che le guerre di aggressione rendono sempre pi\u00f9 improbabile la conservazione dei delicati meccanismi delle procedure democratiche, sia negli Stati aggrediti che negli Stati aggressori. Negli Stati aggressori la democrazia viene di fatto sostituita da un esercizio del potere molto pi\u00f9 \u201cefficiente\u201d, perch\u00e9 concentrato nelle mani di esperti senza scrupoli moralistici, capaci di un impiego spregiudicato delle risorse economiche e finanziarie e soprattutto decisi a limitare pesantemente i diritti di libert\u00e0 dei cittadini. E non si pu\u00f2 trascurare il fatto che la guerra contro il <em>global terrorism<\/em>, in nome della quale viene usata la violenza e repressa la libert\u00e0, \u00e8 essa stessa una guerra che diffonde il terrore facendo strage di persone innocenti con mezzi di distruzione di massa (<span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#16\" >16<\/a><\/span>)<em>.<\/em><\/p>\n<p>Non sembra dubbio che ci troviamo di fronte ad una notevole perdita di capacit\u00e0 evolutiva delle istituzioni democratiche. La loro evoluzione, almeno negli ultimi due secoli, aveva segnato un progresso costante: dalle conquiste rivoluzionarie dei diritti umani all\u2019universalit\u00e0 del suffragio elettorale e dei diritti politici, alla tutela dei diritti sociali nell\u2019ambito del <em>Welfare state.<\/em> Nelle aspirazioni dei progressisti \u2013 si pensi in particolare a Thomas H. Marshall \u2013 questa parabola evolutiva avrebbe portato gradualmente al socialismo e cio\u00e8 ad una democrazia fondata sull\u2019eguaglianza economico-sociale dei cittadini e sulla scomparsa delle classi sociali. Ma l\u2019evoluzione si \u00e8 interrotta definitivamente nel corso degli ultimi decenni. La globalizzazione ha posto bruscamente in crisi il <em>Welfare state<\/em> e ha favorito il costituirsi di regimi che, pur sventolando ancora la bandiera della \u201cdemocrazia\u201d, sono in realt\u00e0 oligarchie elitarie, tecnocratiche e repressive. Sono regimi orientati alla pura efficienza economico-politica, al benessere delle classi dominanti e alla discriminazione dei cittadini non abbienti e, in modo tutto particolare, dei migranti extracomunitari, trattati e sfruttati non di rado come servi o come schiavi.<\/p>\n<h2>2. Il crepuscolo dello Stato sociale e le due nozioni di \u201csicurezza\u201d<\/h2>\n<p>In aggiunta a tutto quanto ho sinora sostenuto, non si pu\u00f2 non riconoscere che anche il modello democratico dello Stato sociale o <em>Welfare State<\/em> \u00e8 oggi in crisi nei principali paesi occidentali. Il livello pi\u00f9 alto raggiunto in Occidente da un sistema politico nel tentativo di regolare democraticamente i rapporti economico-sociali e di ridurre l\u2019insicurezza \u00e8 stato senza dubbio il <em>Welfare state<\/em> (<span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#17\" >17<\/a><\/span>). Le libert\u00e0 fondamentali, l\u2019<em>habeas corpus<\/em>, la propriet\u00e0 privata, l\u2019autonomia negoziale, il suffragio universale e in genere i diritti politici erano gi\u00e0 stati formalmente garantiti dallo Stato di diritto liberaldemocratico. Ma lo Stato sociale, a partire dagli anni trenta del Novecento, aveva tentato di andare oltre lo Stato di diritto liberaldemocratico tutelando i cosiddetti \u201cdiritti sociali\u201d: il diritto al lavoro, il diritto all\u2019istruzione e il diritto alla salute, oltre a una serie di prestazioni pubbliche di carattere assicurativo, assistenziale e previdenziale. Si pu\u00f2 dire che lo Stato sociale si \u00e8 fatto carico dei rischi \u2013 e quindi dell\u2019insicurezza e della paura \u2013 strettamente legati all\u2019economia di mercato, fondata su una logica contrattuale e concorrenziale che suppone la diseguaglianza economico-sociale degli individui e la riproduce senza limiti.