{"id":9757,"date":"2011-01-31T00:00:40","date_gmt":"2011-01-30T23:00:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=9757"},"modified":"2011-01-27T15:22:48","modified_gmt":"2011-01-27T14:22:48","slug":"italian-il-coraggio-di-dire-no","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2011\/01\/italian-il-coraggio-di-dire-no\/","title":{"rendered":"(Italian) Il Coraggio di Dire No!"},"content":{"rendered":"<p><em>L\u2019obiezione di coscienza in Italia, dall\u2019unit\u00e0 alla promulgazione della legge.<\/em><\/p>\n<p>Il 25 giugno 1862 il ministro della guerra Agostino Petitti-Bagliani di Roreto annunci\u00f2 ai deputati del Regno, riuniti a palazzo Carignano a Torino, che l\u2019obbligo di leva era esteso a tutte le province italiane. Contemporaneamente alla creazione dell\u2019esercito italiano nacque la contestazione ad esso e il rifiuto di parteciparvi. La vera e propria obiezione di coscienza \u00e8 per\u00f2 un fenomeno di cui non si conoscono casi accertati dall\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia fino alla prima guerra mondiale.<\/p>\n<p>Questa fu un\u2019\u201dinutile strage\u201d. La popolazione, nonostante ci\u00f2 che poi fu sostenuto dalla retorica fascista, non concep\u00ec il conflitto in termini di esaltazione patriottica, ma ne sopport\u00f2 le pesanti conseguenze sia sociali sia economiche. Furono celebrati 470.000 processi per renitenza e oltre un milione per diserzione e per altri gravi reati (procurata infermit\u00e0, disobbedienza aggravata, ammutinamento) e ci\u00f2 ci fa capire quanto vasta e di massa sia stata l\u2019opposizione alla guerra. La repressione si intensific\u00f2 dopo la rotta di Caporetto che produsse un vero e proprio \u201csciopero militare\u201d, come lo defin\u00ec il gen. Cadorna, con le decimazioni a livello di reparto. La protesta contro la guerra invest\u00ec anche la popolazione civile. Il malcontento popolare culmin\u00f2 nella rivolta di Torino dell\u2019agosto 1917. Durante la prima guerra mondiale si ha notizia di pochi casi di obiezione di coscienza ma si possono considerare obiettori parte dei renitenti, dei disertori e degli imputati davanti ai tribunali militari. E\u2019 per\u00f2 doveroso specificare che dei quattrocentosettantamila processi per renitenza alla leva trecentosettantamila furono contro emigrati che non erano rientrati. Comunque i disertori della guerra 1915-18 furono cos\u00ec numerosi che fu necessaria un\u2019amnistia, promulgata nel 1919 dal Presidente del Consiglio Francesco Saverio Nitti.<\/p>\n<p>Un obiettore durante la prima guerra mondiale fu Luigi Lu\u00e9, nato nel 1878 e morto nel 1954, di San Colombano al Lambro in provincia di Milano, zoccolaio e padre di sei figli. In lui l\u2019avversione alla violenza militare si dest\u00f2 nel 1901, quando faceva parte come soldato di una pattuglia guidata, contro contadini in sciopero, da un brigadiere, che grid\u00f2 loro: \u201cLazzaroni, se non ve ne andate vi prenderemo a fucilate come nel 1898\u201d. Nel 1908 egli invi\u00f2 a Leone Tolstoi una cartolina illustrata con parole di grande entusiasmo, nella quale gli dichiarava il suo rifiuto di essere soldato.<\/p>\n<p>Nel 1917 si rifiut\u00f2 di andare a combattere al fronte e al giudice capitano motiv\u00f2 la sua scelta dicendo che voleva \u201cubbidire alla legge di Dio\u201d e seguire le sue convinzioni tolstoiane. Il giudice si alz\u00f2, gli tese la mano e disse: \u201cCaro, le idee di Tolstoi sono le pi\u00f9 nobili che esistano al mondo\u201d. Fu comunque condannato in un primo processo a sette anni di reclusione. In seguito sub\u00ec un nuovo processo nel quale rischiava anche la fucilazione. Nel dibattimento il pubblico ministero disse: \u201cSignori del tribunale, siamo davanti al caso di un uomo per il quale la nostra legge \u00e8 impotente. Di questi casi ve ne sono in tutti i Paesi della Terra. Essi vivono della loro fede e non transigono a nessun costo. Ci vuole per loro la massima indulgenza.\u201d. Alla fine gli fu inflitto un altro anno di reclusione militare, in aggiunta ai sette gi\u00e0 comminatigli. Lu\u00e9 rifer\u00ec che i giudici mostrarono nei suoi confronti una commendevole comprensione e umanit\u00e0. Fu scarcerato due anni dopo con l\u2019amnistia del 1919. Nel 1922 un fascista lo assal\u00ec con un pugnale: egli lo disarm\u00f2 e poi lo lasci\u00f2 andare libero.