(Italiano) L’India si Allontana dalla Democrazia?

ORIGINAL LANGUAGES, 22 Feb 2021

Daniela Bezzi ed Elena Camino | Centro Studi Sereno Regis - TRANSCEND Media Service

Una crescente repressione

17 Febbraio 2021 – L’India–la più grande ‘democrazia’ del mondo–da alcuni decenni è avviata verso pratiche di crescente controllo politico della popolazione. In più ha abbracciato gli orientamenti neoliberisti proposti dalle élites finanziarie dell’economia globale. Da anni si segnala la repressione delle voci libere. Incarcerazione di molti dissidenti – donne e uomini di cultura, ricercatori e ricercatrici, difensori dei diritti umani e ambientali – la mancanza di tutela delle minoranze indigene, la legalizzazione di pratiche distruttive in campo ambientale. L’India si allontana dalla democrazia?

Da novembre 2020 le imponenti manifestazioni di protesta organizzate da numerose associazioni di agricoltori e contadini (appoggiati da associazioni, sindacati, partiti di opposizione) hanno visto soggiornare nelle vaste periferie della capitale, Delhi, migliaia di persone e centinaia di trattori. In accampamenti improvvisati stanno sfidando il freddo invernale con l’obiettivo di ottenere dal governo la revoca di tre leggi approvate dal governo senza consultarli.

Dal punto di vista degli agricoltori queste tre leggi rappresentano una grave minaccia, perché la deregolamentazione dei mercati darebbe alle corporazioni l’ultima parola sui prezzi.

Dall’inizio della protesta, decine di persone sono morte. Per lo più di freddo nell’inverno più rigido che New Delhi abbia sofferto. Ma anche per le precarie condizioni dei loro accampamenti in più aree della cintura esterna alla immensa metropoli.

Mentre sale la tensione tra il governo e i rappresentanti dei contadini, vengono messe in atto sempre più numerose azioni di repressione. Non solo contro i dimostranti stessi, ma anche contro gli attivisti che li sostengono, e contro le voci critiche di giornalisti, radio, siti web. È di questi giorni la notizia di perquisizioni poliziesche nella sede del sito di notizie NewsClick. Proprio da questo sito, il sito del CSSR ha pubblicato qualche mese fa una bella intervista del giornalista Vijay Prashad, alla scrittrice Arundhati Roy. Cogliamo l’occasione di questo articolo per esprimere la nostra solidarietà e vicinanza ai giornalisti del sito NewsClik.

L’importanza delle voci libere

La mannaia della censura ha colpito persino Twitter. Il governo indiano ha ingiunto al social network di rimuovere centinaia di accounts, con l’obiettivo di ostacolare la condivisione di informazioni sulle proteste.

Nelle prossime pagine vi offriamo la traduzione di una intervista realizzata da Democracy Now. Emittente radio-televisiva indipendente, che dal 1996 va in onda quotidianamente negli Stati Uniti e in Canada, nonché in altri paesi in tutto il mondo. In questa intervista Amy Goodman e Nermeen Shaikh riprendono un tema scottante di attualità in India. I lavoratori agricoli continuano nella loro protesta per chiedere al primo ministro Narendra Modi di abrogare le tre leggi molto contestate.

Il 26 gennaio, che per l’India era Festa della Repubblica, il previsto corteo di protesta è degenerato in violenza. Alcuni dimostranti si sono staccati dal percorso principale e hanno fatto breccia nello storico complesso del Forte Rosso. Qualche giorno fa un’enorme massa di trattori, camion e tende improvvisate ha bloccato il traffico tutt’intorno a Delhi per diverse ore. La prossima settimana è previsto un blocco ferroviario di quattro ore: la protesta insomma non mostra segni di rallentamento.

