(Italiano) PLEDGE… da appello, a promessa, a impegno

IN ORIGINAL LANGUAGES, 8 Apr 2019

Elena Camino | Centro Studi Sereno Regis – TRANSCEND Media Service

28 Marzo 2019 –  ‘Pledge’ è una parola inglese interessante, con una pluralità di significati. In italiano il sostantivo si può tradurre con impegno, promessa, giuramento…Con il verbo (to pledge) si intende giurare fedeltà, promettere, sostenere, garantire, impegnarsi…

Sono attualmente presenti a livello internazionale numerosi ‘pledges’ (appelli, impegni…), che vengono proposti al pubblico (ai singoli individui, alle associazioni, fino ai governi) sollecitando un’adesione: da una semplice firma fino a un impegno economico, una donazione.  Vi segnalo alcuni di questi appelli / impegni, che mi sembrano particolarmente interessanti perché – pur essendo focalizzati su problemi specifici – hanno implicazioni che riguardano un tema globale: il riscaldamento globale.

Humanitarian Pledge. Stigmatizzare, proibire ed eliminare le armi nucleari

Questo impegno è stato formulato il 9 dicembre 2014, alla conclusione della Conferenza di Vienna (Humanitarian Impact of Nuclear Weapons) alla quale avevano partecipato i rappresentanti di 158 nazioni.

Le armi nucleari sono le uniche armi di distruzione di massa che non sono attualmente proibite esplicitamente dalla legge internazionale. L’appello umanitario lanciato nel 2014 si è trasformato in un impegno ad avviare iniziative ufficiali per colmare questo inaccettabile ‘gap legale’.

In una conferenza delle Nazioni Unite, il 7 luglio 2017 è stato firmato il trattato per  la messa al bando delle armi nucleari: è il primo trattato internazionale legalmente vincolante per la completa proibizione delle armi nucleari, rendendole illegali, in un percorso verso la loro completa eliminazione.

Già 70 Stati hanno firmato il Trattato delle Nazioni Unite sul divieto delle armi nucleari (TPNW) e 21 lo hanno ratificato. In tutto il mondo il sostegno al Trattato sta aumentando e stimolando l’azione a livello nazionale e locale: oltre 1200 membri attivi del parlamento di tutti i continenti hanno già promesso il loro sostegno al trattato, e numerose città (principali obiettivi di un eventuale conflitto nucleare) in tutto il mondo hanno fatto sentire la propria voce per il disarmo nucleare. Una mobilitazione che ha toccato anche l’Italia, con oltre 150 Comuni ed Enti Locali che hanno dichiarato il proprio NO alla guerra nucleare e il proprio sostegno al Trattato nell’ambito della mobilitazione “Italia, ripensaci” promossa da Rete Disarmo e Senzatomica (membri italiani di ICAN). (Fonte: Rete Disarmo – Senzatomica – Campagna ICAN – 01 febbraio 2019. https://www.disarmo.org/ican/).

Il 25 febbraio 2019 anche il Sud Africa ha ratificato il Trattato, diventando il primo Paese che – dopo aver sviluppato un arsenale nucleare – ha deciso di smantellarlo.

A mock “killer robot” is pictured in central London on April 23, 2013 during the launching of the Campaign to Stop “Killer Robots,” which calls for the ban of lethal robot weapons that would be able to select and attack targets without any human intervention. The Campaign to Stop Killer Robots calls for a pre-emptive and comprehensive ban on the development, production, and use of fully autonomous weapons.
AFP PHOTO/CARL COURT

Pledge against killer robots. Contro i sistemi d’arma letali autonomi

Migliaia di scienziati esperti di intelligenza artificiale (artificial intelligence – AI) hanno dichiarato che non parteciperanno allo sviluppo o alla costruzione di robot che possano identificare e attaccare persone senza il controllo umano (https://www.stopkillerrobots.org/learn/).