<\/p>\n<p>Oggi \u00e8 largamente condivisa l\u2019idea che lo Stato sociale attraversi una grave crisi a causa dei processi di trasformazione economica e politica che vanno sotto il nome di globalizzazione. Autori come Ulrick Beck, Lo\u00efc Wacquant, Luciano Gallino, Joseph Stiglitz, Robert Castel (<span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#18\" >18<\/a><\/span>) hanno riconosciuto che la globalizzazione ha segnato il trionfo dell\u2019economia di mercato moltiplicando in pochi decenni la quantit\u00e0 globale dei beni prodotti e quindi la ricchezza complessiva. Nel 2000 il prodotto interno lordo del pianeta \u00e8 stato di 42.000 miliardi di dollari, sette volte pi\u00f9 che nel 1950. Per un altro verso, per\u00f2, la globalizzazione ha incrementato la discriminazione fra paesi ricchi e paesi poveri: oggi le 20 persone pi\u00f9 ricche del mondo dispongono di una ricchezza complessiva pari a quella del miliardo pi\u00f9 povero (<span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#19\" >19<\/a><\/span>).<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la crisi del <em>Welfare state<\/em>, l\u2019onere di un\u2019ampia serie di rischi sociali \u00e8 stato posto sempre pi\u00f9 a carico dei singoli cittadini, anzich\u00e9 della comunit\u00e0, secondo un approccio orientato a privatizzare la responsabilit\u00e0 del rischio e dell\u2019incertezza. Si tratta di un approccio individualistico e autoritario nello stesso tempo, sempre pi\u00f9 lontano dai valori della democrazia, in tutte le sue possibili concezioni. Questa privatizzazione del rischio vale in particolare per la sanit\u00e0, l\u2019istruzione, il lavoro e le pensioni, settori nei quali le prestazioni del bilancio pubblico tendono in molti paesi occidentali ad una progressiva restrizione.<\/p>\n<p>Nel frattempo le nuove guerre \u201cglobali\u201d, l\u2019instabilit\u00e0 dei mercati, i cambiamenti demografici, le grandi migrazioni e l\u2019evoluzione dei sistemi produttivi dei paesi pi\u00f9 ricchi hanno contribuito a determinare una contrazione delle retribuzioni del lavoro e una diffusa instabilit\u00e0 dei rapporti contrattuali. La competizione globale impone criteri di concorrenza soprattutto nell\u2019area dei fattori produttivi pi\u00f9 deboli, a cominciare dalla forza-lavoro. In presenza di una accresciuta concorrenza, le imprese tendono a liberarsi della quasi totalit\u00e0 dei tradizionali lavoratori dipendenti a favore di prestazioni lavorative \u201cflessibili\u201d \u2013 a tempo determinato, a tempo parziale o di carattere interinale \u2013 che consentono di utilizzare la minor quantit\u00e0 possibile di forza-lavoro per unit\u00e0 di prodotto<\/p>\n<p>La crescente \u201cflessibilit\u00e0\u201d del lavoro sta portando a un indebolimento dell\u2019intero apparato delle tutele democratiche garantite sinora ai lavoratori e alle loro famiglie: pensione, liquidazione, malattie, gravidanza, e cos\u00ec via. Le tecniche di flessibilizzazione tendono ad attribuire al rapporto di lavoro dipendente una dimensione di puro diritto privato. Il suo carattere sempre pi\u00f9 \u201catipico\u201d separa il lavoratore dipendente da qualsiasi dimensione collettiva. La tutela sindacale diviene problematica, assieme alla stessa possibilit\u00e0 di una regolazione pubblica dei rapporti di lavoro: l\u2019esito finale che si profila \u00e8 la pura contrattazione individuale fra il datore di lavoro e il singolo lavoratore (<span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#20\" >20<\/a><\/span>).<\/p>\n<p>La conseguenza generale che ne deriva \u00e8 la tendenza a riassorbire la le istituzioni democratiche entro lo schema dello \u201cStato liberale puro\u201d o della \u201csociet\u00e0 di diritto privato\u201d. Le nuove parole d\u2019ordine sono ovunque: privatizzazione, subordinazione di tutti i lavoratori, pubblici e privati, alle regole del rapporto di lavoro subordinato, contrazione di ogni erogazione pubblica che non sia motivata da un\u2019assoluta emergenza, abbandono delle politiche di pieno impiego e comunque di sostegno del diritto al lavoro, attenuazione delle difese sociali predisposte a favore degli anziani e dei disabili.<\/p>\n<p>Naturalmente tutto ci\u00f2 approfondisce il divario fra una classe media economicamente garantita e un variegato campionario di soggetti emarginati: dai pensionati poveri ai senza fissa dimora, alle prostitute, ai tossicodipendenti, ai malati di Aids, agli ex-detenuti, ai sofferenti psichici, agli extracomunitari regolari e clandestini, ai rom, e cos\u00ec via. Ne deriva un\u2019ulteriore frammentazione del tessuto sociale, soprattutto in termini di demotivazione all\u2019impegno civile, di attenuazione del senso di appartenenza. E la crescente aspettativa di sicurezza canalizza la paura in una diffusa richiesta di una spietata repressione dei \u201cmalvagi\u201d e di un esercizio autoritario del potere contro i rischi del disordine e dell\u2019anarchia.