<\/p>\n<p>Un altro obiettore durante la prima guerra mondiale fu Giovanni Gagliardi di Castelvetro Piacentino in provincia di Piacenza, che oltre alla prigione soffr\u00ec la reclusione in manicomio, anche dopo la fine della guerra. Nel suo libretto manoscritto intitolato <em>Guerra e Coscienza<\/em>, composto tra il 1915 e il 1918, spieg\u00f2 i motivi della sua opposizione alla guerra. \u201cOgni popolo, che abbia una storia\u201d, scrisse \u201cha sempre due pagine diverse: una di difesa e una di conquista. Ma le due pagine si fondono in una sola: ch\u00e9 lo spirito di conservazione o di difesa lascia tosto il posto allo spirito di rapina e d\u2019aggressione appena il pericolo di perdere ci\u00f2 che si possiede sia scomparso. I soldati dicono: quando adunque cesser\u00e0 questa guerra? Ecco: essi continuano, con le loro mani, a far girare una ruota e dicono: quando adunque questa ruota cesser\u00e0 di girare? (\u2026) La soluzione sta solo nella coscienza dell\u2019individuo decisamente compenetrata dall\u2019imperativo categorico: \u2018Non uccidere\u2019. (\u2026) Perci\u00f2 la vostra pi\u00f9 grande vittoria rappresenta la vostra pi\u00f9 grande sconfitta. Sconfitta del cuore, sconfitta della mente, del buon senso, della ragione e della coscienza.\u201d Inizialmente egli fu ateo, ma, dopo una crisi religiosa, dal 1920 divenne un cristiano evangelico indipendente, non iscritto ad alcuna Chiesa protestante. La polizia fascista lo classific\u00f2 come \u201canarchico\u201d e dal 1939 al 1943 venne confinato all\u2019isola di Ventotene e fu anche di nuovo internato.<\/p>\n<p>Altro obiettore italiano fu Remigio Cuminetti, nato nel 1890 a Porte di Pinerolo in provincia di Torino e morto nel 1938. Egli fu un fervente cattolico, fin quando la lettura di un libro di C. T. Russel lo orient\u00f2 verso i testimoni di Geova. Volle essere ossequiente al comandamento cristiano di \u2018Non uccidere\u2019 e quando fu sotto le armi nel 1915 si rifiut\u00f2 di portare le stellette sulla divisa militare e di andare al fronte e per questo soffr\u00ec il carcere e il manicomio. Dopo la guerra il fascismo lo vess\u00f2 con angherie d\u2019ogni sorta.<\/p>\n<p>Un altro resistente alla guerra, anche se di grado differente dai precedenti, fu il pittore Amleto Montevecchi di Imola. Nel 1915, poco prima che l\u2019Italia entrasse in guerra, scrisse parole ardenti contro il conflitto: \u201cI socialisti \u2013 internazionalisti per antonomasia \u2013 dovrebbero rifiutarsi di partecipare a qualsiasi guerra. (\u2026) L\u2019antimilitarismo pratico deve fondarsi sulla renitenza. (\u2026) L\u2019eroismo guerriero \u00e8 un pregiudizio. (\u2026) Chi uccide comunque commette un crimine. (\u2026) La guerra \u00e8 il crimine collettivo, l\u2019omicidio legale che trasforma l\u2019uomo normale in delinquente. (\u2026) Son contrario a tutte le guerre.\u201d Un anno dopo fu chiamato sotto le armi e quando gli diedero il fucile chiese in sua vece un pennello, dicendo: \u201cCon un pennello posso sparare, con quest\u2019arnese mi \u00e8 impossibile.\u201d Alla fine riusc\u00ec a evitare il fronte e fu impiegato quale disegnatore.<\/p>\n<p>Una personalit\u00e0 che si impegn\u00f2 in campo pacifista fu il fondatore del Partito Popolare don Luigi Sturzo. Per diversi anni and\u00f2 ripetendo a livello europeo la necessit\u00e0 di rifiutare il servizio militare attraverso l\u2019obiezione di coscienza, sia in tempo di pace sia in quello di guerra, come mezzo indispensabile per far cessare ogni conflitto armato. Egli scrisse: \u201cL\u2019obiezione di coscienza non \u00e8 che una negazione pratica e cosciente del diritto dello Stato a fare la guerra. (\u2026) Si dir\u00e0: \u2013 Cos\u00ec si fomenta la ribellione e l\u2019anarchia. \u2013 Inesatto: se la gran parte dei cittadini fossero \u2018obiettori\u2019 di coscienza, cesserebbero le guerre\u201d.<\/p>\n<p>Le difficolt\u00e0 che incontrarono i pacifisti a esprimere e a vivere le loro idee durante il ventennio fascista divennero ancora pi\u00f9 ardue durante il periodo bellico. Non siamo a conoscenza di casi di obiezioni di coscienza in Italia durante la seconda guerra mondiale, ma possono essere considerati tali molti episodi di diserzione o di rifiuto. Tra i tanti casi citiamo quello del soldato delle SS Leonhard Dallasega di Proves in val di Non che si rifiut\u00f2 di uccidere un innocente e per questo venne fucilato nel 1945.