In coda aggiungiamo una notizia dell’ultima ora, che ha suscitato apprensione e indignazione a livello globale. L’arresto di una giovane attivista indiana a Bangalore, nel Karnataka, accusata di sobillare il pubblico per aver diffuso materiale (condiviso con Greta Thunberg e i giovani di ‘Fridays for future’) in cui si esorta il governo a mettere in atto iniziative per contrastare il cambiamento climatico.

I media indipendenti nel mirino del Governo Modi

Amy Goodman e Nermeen Shaikh hanno intervistato, per i microfoni di Democracy Now, P. Sainath, pluri-premiato giornalista indiano, fondatore del sito web PARI (acronimo che sta per Archivio popolare dell’India rurale). Nel sito di PARI si trova attualmente una ricca raccolta di testimonianze, documenti, interviste che illustrano la vastità e complessità del conflitto che oppone il governo alla più ampia e cruciale espressione dell’India, la componente contadina: Protests against farm laws: full coverage.

P. Sainath ha appena pubblicato un interessante articolo sul sito The Wire, poi ripreso da PARI, ricco di fotografie, dal titolo Rich farmers, global plots, local stupidity (Ricchi agricoltori, trame globali, stupidità locale).

Nell’intervista, in collegamento da Mumbai, P. Sainath viene sollecitato a esprimere il suo parere sulla situazione – che sta diventando sempre più grave – relativa alla protesta dei contadini alle porte di Delhi.

AMY GOODMAN: Sainath, grazie per essere con noi. Qual è la sua opinione circa il giro di vite che i media indiani stanno subendo in queste ore, in particolare quelli che hanno cercato di documentare queste epiche proteste?

P. SAINATH: Beh, è più che mai in corso, con gli interrogatori, con la detenzione di parecchie persone – e da giorni! Con i raids condotti nella sede di NewsClick, che, come hai ben descritto, è un media di orientamento progressista, totalmente indipendente, non legato ad interessi corporativi – voglio dire, a questo punto è arrivato l’Enforcement Directorate, che non è la polizia in senso stretto, ma è come se lo fosse, con la particolarità di indagare sui presunti reati economici.

Nessuno ha ancora precisato quale sarebbe il reato che ha motivato queste perquisizioni. Però il solo fatto che siano avvenute è stato subito cavalcato dai media pro-governativi con i consueti toni diffamatori, dando rilievo alla confisca di computer portatili, server, hard disk, telefoni, almeno cinque giornalisti si sono visti requisire i loro cellulari e laptop, e come ripeto: senza alcun chiaro capo d’accusa, a parte quella di fare il loro mestiere.

Ma la chiara intenzione dietro tutto questo è lanciare un avvertimento a tutti noi, media indipendenti. Un messaggio che dice:

Attenzione, non pensate di essere immuni, non crediate che abbiamo intenzione di fermarci qui… perché, sì, può darsi che tutto questo non porti poi a nulla in sede di tribunale, e che tutto finisca lì, ma intanto la vostra reputazione è stata danneggiata agli occhi dell’opinione pubblica.”

Per esempio insinuando che con la copertura del giornalismo la tua organizzazione riceve e addirittura ricicla denaro dall’estero e siccome non ci sono prove l’accusa verrà poi smontata in tribunale. Ma nel frattempo sarà entrato in azione il vero e proprio esercito di trolls, il più grande del mondo (!) lautamente pagato dal nostro governo in carica. Tanto per farti un esempio. Qualche sera fa è passato un video (che per fortuna YouTube e Twitter hanno poi tolto, sebbene in ritardo) che denunciava una decina di media indipendenti, tra cui il nostro PARI, come organizzazioni estremamente pericolose, che avrebbero dovuto essere chiuse immediatamente – e tra l’altro l’autore del video diceva di temere per la sua vita. Rendo l’idea? Quindi: alla pressione del governo, si aggiunge la totale manipolazione della realtà e la connivenza dei media corporativi. Per i media indipendenti indiani questo è un momento durissimo!

