(Italiano) “Nessuno si mise davanti a quei camion” ricorda Liliana Segre

ORIGINAL LANGUAGES, 19 Nov 2018

Silvia Berruto – TRANSCEND Media Service

18 nov 2018

Da
La Memoria rende liberi
Incontro pubblico proposto dal festival Passepartout e incontro di formazione permanente per giornalisti dell’Ordine

Asti, sabato 9 giugno 2018

Extrait

Contributo per la promozione del Convegno 1938-2018 Ottant’anni dalla promulgazione delle leggi razziali. La difesa della razza e la costruzione del nemico.  Firenze  20 novembre 2018

30 gennaio 1944.
Milano.
Carcere di San Vittore.

605 persone
(bambine e bambini, ragazze e ragazzi, donne e uomini, anziane e anziani)

incarcerate per la sola ragione d’essere nate
vengono spinte fuori dalle celle,
a calci e a pugni.

Caricate su appositi camion, coi teloni, “preparati per noi” precisa Liliana Segre, vengono portate sino alla stazione Centrale.

Poi
la partenza.
Dal Binario 21 sito nei sotterranei della stazione Centrale.

P e r   d o v e ?

P     e     r      c      h      é ?

Ricorda Liliana.
Sono tornati in 22.
Fra loro
Liliana Segre.

Dal 19 febbraio 2018 Liliana Segre è Senatrice a Vita del Senato della Repubblica Italiana.

Liliana Segre è stata una richiedente asilo, una clandestina, una carcerata: “manodopera schiava” – come lei stessa si definisce – nella fabbrica di munizioni Weichsel-Union-Metallwerke.

E’ stata deportata nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau per il solo fatto di essere nata: perché Ebrea.

Liliana Segre narra “l’indicibile” con un racconto per immagini.
La sua narrazione restituisce il ritmo del viaggio:  ” E vai vai vai vai e poi arrivi arrivi arrivi …”

I silenzi.

” Non parlavamo più … io avevo paura delle parole!
Quando si sta per morire … non si parla.
Ci si stringe a chi si ama, finché si ha la forza.

E ci fu questo silenzio solenne. Il silenzio delle ultime ore.”

I rumori.

“Poi
rumore,
fischi,
latrati,
comandi,
urli …

eravamo arrivati!

NESSUNO CAPIVA NIENTE, NESSUNO !

Poi la divisione delle persone fra donne e uomini.
“Vidi che mio padre era in una fila dove c’erano i giovani … … … infatti fu scelto qul giorno anche lui … però poi … non l’ho visto più, MAI PIU’.

Quel che successe a a mio papà io non lo so e non l’ho neanche mai voluto sapere perché il legame fra noi era grandissimo

quando sono entrata a Birkenau, l’ho cercato. quando sono andata a lavorare in fabbrica c’erano un Sorani di Firenze che è tornato, e un altro che è sopravvissuto, conosciuti a San Vittore, e chiedevo ” ma mio papa ? …

i primi giorni chiedevo … e loro m’hanno detto che era stato trasferito in un altro campo, … dopo non l’ho chiesto più. Perché quando ho capito dove eravamo arrivati sapevo che mio papà non ce l’avrebbe potuta fare …

Nelle prime ore dopo l’arrivo, il tatuaggio sul braccio e “dopo quindici giorni mi rasarono come una rana d’inverno …”

Questi non sono particolari del viaggio o della detenzione in campo di sterminio: sono i dettagli della strategia dell’annientamento.

Elementi di tecnica di disconoscimento e di distruzione della persona.

Una tecnica, assurta a sistema, mediante la quale la persona è reificata.
Deportata in un altrove appositamente costruito.

Separata da tutte le dimensioni spazio-temporali e affettive della vita, LIBERA, antecedente.

Deprivata di tutto.

Della dignità.

Della personalità.

Deprivata del proprio nome proprio, sostituito con un numero, tatuato sul braccio sinistro: INDELEBILE.

Spogliata non solo dei propri abiti.

Rasata a zero in ogni parte del corpo.

“Cosificata”.
La persona è “cosificata”.

Fatta a pezzi.
Considerata nulla più che un pezzo: Ein Stück.

Cosificare è stato il modo per esercitare il dominio, potere arbitrario, di alcuni su altri.

Con il solo scopo, e per il solo scopo, di “nullificare”, di annullare la persona.
Un metodo legittimato per costruzionismi.

I FASCINAZISTI furono i responsabili di questo genocidio che il mondo non intese fermare.

Se “dal basso” molti non sapevano, dall’alto i “grandi della terra” sapevano e non intervennero.

Il mondo sapeva.

E se nessuno si mise davanti a quei camion, a quei treni, a quelle leggi razzi(ali)ste un esempio è emblematico: solo 12 professori italiani su 1250 preferirono di NO, l’ 8 ottobre 1931, quando Mussolini impose ai professori universitari il giuramento di fedeltà al regime fascista, e persero la cattedra e la libertà.
Erano Ernesto Buonaiuti, Mario Carrara, Gaetano De Sanctis, Giorgio Errera, Giorgio Levi Della Vida, Fabio Luzzatto, Piero Martinetti, Bartolo Nigrisoli, Francesco ed Edoardo Ruffini, Lionello Venturi, Vito Volterra.

Oggi molte e molti, appartenenti ad un noi separato e separazionista e non al Noi allargato dell’UMANITÀ’, sembrano non aver ancora appreso la lezione della storia che si ripete sempre diversamente ma forse, talvolta, in modo diversamente uguale.

Ho ascoltato molte volte i TESTIMONI.

Ho ascoltato innumerevoli volte i deportati politici tra cui cito qui i due che hanno accompagnato la mia vita da vicino e ai quali devo tanto di ciò che sono: la maestra e amica Ida Desandré e il maestro e amico Italo Tibaldi.
Per comprendere dalle loro voci e dalle loro storie di vite distrutte persempre dal fascinazismo, il che fare o anche solo il che cosa non s’ha da fare.

Ho ascoltato molte volte Liliana Segre. Dal vivo a Torino e ad Asti e martedì prossimo, 20 novembre 2018, a Firenze in occasione del Convegno 1938-2018 Ottant’anni dalla promulgazione delle leggi razziali. La difesa della razza e la costruzione del nemico

Ci sarò.

Perché se ascoltare e scrivere non è, e non è mai stato, sufficiente, continuare ad imparare e a TESTIMONIARE – se è vero che chi ascolta un testimone diventa a sua volta testimone – che ora, come allora, si deve decidere da che parte stare.

PRENDRE PARTI, in francese.

Per agire.

Per lottare con lucidità contro circolari e leggi ingiuste, discriminatorie e razziste quali sono – non solo dal punto di vista della Costituzione della Repubblica Italiana e del diritto internazionale – le circolari Salvini e il decreto legge n. 113/2018 cosiddetto “decreto (IN) sicurezza”.

Perché la democrazia svanisce piano piano, come ricorda Liliana Segre.

Primo intervento in Senato della Senatrice a vita Signora Liliana Segre

Transcend Media Service pubblica Liliana Segre è Senatrice a vita

Liliana Segre è Senatrice a vita

Liliana Segre, donna libera e donna di pace

29 gennaio 1945-29 gennaio 2018. Collettivamente memoria a Gavardo (2012-2018) per il settimo anno, a scuola, il 29 e il 30 gennaio 2018

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Silvia Berruto è membro della rete TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente, giornalista contro il razzismo, antifascista, amica e persuasa della nonviolenza.

® Riproduzione riservata

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