<\/p>\n<p>Nel dicembre 1944 in Sicilia scoppi\u00f2 una rivolta che fu in seguito definita \u201cdei nonsiparte\u201d. Essa ebbe inizio quando ai giovani di et\u00e0 compresa tra i venti e i trent\u2019anni cominciarono ad arrivare le cartoline precetto con le quali dovevano presentarsi ai rispettivi distretti per essere arruolati e mandati al fronte a combattere contro i tedeschi. Era un\u2019operazione che avrebbe consentito la ricostruzione dell\u2019esercito, dopo la sua dissoluzione seguita all\u20198 settembre, e si decise di reclutare anche gli ex sbandati, in modo da ricambiare le classi di combattenti pi\u00f9 anziane, alcune delle quali avevano raggiunto anche i cinque anni di servizio. La maggior parte dei giovani, per\u00f2, non voleva pi\u00f9 sentir parlare di guerra, anche per la fame e la disoccupazione che non concedevano tregua, e non si present\u00f2 ai distretti. Per la sola Sicilia, secondo le stime pi\u00f9 ottimistiche, lo stato maggiore dell\u2019esercito disponeva di circa quindicimila unit\u00e0, appena un quinto di quante ne erano state previste. I richiamati non si nascosero, ma dimostrarono pubblicamente il loro rifiuto, organizzando cortei di protesta davanti alle prefetture, ai distretti militari e alle caserme dei carabinieri e chiesero che il governo fosse informato della loro intenzione di non obbedire agli ordini impartiti.<\/p>\n<p>La fine della fase pacifica della rivolta e l\u2019inizio dell\u2019insurrezione popolare si ebbero a Catania il 14 dicembre 1944, quando i militari del distretto spararono su un gruppo di dimostranti, uccidendo uno studente. L\u2019esercito impieg\u00f2 due giorni per ristabilire l\u2019ordine a Catania, ma focolai di rivolta si estesero immediatamente a Ragusa, Comiso, Avola, Scicli, Giarratana, Rosolino, Noto, Modica e Vittoria. A Giarratana e a Comiso i ribelli proclamarono addirittura una repubblica, con tanto di governo provvisorio, di proclami e di distribuzione giornaliera di viveri alla popolazione. Se il motivo della rivolta nacque con la chiamata alle armi dei giovani, i tumulti in seguito si estesero per motivazioni pi\u00f9 ampie. \u201cA mio parere\u201d, ricorda Giacomo Cagnes, deputato comunista che partecip\u00f2 da studente ai moti insurrezionali di Comiso \u201cil movimento di rivolta, specie a Comiso, fu assolutamente spontaneo e popolare, stimolato dal richiamo alle armi, ma alimentato dalle antiche esasperazioni proprie delle popolazioni del sud.\u201d La rivolta dei nonsiparte fu una dimostrazione dell\u2019incapacit\u00e0 della sinistra di comprendere i motivi di avversione del popolo, gi\u00e0 sottoposto a enormi sacrifici durante la guerra, alle strutture militari.<\/p>\n<p>Sintomatico \u00e8 il giudizio politico che la direzione del Partito Comunista applic\u00f2 nel 1945 ai moti: \u201cSi tratta di un vero e proprio rigurgito di fascismo che in collusione con certi gruppi del movimento separatista, sfruttando le tragiche condizioni di esistenza del popolo lavoratore (\u2026), vuole impedire la partecipazione alla guerra di liberazione dei siciliani per mantenerli nell\u2019attuale stato di prostrazione e aggravare la disgregazione politica e sociale dell\u2019isola. I criminali fascisti tanto del ventennio mussoliniano quanto promotori dei torbidi recenti vanno dunque ricercati e puniti col massimo rigore come traditori della Patria in armi\u201d. Ma che la rivolta fosse un \u201crigurgito di fascismo\u201d \u00e8 improbabile e lo dimostra la grande presenza degli anarchici, soprattutto a Ragusa dove diffusero un periodico manoscritto dal titolo \u201cLa scintilla dar\u00e0 la fiamma\u201d. Caduto il fascismo, riconquistata la libert\u00e0, finita la guerra nel sud, per chi e per che cosa le popolazioni locali sarebbero dovute tornare a combattere? Per quel re e per quella classe che avevano imposto la guerra fascista e che ora ne volevano un\u2019altra? Questa volta, era la parola d\u2019ordine, se una guerra sar\u00e0 necessaria, sar\u00e0 quella contro i padroni e gli sfruttatori. La rivolta, per\u00f2, alla fine fu repressa militarmente e le denunce per renitenza e diserzione furono centinaia di migliaia.<\/p>\n<p>Dopo la seconda guerra mondiale il primo caso di obiezione di coscienza che si ebbe in Italia fu quello di Ro\u00addrigo Castiello di Cuneo, membro del gruppo religioso dei penteco\u00adstali, che fu giudicato nell\u2019aprile 1947 e che venne in se\u00adguito prosciolto per amnistia.