<\/p>\n<p>A tutto questo si aggiunge, in molti paesi, l\u2019antagonismo fra le popolazioni dei paesi occidentali e le masse crescenti di migranti provenienti da aree continentali senza sviluppo e con un elevato tasso demografico. Si tratta di soggetti molto deboli ma che, a rischio della vita, esercitano una forte pressione per l\u2019ingresso e l\u2019accettazione nei paesi occidentali e per l\u2019eguaglianza di trattamento. La replica da parte delle cittadinanze minacciate da questa pressione \u201ccosmopolitica\u201d si esprime in termini sia di rigetto o di espulsione violenta degli immigrati, sia di negazione della loro qualit\u00e0 di soggetti civili, sia infine di discriminazione giuridica e politica nei confronti dei \u201cbarbari invasori\u201d. Questo conflitto sta scrivendo e sembra destinato a scrivere nei prossimi decenni alcune fra le pagine pi\u00f9 luttuose della storia civile e politica dei paesi occidentali, a cominciare dall\u2019Italia. Il governo italiano, con la sua decisione di sanzionare come un crimine l\u2019ingresso irregolare degli stranieri extra-comunitari nel territorio dello Stato (<span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#21\" >21<\/a><\/span>) e, soprattutto, con la proposta del giugno 2008 di registrare le impronte digitali dei bambini, ha dato una prova di incivilt\u00e0 giuridica e di squallida discriminazione razzista, assolutamente antidemocratica. In questo modo il governo ha assecondato di fatto l\u2019ondata di isteria giustizialista e di xenofobia che in Italia aveva gi\u00e0 investito, assieme, i cittadini romeni e le minoranze Rom e Sinti.<\/p>\n<h2>3. Dallo Stato democratico alla societ\u00e0 penitenziaria<\/h2>\n<p>Il trionfo dell\u2019economia di mercato non ha soltanto messo in crisi lo Stato democratico nella sua forma di <em>Welfare state<\/em>: ha coinvolto l\u2019intera esperienza delle istituzioni liberaldemocratiche occidentali. Il termine \u201csicurezza\u201d \u00e8 sempre meno associato ai legami di appartenenza sociale, alla solidariet\u00e0, alla prevenzione, all\u2019assistenza, in una parola alla sicurezza intesa come garanzia democratica per tutti di trascorrere la vita al riparo dall\u2019indigenza, dalle malattie, dallo spettro di una vecchiaia invalidante e miserabile, da una morte precoce. Si tratta di un drastico passaggio da una concezione della sicurezza come riconoscimento dell\u2019identit\u00e0 delle persone e della loro partecipazione alla vita sociale ad una concezione della sicurezza intesa come difesa poliziesca degli individui da possibili atti di aggressione e come repressione e punizione della devianza.<\/p>\n<p>Zygmunt Bauman, nel suo <em>Liquid Fear<\/em>, ha sostenuto che in tempi di globalizzazione la sicurezza all\u2019interno degli Stati \u00e8 sempre pi\u00f9 concepita come \u201cincolumit\u00e0 individuale\u201d sulla base dell\u2019assunzione \u2013 in larga parte fondata su interpretazioni distorsive dei dati statistici \u2013 che ci troviamo di fronte ad un costante aumento della criminalit\u00e0 (<span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#22\" >22<\/a><\/span>). La \u201ccultura del controllo\u201d si concentra sulla difesa del territorio, sulla militarizzazione delle citt\u00e0 e delle singole residenze abitative, sulla messa sotto tutela di alcune categorie sociali considerate \u201cpericolose\u201d, sull\u2019uso di guardie private e sul rigore penale (<span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#23\" >23<\/a><\/span>). Ai processi di globalizzazione corrisponde nella maggioranza dei paesi occidentali (e in alcuni altri paesi latinoamericani, come il Brasile, la Giamaica e il Messico, che ne hanno seguito l\u2019esempio), una profonda trasformazione delle politiche penali e repressive: una trasformazione per la quale Lo\u00efc Wacquant ha coniato l\u2019espressione \u201cdallo Stato sociale allo Stato penale\u201d (<span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#24\" >24<\/a><\/span>).