{"id":98958,"date":"2017-09-25T12:02:58","date_gmt":"2017-09-25T11:02:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/?p=98958"},"modified":"2017-09-24T15:15:40","modified_gmt":"2017-09-24T14:15:40","slug":"italiano-il-giornalismo-di-pace","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.transcend.org\/tms\/2017\/09\/italiano-il-giornalismo-di-pace\/","title":{"rendered":"(Italiano) Il giornalismo di pace"},"content":{"rendered":"<p><em>14 settembre 2017 &#8211; <\/em>Usando una espressione del noto ricercatore per la pace J. Gantung, si potrebbe definire il giornalismo di pace come \u00a0\u201cun antidoto ai mali prodotti dal modo abituale di narrare i conflitti\u201d (J.Galtung, 2002) , modo che legittima l\u2019aumento della violenza fino alla sconfitta del \u201cnemico\u201d.<\/p>\n<p>Un passo esemplare del giornalista del Times, Will Howard Russell, tratto da un servizio giornalistico realizzato durante la guerra di Crimea (1853-1856), aiuta a comprendere bene l\u2019affermazione di Galtung:<\/p>\n<blockquote><p><em>Cinque minuti prima di mezzogiorno i Francesi, come uno sciame d\u2019api, uscirono dalle loro trincee vicino a Malakoff, ormai votata alla distruzione, si arrampicarono sulle facciate e passarono attraverso le feritorie in un batter d\u2019occhio. Attraversarono con pochi balzi i sette metri di terreno che li separavano dal nemico e, un minuto o due dopo che la testa della colonna era uscita dal fossato, il tricolore sventolava sul bastione Korniloff <\/em>(Knightley, 1989, citato da Sreedharan, 2013; la traduzione \u00e8 a cura di Franco Malpeli)<\/p><\/blockquote>\n<p>Il giornalista descrive una scena di guerra, ma si capisce benissimo da che parte sta e qual \u00e8 il modello di conflitto sottostante quel modo di fare cronaca.<\/p>\n<p>Basandosi su un diverso paradigma di conflitto, il giornalismo di pace (gdp) pu\u00f2 dunque essere considerato come \u201cun particolare tipo di giornalismo socialmente responsabile\u2026.uno schema di copertura delle notizie che contribuisce a realizzare e mantenere la pace\u201d (Hanitzsch, 2004) che tenta di sfuggire alle logiche e alle cornici valoriali della cultura violenta.<\/p>\n<p>Se, infatti, il paradigma di conflitto \u00e8 quello \u201ca somma zero\u201d (mors tua, vita mea; io vinco-tu perdi; noi-loro; buoni-cattivi), il racconto non pu\u00f2 che perpetuare la violenza perch\u00e9 riproduce tale paradigma nel modo in cui la realt\u00e0 \u00e8 interpretata e svolge un ruolo negativo rispetto alle possibilit\u00e0 di soluzione pacifica del conflitto stesso.<\/p>\n<p>Nell\u2019ultima opera che ha curato insieme alla giovane ricercatrice Silvia De Michelis, Nanni Salio<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2017\/09\/14\/il-giornalismo-di-pace-angela-dogliotti\/#sdendnote2sym\" ><sup>ii<\/sup><\/a> illustra perci\u00f2 in un capitolo introduttivo, <em>Giornalismo di pace e trasformazione nonviolenta dei conflitti , <\/em>il modello nonviolento di conflitto.<\/p>\n<p>In sintesi, tale modello agisce:<\/p>\n<ul>\n<li>Esplorando la formazione conflittuale e dando voce a tutte le parti in causa;<\/li>\n<li>mettendo in luce gli effetti invisibili della violenza (quelli culturali e strutturali)<\/li>\n<li>depolarizzando il conflitto, facendo vedere il bianco e il nero di tutte le parti<\/li>\n<li>mostrando tutte le prospettive di trasformazione costruttiva e non solo la violenza (de-escalation del conflitto)<\/li>\n<\/ul>\n<p>Si potrebbe anche dire, con J.Galtung, che il giornalismo di guerra, tradizionale, \u00e8 simile al giornalismo sportivo: il gioco \u00e8 a somma zero e vincere \u00e8 tutto, mentre il giornalismo di pace \u00e8 simile al giornalismo che si occupa di sanit\u00e0: si descrive lo stato del paziente , si ricercano le possibili cause, i fattori che hanno contribuito alla malattia, i possibili rimedi e le misure preventive.