(Italiano) Mezzaluna e libertà. Turchia: ancora gravi condizioni legali e politiche limitano la libertà accademica, giornalistica e politica

IN ORIGINAL LANGUAGES, 17 April 2017

Silvia Berruto – TRANSCEND Media Service

Un grande carcere a cielo aperto. Murat Cinar ad Aosta per STORIE Collettivamente memoria 2017

Italy, Aosta Valley, Aosta
Murat Cinar
8 aprile 2017
Espace Populaire
in STORIE sezione del progetto culturale Collettivamente memoria 2017

Domani 16 aprile (ieri per i lettori di TMS) in Turchia si vota per il referendum.
Per approvare o rifiutare un pacchetto di modifica costituzionale.
Il referendum, che consta di 18 punti, presenta un tentativo di dare più potere al Presidente della Repubblica e di rendere partitico e politico il sistema giuridico.
Lo slogan degli antagonisti è: Un NO /Hayir) per dire si alla democrazia partecipativa.
ll tutto si svolge in una Turchia in STATO D’EMERGENZA che dura da nove mesi.
Murat Cinar, giornalista blogger e fotografo è stato per la settima volta, dal 2011, un testimone delle lotte e delle resistenze, anche nonviolente, per il progetto culturale Collettivamente memoria 2017.
Testimone e reporter della situazione attuale nella sua amata Turchia.

Nel 2016, sempre con Amnesty International 101 Valle d’Aosta, avevo organizzato una testimonianza di Murat Cinar in uno scambio culturale, politico e sociale col giovane studente attivista Ismail Fayad, esperto di Siria, in un’occasione imperdibile in cui è stato presentato anche il libro di Cinar, allora appena pubblicato, e ora finalmente disponibile anche in biblioteca regionale di Aosta: “Una guida per comprendere la storia contemporanea della Turchia. Notizie, ricerche, interviste e commenti (Simple, 2016).

In quell’incontro era presente il professore universitario Serdar Degirmencioglu.
Il professore universitario turco, amico di Murat – entrambi intellettuali non allineati alle linee accademiche istituzionali – nel gennaio 2016, in Turchia insieme a 1128 intellettuali di 89 università turche, ha deciso di firmare un appello che invitava l’attuale governo a ritornare ai negoziati con il partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK).

Da leggere assolutamente, sul sito delle culture del mediterraneo BABEL MED, In Turchia scompare la libertà accademica di Serdar Degirmencioglu.
Dopo le elezioni ordinarie nazionali politiche del 7 giugno del 2015, per la prima volta il partito al governo, dopo 15 anni di vittorie, ha perso le elezioni, il conflitto con le guerriglie curde è ripreso dopo due anni di tregua.
Il 1 novembre 2015, le elezioni sono state ripetute perché non è stato possibile comporre un partito unico o una coalizione. Nel mentre – dal 17 giugno al 1 novembre 2015 – in Turchia ha visto la ripresa della guerra civile sul suo territorio. Pesanti le conseguenze per la popolazione: città e interi quartieri quasi interamente distrutti : più di 60.000 persone hanno dovuto abbandonare le loro abitazioni che fisicamente non esistono più, numerosi i morti.
L’appello chiedeva di interrompere il fuoco per ritornare i negoziati per interrompere la guerra.

L’appello è stato definito dal Presidente della Repubblica attuale, dal primo ministro precedente e poi dal resto del partito al governo, un messaggio terroristico.
I firmatari sono stati definiti traditori della patria, fannulloni, terroristi.
L’apparato accusatorio di questo spessore ha attivato il sistema giuridico che, da molto tempo, è nelle mani del governo.

I professori sono stati licenziati, molti di loro incarcerati anche fino a novanta giorni: tutti sotto indagine. Tra i 1128 intellettuale c’è Serdar.
Presidente del Dipartimento di psicologia dell’Università di Dogus, due settimane dopo la firma dell’appello Serdar è stato licenziato e gli è stato impedito di lavorare in ambito accademico nell’intera Turchia.
Serdar rischia il ritiro del passaporto, con conseguente impossibilità di uscire dal territorio della Turchia, come il famoso giornalista Giandundar che vive in Germania o come i sette ricercatori turchi oggi in Italia che non possono rientrare in Turchia.

Da otto mesi non riesce a rientrare nel suo paese, dopo 5 mesi di avventure all’università americana al Cairo, l’università di Macerata ha attivato una borsa di studio di protezione e Serdar, simbolo della repressione culturale in Turchia, oggi vive a Macerata.
Tra le limitazioni di libertà di pensiero e stampa accademica che erano già in atto in questi anni in Turchia, col tentativo del colpo di stato del 15 luglio 2016 la condizione è peggiorata sensibilmente.