<\/p>\n<p>In una larga parte dei paesi occidentali l\u2019amministrazione penitenziaria tende a occupare gli spazi lasciati liberi dalla smobilitazione istituzionale di ampi settori della vita politica, sociale ed economica del <em>Welfare state<\/em> (<span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#25\" >25<\/a><\/span>). Gli Stati occidentali accordano un\u2019importanza crescente al controllo poliziesco delle persone e alla lotta armata contro la criminalit\u00e0. Lo fanno all\u2019insegna dell\u2019ideologia penale della <em>Zero tolerance<\/em>, che si \u00e8 affermata negli Stati Uniti e che la deriva della globalizzazione ha poi rapidamente diffuso in molti paesi occidentali. Oggetto di un minuzioso controllo del territorio e di una repressione inflessibile sono i comportamenti devianti, anche di lievissima entit\u00e0, dei soggetti marginali che non si adeguano ai modelli del conformismo sociale e che sono pertanto considerati i massimi responsabili del disordine e dell\u2019insicurezza.<\/p>\n<p>Un caso esemplare \u00e8 rappresentato dalle politiche penali e penitenziarie praticate negli Stati Uniti nell\u2019ultimo trentennio. La superpotenza americana occupa il primo posto sia nella lotta contro la criminalit\u00e0, sia nell\u2019incarcerazione di un numero crescente di detenuti (solo la Federazione russa si avvicina alle quote statunitensi). A questo primato si aggiunge, come \u00e8 noto, l\u2019ostinata applicazione della pena di morte. Dal 1980 ad oggi negli Stati Uniti la popolazione penitenziaria si \u00e8 pi\u00f9 che triplicata, raggiungendo nel 2007 la cifra di oltre 2.300.000 detenuti. Il tasso di detenzione \u00e8 il pi\u00f9 alto del mondo: 753 cittadini incarcerati ogni 100.000 (<span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#26\" >26<\/a><\/span>), sette volte pi\u00f9 che in Italia.<\/p>\n<p>Questi dati appaiono ancora pi\u00f9 rilevanti se si considera che negli Stati Uniti i detenuti sono soltanto un terzo della popolazione soggetta a controllo penale. Ci sono infatti oltre quattro milioni di cittadini sottoposti alle misure alternative della <em>probation<\/em> e della <em>parole<\/em>, e questo porta complessivamente a oltre sei milioni le persone che sono sottoposte a una qualche forma di misura penale per \u201cridurre la paura\u201d nel paese della libert\u00e0 (<span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#27\" >27<\/a><\/span>).<\/p>\n<p>A tutto questo occorre aggiungere che negli Stati Uniti \u00e8 in corso la tendenza alla privatizzazione del carcere. \u00c8 il cosiddetto <em>correctional business<\/em>, il cui volume di affari ha segnato una crescita esponenziale e la cui struttura ha assunto le caratteristiche di una \u201cmultinazionale delle sbarre\u201d, diffondendosi in paesi come la Gran Bretagna, l\u2019Australia, Israele e il Cile. Negli Stati Uniti, in un numero crescente di istituti penitenziari privati, molti dei quali quotati in borsa, sono oggi rinchiusi oltre trecentomila detenuti, pari a circa un quinto della popolazione carceraria complessiva. La logica di questa impresa economica \u00e8 ovviamente il profitto e questo incide in misura rilevante sulla qualit\u00e0 del trattamento carcerario: \u00e8 ormai del tutto abbandonato il modello del carcere come luogo di \u201crieducazione\u201d e di \u201crisocializzazione\u201d. I penitenziari sono delle discariche umane che, non diversamente dal patibolo, hanno il compito di incapacitare e annientare i soggetti devianti, come vuole il diffuso fervore giustizialista e vendicativo \u2013 si pensi all\u2019imponente fenomeno del <em>Victim\u2019s Rights Mouvement<\/em> \u2013 che oggi esalta le virt\u00f9 terapeutiche del carcere e della pena di morte (<span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#28\" >28<\/a><\/span>).<\/p>\n<h2>4. Sicurezza, libert\u00e0, autonomia cognitiva<\/h2>\n<p>Di fronte a questo panorama allarmante sorge spontanea la domanda: che cosa fare? che cosa fare in Italia, in Europa, nel mondo? Che cosa fare nella Federazione russa? Che cosa possono fare le forze progressiste in presenza di una deriva \u201cpost-democratica\u201d che investe l\u2019Occidente intero, diffonde la povert\u00e0, l\u2019insicurezza e la paura, ricorre a crudeli strategie repressive inclusa la pena capitale? La risposta \u00e8 drammaticamente difficile e non sono certo in grado di tentare qui una risposta adeguata. Di pi\u00f9, non nego il mio pessimismo. Personalmente ritengo che il pessimismo sia un dovere morale, un atto di coraggio. Condivido l\u2019idea di Oswald Spengler che sosteneva che \u201cl\u2019ottimismo \u00e8 vilt\u00e0\u201d (<span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#29\" >29<\/a><\/span>).