(Italiano) Il Disturbo da Esuberanza Post-Gloria (PGED)

IN ORIGINAL LANGUAGES, 15 May 2017

Johan Galtung | Centro Studi Sereno Regis – TRANSCEND Media Service

Ben noto è il Disturbo da Stress Post-traumatico, PTSD; senza dubbio un disturbo molto penoso che affligge molti, i più, forse tutti noi; dovuto a qualcosa andato proprio storto: uno shock, una violenza, fisica, verbale, da parte di e verso persone, gruppi sociali, intere società o gruppi di società. Non solo appunto interpersonale: non è solo faccenda di psicologia.

Però, come c’informa l’epistemologia buddhista: c’è simmetria nel mondo. Qualunque cosa può essere vista da almeno due angolazioni: “cammino per strada” ma anche “la strada mi viene incontro”. Chissà se Einstein era stato ispirato dal buddhismo quando fece la famosa domanda “Zurigo si ferma a questo treno?” Forse no; comunque la sua relatività, “il movimento di un oggetto è relativo a un altro oggetto”, gli impose quella domanda.

Per il buddhismo, tuttavia, questo modo di pensare va ben aldilà del movimento, in concetti e dissertazioni. Che cosa sarebbe il contrario di trauma? Evidentemente qualcosa di positivo. Per esempio, per il sottoscritto, interessato a guerra e pace, un tipo di trauma è la sconfitta in guerra e il suo contrario è la vittoria. Crogiolarsi nella gloria, non soffrire la cupezza del trauma. E poi, se il trauma può portare a uno stato di stress, tanto più profondo e persistente quanto più profondo e ripetitivo è il trauma subìto, può darsi che una gloria pervasiva e ripetuta possa portare a uno stato di – diciamo – esuberanza?

Questo si apre al comportamentismo : evitare il trauma, cercare la gloria. Ma l’idea va più in profondità. Un trauma grave e ripetuto comporta un disturbo da stress, non solo stress. Una gloria intensa e ripetuta può comportare un disturbo da esuberanza: facciamo altre guerre per mietere altre vittorie! Non solo per difesa!

Magari ci si riferisce alla stessa guerra. la morte in guerra è un grave trauma per famigliari e amici in lutto e per tutti; la vittoria è una gloria intensa per molti e per tutti. Lo sconfitto ne è traumatizzato, il vincitore glorificato. Lo sconfitto può patire di gravi disturbi, come le nazioni traumatizzate dal colonialismo occidentale. Oppure possono dire “Mai più” e promuovere un movimento pacifista. Il vincitore farà del suo meglio per mantenere la guerra come istituzione. Finché gli toccherà di perdere.

Per analisi a livello micro, i matrimoni in famiglie patriarcali offrono esempi ovvi. Per secoli un’esperienza così traumatica per le donne che un modo per curare quello stress era diventare monaca, essendo la tonaca un evidente No al matrimonio. Ma gran parte delle donne viveva con addosso lo stress di uno stato subumano, già quello certo un disturbo. E l’uomo? Se la spassava a fondo, avendo come tanto sovente evidenziato una domestica, un’inserviente, una prostituta e una badante tutte riassunte in una figura, la “moglie”. Una gloriosa situazione che porta a un’esuberanza, durevole si spera, moltiplicata e ripetuta con amanti e concubine. Patologico.

Ma perché definirlo un disturbo quando gli uomini lo considerano un ordine duraturo? Per gli effetti sugli altri, le vittime, coloro che soffrono stress, che è stato ed è condizione per l’esuberanza, la gloria di lui.

Quel che è PTSD per alcuni può essere PGED per altri, semplicemente.

Ma tale nozione va persa focalizzandosi solo su un versante, come si fa spesso nel pensiero occidentale. Dopo aver citato guerra, colonialismo, patriarcato, si pensi anche alla schiavitù e al razzismo. Si dipana tanta storia mondiale innescata da questi termini. Ma è obbligatorio considerare ambo i versanti.

Perché? Perché ad ogni PTSD ha senso presumere che esista un PGED quale causa non da poco nel determinare un PTSD come effetto. Se si vuole ridurre il PTSD è ovviamente insufficiente agire solo sul versante delle vittime, con terapie e rimedi mentre il PGED riproduce il PTSD. si deve cambiare tutto un sistema. E abbiamo citato i nomi di qualcuno di tali sistemi: schiavismo, colonialismo e patriarcato, mutati o in mutamento; guerra e razzismo che continuano, dando più sostanza a queste asserzioni.

Si prenda il sistema bellico, inscrivendoci la Pasqua 2017, vivace quanto mai nelle minacce di grosse guerre in molti luoghi del “Medio Oriente” (Asia occidentale), il complesso USA-EU-Ukraina-Russia, e nell’“Estremo Oriente” (Asia orientale). I continenti relativamente pacifici sono nel “Terzo Mondo”, LatinAmerica-Caribe e Africa; ma con l’enormità della violenza contro di essi a livello strutturale più che una guerra diretta.

In questo c’è un messaggio per quelli che credono ingenuamente che “lo sviluppo porta alla pace”; adesso come adesso sembra più il contrario. Perché, data tutta la sofferenza, il PTSD, causato dalle guerre? A causa del PGED goduto dai vincitori. Che non solo si deliziano della gloria delle parate con coriandoli e stelle filanti e orge analoghe, ma dei miliardi ai vincitori, incidentalmente anche ai perdenti salvo che siano costretti a pagare “compensazioni” venendo definiti colpevoli. Le guerre fanno scorrere il denaro.

La maggior macchina da guerra al mondo sono gli Stati Uniti d’America. Nessun presidente USA vittorioso in una guerra è mai stato biasimato per la sofferenza umana causata. I delitti di un presidente Polk nella guerra del 1846-48, che derubò il Messico di oltre metà del territorio, non comprendono la sofferenza umana. La guerra in Vietnam fu persa, un terribile trauma per i capi e la popolazione USA, e per amici e parenti dei 58.000 uccisi. Ma non dei 3 milioni di vietnamiti? Insensibilità grottesca. Le questioni sollevate non riguardarono l’uso politico della guerra ma come vincere le guerre future per superare la “sindrome del Vietnam”.

Vincere vuol dire gloria ed esuberanza collettiva, profitti individuali nell’ordine dei miliardi nelle alte sfere e una certa gloria da eroismo e relative medaglie più in basso. Dei milioni di uccisi e decine di milioni di disastrati: manco una parola.

Provate a meditare un minuto, o piuttosto un’ora, sul peso complessivo di PTSD inflitto dalle guerre USA ai popoli dell’Afghanistan dal 2001, e dell’Iraq dal 1991 e poi dal 2003. È pur vero che non ci sono stati PGED conclamati da parte USA, anzi una certa dose di PTSD derivanti dalle “guerre non concluse”, come le chiama la CNN. Vero anche che si è resa disponibile un bel po’ di psicoterapia USA in ambo gli stati. Ma i più bisognosi di consulenza sono gli americani [=USA] colpiti da privazione di PGED che esigono guerre vincibili come terapia; disastri per le vittime ovunque, addirittura a milioni, con enormità di PTSD nella scia.

Siamo vittime di una psicologia negativa di terapia individuale; e scarsi di una psicologia attiva prodiga di azione a favore della pace, negativa o positiva che sia, di sicurezza e di buoni rapporti verso gli altolocati desiderosi di PGED; e per rimuovere le cause delle guerre: conflitti irrisolti e traumi irriconciliati.

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Titolo originale: The Post Glory Exuberance Disorder-PGED – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

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