“Oggi torno (ad Aosta, nda) per parlare del referendum del 16 aprile in Turchia e dello stato di emergenza.
Domani vado a votare per un referendum costituzionale che si concentra sull’aumento di potere del Presidente della Repubblica.
Si va a votare in Turchia, dettaglio per me molto importante, sotto lo stato di emergenza.
Sono state assunte nuovamente alcune misure prese in questi mesi come il divieto di manifestazioni nelle grandi città.
Nonostante la limitazione delle libertà personali noi andiamo a votare per un referendum che potrebbe cambiare la costituzione.
Il governo attuale e il Presidente della Repubblica sono a favore del SI. Tutti quelli che sono a favore del NO hanno subito una serie di limitazioni.
Soltanto ieri un collettivo, il collettivo di giugno, nato durante la rivolta popolare del parco Gezi nel 2013, ha visto annullata la sua manifestazione massiccia che doveva svolgersi a Istanbul.

La motivazione principale, secondo me, è questa: sin dal primo momento il Presidente della Repubblica e il governo hanno “deciso” come traditori e terroristi coloro che votano NO.
La parola d’ordine è questa: la guerriglia curda vota NO, i traditori della patria e i terroristi votano NO, e quindi tutti quelli che voteranno NO facciano i conti con questa realtà.

Più dell’85 % dello spazio televisivo dedicato al referendum, della rete televisiva statale TRT (il corrispettivo della RAI ITALIANA) è stato occupato dal partito al governo AKP e dal Presidente della Repubblica, appena il 15 % dello spazio è stato dato ai partiti dell’opposizione, una piccola parte al partito all’opposizione: il partito democratico dei popoli (HDP) che attualmente ha dodici parlamentari in carcere.”

Ancora i giornalisti.
“Attualmente sono 206 i giornalisti in carcere: alcuni di loro aspettano ancora i loro dossier, altri sono i giornalisti di sinistra.

125.000 sono le persone “comuni” finite sotto indagine.

In carcere ci sono anche professori, avvocati, 12 parlamentari di sinistra appartenenti al partito democratico dei popoli.
Con la scusa del tentativo di colpo di stato è stata fatta piazza pulita.

Questo è un stato il contesto del periodo elettorale.
Murat ha raccontato con la citazione di dati e di casi gli standard del prototipo di una dittatura moderna.
E della Turchia umiliata nella realtà “di un grande carcere a cielo aperto”.
Di seguito le proposte del referendum.

– Il Presidente della Repubblica da solo potrà nominare e revocare i Ministri oppure sopprimere un Ministero, quindi a guidare il paese potrà essere un gruppo parlamentare che non avrà preso la maggior parte dei consensi e scomparirà anche il concetto della “fiducia parlamentare”. Inoltre non esisterà più l’interpellanza parlamentare. Dato che i ministri saranno nominati dal Presidente della Repubblica che potrà anche essere il leader di un partito politico parlamentare, le elezioni anticipate potranno avvenire difficilmente secondo la volontà e la valutazione di questo.

– Il Presidente della Repubblica potrà appartenere ad un partito politico quindi sarà difficilmente una figura super partes. Infatti i cambiamenti costituzionali gli daranno anche il diritto di abolire il Parlamento e di ripetere le elezioni.
– Il Presidente della Repubblica potrà presentare ed emanare i decreti di legge senza chiedere il parere del Parlamento.
– Il Presidente della Repubblica avrà il comando supremo delle forze militari del Paese
– Il Presidente della Repubblica potrà decidere di dichiarare lo stato d’emergenza senza chiedere il parere del governo oppure del parlamento e senza limiti per la proroga dello stato di emergenza.
– Il Presidente della Repubblica potrà nominare e licenziare gli amministratori e i dirigenti di diversi enti pubblici, quindi avrà un potere decisionale notevole dal mondo dell’istruzione al mondo artistico, dall’economia ai media e dalla sicurezza nazionale alla previdenza sociale.

– Consiglio Superiore dei Giudici e dei Pubblici Ministeri(HSYK-HSK) sarà presieduto dal Ministro della Giustizia ed un suo membro apparterrà allo stesso Ministero, tre altri membri saranno nominati dal Presidente della Repubblica e gli altri membri dalla maggioranza del Parlamento.

– Il bilancio sarà preparato e presentato al Parlamento da parte del Presidente della Repubblica, che potrà porre il veto sulla sua approvazione.

– Nel caso in cui il Presidente della Repubblica fosse sotto indagine, l’unico luogo in cui dovrà presentarsi, dopo una lunga e difficile fase di votazione parlamentare, sarà la Corte Costituzionale ossia l’ente che per la maggior parte avrà dei membri nominati dallo stesso Presidente della Repubblica.
La sottoscritta, in qualità di giornalista e fotoreporter, ha firmato il 3 aprile scorso, l’appello Un NO (Hayir) per dire si alla democrazia partecipativa.
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Silvia Berruto – giornalista contro il razzismo, antifascista, amica e persuasa della nonviolenza. ® Riproduzione riservata

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