<\/p>\n<p>Dir\u00f2 semplicemente che a mio parere il primo compito di un movimento progressista che sia in sintonia con i problemi posti dai processi di globalizzazione \u00e8 quello di lasciarsi alle spalle il codice delle certezze marxiste, ma senza abbandonare la visione generale del mondo che il marxismo ci ha lasciato in eredit\u00e0. Come ha scritto Norberto Bobbio (<span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#30\" >30<\/a><\/span>), il marxismo ci ha insegnato a vedere la storia umana dal punto di vista degli oppressi e a mettere da parte il moralismo politico per una scelta realista e conflittualistica.<\/p>\n<p>Occorrerebbe anzitutto tentare di salvare alcuni valori e alcuni diritti umani che oggi sono fra i pi\u00f9 calpestati: anzitutto i diritti sociali e i \u201cnuovi diritti\u201d come, fra gli altri, i diritti degli stranieri migranti, il diritto all\u2019ambiente, il diritto all\u2019acqua, il diritto a non essere torturati e degradati dalla \u201cgiustizia\u201d degli Stati, il diritto alla pace e, non ultimo, il diritto alla vita, oggi brutalmente calpestato dal terrorismo delle guerre di aggressione occidentali e dalla replica altrettanto violenta e terroristica degli aggrediti (<span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#31\" >31<\/a><\/span>). Si tratterebbe inoltre di resistere al tentativo neo-liberale di smantellare anche gli ultimi residui del <em>Welfare state<\/em>, cercando di subordinare la logica discriminatrice del mercato alla logica di <em>status<\/em> dei diritti soggettivi e alla loro funzione protettrice e \u201crassicurante\u201d. Questa potrebbe essere la premessa non certo per restaurare le forme classiche o postclassiche della democrazia \u2013 obiettivo ormai irraggiungibile \u2013 ma almeno per restituire un minimo di autonomia ai soggetti individuali e un senso di solidariet\u00e0 all\u2019interno delle comunit\u00e0 in cui vivono. In altre parole, si tratterebbe di recuperare il significato positivo sia della sicurezza che della libert\u00e0, assumendo che sicurezza e libert\u00e0 non possono sopravvivere al di fuori di strutture politiche che puntino, nello stesso tempo, sull\u2019autonomia individuale e sulla solidariet\u00e0 sociale, sull\u2019identit\u00e0 dei cittadini in quanto titolari di diritti soggettivi e sui loro legami di appartenenza alla comunit\u00e0 nella quale sono politicamente e culturalmente inseriti. Questa scelta richiederebbe un superamento sia della retorica dell\u2019uguaglianza sociale, sia del mito cosmopolita dell\u2019unificazione politica del mondo con la conseguente cancellazione della nozione stessa di cittadinanza e di identit\u00e0 etnica.<\/p>\n<p>L\u2019idea classica di \u201ceguaglianza sociale\u201d \u00e8 difficilmente proponibile entro le moderne societ\u00e0 postindustriali. Stretti fra il bisogno di identit\u00e0 e una crescente pressione omologatrice, prodotta dai mezzi di comunicazione e dal mercato, gli individui sembrano attratti da una sorta di \u201cbisogno di diseguaglianza\u201d, dall\u2019aspirazione a realizzare e proclamare la propria differenza. E lo fanno non necessariamente per raggiungere posizioni di privilegio, ma per realizzare in qualche modo la propria libert\u00e0 di fronte alla muraglia del conformismo. Soprattutto fra i pi\u00f9 giovani la paura fondamentale \u00e8 di non essere se stessi, di non essere nessuno, di fallire come esseri umani. Ci\u00f2 di cui le nuove generazioni sentono bisogno non \u00e8 per\u00f2 semplicemente la libert\u00e0 \u201cnegativa\u201d, la libert\u00e0 di non essere impediti da costrizioni esterne, secondo la formulateorizzata da Isaiah Berlin (<span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#32\" >32<\/a><\/span>). Si aspira a qualcosa di pi\u00f9 e di diverso: ciascuno vorrebbe disegnare il profilo della propria vita. Ciascuno vorrebbe che il suo destino fosse il risultato di un suo progetto su se stesso, non di un disegno altrui. Vorrebbe controllare i suoi processi cognitivi, i suoi sentimenti e le sue emozioni: in poche parole, aspira alla sua \u201cautonomia cognitiva\u201d.