<\/p>\n<p>Nel gennaio 1948 fu giudicato Enrico Ceroni, testi\u00admone di Geova. Egli, appartenente alla classe 1926, fu inviato al Centro di addestramento di Casale Monferrato il 17 gennaio 1948. L\u2019indomani fu sottoposto alla prova di selezione attitu\u00addinale e svolse regolarmente parecchi compiti, ma quando sotto dettatura avrebbe dovuto scrivere \u201cla bandiera \u00e8 sacra\u201d scrisse invece \u201csecondo la Sacra Scrittura nessuna bandiera \u00e8 sacra\u201d. Successivamente rifiut\u00f2 le stellette e il fregio della fanteria. Interrogato sulla ragione dei rifiuti, rispose che la sua fede gli vietava di impugnare le armi, di indossare qualunque distintivo e di salutare i superiori. Aggiunse che era pronto a qualsiasi disobbedienza pur di non mancare alla sua fede, mentre era disposto a prestare tutti quei servizi che non sarebbero stati in contrasto con tale fede. La perizia psichiatrica a cui fu sottoposto, dopo aver dichiarato che Ceroni non soffriva di nessuna malattia mentale, valut\u00f2 se le dottrine predicate dai suoi compagni di religione avessero provocato in lui una sorta di suggestione. Dopo un\u2019accurata analisi del soggetto, il pe\u00adrito afferm\u00f2: \u201cSi deve concludere che, se anche la propaganda alla quale fu esposto aveva potere suggestivo, il Ceroni l\u2019ha assunta dopo averla vagliata e perci\u00f2 egli \u00e8 un convinto, non un suggestionato\u201d. Il giovane venne condannato a cinque mesi e venti giorni di reclusione con i benefici della condi\u00adzionale e della non iscrizione.<\/p>\n<p>Il primo obiettore di coscienza nell\u2019Italia repubblicana per motivi politici fu Pietro Pinna. Egli fu processato il 30 agosto 1949 dal Tribunale Militare di Torino che lo condann\u00f2 a dieci mesi con la condizionale. Ma Pinna aveva gi\u00e0 scontato sette mesi di carcere prima del processo. La condanna non esentava il giudicato dall\u2019obbligo del servizio militare, che doveva essere ripreso dal punto in cui era stato interrotto. Pinna oppose quindi un nuovo rifiuto e le autorit\u00e0 militari gli proposero di risolvere la questione con un compro\u00admesso: sarebbe stato destinato agli uffici dei comandi con mansioni di scrivano. Il giovane rifiut\u00f2 e fu nuovamente imprigionato e processato per direttissima il 5 ottobre a Na\u00adpoli. Questa volta la condanna fu di otto mesi. A fine dicembre Pinna fu scarcerato per l\u2019anno santo, ma la procura militare lo invit\u00f2 a terminare i suoi obblighi di leva nel IX reggimento di fanteria di Bari. Nel capoluogo pugliese il giovane oppose un nuovo rifiuto; fu sottoposto quindi a una visita me\u00addica, dalla quale risult\u00f2 che era affetto da una nevrosi cardiaca tale da giustificare la riforma e l\u2019esenzione dal servizio militare, nonostante che la sua ot\u00adtima salute fosse stata riconosciuta nelle precedenti perizie.<\/p>\n<p>Il 18 gennaio 1950 fu arrestato Elevoine Santi, che aveva rinviato l\u2019iscrizione al quinto corso della fa\u00adcolt\u00e0 di architettura, rinunciando cos\u00ec al beneficio della di\u00adlazione della chiamata militare, proprio per farsi arrestare. Infatti in quei giorni si credeva imminente la discussione del progetto di legge relativo all\u2019obiezione di coscienza presentato il 23 novembre ad opera del sociali\u00adsta Calosso e del cattolico Giordani e Santi pens\u00f2 che la presenza di un obiettore in carcere avrebbe aiu\u00adtato la possibilit\u00e0 del riconoscimento. Ma il progetto, inviato all\u2019esame della commis\u00adsione legislativa competente, non torn\u00f2 mai in Parla\u00admento. Santi fu condannato una prima volta a un anno di reclusione senza il beneficio della condizionale. Il giorno in cui gli si schiusero le porte del carcere venne inviato al distretto di Bologna, dove gli notificarono una nuova destinazione: il II C.A.R. di Cuneo. A questo punto diversi ufficiali cercarono di sbarazzarsi di lui utilizzando lo stesso metodo usato per Pinna. Infatti lo mandarono a casa in convalescenza per una malattia immaginaria (adenopatia bi\u00adlaterale) che egli non ha mai avuto e che non ha mai saputo che cosa fosse. Dopo novanta giorni di convalescenza un medico militare di Bologna che lo visit\u00f2 sconfess\u00f2 i suoi colleghi, dichiarandolo sanissimo e rimandandolo a Cuneo. Ma Santi era stanco del braccio di ferro con le autorit\u00e0 militari e nel 1951 attravers\u00f2 clandestinamente il confine ed emigr\u00f2 in Svezia.<\/p>\n<p>Seguirono altre obiezioni. Pietro Ferrua di La Spezia, anarchico, com\u00adparve il 3 aprile 1950 dinanzi al Tribunale Militare della sua citt\u00e0 per essersi rifiutato di indossare la divisa della ma\u00adrina italiana e d\u2019imbracciare le armi. Anche Pietro Ferrua, dopo aver scontato la sua pena, emigr\u00f2 in Svezia per non dover essere nuovamente processato. Mario Barbani di Ozzano Emilia il 23 giu\u00adgno durante una rivista militare nel cortile della ca\u00adserma dell\u2019XI C.A.R. di Palermo, giunto con il suo reparto all\u2019altezza della tribuna delle autorit\u00e0, abbandon\u00f2 le file e si present\u00f2 davanti al capo di stato maggiore dell\u2019esercito, deponendo ai suoi piedi il fu\u00adcile e dichiarandosi obiettore di coscienza. Fu condannato a un anno di reclusione. Nel 1952 fu nuovamente posto in prigione e il 27 gennaio 1953 fu condannato per diserzione ancora a cinque mesi e dieci giorni di reclusione.