(Italiano) L’autoproduzione secondo Marinella Correggia alla festa dei Gas valdostani

ORIGINAL LANGUAGES, 27 Oct 2014

Silvia Berruto – TRANSCEND Media Service

L’autoproduzione come utopia concreta e realizzabile

L’autoproduzione, come stile di vita individuale e collettivo e come modello economico alternativo, è stato il tema al centro della giornata di festa dei gas valdostani*.
Marinella Correggia, ecoattivista, amica e persuasa della nonviolenza, autrice del noto “Io lo so fare. Piccola guida all’autoproduzione manuale, creativa ed ecologica. Far da sé, non sprecare, risparmiare”, quarantamila copie vendute, ha animato i contenuti le riflessioni dell’incontro proprio a partire da questo utile e prezioso manuale.

Concetto base, e punto di partenza dell’autoproduzione, secondo Marinella, è il non essere gli “utilizzatori finali” del processo di utilizzo e consumo di qualsiasi prodotto, e il non delegare ad altri la produzione, le idee, l’impegno individuale e collettivo.

“Autoprodurre è un atto di pace”.

Questo l’incipit del primo capitolo della quarta edizione del “saggio” manuale datato luglio 2013.
“L’autoproduzione prospetta un modello più di pace” è l’incipit dell’imperdibile contributo di Marinella alla festa.

“Se ogni persona, famiglia, comunità cercasse di farsi carico di produrre quello che consuma – dice Marinella – non solo a livello alimentare ma a livello energetico, “le guerre non scoppierebbero più perché non ci sarebbe la necessità di combattere per andare a conquistare territori o per andare ad aprirsi le strade per far transitare i combustibili fossili o le materie prime. Se le comunità, con scambi equi con altre comunità, producessero quanto consumano, non ci sarebbe la necessità di andare a “rapinare” a casa di altri. Alla fine le guerre sono determinate o dal bisogno di vendere le armi (gli Stati Uniti e i paesi occidentali ne sono il modello) o dalla necessità di mettere le mani su zone che hanno risorse che noi potremmo produrre e non lo facciamo.”

In questo senso l’autoproduzione, assunta sul serio e in modo diffuso e a livello di comunità, “sarebbe rivoluzionaria e molto pacifica.”

Altro concetto fondamentale, da agire immediatamente è: “quanto non può essere autoprodotto, a livello di comunità e in modo sostenibile, non dovrebbe proprio essere consumato” afferma con consapevolezza “contagiosa” Marinella.

“In questo libro ho voluto richiamare alcune utopie egualitarie ed ecologiste citando libri utopici nei quali la confusione tra il lavoro manuale e intellettuale, che spesso poi non è intellettuale, è fondante. Il riferimento è alla divisione tra chi fa fatica per produrre e chi lavora invece col pensiero, tipica del modello capitalistico e di sfruttamento”.
Riemerge ancora una volta qui il concetto di delega: gli utilizzatori finali delegano il lavoro “sporco” a qualcun altro.
“L’idea delle utopie che almeno in piccolo dovremmo cercare di realizzare sta qui nel mescolare i ruoli – tutti dorrebbero fare un po’ – secondo lo slogan “faticare tutti, faticare meno. Faticare meno tutti.”
E questo c’è nell’autoproduzione. Produrre un po’ del cibo che consumiamo implica, conoscendone la provenienza, la possibilità di evitare che invece “sia uno schiavo africano a produrlo.”

Marinella sottolinea che tutto quanto è suggerito nel libro richiede poco tempo. Segue una breve riflessione sul tempo e sul fatto che esso sia una risorsa scarsa per tutti e che, pertanto, deve essere impiegata bene.
Con lo slogan: “Più autoproduzione, meno bisogno di soldi, più part-time, più tempo per vivere.”

Marinella ha segnala alcuni progetti e idee “felici” di autoproduzione da diffondere ovunque.
Nel settore della coltivazione due azioni interessanti: i puericultori di alberi da frutto e i salvatori di semi e piante.

