(Italiano) Parassiti in un corpo vivo

IN ORIGINAL LANGUAGES, 7 May 2018

Elena Camino – Centro Studi Sereno Regis

Un Serpente Liquido 

2 maggio 2018 – Con il termine AMOC, acronimo dell’inglese Atlantic Meridional  Overturning  Circulation, si intende una delle componenti più importanti del sistema climatico terrestre. E’ comunemente detto anche Sistema della Corrente del Golfo: si tratta di una parte della circolazione delle acque oceaniche  legata a gradienti di salinità e temperatura; la corrente più salata e calda viaggia verso Nord-Est in superficie, cedendo calore all’atmosfera, poi si immerge al largo dell’Islanda diluendosi e raffreddandosi e ritorna indietro sul fondo dell’Oceano. Questa inversione o “capovolgimento” del serpente acqueo è espresso dal termine “overturning” e costituisce l’essenza del fenomeno.

Un commento pubblicato sulla rivista internazionale Nature dell’11 aprile 2018, e basato su numerosi articoli usciti negli ultimi anni, prospetta l’idea che questo grande flusso di acque in movimento stia rallentando: un indebolimento pari al 15% rispetto alla metà del XX secolo. In cifre assolute corrisponde a un rallentamento pari a 3 milioni di metri cubi al secondo – circa 15 volte la portata del Rio delle Amazzoni e quindi tre volte la portata di tutti i fiumi della Terra messi insieme.

Non si riesce ancora a capire quando il fenomeno sia iniziato, ma grazie alla straordinaria potenza di calcolo di cui ormai gli scienziati dispongono sono stati elaborati dei modelli climatici che presentano possibili scenari futuri.  Una sola delle simulazioni che hanno contribuito a produrre dei modelli previsionali  ha richiesto 6 mesi e 11.000 processori (di cui 9000 solo per l’oceano) del computer ad alte prestazioni del Geophysical Fluid Dynamics Laboratory, della NOAA, a Princeton. La ricostruzione dei flussi oceanici e delle loro temperature rende bene l’idea delle dimensioni spazio-temporali globali del fenomeno ( https://vimeo.com/27076776).

Cinghia di trasmissione di calore

Le acque calde e salate della Corrente del Golfo formano una sorta di anello nell’Oceano Atlantico, e da lì alimentano la corrente Nord-atlantica che si dirige verso i mari nordici, rilasciando lungo il percorso il calore accumulato: funzionano quindi come una cinghia di trasmissione che trasporta calore da Sud verso il Nord  del pianeta. Nel cuore dell’inverno queste acque si raffreddano e scendono verso il basso con il loro carico di salinità, e vanno ad alimentare il flusso di acqua fredda  che fluisce verso Sud1. I modelli climatici indicano che il rallentamento del ‘serpente acqueo’  sarà una delle conseguenze del riscaldamento globale, insieme ad altri problemi quali l’innalzamento del livello del mare, l’aumento delle ondate di calore, dei periodi di siccità e di eventi di precipitazione estremi.

Oltre alle correnti oceaniche, altri grandi flussi di materia ridistribuiscono in continuazione il calore: sono le grandi masse di aria che circolano nell’atmosfera, rendendo abitabili quasi tutti gli angoli della Terra.  Senza queste cinghie di trasmissione aeree,  buona parte del pianeta sarebbe inospitale: troppo freddo o troppo caldo per vivere.

Una descrizione divertente e appassionante dei grandi e piccoli movimenti dell’atmosfera si può leggere nel libro di Tyler Volk, Il corpo di Gaia (2001): ne riporto qui alcune frasi, e suggerisco di gustarsi  l’intero capitolo (Cap. 3°,  con il paragrafo paragrafo  ‘I vortici del mondo’).

“Quando si sta seduti nella vasca da bagno, con il rubinetto dell’acqua calda aperto, ben presto i  piedi diventano troppo caldi e il sedere troppo freddo. Che fare? Si comincia ad agitare i piedi. Se si usano anche le mani si rende la temperatura uniforme ancora più rapidamente. La turbolenza è efficace a muovere il calore. 

