(Italian) Il Rifiuto Della Carne Contro la Sofferenza Degli Animali

ORIGINAL LANGUAGES, 29 Nov 2010

Marinella Correggia – Il Manifesto

«Da un punto di vista etico, metafisico e religioso, o tutta la vita souffrante viene salvata, o tutto è privo di senso; come la pietà è indivisibile, così la salvezza a cui dà diritto la sofferenza. È questa la difficoltà più grande del pensiero teologico». Qui è il clou del saggio Non uccidere. Il cristianesimo alla prova della condizione animale di Adriano Mariani: come si può accettare un’idea della salvezza che escluda i sofferenti non umani? In altre parole come può un Dio buono e onnipotente accettare che ciò che ha patito il male non sia salvato per sempre, che una qualunque sofferenza, di qualunque essere, non abbia diritto a una riparazione e consolazione del male patito, riparazione e consolazione che qui sulla terra in genere non arrivano e dunque richiederebbero un’immortalità universale degli esseri sensibili di qualunque tipo? Era un rovello riscontrabile anche in Leopardi (la souffrance è il termine che egli utilizzava) , del quale Mariani è studioso (Leopardi. Nichilismo e cristianesimo, del 1997).

Certo, anche la speranza che perfino il più piccolo degli esseri sensibili, miliardi di miliardi che hanno percorso la storia, torni a vivere in eterno, è un grande paradosso, rilevato da uno dei tanti studiosi ai quali Non uccidere fa riferimento: «Si può forse estendere a tutti i viventi l’idea della resurrezione senza che la ragione sprofondi in un mare di assurdità?»

Comunque il punto è che il cristianesimo, alla pari di altre religioni, non si pone proprio il problema e semplicemente – implicitamente – nega la consolazione eterna a tutto ciò che, animale o vegetale che sia, pur avendo sofferto in vita, non è umano. Dunque l’astenersi dall’uccisione e dalla violenza sui non umani, scelta computa da molti credenti, ha la portata di un «Undicesimo comandamento», tale, scrive Mariani, «da conferire al messaggio cristiano il senso di una religione altra da quella che conosciamo».

Un senso tuttavia che non risulta dai testi sacri. Non dalla bibbia, perché la Genesi (il leone accanto all’agnello e altre beatitudini), viene presto annullata per decisione divina e sostituita dalla predazione fra animali e dal dominio antropocentrico sulle altre creature. Non meglio i vangeli, ufficiali e apocrifi, dove «non si trova neppure una volta che Gesù insegni la compassione verso tutti gli esseri viventi». Quanto alle decisioni successive della Chiesa, il Concilio di Ancyra del 314 emana decreti che allontanano dagli ordini chi si rifiutava di mangiar carne. Perfino san Francesco, che «canta le allodole e i buoi ma poi se ne ciba», è «la prova dell’impossibilità di ricavare dal cristianesimo il messaggio vegetariano».

Per contrasto, il libro analizza alla luce della pietà alcuni classici della grecità: Teofrasto (autore di Della pietà), Plutarco (il cui testo Del mangiar carne ha una capacità di persuasione e un pathos ancora intatti), Pitagora, Porfirio (autore di Dell’astenersi dalle carni), Empedocle (che fonda la sua filosofia sull’idea dell’originaria armonia del Tutto: «Compito primario dell’uomo è perciò prendere a modello quell’era felice e cessare dalle uccisioni»). E in Oriente il Buddha: «Chi risparmia le pene agli esseri immobili (i vegetali n.d.r.) e mobili (gli animali, n.d.r.), che non uccide, non ingiuria, io chiamo bramano» (Dhammapada, 405).
Il libro non può rispondere al rovello cosmico: se e come le sofferenze dei souffrants verranno consolate. Ma dà una regola infallibile: non si sbaglia adottando un comportamento compassionevole. Non far soffrire o farlo il meno possibile.

Libri adriano mariani non uccidere. Il cristianesimo alla prova della condizione animale, gandhi edizioni, euro 15

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