(ITALIAN) SINGOLARITÀ, CATASTROFI, ESTINZIONI, COLLASI: QUAL È PIÙ VICINO?

COMMENTARY ARCHIVES, 23 Apr 2009

Nanni Salio

Due libri stimolano queste sintetiche riflessioni: uno di carattere più storico (Aldo Schiavone, Storia e destino, Einaudi, Torino 2007), l’altro più tecnico-scientifico (Ray Kurzweil, La singolarità è vicina, Apogeo, , Milano 2008, ed. orig. 2005. Di grande interesse il sito www.kurzweilai.net che contiene numerosi contributi, anche critici). Prenderò spunto soprattutto dal secondo, peraltro segnalato dallo stesso Schiavone.

Ray Kurzweil è un famoso inventore, che da tempo sostiene la tesi di un prossimo cambiamento profondo della specie umana, innescato dalla crescita tecnologica esponenziale.

Da sempre ci si interroga sul futuro e sappiamo bene quanto sia difficile e controverso prevederlo. Anche in questo caso non sfuggiamo a questa incertezza.

Un vecchio modello di analisi tuttora valido: IPAT

Per discutere la tesi sostenuta da Kurzweil è bene partire da un noto “modello” teorico che nella sua semplicità continua a essere un valido punto di riferimento. Per tentare di analizzare i problemi ambientali globali, nel 1973 Barry Commoner, Paul Ehlrich e John Holdren proposero un modello a tre variabili (noto con l’acronimo IPAT), scritto per semplicità nella forma I = P x A x T, anche se non si tratta di semplici moltiplicazioni, ma di relazioni non lineari che non conosciamo in modo rigoroso.

I è l’impatto sul pianeta , P la popolazione, A sta per affluence e corrisponde al livello di benessere (misurabile come PIL pro capite) e T è il fattore tecnologico. In forma ancora più semplificata si può scrivere I=PxE, dove E è l’energia pro capite.

Tutte e tre le variabili hanno andamento grosso modo esponenziale e le previsioni di ciò che succederà nel futuro sono quanto mai controverse. Dando per scontati alcuni dati, ci limitiamo alle osservazioni essenziali.

La variabile P: da 1 a 1000! Dalla “bomba ecologica” all’estinzione

E’ noto che la popolazione è cresciuta esponenzialmente sino agli attuali 6,7 miliardi, ma la curva della crescita è entrata in una zona di “flesso” e il tasso di aumento sta rallentando. Si prevede un assestamento intorno ai 9 miliardi verso la metà del secolo e in seguito una graduale riduzione.

Ma le opinioni in materia non potrebbero essere le più diverse: dalla tesi di Arne Naess, secondo il quale il valore ottimale dovrebbe scendere sotto il miliardo, a quella di Giuliano Cannata (Si spegne. Signori si chiude. L’era della diminuzione, Ambientiamoci, Roma 2008) che vede il pericolo di una possibile estinzione della specie umana, a quelle dei “transumanisti” che prevedono la possibilità di una crescita sino a 1000 miliardi (Nick Bostrom, The future of humanity, www.nickbostrom.com/papers/future.pdf). E Giorgio Ruffolo ricorda che:

“Khan prevedeva… per il 2200 un mondo di 260 miliardi di uomini con un PIL di 500 quadrilioni di dollari. Era convinto che “ce lo possiamo permettere” come se fosse un grande ideale. In questa visione era però superato dal professor Cesare Marchetti, un fisico italiano dello IASA di Vienna, convinto che la terra può ospitare una produzione di energia pari a circa 1250 volte quella attuale e che sul pianeta possono trovare posto mille miliardi di persone. E ciò, entro il 2300. Certo, se si stesse un po’ stretti, si potrebbe sempre migrare verso altri pianeti.” (Giorgio Ruffolo, Lo specchio del diavolo. La storia dell’economia dal Paradiso terrestre all’inferno della finanza, Einaudi, Torino 2006, p. 43).

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This article originally appeared on Transcend Media Service (TMS) on 23 Apr 2009.

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