{"id":9755,"date":"2011-01-31T00:00:07","date_gmt":"2011-01-30T23:00:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=9755"},"modified":"2011-01-27T15:12:56","modified_gmt":"2011-01-27T14:12:56","slug":"italian-collaborare-o-non-collaborare-la-violenza-del-persecutore-e-la-collaborazione-delle-vittime","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2011\/01\/italian-collaborare-o-non-collaborare-la-violenza-del-persecutore-e-la-collaborazione-delle-vittime\/","title":{"rendered":"(Italian) Collaborare o Non Collaborare? La Violenza del Persecutore e la Collaborazione delle Vittime"},"content":{"rendered":"<p>Sembra inammissibile che gli uomini possano <strong>collaborare alla propria alienazione<\/strong>, addirittura alla propria <strong>distruzione<\/strong>. Per questo quando Hannah Arendt sostenne che gli ebrei avevano in qualche modo partecipato alla persecuzione di cui erano stati oggetto durante la seconda guerra mondiale, scaten\u00f2 un\u2019incontenibile indignazione. Nel suo libro su Eichmann, la scrittrice riferisce del significativo turbamento che si impadron\u00ec dei giudici, quando fu loro domandato <strong>perch\u00e9 alcune opere storiche non fossero state allegate al processo<\/strong>, e in particolare quella di H.G.Adler (Theresienstadt 1941-1945). Il Pubblico Ministero dovette ammettere, un po\u2019 confuso, che effettivamente quell\u2019opera era autentica e si basava su fonti irrefutabili. E allora perch\u00e9 l\u2019omissione? Cos\u00ec commenta la Arendt:<\/p>\n<p>\u201cIl libro spiega con dovizia di particolari come <strong>le famigerate \u201cliste di trasporto\u201d fossero compilate dal consiglio ebraico<\/strong> di Theresienstad, <strong>conformemente ad alcune istruzioni generali diramate dalle SS<\/strong> riguardo al numero delle persone da spedire, et\u00e0, sesso, professione, paese di origine. L\u2019accusa avrebbe visto indebolita la propria posizione se fosse stata costretta a riconoscere che <strong>la designazione degli individui da mandare a morte era stata, salvo poche eccezioni, lavoro dell\u2019amministrazione ebraica<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>Assumendosi l\u2019incarico che il tribunale di Gerusalemme non aveva saputo assumersi, la Arendt, anch\u2019essa ebrea, rende nota, appoggiandola con prove e testimonianze, l\u2019importanza che i nazisti accordavano al mantenimento di <strong>buoni rapporti con le autorit\u00e0 ebree dei paesi occupati<\/strong>. Era una chiave di volta della politica di sterminio, come riconobbe a pi\u00f9 riprese Eichmann, nel corso degli interrogatori.<\/p>\n<p>\u201cI funzionari con cui eravamo continuamente in contatto \u2013 bene \u2013 quasi tutti andavano trattati con i guanti. <strong>Non gli davamo ordini per la semplice ragione che sarebbe stato controproducente<\/strong> se ai funzionari principali avessimo detto dovete fare cos\u00ec e cos\u00ec. <strong>Se uno fa una cosa malvolentieri tutto il lavoro ne risente<\/strong>\u2026 noi facevamo il nostro meglio per <strong>rendere ogni cosa pi\u00f9 o meno digeribile<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>E con grande stupore dei nazisti, la \u201csoluzione finale\u201d del problema ebraico fu realizzata con sconcertante facilit\u00e0.<\/p>\n<p>\u201cE\u2019 fuori di dubbio che <strong>senza la collaborazione delle vittime ben difficilmente poche migliaia di persone<\/strong>, che per giunta lavoravano quasi tutte a tavolino, <strong>avrebbero potuto liquidare molte centinaia di migliaia di altri esseri umani<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>Di fatto i responsabili ebrei non fecero mai nulla per opporsi alle direttive degli occupanti. \u201cDovunque c\u2019erano ebrei, c\u2019erano capi di ebrei riconosciuti, conclude la Arendt, e questi capi, quasi senza eccezione, <strong>avevano collaborato con i nazisti<\/strong>, in un modo o nell\u2019altro per una ragione o per un\u2019altra. La verit\u00e0 vera era che se il popolo ebraico fosse stato veramente disorganizzato e senza capi, dappertutto ci sarebbe stato caos e disperazione ma le vittime non sarebbero state quasi 6 milioni. La non resistenza incontrata dalla loro politica ebraica \u00e8 da attribuire anche alla <strong>passivit\u00e0 delle popolazioni europee non ebree<\/strong>, che tacquero ed avallarono la propaganda tedesca, quando non parteciparono addirittura alla persecuzione.