(Italiano) Un’altra difesa è possibile: NO alla guerra, SI alla difesa civile, non armata e nonviolenta

ORIGINAL LANGUAGES, 11 May 2026

Angela Dogliotti Marasso | Centro Studi Sereno Regis – TRANSCEND Media Service

Il 16 marzo scorso è stata depositata in Cassazione la proposta di legge di iniziativa popolare “Un’altra difesa è possibile”, promossa dalla Conferenza nazionale degli Enti di Servizio civile, dalla Rete italiana pace e disarmo, e da Sbilanciamoci e nei giorni scorsi è partita la Click Week, la settimana di iniziative diffuse per invitare a firmare la proposta di legge.

Perché possa essere depositata in Parlamento dovrà raccogliere 50.000 firme entro settembre.

L’iniziativa rappresenta un aggiornamento della precedente proposta di legge presentata nel 2015, che non è mai giunta alla discussione parlamentare per interruzione della legislatura. Rappresenta, dunque, un percorso di riflessione e impegno politico che il movimento per la pace nel suo complesso ha maturato da anni.

A partire, infatti, dall’articolo 11 della nostra Costituzione, che ripudia la guerra, dalle carte fondative dei movimenti internazionali come War Resisters’ International e International Fellowship of Reconciliation (di cui rispettivamente il Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini e Il Movimento internazionale della Riconciliazione sono le branche italiane), dalla carta delle Nazioni Unite che impegna gli stati alla risoluzione pacifica delle controversie, il variegato movimento per la pace ha infatti portato a compimento il pacifismo ottocentesco prevalentemente basato sul No alla guerra, per cercare strade alternative di costruzione effettiva della pace.

Questo percorso deve molto alle lotte nonviolente che sulla scia della teoria e delle esperienze gandhiane, hanno attraversato tutto il secolo scorso in ogni parte del mondo: dall’India alle Filippine, dagli Stati Uniti al Sudafrica , dalla Danimarca alla Polonia…

Oggi, organizzazioni nate dal basso come Nonviolent Peaceforce e Peace Brigades International  rappresentano esempi concreti di come la società civile possa assumenre un ruolo attivo nella trasformazione dei conflitti, mettendo in discussione il paradigma bellico dominante che vede nella guerra l’unica strada per affrontare i conflitti (non più si vis pacem, para bellum, ma si vis pacem para pacem).

In Italia il percorso per giungere all’attuale proposta di legge è passato attraverso alcune fondamentali tappe: l’antimilitarismo del movimento anarchico e pacifista, il movimento per l’affermazione del diritto all’obiezione di coscienza, che ha portato alla legge del 1972, la campagna contro i missili a Comiso negli anni Ottanta e quella per l’obiezione di coscienza alle spese militari (campagna OSM), che per la prima volta ha proposto un’alternativa politica alla difesa militare con la Difesa Popolare Nonviolenta, fino all’elaborazione di concrete proposte di legge di iniziativa popolare come quella del 2015 e l’attuale.

In questo percorso ha avuto fondamentale importanza la sentenza n.164 del 1985, che ha riconosciuto la pari dignità di forme civili di difesa della Patria, ampliando così il concetto di difesa oltre la dimensione militare tradizionale.

E in un contesto in cui la scelta del riarmo viene presentata come unica e indispensabile opzione per affrontare i rischi di aggressioni a livello internazionale, proporre modelli civili, non armati e nonviolenti di difesa appare perciò come una scelta poltica matura e lungimirante, che i movimenti nonviolenti hanno assunto come consapevole strategia per opporsi alla guerra, alla sua preparazione e alla sua rilegittimazione.

Se esiste un’alternativa, allora la guerra non è più né legittima , né necessaria, soprattutto nel contesto dell’era nucleare, dei killer robot, dell’intelligenza artificiale per scopi bellici, che richiano di sfuggire totalmente al controllo, portandoci all’autodistruzione. Siamo a 89 secondi dalla mezzanotte, secondo l’orologio dell’Apocalisse ideato dagli scienziati atomici per indicare il livello di rischio raggiunto, in base alla situazione internazionale, in questa fase storica.

Né questa scelta può essere presentata come funzionale alla logica bellica della guerra totale, che coinvolge militari e civili. C’è, infatti, una bella differenza tra una mobilitazione della società civile a sostegno della guerra e una preparazione della società civile ai metodi della difesa nonviolenta, che comportano obiezione, disobbedienza civile, organizzazione di istituzioni parallele, per citarne solo alcuni, contro la guerra e il suo sistema.

Il nostro impegno deve andare dunque in questa direzione, valorizzando il Servizio civile come scelta consapevole contro la guerra, occasione di formazione alla lotta nonviolenta in difesa delle istituzioni democratiche e come difesa contro possibili aggressioni esterne.

A ciò si accompagna, naturalmente, l’opposizione alla reintroduzione della leva obbligatoria.

A questo fine c’è chi ha proposto un appello ai giovani in età di servizio di leva di inviare al proprio sindaco una dichiarazione di obiezione di coscienza preventiva:

I giovani che quest’anno compiono 17 anni, se lo ritengono opportuno per la propria posizione nei confronti degli eserciti, possono scrivere ai propri sindaci dichiarandosi obiettori di coscienza e rendendosi disponibili per una difesa non armata e nonviolenta del proprio Paese.

Il MAN francese (Mouvement pour une Alternative Non-violente) ha pubblicato un opuscolo, il Manuel citoyen pour une defence civil non-violente sul quale stiamo lavorando per la traduzione italiana. È un lavoro molto utile per comprendere concretamente cosa potrebbe significare una preparazione dal basso contro ogni deriva autoritaria o avventura bellicista.

Certo perché questa prospettiva sia efficace serve la convergenza di tutte le associazioni del movimento per la pace, quelle storiche e quelle più recenti, che sappiano confluire in una rete unitaria, superando personalismi e settarismi, perchè la forza sta nell’unità delle differenze per un fine comune, che è quello di far uscire la guerra dalla storia e di trovare alternative efficaci per la trasformazione dei conflitti: un programma costruttivo che ci impegna tutti e tutte.

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Angela Dogliotti Marasso è membro della Rete TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente e vice presidente del Centro Studi Sereno Regis a Torino.

 



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