NERMEEN SHAIKH: Potresti dirci qualcosa dei media tradizionali? In più occasioni li hai criticato per la loro sbilanciata copertura, per il fatto di non occuparsi quasi mai delle notizie e fatti che riguardano il 70% della popolazione dell’India. Puoi dirci in che modo i media tradizionali hanno coperto queste storiche proteste?

P. SAINATH: Beh, i giornali sono leggermente più sofisticati dei canali televisivi, sempre molto urlati – e spesso talmente sopra le righe da far sembrare moderata l’americana Fox News. Ma in generale l’universo media indiano è quasi completamente dominato da interessi corporativi, supinamente schierato con il governo. Basta guardare gli editoriali che sono usciti a commento della finanziaria presentata qualche giorno fa dal governo. Una delle testate più liberali, presumibilmente insensibile alle condizioni dei ceti più poveri, ha avuto il coraggio di definire ‘storica’ – mentre è una finanziaria semplicemente assurda, terribile.

Ma anche nei momenti migliori, la copertura che qualsiasi quotidiano nazionale indiano riesce a dare dell’India rurale e del settore agricolo in generale è pari al 0,67% della prima pagina – per non parlare della cronaca, delle storie di vita vera… gli agricoltori letteralmente non esistono, per i media indiani, in confronto allo spazio che viene riservato ai crimini, intrattenimento eccetera. Lo stesso si potrebbe dire per le notizie che riguardano l’ambiente, il cambiamento climatico, i problemi sociali, dalla carenza di alloggi alla povertà… Per non dire dei licenziamenti: con la scusa della pandemia. Più di 1.500 giornalisti hanno perso il posto dall’aprile dell’anno scorso, oltre a moltissimi altri impiegati nel settore-media, benché le testate per cui lavoravano appartengano a corporazioni-media tra le più ricche dell’Asia e forse del mondo.

E come se non bastasse, dall’aprile dell’anno scorso, il governo e la polizia hanno arrestato non pochi giornalisti in base a disposizioni straordinarie. Non credo di dovervi ricordare tutti gli arresti di giornalisti indiani con l’accusa di sedizione. Li hanno arrestati, li hanno colpiti con le loro denunce, sulla scorta di una legge coniata apposta per il periodo di epidemia – accusandoli di diffondere la demoralizzazione, assurdità del genere.

Così, chiunque – voglio dire, chiunque osi scrivere fuori dal coro – ha ben chiaro il messaggio: provate a dissentire, e sarete denunciati. Ci sono almeno 70 / 80 casi di questo genere, di giornalisti costretti a passare anche un mese in prigione senza poter incontrare i loro avvocati, perché questo succede quando sei arrestato in base a leggi straordinarie, come il famigerato UAPA (NOTA: acronimo che sta per Legge per la Prevenzione di Attività Illegittime, ne abbiamo scritto anche per il sito del CSSR: intervista a Virginius Xaxa).

Questo governo è completamente impazzito, per come si sta relazionando ai media. Il che ha l’effetto di silenziare completamente anche quei giornalisti che lavorano al servizio delle testate di proprietà di questo o quell’industriale, o che rispondono a interessi corporativi: nessuno osa.

E adesso hanno deciso di accanirsi contro l’ottimo sito NewsClick, che avendo dedicato la massima attenzione alle proteste contadini, con una copertura quotidiana veramente eccezionale, è stato premiato in termini di seguito e di audience. La stessa cosa è successa alla nostra testata PARI e per la stessa ragione. Grazie al fatto che ci siamo occupati della questione agricola, abbiamo raddoppiato e in alcuni giorni triplicato il numero dei visitatori. Dalla fine di novembre abbiamo pubblicato più di 50 articoli sulle proteste di Delhi e dintorni. NewsClick, che ha sede a Delhi, ha registrato qualcosa come 40 milioni di visualizzazioni del suo canale YouTube in un solo mese. Visto che i media corporativi sono così parchi di informazioni su questa storia, coloro che vogliono seguirla vanno su NewsClick.