<\/p>\n<p>Negli anni Cinquanta i casi di obiezione furono gesti isolati e profetici. Nel decennio successivo invece essi diventarono azioni col\u00adlettive e dietro a ogni singolo obiettore c\u2019era un gruppo che si adoperava per pubblicizzare la sua scelta.<\/p>\n<p>Gli anni \u201960 si aprirono con un processo simbolico all\u2019obiettore organizzato dal centro valdese di studi reli\u00adgiosi Agape a Prali in provincia di Torino, tenutosi dal 31 dicembre 1959 al 3 gennaio 1960. L\u2019accusa sostenne la tesi che gli obiettori volevano far le\u00adgittimare con una legge la loro trasgressione allo Stato, il quale non poteva non esercitare una certa dose di coercizione sugli individui e sui gruppi di minoranza, e concluse chie\u00addendo la condanna dell\u2019obiettore. Dal canto suo la difesa, te\u00adnuta dal pastore Tullio Vinay, cerc\u00f2 di smontare i pregiudizi e i luoghi comuni che alteravano la figura morale dell\u2019obiettore, proponendo al tribunale di riconoscere la tesi che l\u2019obiezione di coscienza rappresenta un atto di obbedienza a Cristo, il quale ha imposto l\u2019imperativo categorico di non uccidere. Il processo si concluse con la condanna simbolica alla pena di un mese di reclusione con le attenuanti generiche per il \u201cparticolare valore morale e sociale\u201d della scelta obiettrice.<\/p>\n<p>Il primo obiettore di coscienza in Italia per motiva\u00adzioni religiose cattoliche fu Giuseppe Gozzini, che fu condannato a sei mesi di reclusione l\u201911 gennaio 1963. L\u2019obiezione di Gozzini fu una spina nel fianco per le autorit\u00e0 militari, poich\u00e9 era laureato in legge e partiva da motivazioni cattoliche e quindi non poteva essere semplicisticamente bollato come un ignorante sovversivo. Inoltre c\u2019era una comunit\u00e0 religiosa che pregava per lui, che portava all\u2019attenzione dell\u2019opinione pubblica il suo gesto e che quindi lo politicizzava.<\/p>\n<p>Con il terzo scaglione del 1964, all\u2019et\u00e0 di ventisei anni, and\u00f2 a svolgere il servizio militare Fabrizio Fabbrini, il quale rifiut\u00f2 la divisa a soli dieci giorni dalla fine del periodo di leva, compromettendo una brillante carriera univer\u00adsitaria, poich\u00e9 era uno studioso gi\u00e0 affermato di diritto ro\u00admano. Per il suo gesto fu condannato nel febbraio 1966 a un anno e otto mesi di carcere. Troppo spesso ve\u00adniva affermato che gli obiettori erano vigliacchi, perch\u00e9 non volevano svolgere il servizio militare, e pertanto Fabbrini con la sua decisione, presa quando ormai aveva svolto presso\u00adch\u00e9 tutto il suo servizio, dimostr\u00f2 che non poteva di certo essere accusato di vigliaccheria.<\/p>\n<p>Un discorso a parte meritano i testimoni di Geova, che hanno costituito il gruppo pi\u00f9 numeroso di obiettori e di disertori ospitati nelle carceri militari. Essi per fedelt\u00e0 alle loro convinzioni hanno affrontato anni e anni di galera con incrollabile tenacia e con discre\u00adzione cos\u00ec assoluta che il grosso pubblico neppure sa della loro esistenza. Il fondamento della loro obiezione \u00e8 l\u2019estraneit\u00e0 alle questione politiche e alle controversie terrene, in quanto mirano all\u2019avvento di uno Stato mondiale teocratico retto da Dio e di conseguenza non si arruolano nell\u2019esercito di nessuna nazione perch\u00e9 gli interessi egoi\u00adstici li farebbero combattere l\u2019uno contro l\u2019altro. Ammantati di profetismo mistico e non legati a motivazioni po\u00adlitiche, essi, comunit\u00e0 chiusa a qualunque con\u00adfronto e dibat\u00adtito, rappresentano il gruppo che pi\u00f9 di altri ha affidato al rifiuto del servizio militare il massimo scon\u00adtro con lo Stato, con la conseguenza di costituire per anni la stragrande mag\u00adgioranza degli obiettori in pri\u00adgione.<\/p>\n<p>Inoltre non sono stati rari i casi di testimoni di Ge\u00adova inviati dopo anni di carcere militare in manicomi crimi\u00adnali per \u201cdelirio religioso\u201d e ob\u00adbligati al servizio militare anche una volta dimessi. In ge\u00adnere le autorit\u00e0 militari dopo un certo numero di condanne trovavano un pretesto per esonerare l\u2019obiettore, scoprendogli un difetto fisico, talvolta prodotto dagli anni trascorsi in car\u00adcere. Essi, quindi, non avevano nulla di sovversivo e ci tenevano a sottoli\u00adnearlo; cos\u00ec il loro rifiuto del servizio di leva non veniva in alcun modo pubblicizzato e non costituiva un pericolo per la sopravvivenza dell\u2019esercito, anche perch\u00e9 il loro rigido te\u00adnore di vita non incoraggia certo facili imitazioni. Secondo una stima dell\u2019avvocato Bruno Segre, che difese in tribunale tantissimi testimoni di Geova e che attraverso il suo giornale \u201cL\u2019incontro\u201d diede notizia di molti processi a loro carico, i testi\u00admoni di Geova condannati sarebbero stati fra seicento e mille, con almeno due condanne a testa. Quindi i testimoni di Geova, che pur non volevano creare un caso poli\u00adtico intorno al loro rifiuto di vestire la divisa, di fatto lo crearono ugual\u00admente, proprio per la gran quantit\u00e0 di obiettori espressi, molto pi\u00f9 numerosi di quelli che partivano da con\u00adcezioni antimilitariste.