<\/p>\n<p>Per autonomia cognitiva, come essenza stessa della libert\u00e0 individuale, si pu\u00f2 intendere la capacit\u00e0 del soggetto di controllare, filtrare e interpretare razionalmente le comunicazioni che riceve. Entro societ\u00e0 informatizzate la garanzia giuridica dei diritti di libert\u00e0 e dei diritti politici rischia di essere un guscio vuoto se non include l\u2019\u201dautonomia cognitiva\u201d: se questa manca, \u00e8 impensabile che si formi un\u2019opinione pubblica indipendente rispetto ai processi di autolegittimazione promossi dalle <em>\u00e9lites<\/em> politiche al potere. In presenza di una crescente efficacia persuasiva dei mezzi di comunicazione di massa il destino delle istituzioni politiche occidentali sembra dipendere dall\u2019esito della battaglia a favore di questo fondamentale \u201cdiritto umano\u201d, l\u2019\u201dautonomia cognitiva\u201d, che potrebbe essere anche chiamato <em>habeas mentem<\/em>.<\/p>\n<p>Vorrei concludere aggiungendo, contro l\u2019utopia cosmopolita <em>\u00e0 la Bauman<\/em> o <em>\u00e0 la Habermas<\/em>, che l\u2019autonomia individuale non esclude ma anzi implica il senso di appartenenza a un particolare gruppo sociale e culturale. Non c\u2019\u00e8 autonomia e libert\u00e0 senza radici nella particolarit\u00e0 di un territorio, senza identificazione intellettuale, sentimentale ed emotiva con una storia, una cultura, una lingua, un destino comune. E non c\u2019\u00e8 sicurezza ma dispersione e solitudine senza solidariet\u00e0, condivisione, un senso di omogeneit\u00e0, una qualche spontanea intimit\u00e0 nei rapporti sociali. Solo chi dispone di solide radici identitarie riconosce l\u2019identit\u00e0 altrui, rispetta la differenza, cerca il dialogo con gli altri, rifugge da ogni fondamentalismo e dogmatismo, \u00e8 sicuro che l\u2019incontro fra le diverse culture e civilt\u00e0 del pianeta non \u00e8 soltanto la condizione della pace ma \u00e8 anche un patrimonio evolutivo irrinunciabile per la specie umana.<\/p>\n<h2>Bibliografia<\/h2>\n<ul>\n<li>Bobbio, N., <em>Il      problema della guerra e le vie della pace<\/em>, Bologna, il Mulino, 1979.<\/li>\n<li>Bobbio, N., Zolo, D., <em>Kelsen, the Theory of Law and the      International Legal System<\/em>, \u201cEuropean Journal of International Law\u201d,      (1998), 2.<\/li>\n<li>Brzezinski, Z., <em>The Grand Chessboard<\/em>, New York, Basic      Books, 1997.<\/li>\n<li>Bull, H., <em>The Grotian Conception of International Society<\/em>,      in H. Butterfield, M. 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War, Law and Global Order<\/em>,      London-New York, Continuum, 2002.<\/li>\n<li>Zolo, D., <em>Victors\u2019 Justice: From Nuremberg to Baghdad<\/em>,      London-New York, Verso, 2009.<\/li>\n<\/ul>\n<h2>Note<\/h2>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#n1\" >1<\/a><\/span>. Si veda J. Schumpeter, <em>Capitalism, Socialism and Democracy<\/em>, London, Allen and Unwin, 1987.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#n2\" >2<\/a><\/span>. Si veda R. Dahl, <em>Democracy and Its Critics<\/em>, New Haven, Yale University Press, 1989; J. Plamenatz, <em>Democracy and Illusion<\/em>, London, Longman, 1973; R. Aron, <em>D\u00e9mocratie et totalitarisme<\/em>,Paris, Gallimard, 1965; G. Sartori, <em>Democrazia e definizioni<\/em>, Bologna, il Mulino, 1957.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#n3\" >3<\/a><\/span>. Si veda L. Sklair, <em>The Transnational Capitalist Class<\/em>, Oxford, Blackwell, 2001; L. Sklair, \u201cThe end of capitalist globalization\u201d, in M.B. Steger (a cura di), <em>Rethinking Globalism<\/em>, Maryland, Rowman and Littlefield, 2004, pp. 39-49; L. Sklair, \u201cThe globalization of human rights\u201d, <em>Journal of Global Ethics<\/em>, 5 (2009), 2, pp. 81-96; L. Gallino, <em>Con i soldi degli altri. <\/em><em>Il capitalismo per procura contro l\u2019economia<\/em>, Torino, Einaudi, 2009, pp. 123-40.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#n4\" >4<\/a><\/span>. Si veda N. Luhmann, <em>Politische Planung<\/em>, Opladen, Westdeutscher Verlag, 1971, particolarmente alle pp. 9-45, 53-89.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#n5\" >5<\/a><\/span>. Rinvio al mio saggio \u201cIl \u2018doppio Stato\u2019 e l\u2019autoreferenza del sistema dei partiti\u201d, in D. Zolo, <em>Complessit\u00e0 e democrazia<\/em>, Torino, Giappichelli, 1987, pp. 137-53.