<\/p>\n<p>Approfondendo un po\u2019 il discorso, in tempo di guerra \u00e8 molto difficile, nonostante le migliori intenzioni, un giornalismo \u201cobiettivo\u201d, perch\u00e8<\/p>\n<ul>\n<li>\u201cI giornalisti devono scendere a compromessi con una quantit\u00e0 di ostacoli-fra cui patriottismo, interesse nazionale, rabbia, censura e propaganda- che \u201ccospirano attivamente nell\u2019impedire una cronaca obiettiva , fattuale e imparziale\u201d (Maslog, Lee &amp; Kim, 2006)<\/li>\n<li>\u201cI media sono facilmente mobilitati per la denigrazione del nemico. I racconti dei media descrivono la brutalit\u00e0 dell\u2019altra parte e le sofferenze del nostro popolo\u2026Le affermazioni sui nostri atti di aggressione e sulle sofferenze degli altri sono o ignorate o minimizzate o non viene dato loro credito. Noi siamo sempre le vittime, loro sono sempre gli aggressori\u201d (Wolfsfeld, 2004)<\/li>\n<\/ul>\n<p>Ci\u00f2 avviene non perch\u00e9 i giornalisti siano in malafede, ma perch\u00e9 essi sono parte di una cittadinanza, membri di una nazione. Come tali lavorano a partire da una base politica e culturale che ne definisce le credenze, gli atteggiamenti, i valori e i pregiudizi (Bar-Tal e Tiechman , 2005) e ci\u00f2 influenza il modo in cui riportano il conflitto<\/p>\n<p>I militari e i governi , inoltre, schierano in tempo di guerra, \u201cuna combinazione di meccanismi\u2026per gestire il flusso delle informazioni \u201d (Cottle 2006) e tali meccanismi comprendono una censura \u201cdura\u201d (confinamento dei reporter in campi-base; supervisione e approvazione di tutti i resoconti) e una censura \u201cmorbida\u201d (i media ricevono le informazioni governative e i giornalisti sono embedded nelle forze combattenti)<\/p>\n<p>J.Galtung sintetizza in una tabella il confronto tra gdg e gdp, che si pu\u00f2 cos\u00ec riassumere:<\/p>\n<ul>\n<li>Il gdg \u00e8: orientato alla violenza (sono riportati gli effetti visibili ed eclatanti del conflitto), orientato alla propaganda (svela lo \u201cloro\u201d menzogne, nasconde le \u201cnostre\u201d); riporta le voci delle elites e presenta la vittoria sul nemico come lo scopo finale;<\/li>\n<li>Il gdp \u00e8 orientato al conflitto,esplorandone tutte le dimensioni; orientato alla verit\u00e0 (svela le menzogne di tutte le parti), orientato alle persone (pone attenzione alle sofferenze ovunque siano presenti e mette in luce l\u2019opera dei costruttori di pace di tutte le parti), orientato alla soluzione (evidenzia le iniziative di pace, presenta le vie per possibili soluzioni piuttosto che vie per la vittoria) (J.Galtung, <em>The missing journalism on conflict and peace and the middle east, <\/em>Transcend 2005)<\/li>\n<\/ul>\n<p>Lynch e Mc Goldrick (2005), proseguendo su questa via, hanno individuato una serie di \u201c buone pratiche\u201d del gdp<\/p>\n<ul>\n<li>Concentrarsi sul presentare soluzioni<\/li>\n<li>Riportare gli effetti a lungo termine<\/li>\n<li>Orientare le notizie sulle persone<\/li>\n<li>Ricercare un terreno comune<\/li>\n<li>Ricercare e riportare i crimini di tutte le parti<\/li>\n<li>Depolarizzare il \u201cnoi\u201d e \u201cloro\u201dindividuando terze parti interne<\/li>\n<li>Evitare termini emotivi, demonizzanti o vittimistci<\/li>\n<li>Evitare che un\u2019opinione sia considerata come un fatto assodato<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>Questioni controverse e critiche al gdp: <\/strong><\/p>\n<p><strong>1- il ruolo dei media<\/strong><\/p>\n<p>Secondo alcuni autori il gdp attribuisce ai media troppa importanza: sembra pi\u00f9 accettabile la teoria degli effetti selettivi dei media: \u201calcuni media hanno, in certi momenti e in certe circostanze, un effetto importante su alcuni destinatari \u201c(Brosius, 2003) ed esiste anche una relazione reciproca tra media e pubblico. (si veda, ad esempio, l\u2019aumento di xenofobia e razzismo in contesti di aumento dei flussi migratori)<\/p>\n<p>Se \u00e8 vero che i media non sono onnipotenti e non solo essi influenzano l\u2019opinione pubblica, si pu\u00f2 tuttavia affermare che essi sono una forza significativa in ogni conflitto e tale \u201cpotere\u201d dovrebbe perci\u00f2 portare con s\u00e9 maggiori responsabilit\u00e0 da parte dei giornalisti.<\/p>\n<p><strong>2- la questione della \u201cneutralit\u00e0\u201d<\/strong><\/p>\n<p>Secondo alcuni il gdp mina il principio giornalistico di \u201cobiettivit\u00e0\u201d (Weaver, 1998)<\/p>\n<p>\u201cLe notizie sono ci\u00f2 che sta accadendo e dovremmo riportarle con immaginazione e scetticismo (quando \u00e8 il caso). Punto. Non abbiamo bisogno di caricarci di altre esigenze. E certamente non abbiamo bisogno di andare in cerca di costruttori di pace\u2026\u201d(Lyon, 2003)<\/p>\n<p>E\u2019, questa, una questione cruciale e delicata, perch\u00e9 tocca un aspetto importante di deontologia professionale: cos\u2019\u00e8 l\u2019obiettivit\u00e0? Come si pu\u00f2 essere \u201cobiettivi\u201d?<\/p>\n<p>A questa critica si prestano, in modo particolare, posizioni come quelle del \u201cgiornalismo di affezione\u201d, che si esprimono in affermazioni come la seguente:<\/p>\n<p>\u201c Al posto delle pratiche appassionate del passato, io ora credo in ci\u00f2 che chiamo giornalismo di affezione. Con questo intendo un giornalismo che, oltre a conoscere, si interessa: che \u00e8 consapevole delle sue responsabilit\u00e0: che non \u00e8 neutrale fra il bene e il male, il giusto e l\u2019ingiusto, la vittima e l\u2019oppressore\u201d (Bell, 1997)<\/p>\n<p>Ma in un conflitto pu\u00f2 essere controverso ci\u00f2 che \u00e8 \u201cgiusto\u201d o chi \u201copprime\u201d: ci vogliono criteri concreti e condivisi di riferimento (es. la legislazione internazionale; i bisogni umani fondamentali\u2026) Questo ci porta alla terza critica.<\/p>\n<p><strong>3- la critica epistemologica<\/strong><\/p>\n<p>Alcuni sostengono che il gdp si basa su un realismo ingenuo : la realt\u00e0 si pu\u00f2 percepire e descrivere cos\u00ec com\u2019\u00e8 (Hanitzsch , 2004) e i gdp presumono che \u201cverit\u00e0\u201d e \u201cmenzogna\u201d siano evidenti di per s\u00e9 (Cottle, 2006)<\/p>\n<p>Tuttavia, il problema epistemologico del gdp esiste anche nella cronaca di guerra tradizionale. La verit\u00e0 e la menzogna non sono auto-evidenti nelle situazioni di conflitto e i media possono presentare solo delle interpretazioni della realt\u00e0.