<\/p>\n<p>Dopo un lungo <em>iter<\/em> giuridico e come risultato di un compromesso fra varie posizioni, il 15 dicembre 1972 la legge sull\u2019obiezione di coscienza venne defi\u00adnitivamente approvata dal parlamento. Il maggior limite pratico della legge era quello re\u00adlativo alla durata del servizio civile, pi\u00f9 lungo di otto mesi rispetto al servizio militare. Soltanto nel 1989 i due tipi di servizi furono equiparati con una sentenza della Corte costituzionale.<\/p>\n<p>L\u2019aver inse\u00adrito nella legge una punizione per gli eventuali obiettori, tramite l\u2019allungamento del servizio civile, dimostra chiara\u00admente la posizione di inferio\u00adrit\u00e0 nella quale si trovava il legislatore. Egli, infatti, si rendeva conto che il servi\u00adzio civile sa\u00adrebbe stato pi\u00f9 allettante di quello mi\u00adlitare e per evitare una scelta generalizzata del primo pose la puni\u00adzione della ferma pi\u00f9 lunga. Durante il fascismo non ci sa\u00adrebbe stato bisogno di un simile accorgi\u00admento, a causa della diffusa mentalit\u00e0 guerresca (a prescindere dal fatto che al\u00adlora una legge che ammet\u00adtesse l\u2019obiezione di coscienza sarebbe stata impensa\u00adbile). Ma se nel 1972 il parlamento consider\u00f2 che una simile legge fosse necessaria e che altrettanto necessario fosse inserirvi una clausola punitiva per gli obiettori, ci\u00f2 significa che in Italia trent\u2019anni dopo la caduta del fascismo si era diffusa una cultura della pace cos\u00ec vasta che il legisla\u00adtore, o perlomeno quel legislatore, reput\u00f2 di non poter fare a meno di assecondare, ma che al tempo stesso cerc\u00f2 anche di contrastare. Dunque la conno\u00adtazione punitiva della legge fu un\u2019affermazione di debolezza della struttura militare, non di forza. An\u00adche perch\u00e9, imponendo all\u2019obiettore un costo da pa\u00adgare per la sua idea, il legislatore gli fece acqui\u00adstare pre\u00adstigio morale.<\/p>\n<p>L\u2019obiezione di coscienza e il servizio civile non sono sinonimi; infatti si <em>fa<\/em> il servizio civile, ma si <em>\u00e8<\/em> obiettori. Dunque, senza addentrarci in speculazioni ideologi\u00adche o anche solo lessicali, possiamo affermare che il rifiuto di un sistema che impone una scelta armata e militarizzata \u00e8 il momento dell\u2019obiezione, che poi, grazie alla normativa ap\u00adprovata, si esplica attraverso il servizio civile. In altri termini, l\u2019obiezione \u00e8 la volont\u00e0 politica o religiosa di op\u00adporsi a un fatto ritenuto ingiusto; il servizio civile \u00e8 l\u2019alternativa offerta dallo Stato.<\/p>\n<p>Il merito maggiore avuto dalla legge del 15 dicembre 1972 \u00e8 stato quello di aver cambiato il modo di pensare della gente. Prima di essa, infatti, il servizio militare era un obbligo inderoga\u00adbile, che attendeva tutti i ragazzi giunti all\u2019et\u00e0 necessaria per svolgerlo. Con l\u2019introduzione del servizio civile sostitu\u00adtivo il pensare comune \u00e8 stato lentamente ma progressivamente scardinato. A poco a poco quasi tutti accettarono come un fatto normale la possibilit\u00e0 di obiettare e i giovani in et\u00e0 di leva sapevano che potevano senza conseguenze optare per il servizio militare o per quello civile. Gli obiettori, che un tempo era puniti dalle autorit\u00e0, divennero addirittura contesi dalle amministra\u00adzioni pubbliche.