(Italiano) era un giorno qualsiasi …al centro studi sereno regis di torino _21 febbraio 2017

ORIGINAL LANGUAGES, 27 Feb 2017

Silvia Berruto – TRANSCEND Media Service

25 febbraio 2017 – Presentazione del libro di Lorenzo Guadagnucci “Era un giorno qualsiasi. Sant’Anna di Stazzema, la strage del’44 e la ricerca della verità. Una storia lunga tre generazioni

Sono gli ideali, le convinzioni profonde a dare senso alla vita: alla vita di molti, se non di tutti.
Soprattutto oggi, in un mondo così cinico, governato dal tornaconto personale, camminare inseguendo l’utopia è una forma di salvezza
(Dalla quarta di copertina del libro)

Se vogliamo una memoria nuova, viva, per quanto possibile permanente e sempre “al passo” coi tempi, dobbiamo studiare modi e stili nuovi.
Se vogliamo passare da una cultura di guerra ad una cultura nonviolenta costruttrice di pace, dobbiamo studiare, leggere, incontrare, scambiare, fondere i nostri saperi consapevoli che il risultato è ben più notevole della semplice somma dei singoli contributi.
Così potremo produrre un pensiero nuovo e una cultura altra.

Nanni Salio, il Leitmotiv mi risuona sempre nella mente e nel cuore, ci esortava a non essere dei dilettanti nella strada verso la nonviolenza.

Così ho voluto iniziasse l’incontro di presentazione del libro di Lorenzo al centro studi Sereno Regis di Torino: dalla biblioteca.
La biblioteca luogo caro e nodale per il progetto Collettivamente memoria: uno dei luoghi importanti di responsabilità e di proprietà collettivi del nostro vivere. Così definisco e sostengo questo spazio ogni volta che parlo di Collettivamente memoria.
Un luogo da cui partire, per ritornare, per poi ripartire, arricchiti di nuovi saperi e sempre anche un po’ più liberi. Per dirla con uno slogan citerei Italo Tibaldi quando afferma(va): “Wissen macht frei”: la conoscenza rende liberi.

Nel corso della presentazione del libro ad Aosta, avvenuta il giorno precedente, avevo anticipato pubblicamente a Lorenzo che saremmo andati nella biblioteca italiana più importante per i documenti raccolti negli anni sui temi della nonviolenza, della pace e dell’ecologia, con un approccio multidisciplinare secondo le linee guida di Nanni.
E’ una biblioteca multimediale internazionale come si può leggere sulla cartolina promozionale della biblioteca.
E quindi largo allo stupore.

L’opera omnia di Gandhi in inglese, 100 volumi.
Maestri italiani e internazionali fra cui Capitini, Dolci, Don Milani, Lanza del Vasto, Martin Luther King, Thich Naht Than, Mandela, Jean Marie Muller.

Tante le voci tra cui la peace research tra cui spicca Galtung, Sharp, Chomsky.

Politica, democrazia partecipativa, psicologia psicanalisi e pace e violenza.
Una sessione dedicata ai diritti umani.
Una lunga sezione che si occupa di educazione alla pace con l’omonimo gruppo di formatori EDAP che ultimamente studia e approfondisce il tema del bullismo.
Sezione obiezione di coscienza, antimilitarismo.
Analisi del conflitto e del tentativo di risoluzione del conflitto in modo nonviolento o in modo meno violento possibile.
La DPN, difesa popolare nonviolenta,
Analisi delle lotte nonviolente, delle lotte per l’ambiente, la Resistenza civile.
Antifascismo e antirazzismo nella lotta e resistenza senz’armi.
Peacekeeping militare ma soprattutto peacekeeping nonviolento.
Con relativa letteratura secondaria.
Ultima sezione dedicata ai vari movimenti più generici per la pace, ai movimenti specifici nonviolenti.

Sezione conflitti.
Parte relativa alle religioni.
Sezione guerra e terrorismo.
Sezione relativa agli armamenti, al nucleare, alla storia e alla geografia.
In un altro spazio c’è ancora un altro spazio dedicato all’ambiente, all’ecologia e all’economia.
Per sintetizzare “la Noviolenza applicata a tutti gli esseri viventi.”

Per 28.000 volumi e materiali vari.

Questo per dire che la Nonviolenza si impara. Dunque si studia.

Nella foto Lorenzo con Massimiliano Fortuna, il bibliotecario.

Non si vede, ma posso attestarla, la meraviglia di Lorenzo di fronte all’immensità, concreta e potenziale, della qualità e della quantità di libri esposti. Con l’espressione tipica, o meglio, “con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così che abbiamo noi che abbiamo visto …” libri.

Una visita intensa ma breve durata non più di mezz’ora.

E poi l’incontro di presentazione del libro.

Come inizio abbiamo scelto di proporre la proiezione di un video realizzato il 25 agosto 2016.
Per far parlare il libro, senza preamboli e introduzione se non l’intervento di Enrico Pieri, presidente dell’associazione “Martiri di Sant’Anna”.