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#n6\" >6<\/a><\/span>. Si veda A. Wolfe, <em>The limits of Legitimacy: Political Contradictions of Contemporary Capitalism<\/em>, New York, The Free Press, 1977, trad. it. Bari, De Donato, 1981.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#n7\" >7<\/a><\/span>. Cfr. N. Bobbio, <em>Il futuro della democrazia<\/em>, Torino, Einaudi, 1984, pp. 16-8, 75-100.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#n8\" >8<\/a><\/span>. Cfr. il mio <em>Complessit\u00e0 e democrazia<\/em>, cit., pp. 137-42.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#n9\" >9<\/a><\/span>. Sul tema si veda C. Crouch, <em>Postdemocrazia<\/em>, Roma-Bari, Laterza, 2003.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#n10\" >10<\/a><\/span>. In particolare nell\u2019ultimo decennio il processo di integrazione comunicativa \u00e8 stato talmente intenso e rapido che ha legittimato l\u2019idea di un \u201cglobalismo cibernetico\u201d capace di mettere in rete il mondo, e cio\u00e8 di avvolgerlo in una fitta trama di connessioni informative e comunicative, non escluse le reti di monitoraggio e spionaggio cibernetico-satellitare a fini sia industriali che militari e di repressione del terrorismo. Ne sono un esempio Echelon e l\u2019accordo Uk-Usa, che integra le agenzie di spionaggio elettronico dei cinque principali paesi anglofoni. La tappa successiva, gi\u00e0 largamente avviata, non potr\u00e0 che essere l\u2019industrializzazione e la militarizzazione informatica dello spazio extraterrestre.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#n11\" >11<\/a><\/span>. Cfr. N. Bobbio, <em>L\u2019utopia capovolta<\/em>, Torino, La Stampa, 1990, p. XV.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#n12\" >12<\/a><\/span>. Cfr. H. Kelsen, <em>General Theory of Law and State<\/em>, Cambridge (Mass.), Harvard University Press, 1945, trad. it. Milano, Comunit\u00e0, 1954, pp. 69, 126.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#n13\" >13<\/a><\/span>. Cfr. N. Bobbio, <em>Il futuro della democrazia<\/em>, cit., in particolare alle pp. 3-31.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#n14\" >14<\/a><\/span>. Cfr. il mio <em>Il principato democratico. Per una teoria realistica della democrazia<\/em>, Milano, Feltrinelli, 1992, in particolare alle pp. 121-34.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#n15\" >15<\/a><\/span>. Cfr. N. Luhmann, <em>Rechtssoziologie<\/em>, Reinbek bei Hamburg, Rowolt, 1972, trad. it. <em>Sociologia del diritto<\/em>, Roma-Bari. Laterza, 1977, pp. 82-3, 260-1.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#n16\" >16<\/a><\/span>. Ha scritto Yadh Ben Achur: \u201c<em>Le terroriste est en fait un terroris\u00e9<\/em>\u201d (Y. Ben Achour, <em>Le r\u00f4le des civilisations dans le relations internationales<\/em>, Bruxelles, Bruylant, 2003, p. 240).<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#n17\" >17<\/a><\/span>. In proposito mi permetto di rinviare al mio saggio <em>Teoria e critica dello Stato di diritto<\/em>, in P. Costa, D. Zolo (a cura di), <em>Lo Stato di diritto<\/em>, Milano, Feltrinelli, 2002, pp. 17-88.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#n18\" >18<\/a><\/span>. Si veda U. Beck, <em>Was ist Globalisierung?<\/em>, Frankfurt a.M., Suhrkamp, 1997, trad. it. Roma, Carocci, 1999; U. Beck, D. Zolo, <span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/en\/surveys\/wlgo\/beck.htm\" >What is Globalisation? Some Radical Questions<\/a><\/span>, 1999; L. Wacquant, <em>Les prisons de la mis\u00e8re<\/em>, Paris, Editions Raisons d\u2019Agir, 1999, trad. it.<em>Parola d\u2019ordine: tolleranza zero<\/em>, Milano, Feltrinelli, 2000; L. Gallino, <em>Globalizzazione e disuguaglianze<\/em>, Roma-Bari, Laterza, 2000; J. Stiglitz, <em>Globalization and its Discontents<\/em>, New York, W.W. Norton &amp; Company, 2002, trad. it. Torino, Einaudi, 2002; R. Castel, <em>L\u2019ins\u00e9curit\u00e9 sociale<\/em>, Paris, Seuil, 2003.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#n19\" >19<\/a><\/span>. Sul tema si veda L. Gallino, <em>Con i soldi degli altri<\/em>, cit., pp. 5-26; mi permetto di rinviare anche al mio <em>Globalizzazione. Una mappa dei problemi<\/em>, Roma-Bari, Laterza, 2004, pp. 27-49.