<\/p>\n<p>La legge, per\u00f2, ha anche tolto tensione alla scelta di rifiutare l\u2019esercito. Infatti se dopo di essa i giovani erano faci\u00adlitati nella loro decisione e potevano optare di svolgere il servizio militare o quello civile come se scegliessero di an\u00addare in vacanza al mare o in montagna, il rischio fu che non tutti si resero conto che dietro a queste due scelte esistevano imposta\u00adzioni di vita diametralmente opposte. Era il pericolo che de\u00adnunciava Pietro Pinna, quando su \u201cAzione Nonviolenta\u201d scriveva: \u201cL\u2019accettazione del servizio civile si risolve in una compro\u00admissione di principio e di fatto. Di principio, perch\u00e9 si viene a fornire un avallo di legittimit\u00e0 al diritto (potere usurpato) che si arroga lo Stato alla coscrizione forzata; di fatto, in quanto attraverso il meccanismo della legge esso ha sempre nelle sue mani l\u2019assoluta possibilit\u00e0 di contenere il rifiuto del servizio militare in limiti tollerabili (\u2026) col vantaggio sussidiario che, una volta elargita ed accettata l\u2019alternativa del servizio civile, lo Stato pu\u00f2 continuare con una parvenza di buona ragione la mistificazione secondo cui coloro i quali prestano \u2018servizio in armi alla Patria\u2019 lo stanno facendo per libera elezione. (\u2026) Qualunque servizio civile non potr\u00e0 mai colmare questa perdita, compensare questo vuoto di contestazione diretta la quale \u00e8 invece la ragione fondamentale, costitutiva, dell\u2019obiezione, massima spina per il militarismo dello Stato e pietra d\u2019inciampo, grido di con\u00adtraddizione per tutti coloro \u2013 partiti di sinistra in linea \u2013 che con buona coscienza vi consentono (e che con soddisfatta coscienza hanno appunto accolto l\u2019idea di regolare l\u2019obiezione) d\u2019accordo col potere di tarparla\u201d.<\/p>\n<p>Dopo il 15 dicembre 1972 i giovani amici della nonviolenza hanno comunque potuto agire dentro la legge, anzich\u00e9 contro di essa. Ci\u00f2 \u00e8 senz\u2019altro un fatto positivo, poich\u00e9 gli obiettori sono citta\u00addini che cercano di modificare la normativa ritenuta inade\u00adguata.<\/p>\n<p>Il fine ultimo dell\u2019obiettore non \u00e8 quello di evitare di partecipare personalmente alla guerra, accettando che siano altri a farlo, ma quello di far ces\u00adsare tutte le guerre, cos\u00ec come il suo obiettivo non \u00e8 quello di svolgere un servizio smilitarizzato, ma quello di smilitarizzare la societ\u00e0. L\u2019obiezione di coscienza non deve quindi essere finalizzata alla salvaguardia della propria integrit\u00e0 intellettuale, filosofica o religiosa, poich\u00e9 ci\u00f2 ne rappre\u00adsenta soltanto un momento. Cos\u00ec come deve essere fase interme\u00addia, e non scopo, il riconoscimento della propria opzione di coscienza. In altre parole l\u2019obiezione non deve servire per affermare il diritto soggettivo di chi obietta, ma il diritto che l\u2019azione cui si obietta andrebbe a violare. In pratica: chi obietta e si rifiuta di sparare non lo deve fare tanto per affermare il proprio diritto a non sparare, anche se ci\u00f2 \u00e8 fondamentale, quanto il diritto di vivere di colui contro il quale avrebbe dovuto sparare.<\/p>\n<p>Bench\u00e9 diverse ma\u00adnifestazioni di antimilitarismo, di pacifismo e anche di obiezione di coscienza si siano verifi\u00adcate nella storia ita\u00adliana prima della seconda guerra mon\u00addiale, il gesto di Pietro Pinna non trov\u00f2 in esse radici cul\u00adturali o po\u00adlitiche. La sua obiezione fu l\u2019atto spontaneo di un giovane che non voleva accettare di essere inserito nella struttura militare. La sua azione acquist\u00f2 in seguito una forte valenza politica, ma nel momento in cui egli rifiut\u00f2 di continuare il servizio militare si tratt\u00f2 di una ribellione personale. Pinna non aveva appoggi politici, n\u00e9 si cur\u00f2 di procurarseli prima di obiettare. La sua fu un\u2019azione profe\u00adtica, nata improvvisamente nella realt\u00e0 sociale italiana, e fu anche una scelta geniale, poich\u00e9 mise in moto un fermento che non si sarebbe pi\u00f9 assopito.<\/p>\n<p>Come abbiamo gi\u00e0 rilevato, esiste una grande diffe\u00adrenza fra le lotte per il diritto di obiettare attuate negli anni \u201950 e quelle dei decenni successivi. I pochi emulatori di Pinna furono testimoni coraggiosi, ma isolati. Negli anni Ses\u00adsanta, invece, si tratt\u00f2 di una lotta di gruppo. I nonvio\u00adlenti si organiz\u00adzarono e trasformarono il gesto prima profetico in un\u2019azione politica. L\u2019opinione pubblica veniva a conoscenza del problema non tanto per gli obiettori che venivano incarcerati, ma per il rumore che veni\u00adva organiz\u00adzato intorno ai loro casi. Dopo la promulgazione della legge le lotte degli obiettori si ridus\u00adsero a contenziosi con il Ministero della Difesa per una mi\u00adgliore attuazione della legge e alla battaglia parlamentare per la riforma della stessa.