Gli alberi da frutto richiedono cure per i primi tre-quattro anni e poi “fanno da sé”. Quindi sarebbe bello che gli spazi inutilizzati o i parchi urbani fossero utilizzati per avere dei frutteti comuni a libero attingimento, a cura di tutti.
Nella prima fase ci vorrebbe la cura di questi alberi. Si fanno nascere, si curano per un po’ e quando sono “autosufficienti” si piantano dove c’è disponibilità.

Il progetto si intitola Elzéard Bouffier, in omaggio a “L’homme qui plantait des arbres” di Jean Giono, che “seminando da solo centinaia di migliaia di semi di semi di quercia e betulle su terre collettive o abbandonate – non sue – riuscì in alcuni decenni a ridar vita a un’area dimenticata da tutti, in Francia”. Un uomo che in tempo di guerra riesce a costruire mentre gli altri distruggono.

Salvatori di semi e di piante con la raccolta e l’utilizzo di fiori selvatici e la riproduzione delle rose.

Il caso di autoproduzione alimentare estremo per chi non ha neppure un balcone è l’orto sul lavello.

L’orto in barattolo si usa per fare i germogli. “E fare i germogli significa coltivare. Senza terra.” I germogli più nutrienti si fanno da grani non decorticati: frumento, soia verde, di ceci, semi di girasole e zucca non decorticati, fieno greco, alfa alfa, mung.

Se si ha una finestra, che noi affacci ovviamente su un passaggio di automobili, si possono essiccare albicocche, fichi, pomodori: tecnica questa universale propria di molte popolazioni.

Marinella cita quindi gli strumenti per l’autoproduzione: “i manodomestici”. Manovelle e pedali coi quali si usa la nostra energia “invece di sprecarla “in palestra” con una sottile vena d’ironia …
Esistono lavatrici a manovella, radio a manovella, mulini a manovella.

Nel libro vi sono ricette per l’igiene domestica e personale, la valigetta (senza farmaci) del dottore che previene l’armadietto dei farmaci, l’autocostruzione di pannelli solari termici con la segnalazione della rete italiana per l’autocostruzione, l’autocostruzione di forni solari, con descrizioni.

Tra le premesse dell’autoproduzione c’è anche quella per cui più si autoproduce a vari livelli e meno rifiuti si producono.
Marinella ha proposto un corto sulla prevenzione dei rifiuti, progetto realizzato con Mani tese, dal titolo “Previeni i rifiuti cambia la vita – Le mani del futuro”.
La prevenzione fa parte del fare da sé.
E’ solo la prevenzione dei rifiuti che cambia il sistema consumistico

L’autoproduzione ben interpretata ha valenze multiple: dalla pace, alla vera democrazia, alla redistribuzione della fatica. Essa non è estremizzata sino all’ipostatizzazione dell’autarchia ma è concepita come una forma equilibrata di autoproduzione con scambi solidali.
Con Patrizia Donadello, Marinella ha illustrato Progetto casa Sankara.
Si tratta di un progetto di affrancamento da una situazione di schiavismo a Capitanata di Puglia in cui un gruppo di lavoratori africani sta lavorando ad un progetto di terreno da coltivare, l’idea è di ottenere venti ettari da coltivare, e di foundraising per autocostruire case di legno di cui hanno fatto un prototipo.

Video Progetto Casa Sankara dal titolo L’Autocostruzione : HO COSTRUITO LA MIA CASA – Art Village San Severo – parte 2 (è in 3 parti)

* Saint-Barthélemy (Italia, Valle d’Aosta) –  21 settembre 2014
La FESTA DEI GAS VALDOSTANI si è svolta a Saint-Barthélemy domenica 21 settembre 2014

GRUPPI DI ACQUISTO SOLIDALI
Rete nazionale di collegamento dei G.A.S.

silvia berruto, fan e sostenitrice

Go to Original – silviaberruto.wordpress.com

 

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