Vortici d’aria e di acqua lungo le porzioni in salita e in discesa di celle convettive, vortici orizzontali, schiacciati come frittate, alcuni delle dimensioni di piadine, altri su scala gaiana. Tutti derivano dal fatto che Gaia diventa troppo calda all’equatore e troppo fredda ai poli. I piedi planetari si mettono a scalciare e gigantesche mani si agitano come risposta automatica della termodinamica e della meccanica dei fluidi che muovono il calore.”

Queste circolazioni globali di aria e di acqua sono dunque una componente essenziale del sistema di auto-regolazione del nostro pianeta.

I paradossi della nostra potenza di calcolo

La Corrente del Golfo è solo uno dei grandi serpenti  fluidi che rimescolano in continuazione gli oceani. Questo disegno propone una visione più completa della situazione globale, che è frutto di una quantità crescente di dati e di elaborazioni straordinariamente complesse, eseguite grazie a calcolatori con una potenza che soli  pochi anni fa era inimmaginabile.

Mentre gli scienziati accumulano quantità crescenti di misure e costruiscono modelli sempre più sofisticati, due  aspetti diventano evidenti:  uno è che le alterazioni della temperatura dell’atmosfera prodotte nell’ultimo secolo dalle attività umane hanno innescato processi  di cambiamento globale anche nelle grandi circolazioni oceaniche. L’altro è che – mentre si misura sempre di più la situazione presente  (e non si fa granché per ridurre le cause delle perturbazioni…) – diventa sempre più chiara la nostra ignoranza sugli scenari futuri, e la nostra impotenza a far fronte a processi che superano ogni possibilità di intervento umano.

Un pianeta vivo

Che il nostro pianeta sia un sistema vivo e dinamico  molte popolazioni della Terra lo sanno da sempre: al nome di Gaia (per gli antichi Greci la rappresentazione divina della Terra, la divinità più antica) è legata l’idea stessa della vita.  Nelle culture dei popoli dell’altopiano andino la Madre Terra – Pacha Mama – è venerata e temuta.

Ma persino noi – con la nostra scienza  oggettivante e riduzionista – lo sappiamo da un po’ che la Terra è viva.  E’ del 1979 la pubblicazione del libro di  James Lovelock  “Gaia. A New Look at Life on Earth“.   E nel 1980 è stata pubblicata la chiara denuncia di  Carolyn Merchant sulle responsabilità degli  scienziati, e più in generale della cultura maschilista dominante, sulla  “Morte della Natura” .

Il libro di Tyler Volk  “Il corpo di Gaia. Verso una fisiologia della Terra” è stato tradotto nel 2001. Più recentemente, con  Terra vivente. Scienza, intuizione e gaia  Stephan Harding  propone la visione dell’ecologia profonda, alla ricerca di un contatto intimo con l’ambiente, non solo matematico e scientifico, ma anche e soprattutto intuitivo e diretto.   Merchant, Lovelock, Volk, Harding sono studiosi/e che hanno utilizzato le loro conoscenze scientifiche per sviluppare uno sguardo olistico e proporre una  visione  sistemica del mondo che ci ospita.

Si moltiplicano le metafore che sottolineano le funzioni vitali del nostro pianeta: le foreste amazzoniche sono i polmoni della Terra (a); le prime registrazioni delle fluttuazioni di stagionali di CO ci mostrano Il ‘respiro’ di Gaia (b); immagini satellitari – come questa del delta del Gange – mettono in evidenza il ruolo vitale dei fiumi, arterie del pianeta.

A)

 

B)

 

C)

Un corpo violato

Sempre più le attività umane, grazie alla crescente potenza  sviluppata dalle sue ‘macchine’, crea danni  nella delicata rete dei sistemi viventi.  Mega escavatori,  mega gru, mega navi container, consumando enormi quantità di combustibili fossili,  scavano, spostano,  trasformano le risorse naturali della Terra devastando interi ecosistemi, sostituendo le delicate variegate, complesse  forme di vita con immense discariche:  gas nocivi in atmosfera, veleni chimici nel suolo e nei fiumi, isole di plastica negli oceani.