<\/p>\n<p>Come spiegare il fenomeno?<\/p>\n<p>Una delle cause fu senz\u2019altro lo stratagemma machiavellico escogitato dai nazisti: <strong>fare partecipare le vittime alla propria autodistruzione<\/strong>. Dappertutto in Europa i nazisti si sforzarono di creare delle \u201corganizzazioni di beneficenza\u201d animate da notabili israeliti che, con la scusa di aiutare gli ebrei, permettevano di <strong>controllarli<\/strong> meglio, e in seguito, di arrestarli. Tale fu lo Judenrat (<strong>consiglio ebraico<\/strong>) di Varsavia, il cui primo presidente, mor\u00ec suicida nel luglio 1942, quando comprese che il consiglio ebraico <strong>era uno strumento della macchina dello sterminio<\/strong>. Tali furono lo Joodshe Raad olandese e l\u2019Association des Juifs belga. In Francia, dopo lunghi <strong>negoziati<\/strong>, cui parteciparono dirigenti ebrei e nazisti, nacque l\u2019Union G\u00e9n\u00e9rale des Isra\u00e9lites de France (UGIF), creata nel 1941. Questi dirigenti ebrei <strong>pensavano che la collaborazione con i nazisti fosse il male minore<\/strong>. \u201cPraticamente, nulla era ignoto ai dirigenti dell\u2019UGIF degli avvenimenti tragici che si stavano verificando, ma <strong>stavano al gioco<\/strong>, pensando ogni volta che ci fosse ancora qualcosa da salvare, e che <strong>la loro presenza evitasse il peggio<\/strong>\u201d<\/p>\n<p>Dopo molti anni dalla fine della seconda guerra mondiale, cominciamo ad avere una idea pi\u00f9 corretta di quanto realmente avvenne. Libri e films contribuiscono a chiarire <strong>l\u2019importanza del collaborazionismo dei popoli<\/strong> con l\u2019occupante tedesco.<\/p>\n<p>Non si intende minimizzare la responsabilit\u00e0 del persecutore, ma prendere coscienza della corresponsabilit\u00e0 delle vittime. La <strong>violenza del persecutore e la collaborazione <\/strong>attiva o passiva, volontaria o forzata <strong>delle vittime <\/strong>sono le due<strong> componenti fondamentali di una situazione di dominio<\/strong>.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 Etienne de la Boetie, amico di Montaigne, nel \u201c<strong>discorso sulla servit\u00f9 volontaria<\/strong>\u201d scriveva<\/p>\n<p>\u201dVorrei \u2026 riuscire a comprendere <strong>come mai tanti uomini<\/strong>, villaggi e citt\u00e0, tante nazioni a volte <strong>sopportano un tiranno che non ha alcuna forza se non quella che gli viene data<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>Queste <strong>analisi del potere<\/strong> e <strong>della violenza<\/strong> difficilmente trovano seguaci. Ci costruiamo una idea sbagliata della violenza e dei mezzi per resisterle perch\u00e9 portiamo con noi una <strong>immagine falsata dei rapporti<\/strong> tra il tiranno e gli schiavi. Bisogna abbandonare una volta per tutte il <strong>manicheismo<\/strong> fatalista e fallace dell\u2019<strong>impotenza della vittima <\/strong>e dell\u2019<strong>onnipotenza del padrone<\/strong>.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 la <strong>sottomissione <\/strong>degli uomini non dipende soltanto dalla violenza di cui sono oggetto, ma anche <strong>dall\u2019obbedienza che sono disposti a rendere<\/strong>, mentre sarebbe possibile una strategia di resistenza consistente nel <strong>rifiuto di obbedire, di collaborare<\/strong>.<\/p>\n<p>Per immaginare <strong>l\u2019efficacia potenziale della non-collaborazione<\/strong> basta pensare all\u2019efficacia reale della collaborazione<\/p>\n<p><em>Jacques Semelin,<strong> Per uscire dalla violenza,<\/strong> Edizioni Gruppo Abele, Torino 1985, pag 79-84.<\/em><\/p>\n<p><em>__________________<\/em><\/p>\n<p><em>Giorgio Barazza \u00e8 membro della rete TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente.<\/em><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2011\/01\/collaborare-o-non-collaborare-la-violenza-del-persecutore-e-la-collaborazione-delle-vittime\/\" >Go to Original \u2013 serenoregis.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non si intende minimizzare la responsabilit\u00e0 del persecutore, ma prendere coscienza della corresponsabilit\u00e0 delle vittime. 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