La costruzione di armi completamente autonome, capaci di decidere della vita e della morte di persone senza ulteriore intervento e controllo umano, è una prospettiva che secondo questi studiosi andrebbe oltre una soglia morale che invece non bisogna superare. In quanto macchine, mancherebbero delle caratteristiche intrinsecamente umane  – come la compassione – che sono necessarie quando occorre compiere una scelta etica complessa.  Occorre quindi stipulare trattati internazionali e formulare leggi nazionali per  bandire la sperimentazione e la costruzione di questi ‘oggetti’.

In Italia è stato presentato a Roma (nel Marzo 2019) l’appello di scienziati e ricercatori italiani contro i sistemi d’arma letali autonomi, i “killer robots”. L’iniziativa ha già visto l’adesione di oltre 110 ricercatori di varie discipline in particolare quelle legate all’informatica, alla robotica e all’intelligenza artificiale ma senza dimenticare materie collegate allo sviluppo di queste armi dal punto di vista sociale, etico, economico.  L’Appello lanciato in Italia  si conclude con richieste chiare nei confronti dei decisori politici:

le armi autonome sono attualmente ancora in uno stadio iniziale di sviluppo e diffusione. Abbiamo ancora la possibilità di fermare la corsa a questo nuovo tipo di armi. Ma non c’è molto tempo. Chiediamo pertanto che il Governo e il Parlamento italiani assumano una decisa posizione contro le armi autonome nelle sedi politiche nazionali e negli opportuni forum diplomatici internazionali”.

Pledge against 5G on Earth and in Space. Stop alla diffusione della rete wireless 5G

Si tratta di un appello assai meno conosciuto degli altri che ho segnalato, anche se al 1° marzo 2019 erano state già raccolte 53.964 firme da 168 Paesi.  Mentre il bando delle armi nucleari e dei killer robot incontra l’adesione della maggioranza della società civile, che si sta impegnando per vincere le resistenze (e gli interessi) del sistema industrial-militare dominante, la proposta di mettere al  bando una parte del sistema di telecomunicazioni incontra, oltre alle fortissime resistenze  del ‘Mercato’, anche resistenze e perplessità del pubblico, interessato all’utilizzo di sistemi di comunicazione innovativi, sempre più veloci, ricchi di prospettive allettanti per il lavoro e per il tempo libero.

Come sottolineano i promotori del bando, le società di telecomunicazioni di tutto il mondo, con il supporto dei governi, sono in procinto di implementare la rete wireless di quinta generazione (5G) entro i prossimi due anni. Questo è destinato a rappresentare un cambiamento sociale senza precedenti su scala globale. Avremo case “intelligenti”, imprese “intelligenti”, autostrade “intelligenti”, città “intelligenti” e auto a guida autonoma. Praticamente tutto ciò che possediamo e compriamo, dai frigoriferi alle lavatrici, dai cartoni per il latte, dalle spazzole per i capelli e dai pannolini per bambini, conterrà antenne e microchip e sarà connesso in modalità wireless a Internet. Ogni persona sulla Terra avrà accesso immediato alle comunicazioni wireless ad altissima velocità e a bassa latenza da qualsiasi punto del pianeta, anche nelle foreste pluviali, nel mezzo dell’oceano e nell’Antartico. Ciò che non è sufficientemente conosciuto è che questo comporterà anche cambiamenti ambientali senza precedenti su scala globale.

L’appello (https://www.5gspaceappeal.org/the-appeal) è rivolto all’ONU, all’OMS, all’UE, al Consiglio d’Europa e ai governi di tutte le nazioni: ecco il testo che introduce la versione italiana (accessibile dalla home page del sito internazionale):

 Noi sottoscritti scienziati, medici, e organizzazioni ambientaliste e cittadini provenienti da ( ) paesi, chiediamo urgentemente l’arresto della diffusione della rete wireless 5G (quinta generazione), incluso il 5G dai satelliti spaziali. Il 5G aumenterà in modo massiccio l’esposizione alle radiazioni a radiofrequenza (RF) sulle reti 2G, 3G e 4G per le telecomunicazioni già installate. E’ dimostrato che le radiazioni RF sono dannose per l’uomo e l’ambiente. Lo spiegamento del 5G costituisce un esperimento sull’umanità e sull’ambiente, definito come un crimine secondo il diritto internazionale.