Le violazioni  dell’integrità del corpo di Gaia creano patologie inaspettate:  il buco nella fascia di ozono,  che ora lascia passare i raggi solari più penetranti; l’acidificazione degli oceani, che provoca la morte delle barriere coralline;  i micro frammenti di plastica che avvelenano la fauna marina e ormai sono presenti  persino nell’acqua  che beviamo…

Alcuni scienziati hanno provato a stilare un primo elenco di  situazioni di instabilità causate dalle attività umane che potrebbero avere la caratteristica di innescare una  brusca transizione da un condizione di equilibrio a un’altra:  sono i ‘tipping points’ o punti di ‘non ritorno’: come una pallina sull’orlo di un tavolo, per cui è sufficiente un piccolo tocco per farla cadere sul pavimento; o  come un fiammifero vicino a una fonte di calore, che di colpo si infiamma.    La risposta di Gaia alle continue perturbazioni  prodotte dall’attività umana, che finora è stata graduale e limitata, potrebbe cioè diventare esplosiva, e avere esiti  imprevedibili, e certamente incontrollabili da parte degli umani, piccoli parassiti di questo grande organismo vivente.  In altre parole, potrebbe attivare un cambiamento irreversibile.

Una personalità nuova?

I cambiamenti in atto nelle grandi correnti oceaniche sono solo degli indizi di trasformazioni  che finora (nell’arco di tempo da cui l’umanità è presente sulla Terra) si sono manifestate  con gradualità. Nel frattempo, altrettanto gradualmente, vasti territori  subiscono processi di desertificazione,   grandi laghi si prosciugano, masse di ghiaccio fondono intorno ai Poli, distese di alghe proliferano lungo i grandi fiumi… La qualità dell’aria, dell’acqua e del suolo peggiora ovunque. Gaia, da madre amorevole e nutrice generosa, sta cambiando sotto i nostri occhi e intorno a noi:  scienziati e detentori del potere (e anche tanti cittadini…) credono che sia possibile risolvere  questi problemi con la con l’innovazione tecnologica e la creatività informatica: quanto denaro viene  investito in questi settori!  Ma se nel frattempo qualche ‘tipping point’, a nostra insaputa, viene superato… la nuova personalità di Gaia potrà rivelarsi  incompatibile con la sopravvivenza dell’umanità.

Che fare allora?  Forse la cosa più importante  da fare è prendersi cura di Gaia con il rispetto e la reverenza che le sono dovuti.  Ci sono innumerevoli progetti da realizzare,  per conservare le funzioni ancora sane degli ecosistemi, per ripristinare quanto è stato danneggiato, per  imparare a vivere non da parassiti ma da simbionti cooperativi.  Smantellare le grandi dighe e lasciare che i fiumi, le arterie del mondo fluiscano di nuovo liberi;  fermare l’emissione dei gas prodotti dai combustibili fossili e riforestare, così che i polmoni della Terra riprendano la loro funzione vitale;  chiudere le ferite delle miniere a cielo aperto,  smantellare le coperture di asfalto che soffocano il suolo agricolo.  E camminare a piedi nei boschi, per ritrovare tra gli alberi e dentro di sé l’incanto e il conforto di una vicinanza materna.

Letture

  • Stephen Harding, Animate Earth. Green Books, 2006. Traduzione italiana: “Terra vivente. Scienza, intuizione e gaia”, Aboca, 2008.
  • James Lovelock,  Gaia. A New Look at Life on Earth, OUP, Oxford 1979. Traduzione italiana:  Gaia. Nuove Idee sull’Ecologia, Bollati Boringhieri, Torino 1981
  • Carolyn Merchant, The Death of Nature: Women, Ecology, and the Scientific Revolution, 1980. Traduzione italiana: “La morte della natura”,
  • Tyler Volk, Gaia’s body, The MIT Press, 1989. Traduzione italiana: Il corpo di Gaia. Fisiologia del pianeta vivente, UTET Libreria, 2001.

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Elena Camino è membro della rete TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente e Gruppo ASSEFA Torino.

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