<\/p>\n<p>Le lotte a favore dell\u2019obiezione non furono distri\u00adbuite omogeneamente su tutto il territorio italiano, ma si concentrarono nella zona rappresentata dall\u2019asse Perugia-Fi\u00adrenze. Solo in un periodo seguente, intorno alla seconda met\u00e0 degli anni Sessanta, sorse un altro polo nella citt\u00e0 di To\u00adrino. Non esiste corrispondenza fra le dimensioni dei centri abi\u00adtati e il numero degli obiettori da esse prove\u00adnienti. Ta\u00adlune delle pi\u00f9 popolose citt\u00e0 non hanno fornito nep\u00adpure un obiettore, mentre piccoli comuni hanno visto nascere gruppi radicali di opposizione alla guerra. Ci\u00f2 pu\u00f2 essere spiegato con il fenomeno dell\u2019emulazione, per cui un giovane era por\u00adtato a seguire nel suo gesto di disobbedienza civile l\u2019amico pi\u00f9 vecchio, con il quale aveva condiviso gli ideali di mili\u00adtanza politica e che lo aveva preceduto in tribunale e in carcere. In generale, per\u00f2, prima del 1972 l\u2019obiezione di co\u00adscienza \u00e8 stata soprattutto un fenomeno indi\u00adviduale, anche per le pesanti conseguenze giuridiche che com\u00adportava e che pote\u00advano scoraggiare i meno decisi.<\/p>\n<p>Dal punto di vista della composizione sociale, i gio\u00advani che obiettavano ave\u00advano un titolo di studio medio-supe\u00adriore e provenivano da una classe di piccola borghesia.<\/p>\n<p>Cercando le motivazioni che li spingevano all\u2019obiezione, il motivo pi\u00f9 ricorrente fu quello religioso. Pure negli obiettori politici i motivi religiosi furono quasi sempre presenti, anche se svincolati da una chiesa co\u00adstituita. Soltanto gli anarchici si basavano su motivazioni esclusivamente materialistiche. Un discorso a parte meritano i testimoni di Geova, come abbiamo gi\u00e0 evidenziato. Non risultano casi di obiettori ebrei. I catto\u00adlici arrivarono solo negli anni \u201960, ma divennero via via sem\u00adpre pi\u00f9 numerosi. Ci\u00f2 dipese dal fatto che la gerarchia catto\u00adlica pre\u00adconciliare si oppose decisamente alla possibilit\u00e0 di ricono\u00adscere il diritto di obiettare e tanto pi\u00f9 di accettare, per la scelta dell\u2019obiezione, motivazioni nate dalla fede cat\u00adtolica. Dopo il Concilio le posizioni divennero pi\u00f9 aperte e sorsero persino gruppi di preti che lottarono a fianco degli obiet\u00adtori, anche se all\u2019interno della Chiesa restavano ampie fasce che continuavano a rifarsi a concetti meno sensibili al problema. A livello ufficiale vennero comunque redatti docu\u00admenti che prendevano chiaramente le parti degli obiettori.<\/p>\n<p>La forza politica che pi\u00f9 strenuamente lott\u00f2 per il diritto di obiettare furono i radicali. I comunisti si oppo\u00adsero alle scelte degli obiettori fino agli anni Sessanta, quando iniziarono a guardarli con maggiore simpatia; non eb\u00adbero, per\u00f2, una chiara e univoca visione del fenomeno, a causa dell\u2019impostazione che li portava a prediligere un eser\u00adcito di popolo quale baluardo per la difesa della democrazia. Maggior aiuto gli obiettori ebbero dai socialisti, che erano l\u2019unica forza politica che aveva una tradizione storica di op\u00adposizione alla guerra o, per lo meno, di non appoggio ad essa. All\u2019interno di quasi tutti gli altri partiti la questione se\u00adgn\u00f2 una differenza generazionale, in quanto spesso, nonostante le decisioni contro l\u2019obiezione as\u00adsunte dai dirigenti, le forze giovanili mostravano aperte sim\u00adpatie verso il fenomeno. E\u2019 il caso della Democrazia Cristiana e del Partito Repubbli\u00adcano Italiano.<\/p>\n<p>Senza ombra di dubbio i giovani che hanno sopportato il carcere per obiettare, coloro che hanno lottato opponendosi alla struttura militare e tutti quelli che hanno rifiutato di entrare a far parte dell\u2019esercito hanno costruito una piccola parte della storia italiana del dopoguerra e contemporanea\u00admente hanno contribuito a rendere pi\u00f9 vicina la meta, impegna\u00adtiva e affascinante, di \u201cfar uscire la guerra dalla storia\u201d. Gli obiet\u00adtori di coscienza, soprattutto coloro che prima dell\u2019approvazione della legge hanno pagato con il carcere la fedelt\u00e0 ai loro ideali, non sono vigliacchi, come spesso con troppa faciloneria \u00e8 stato affermato da pi\u00f9 fronti. Essi, per coe\u00adrenza, hanno affron\u00adtato l\u2019indifferenza, la derisione, la ca\u00adlunnia e la repres\u00adsione. Oggi meritano il nostro rispetto.<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2011\/01\/il-coraggio-di-dire-no-%E2%80%93-sergio-albesano\/\" >Go to Original \u2013 serenoregis.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019obiezione di coscienza e il servizio civile non sono sinonimi; infatti si fa il servizio civile, ma si \u00e8 obiettori. 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