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8, quindi, quale forma deve assumere questa interpretazione: se debbano scegliere di dare voce a tutte le parti in causa ed esplorare soluzioni del conflitto in modo da fornire al pubblico un quadro pi\u00f9 completo , oppure se debbano limitare la loro attenzione alla violenza incombente, riportando le opinioni di coloro che sono tradizionalmente considerati degni di nota\u2026. (Chindu Sreedharan, 2013)<\/p>\n<p><strong>In conclusione<\/strong><\/p>\n<p>\u201cNella nebbia della guerra \u00e8 eccezionalmente difficile applicare i principi di un buon giornalismo tradizionale. Una ragione potrebbe essere che i canoni del giornalismo sono stati sviluppati per notizie \u201cnormali\u201d, quindi non sono adatti ad una situazione \u201canormale\u201d. Le numerose forze pratiche, politiche, economiche ed etnocentriche che premono sui giornalisti li incoraggiano a mettere in luce la guerra e la violenza a spese delle notizie di pace. La continua immersione del pubblico in tali notizie di violenza commesse si di \u201cnoi\u201d da \u201cloro\u201d modeller\u00e0 la sua versione della realt\u00e0 e le sue credenze sociali, contribuendo ad uno schema mentale che incoraggia la continuazione- e perfino l\u2019inasprimento della guerra.<\/p>\n<p>Dall\u2019altra parte, il gdp, potrebbe favorire un clima diverso, che contribuisca alla cessazione delle ostilit\u00e0 e alla promozione della pace\u201d (Chindu Sreedharan, 2013)<\/p>\n<p><strong>Riferimenti bibliografici<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>Nanni Salio, Silvia De Michelis (a cura), <em>Giornalismo di pace, <\/em>Edizioni GruppoAbele, Torino, 2016<\/li>\n<li>Galtung J., <em>The missing journalism on conflict and peace and the middle east<\/em>, Transcend, 2005 <u><a href=\"http:\/\/www.transcend.org\/\" >www.transcend.org<\/a><\/u><\/li>\n<li>Lynch J. e Mc Goldrick A. <em>Peace Journalism, <\/em>Hawthorn Press, Glouchestershire, 2005<\/li>\n<li>Lynch J. e Galtung J., <em>Reporting Conflict: New Directions in Peace Journalism, <\/em>University of Queensland Press, St. Lucia, 2010<\/li>\n<li>Chindu Sreedharan, <em>War and peace journalism, <\/em>in Karen Fowler-Watt, Stuart Allan, <em>Journalism: New Challenges, <\/em>Centre for Journalism &amp; Communication Research, 2013 (da cui sono stati tratti diversi riferimenti , nella traduzione di Franco Malpeli)<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>NOTE:<\/strong><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2017\/09\/14\/il-giornalismo-di-pace-angela-dogliotti\/#sdendnote1anc\" >i<\/a> Dall\u2019intervento al convegno: <strong>L\u2019informazione da fabbrica della paura a strumento di pace, Roma 8 settembre 2017<\/strong><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2017\/09\/14\/il-giornalismo-di-pace-angela-dogliotti\/#sdendnote2anc\" >ii<\/a> Nanni Salio, Silvia De Michelis (a cura), Giornalismo di pace, Edizioni Gruppo Abele, 2016<\/p>\n<p>_____________________________________________<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><em>Angela Dogliotti Marasso<\/em> <em>\u00e8 membro della <\/em><a href=\"https:\/\/www.transcend.org\/\" >Rete TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente<\/a> e <em>direttrice<\/em> <em>del <\/em><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/\" >Centro Studi Sereno Regis<\/a><em> a Torino<\/em>.<\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/serenoregis.org\/2017\/09\/14\/il-giornalismo-di-pace-angela-dogliotti\/\" >Go to Original \u2013 serenoregis.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>14 settembre 2017 &#8211; Usando una espressione del noto ricercatore per la pace J. 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