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#n20\" >20<\/a><\/span>. Si veda G. Gareffi, M. Korzeniewicz, R.P. Korzeniewicz, <em>Commodity Chains and Global Capitalism<\/em>, Westport, Greenwood Press, 1994.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#n21\" >21<\/a><\/span>. Decreto governativo sulla Sicurezza, entrato in vigore il 7 luglio 2009.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#n22\" >22<\/a><\/span>. Si veda Z. Bauman, <em>Liquid Fear<\/em>, Cambridge, Polity Press, 2006; Z. Bauman, <em>Globalization.<\/em> <em>The Human Consequences<\/em>, New York, Columbia University Press, 1998, trad. it. Roma-Bari, Laterza, 2001.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#n23\" >23<\/a><\/span>. Sul tema si veda D. Garland, <em>The Culture of Control: Crime and Social Order in Contemporary Society<\/em>, Oxford, Oxford University Press, 2001, trad. it. <em>La cultura del controllo<\/em>, Milano, Il Saggiatore, 2001.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#n24\" >24<\/a><\/span>. Si veda L. Wacquant, <em>Le prisons de la mis\u00e8re<\/em>, cit., passim.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#n25\" >25<\/a><\/span>. Si veda L. Wacquant, <em>Le prisons de la mis\u00e8re<\/em>, cit., passim.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#n26\" >26<\/a><\/span>. Il tasso di detenzione citato \u00e8 stato accertato il 31.12.2008 (fonte: <span style=\"text-decoration: underline;\"><a href=\"http:\/\/www.kcl.ac.uk\/depsta\/law\/research\/icps\/worldbrief\/wpb_country.php?country=190\"  target=\"_blank\">Prison Brief for United States of America<\/a><\/span>).<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#n27\" >27<\/a><\/span>. Sul tema si veda L. Re, <em>Carcere e globalizzazione. Il boom penitenziario negli Stati Uniti e in Europa<\/em>, Roma-Bari, Laterza, 2006.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#n28\" >28<\/a><\/span>. Sul tema del carcere come strumento di esclusione e immobilizzazione cfr. Z. Bauman, <em>Globalization: The Human Consequences<\/em>, Cambridge, Polity Press, 1998, trad. it. <em>Dentro la globalizzazione. Le conseguenze sulle persone<\/em>, Roma-Bari, Laterza, 2001, pp. 116- 129; si veda inoltre T. Mathiesen, <em>Prison on Trial: A Critical Assessment<\/em>, London, Sage, 1990.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#n29\" >29<\/a><\/span>. Si veda O. Spengler, <em>Der Untergang des Abendlandes.<\/em> <em>Umrisse einer Morphologie der Weltgeschichte<\/em>, 2 voll., M\u00fcnchen, Beck, 1919-22<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#n30\" >30<\/a><\/span>. Cfr. N. Bobbio, <em>Politica e cultura<\/em>, Torino, Einaudi, 1955, p. 281.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#n31\" >31<\/a><\/span>. Sul tema mi permetto di rinviare al mio <em>Terrorismo umanitario. Dalla guerra del Golfo alla strage di Gaza<\/em>, Reggio Emilia, Diabasis, 2009, in particolare all\u2019\u201dIntroduzione\u201d, pp. 9-38.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm#n32\" >32<\/a><\/span>. Si veda I. Berlin, <em>Two Concepts of Liberty<\/em>, in I. Berlin, <em>Four Essays on Liberty<\/em>, Oxford, Oxford University Press, 1969, ristampato in I. Berlin, <em>Liberty<\/em>, a cura di H. Hardy, Oxford, Oxford University Press, 2002, trad. it. <em>Due concetti di libert\u00e0<\/em> , in I. Berlin, <em>Libert\u00e0<\/em> , Milano, Feltrinelli, 2005.<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.juragentium.unifi.it\/it\/surveys\/wlgo\/tramonto.htm\" >Go to Original \u2013 juragentium.unif.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il declino dei modelli classici e post-classici della democrazia<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46],"tags":[],"class_list":["post-9227","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-original-languages"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9227","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=9227"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9227\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=9227"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=9227"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=9227"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}