Secondo gli Autori dell’appello Il 5G coinciderà con un massiccio aumento dell’inevitabile e involontaria esposizione alle radiazioni wireless: essi sostengono che, nella loro fretta di implementare il 5G e incoraggiare l’uso non vincolato dello spazio esterno, l’Unione Europea, gli Stati Uniti e i governi nazionali di tutto il mondo stanno adottando misure per garantire un ambiente normativo “senza barriere”.

Il testo dell’Appello è riccamente documentato, con una estesa bibliografia che rimanda a numerosi studi sugli effetti medici e ambientali.

I ‘Pledge’ e il cambiamento climatico

Qualcuno ricorda forse un ‘pledge’ di alcuni anni fa:  nel 2015 fu lanciato un appello – The Paris Pledge for Action – in occasione dell’incontro COP 21, cioè della 21ª sessione annuale della conferenza delle parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) del 1992.

Come città, regioni, imprese, investitori, gruppi della società civile, sindacati e altri firmatari, provenienti da ogni settore della società e da ogni angolo del mondo, ci rendiamo conto che il pericoloso cambiamento climatico minaccia la nostra capacità e la capacità delle generazioni future di vivere e realizzarsi in un mondo pacifico e prospero. Ci rendiamo anche conto che l’adozione di un’ azione decisa per ridurre le emissioni può non solo ridurre i rischi di cambiamento climatico ma anche assicurare una crescita migliore e uno sviluppo sostenibile.

Di conseguenza, noi sottoscritti affermiamo il nostro forte impegno per un clima sicuro e stabile in cui l’aumento di temperatura sia limitato a meno di 2 gradi Celsius.

Ma esiste qualche relazione tra gli impegni sopra descritti e la ricerca ‘di un clima sicuro e stabile’? Pur avendo come obiettivi dei traguardi diversi da quello di contribuire a frenare l’aumento della produzione di gas-serra’,  l’eventuale successo di  questi appelli  avrebbe tra gli esiti  secondari una riduzione significativa dei prelievi di materie prime (risorse minerali ed energetiche) e una parallela riduzione degli ‘scarti’ : la produzione di armi nucleari, la costruzione di  robot-killer, e l’installazione di un numero crescente di sistemi di telecomunicazioni (dalle antenne ai centri di elaborazione dati, ai dispositivi degli utilizzatori) costituiscono infatti filiere ad altissima tecnologia, che necessitano di una gran varietà di elementi chimici, estratti da minerali e rocce prelevate in molte parti del mondo, assemblati e poi messi in funzione con un grandissimo dispendio di energia. La continua spinta all’innovazione favorisce la rapida obsolescenza dei prodotti (anche di quelli militari…), che richiedono però molta energia per essere smontati: al punto che spesso si preferisce ‘smaltirli’ seppellendoli sotto terra, o in fondo ai mari, o stipandoli in capannoni, o abbandonandoli, o vendendoli a poco prezzo…, piuttosto che recuperare i componenti preziosi di cui sono fatti.

Potrebbe allora essere utile coordinare i vari appelli, in modo che risulti evidente che gli obiettivi di pace e di salute umana sono strettamente  collegati con l’obiettivo – sempre più riconosciuto come urgente – di non modificare troppo l’equilibrio dinamico in cui il nostro pianeta (Gaia?) si è mantenuto per tutto il tempo della permanenza umana sulla Terra.

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Elena Camino è membro della rete TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente e Gruppo ASSEFA Torino.

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