Dal silenzio, da una breve dissolvenza dal nero, la voce di Lorenzo su una panoramica a 360 gradi di Sant’Anna di Stazzema, annuncia la lettura di selezione di testi dal libro come tentativo di restituzione del libro nel suo sviluppo.

Per la voce Massimiliano Filone, attore del teatro dell’oppresso, e di Vania Buzzini all’arpa.

Così la forza delle immagini e della musica per cui si “sente” e si comprende bene il concept insito nel celebre refrain: un’immagine vale più di mille parole.

Una trentina di minuti sino alla constatazione della morte della mamma di Alberto, Elena Guadagnucci, da parte di Alberto e dell’Angiò, così ben restituita dal lamento, breve ma straziante, nel canto di Vania …

Poi riprendiamo, a fatica, la parola. Inizio uno dialogo con Lorenzo.

La parte iniziale del libro è stata scritta da Alberto, il padre di Lorenzo per il quale il 12 agosto è, ed è stato, un giorno qualsiasi. Sia per l’irruzione del fatto nella storia, nella storia anche personale di Alberto, così come lo è ancor oggi per lui andare a Sant’Anna: per Alberto è un andarci un giorno qualsiasi.

L’io narrante è il padre di Lorenzo e l’autore della narrazione è Lorenzo.
Sostengo che è un libro importante e necessario.
Lorenzo è riuscito a difendere una storia personale e collettiva, con un libro che è stato redatto con il testimone ancora in vita, e che restituisce anche un confronto generazionale fra padre figlio ma anche con Elena Guadagnucci, la nonna di Lorenzo.

Nella ricerca e nel riconoscimento della quotidianità delle resistenze: dalla resistenza di Elena, una ragazza madre che decide di non abortire e di allevare il proprio figlio sino alla resistenza civile nel corso dell’eccidio.

E’ anche un libro anche della/e disobbedienza/e salvifica/che come mi piace sottolineare.
Alberto si salva perché non ubbidisce alla madre. Salvifica sarebbe stata la disobbedienza di tutta la catena di comando dei soldati che hanno ordinato e perpetrato l’eccidio.
Salvifica è la sentenza del processo di La Spezia che sancisce che Sant’Anna di Stazzema è un crimine di guerra e che i soldati avevano il DOVERE DI DISUBBIDIRE ad un ordine criminale.

Lorenzo parla al pubblico con uno stile diverso da tutti i precedenti incontri, speech e interviste che ho realizzato a lui e con lui.
E’ evidente quell’”essere condannati a riflettere” di più se la Storia è anche tua, perché della tua famiglia.
C’è passione, com-passione, com-partecipazione col pubblico che non può essere e restare indifferente.

Perché, come dice alla fine del video, Massimiliano

“Le storie crediamo ci appartengono,
appartengano a tutti.
Sono storie che ci legano
che ci collegano
che ci uniscono
[ … ]

In Lorenzo c’è anche la spinta verso la costruzione di un pensiero e di una memoria nuovi a partire dall’eccidio di Sant’Anna e di tutte “le” Sant’Anna successe dopo e che ancor oggi sono perpetrate con la nostra collusione e/ o collaborazione.

Dopo la parte centrale del libro c’è la parte forse più interessante perché pragmatica: la sezione relativa alla ricerca di modi e stili nonviolenti per dire NO alla guerra, a tutte le guerre.
Una ricerca utopica certamente: ma di utopia reale si tratta.

Lo scambio che Lorenzo ci offre dal vivo e nel libro è la ragione della possibilità di scambi nuovi con la certezza che le soluzioni nonviolente sono collettive e collettivamente vano agite.

Dalla messa in discussione della monumentalizzazione e dunque della staticità delle commemorazioni si parte per l’elaborazione di nuove forme di memoria.

Per restituire a chi come Elena e Alberto Guadagnucci il riconoscimento e il ringraziamento per la lezione: per “aver sofferto e, nel nostro piccolo, lottato. Non siamo stati complici di chi ha voluto la guerra. Eravamo portatori di un messaggio, semplicemente vivendo, piegandoci senza spezzarci.
Qualcuno,fra le gente di Sant’Anna, avrà anche dato una mano ai partigiani o nascosto in casa un disertore.
Tutti insieme, potremmo dire, abbiamo fatto la resilienza”.

Così Alberto alla fine del libro per un “nuovo” inizio di chi vorrà riflettere e partecipare collettivamente
alla costruzione di memorie nuove.

Uno spettacolo teatrale a partire dal libro è in preparazione .

Una camminata da Avenza, luogo di origine di Elena Guadagnucci, a Sant’Anna di Stazzema è prevista l’ultimo fine settimana di maggio.

Cammineremo con Lorenzo, con le altre e con gli altri, ognuno come può e come sa: col portato che potrà e vorrà dare.

Collettivamente memoria e il centro studi Sereno Regis ci saranno.

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Silvia Berruto, amica e persuasa della nonviolenza. ® Riproduzione riservata

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