Un simile ‘successo’ è risultato inaccettabile per il governo, anche perché in totale contrasto con la narrazione che vorrebbero far passare, secondo la quale questi che protestano, sono in realtà agricoltori facoltosi. Ho provato a fare due conti per capire quanto fossero facoltosi questi agricoltori del Punjab, che sono in effetti i più ricchi dell’India.

Il reddito familiare mensile per famiglia – e ogni famiglia si compone in media di cinque e più persone – è in media di 18.059 rupie, pari a circa 250 dollari, il che significa un reddito pro capite di circa 50 dollari al mese! E guardate chi sono coloro che vorrebbero condannare questa protesta in quanto formato da “ricchi contadini”: i direttori del FMI! Per non dire di quelli che infestano l’infosfera di Twitter e Facebook, i trolls pagati dal governo – che guadagnano in un’ora più di quanto un’intera famiglia di agricoltori guadagna in un mese, e si permettono di definire ‘ricchi’ gli agricoltori che protestano.

E quindi, da una parte c’è il più grande esercito di troll del mondo, determinati a creare un universo-media ostile; dall’altra c’è un governo determinato a distruggere i media indipendenti. NewsClick è sempre stato un problema – voglio dire, è sempre stato una spina nel fianco delle autorità. Ma con la puntualissima copertura delle proteste dei contadini, ha superato il limite. E questa è la situazione dei media indipendenti in India: confronto impari rispetto ai media principali, sempre più legati a interessi corporativi e sempre più vicini al governo.

A proposito: vi interesserà sapere che l’indiano più ricco del mondo, Mukesh Ambani, è anche il più ricco proprietario di media in India, ed è uno dei due o tre maggiori beneficiari di queste leggi agricole. E poiché la sua è praticamente una conglomerata, è anche il più grande inserzionista delle testate che lui stesso possiede! Cosa possiamo aspettarci, da media di questo tipo?

NERMEEN SHAIKH: Ci resta solo un minuto. Può dirci a che punto è arrivata la trattativa su queste leggi? Sappiamo che la Corte Suprema ha nominato un comitato per negoziare con gli agricoltori. Come andrà a finire?

P. SAINATH: Il comitato non poteva negoziare con se stesso. Prima della prima riunione, un quarto del comitato – ovvero uno dei suoi membri, visto che è un comitato di soli quattro membri – si è dimesso perché sfiduciato dal suo stesso gruppo di agricoltori. Rendo l’idea? Inoltre: si tratta di un comitato che ha un mandato di due mesi… Due mesi in agricoltura è la durata massima della vita degli insetti impollinatori, ok?

È un comitato inutile in partenza, oltre al fatto di non aver essere stato scelto dagli agricoltori nel ruolo di intermediario. Gli agricoltori che protestano non hanno alcun rapporto con i membri di questo comitato e giustamente li ritengono inadeguati. Quindi, non succederà nulla, con questo comitato così calato dall’alto. Come ho detto la scorsa volta che mi avete intervistato, si è trattato di una mossa tattica. Con questo Comitato speravano di far affossare la protesta. Anch’io ero stato invitato a farne parte, ma non ho accettato. Chiaramente il negoziato che ne sarebbe seguito, sarebbe stato un modo per sfiancare la pazienza degli agricoltori, e per dividere il movimento…

AMY GOODMAN: Sainath, abbiamo solo 10 secondi.

P. SAINATH: … il movimento però si sta rafforzando, le proteste si stanno allargando. Non si sta affatto ritirando.

AMY GOODMAN: Grazie Sainath per essere stato con noi, senz’altro andate a leggere anche il suo articolo e questo è tutto per la nostra trasmissione.

