(Italiano) Politica: Fantastica Intervista (Satira)

IN ORIGINAL LANGUAGES, 15 May 2017

Enrico Peyretti – TRANSCEND Media Service

– Mi rallegro, Presidente, lei ha stravinto….

– Ma cosa c’è da rallegrarsi, le pare una cosa allegra?

– Come dice, scusi?

– Dico che è un incarico, non un gioco. Poi non è il caso di parlare di vittoria.

– E perché, scusi, lei ha vinto di gran lunga.

– Non dica “vinto”. La democrazia è il contrario della guerra. Vincere vuol dire incatenare. Io non ho incatenato gli altri candidati, tanto più che ora ho un gran bisogno di loro. Dica che è passata la proposta del mio partito perché una maggioranza di cittadini ha avuto fiducia in noi e nel nostro programma.

– Ma per lei è un grande onore.

– Certo è meglio meritare la stima che la disistima dei concittadini. Vorrei non deluderli. Ma un incarico è un peso, un compito, non un onore. L’onore verrà dopo, se avrò fatto bene. Sono alla partenza, non all’arrivo.

– Che cosa promette ai cittadini?

– Di impegnarmi e di sbagliare. Intendo mantenere la prima promessa. Della seconda sono certo.

– Ma cosa dice, Presidente?

– Dico che ho la volontà sincera di impegnare tutte le mie possibilità e che essendo fallibile certamente sbaglierò più di una volta. Eviterò decisioni irreversibili e quindi spero di fare errori correggibili o da me o da altri.

– Ma lei fa l’opposizione a se stesso!

– No, non vorrei proprio togliere alla minoranza questo lavoro necessario, complementare a quello di chi ha la responsabilità esecutiva. Dico solo i miei limiti, che sono quelli di tutti, anche i suoi nel fare giornalismo, scusi. Del resto, Kant insegna che è meglio farsi da soli le difficoltà…

– Qual è il primo problema che affronterà?

– Quello educativo. Nella scuola, nella televisione. Tutte le idee dovranno poter esprimersi, purché nel dialogo costruttivo e rispettoso. La scuola è più importante dell’industria. Un garante degli ascoltatori toglierà l’audio a chi usa l’insulto in tv. Per fare tv, dal direttore all’ultimo cameraman, ci vorrà una patente. Chi violerà le regole deontologiche cambierà mestiere. Dobbiamo offrire ai giovani una via umana alla vita.

– Ma c’è la crisi economica.

– Ha ragione, ci sono i disoccupati. Non è solo un problema di necessità vitali. Una società che non offre lavoro a tutti butta via il suo patrimonio migliore e insostituibile. È peggio di un passivo finanziario. Il lavoro è la prima risorsa e il principale prodotto, perché la più grande libertà delle persone è esprimersi con la propria attività per la crescita umana di tutti. Questo è diritto di tutti. Il lavoro deve essere distribuito fra tutti.

– Come otterrà maggiori entrate del fisco?

– Tasseremo quanto basta, senza limite, i prodotti di lusso, via via di meno quelli superflui, per detassare i consumi necessari. Puniremo l’evasione fiscale come furto aggravato. Taglieremo subito molte spese di rappresentanza superflue.

– Ma così certe industrie falliranno.

– Saranno agevolate nel convertirsi a produzioni utili a noi o ad altri popoli. Ma l’obiettivo maggiore sarà educarci a saggi e sobri consumi con l’informazione corretta, perché la Terra è unica e sfruttarla come si fa oggi è stupido e delittuoso.

– Presidente, lei è di origine africana?

– Sì, sono cittadino italiano, ma mio nonno, durante la guerra di Etiopia, gloriosamente disertò appena capì che era un’aggressione criminale, fu protetto dalla popolazione abissina, amò e sposò una bellissima ragazza, mia nonna. Mio padre è quasi nero, io sono più scuro di lui, perché mia madre è nera sudafricana.

– Può riassumere in un motto il suo pensiero politico?

– Sì, con le parole di un uomo giusto, che lei ricorderà: «Svuotare gli arsenali, riempire i granai». E questo subito, noi per primi, perché possa avvenire presto in tutto il mondo.

– Non le pare un programma un po’ utopistico?

– Utopico, non utopistico. Utopico perché non è ancora stato fatto, ma si può fare. I miei consiglieri e collaboratori sono preparati e capaci di articolare in passi concreti, successivi e coerenti questo programma.

– Lei pensa di essere seguito dal popolo?

– Io non voglio essere seguito, ma preceduto. Non sono un condottiero, non sono un duce. Mi hanno scelto conoscendo le mie idee, quindi certamente si aspettano che le metta in pratica. Ma non seguono me. Mi hanno solo incaricato di eseguire questo programma. È un cammino di noi tutti ed è necessario al futuro dell’umanità.

– Quale sarà la maggiore difficoltà che incontrerà?

– Temo che l’ostacolo maggiore siano i piccoli orizzonti, l’assenza di utopie. Ho proposto un obiettivo ambizioso, capace di riempire di nobili scopi umani la vita di un popolo, per generazioni. Credo che avere un grande scopo sia il primo bisogno dei giovani e di tutto un popolo, come l’aria per un singolo vivente.

– Auguri, Presidente.

– Grazie. La prego di tornare a riferirmi le difficoltà e obiezioni che rileva nell’opinione pubblica, specialmente in coloro che non hanno opportunità di esprimersi, perché io devo rispondere al compito datomi, se sarò in grado. Altrimenti restituirò l’incarico all’Assemblea.

– Presidente, anche in questo caso, che davvero non mi auguro, avremo tutti imparato qualcosa.

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L’autore di questa intervista conferma che essa è inventata parola per parola. Il personaggio intervistato né smentisce né ammette, perché non esiste. Non esiste ancora.

In Enrico Peyretti, La politica è pace, Cittadella editrice, Assisi 1998, pp. 66-70 – da Rocca, 15 giugno 1995

Enrico Peyretti è membro della Rete TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente.

 

This article originally appeared on Transcend Media Service (TMS) on 15 May 2017.

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