Un arresto inquietante

Il 14 febbraio la Polizia di Delhi ha arrestato nella città di Bengaluru (Bangalore), nel Karnataka, una giovane attivista, la 21enne Disha Ravi. Il motivo: per il suo presunto ruolo nella stesura e nella diffusione di un documento twittato dall’attivista svedese Greta Thunberg per sostenere la protesta degli agricoltori contro le leggi agricole del governo di Modi. Un tribunale della città l’ha mandata in custodia di polizia per cinque giorni.

Disha Ravi – Fonte: account twitter di Disha Ravi

La polizia ha affermato che Ravi era l’editrice del “toolkit”. Il termine viene usato dagli attivisti sociali per indicare il materiale di una campagna di protesta. E anche la principale responsabile della sua stesura e diffusione. “Ha avviato un Gruppo WhatsApp e ha collaborato alla creazione del Toolkit“, ha twittato la polizia di Delhi, “e ha lavorato a stretto contatto con i creatori del documento“.

Di fronte all’accusa, da parte della polizia, di sostenere gruppi separatisti e di diffondere ‘disaffezione’ per il governo, Disha Ravi si è difesa. Ha affermato che semplicemente voleva sostenere i contadini, che “sono il nostro futuro e ci assicurano il cibo”. Disha Ravi è una delle fondatrici della campagna “Fridays For Future”, il movimento iniziato da Greta Thunberg nell’Agosto 2018, che chiede ai politici di ascoltare gli scienziati e di intraprendere azioni immediate contro il riscaldamento globale.

Una risposta immediata

Poche ore dopo, nello stesso giorno, è stato diffuso un comunicato stampa scritto dalla ‘Coalition for Environmental Justice in Indiasottoscritto da centinaia di firme: singole persone, associazioni, sindacati, partiti di vari Stati dell’India. Tra i firmatari vi sono scrittori, artisti, professori universitari, membri di associazioni culturali, rappresentanti delle minoranze, ecc.

Questo è il titolo del Comunicato: Concentrarsi su questioni reali: le crisi ambientali e di giustizia sociale dell’India.  Basta prendere di mira i giovani e gli attivisti ambientali indiani!

Nel comunicato si legge che l’azione compiuta dalla polizia di Delhi è molto inquietante, sia per la sua natura illegale, sia per l’evidente eccessiva reazione da parte dello Stato.  I giovani attivisti ambientali, di cui il Paese dovrebbe andar fiero, sono le ultime vittime dei continui sforzi da parte del Centro di delegittimare la protesta in atto espressa dai contadini, e la solidarietà che tale protesta ha suscitato in tutta la nazione. Disha è stata arrestata perché stava diffondendo – subito fuori Delhi – dei materiali che invitavano la gente a esprimere solidarietà con le proteste dei contadini. Materiali che aveva condiviso con Greta Thunberg, la giovane attivista nota a livello mondiale per il suo impegno contro il cambiamento climatico.

Nel seguito del comunicato si sottolinea l’illegalità e l’incostituzionalità dell’azione di polizia; si sottolinea la tendenza del governo a favorire gli interessi delle corporazioni invece di cercare il benessere della nazione; si ricordano i recenti disastri ambientali che hanno colpito alcune regioni, sia del Nord che del Sud India.

Oltre a chiedere il rilascio immediato della giovane attivista, nel comunicato si esorta il governo a sostenere i giovani, che esercitando i loro diritti costituzionali sono attivamente impegnati nella costruzione del loro futuro, cercando di arginare e porre rimedio al degrado ambientale ormai dilagante.

Note:

Per capire meglio i dettagli del toolkit e dello scenario internazionale si consiglia di leggere l’articolo di Matteo Miavaldi, «Dice ai contadini come protestare»: arrestata l’attivista Ravi, «il manifesto», 16 febbraio 2021.

Sul quotidiano «Domani» di mercoledì 17 febbraio 2021 in prima pagina c’è un articolo di Ferdinando Cotugno, Salviamo Disha Ravi: l’attivismo ambientale è diventato lotta politica.

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Elena Camino è membro della rete TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente e Gruppo ASSEFA Torino.

 

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