(Italiano) Quale spiritualità dopo il 1989?

ORIGINAL LANGUAGES, 21 Nov 2022

Antonino Drago – TRANSCEND Media Service

Una spiritualità universale e all’altezza dei nostri tempi

Nel 1989 i popoli dell’Est Europa hanno compiuto rivoluzioni non violente che hanno fatto crollare i Paesi socialisti. Questo crollo ha fatto cadere anche tutte le vecchie ideologie con cui l’Europa aveva vissuto lungo due secoli e che aveva propagato nel mondo.

Di fatto I vincitori politici di questo cambiamento storico erano i nonviolenti, quelli che prima del 1989 avevano coraggiosamente suggerito di superare senza armi lo scontro tra i due Blocchi. Ma dopo il 1989 essi non hanno saputo suggerire un nuovo programma politico di ricostruzione della società e dello Stato.

Questo vuoto teorico, giuridico e politico è stato riempito dall’unica superpotenza rimasta; che ha perseguito un dominio mondiale con un programma di globalizzazione di beni di consumo per tutti. Sulla gente ciò ha causato un generale ripiegamento su se stessi. Esso è stato molto forte nelle persone della sinistra; fino ad allora esse avevano vissuto secondo un’ideologia forte, quasi militare, basata su fatti politici oggettivi e strutturali; poi queste persone hanno riscoperto il lato umano e soggettivo della vita e vi ci sono immersi. Analogamente, quelli che nel mondo cattolico avevano visto la Teologia della liberazione (TdL) come l’applicazione del Concilio alla politica collettiva di sinistra sono tornati alla vita nelle piccole comunità perché la scomparsa degli Stati socialisti nel 1989 aveva spento il progetto politico di una nuova società.

In più è sopravvenuta una accelerazione senza precedenti del progresso tecnologico, i cui nuovi strumenti di comunicazione di massa hanno assorbito gran parte della vita delle persone nel quotidiano immediato. La gente ha abbandonato l’attenzione alle strutture sociali ed ha ridotto la propria vita spirituale alla vita umana originaria, curando soprattutto il proprio benessere psico-fisico. Ne è derivata una ondata di soggettivismo; che comunque ha avuto il merito di andare alla scoperta di tutte le forme di religiosità, senza più preoccuparsi delle accuse di sincretismo o orientalismo.

Però intanto i problemi del mondo si sono complicati. Per riprendere il bandolo della matassa che si è creata, oggi occorre recuperare il meglio dell’insegnamento spirituale del passato. Colui che per primo ha unito la vita spirituale occidentale con quella orientale, diventando discepolo di Gandhi e poi fondando comunità gandhiane d’Occidente (ancor prima del Concilio) è stato Lanza del Vasto (1901-1981; LdV). Nel 1962, egli ha raccolto vari suoi scritti in un libro: Introduzione alla vita interiore (Jaca book, Milano, 1980). Egli qui manda un messaggio forte alle persone del nostro tempo: suggerisce di approfondire la vita spirituale fino al punto di concepirla in maniera universale rispetto a tutte le più grandi religioni e di capire le strutture sociali per non subirle passivamente. Il cambiamento storico del 1989 non ha sminuito la sua proposta, anzi l’ha resa urgente per recuperare la capacità di iniziativa.

Da un’attenta lettura del libro scopriamo che esso è basato su dodici idee-guida (molte delle quali sono ancora innovative per i maestri di spiritualità del nostro tempo): 1) in tutte le religioni la vita spirituale è soprattutto una vita interiore (vedi il titolo del libro). 2) Questa vita interiore si basa su una ricerca incessante del vero sé (secondo paragrafo). 3) La vita spirituale deve impegnare anche la mente della persona nel comprendere la propria vita; a questo scopo si deve attraversare quattro cerchi: la vita intellettuale, la vita artistica, l’osservazione di sé e degli altri, la coscienza morale (pp. 59-61). 4) «il motivo dominante della dottrina è l’unità della vita; e il suo carattere fondamentale è formare un’unità vivente» (p. 11). 5) Per trovare un quadro generale per la propria vita spirituale, bisogna “cercare ciò che hanno in comune” le tre grandi tradizioni di vita spirituale nel mondo, la abramitica, la indù e la buddista (p. 58). 6) In questa grande apertura dell’orizzonte di riferimento, l’attenzione spirituale deve essere guidata dall’“occhio semplice”, il quale vede: “tre verità, quella della Luce [“o verità, o Dio”], quella del Me [“il Sé, o Vita interiore”] e quella del Tu [“o il rispetto, la giustizia, la carità, attraverso la non violenza e l’attesa attiva del Regno dei Cieli”].» (pp. 15-16). 7) Questa vita spirituale, come ha indicato la vita di Gandhi, deve essere costantemente verificata nei rapporti con gli altri, cioè deve essere legata all’etica (l’agire bene, più che il credere bene; pp. 128-147). 8) Nell’etica, per non essere ingenui, si deve capire l’origine ultima del male nelle persone e nella società; essa è descritta da Genesi 3: il peccato originale (o violenza originaria; pp. 148ss.) che consiste, secondo la sua originale interpretazione, nel degradare la conoscenza-contemplazione dell’altro e del mondo nella conoscenza-calcolo del proprio interesse individuale al fine di sfruttare gli altri, ora ridotti a cose; 9) poi le tante relazioni sociali degli onesti e dei disonesti, dei cattivi e dei buoni, degli intelligenti e degli stupidi possono accumulare queste violenze individuali fino a costituire strutture sociali negative; le quali, divenute autonome, agiscono sulle persone come flagelli (pp. 227-235). 10) A tutto questo si deve rispondere con una conversione totale (Beatitudini, Mt 5); vale a dire, è necessario convertirsi non solo dalle proprie negatività individuali, ma anche dalle strutture sociali e intellettuali negative della società (pp. 223-239); 11) la conversione deve recuperare la originale conoscenza-contemplazione, quindi l’empatia e la collaborazione con tutti, visti come fratelli; 12) e nei conflitti sociali deve portare alla novità storica della spiritualità di Gandhi, quella che innova profondamente la vita sociale: il risolvere i conflitti senza violenza, anche combattendo  i principali mali sociali; e allo stesso tempo costruire l’alternativa, cioè una nuova vita associativa, nella quale la pace sia basata sulla solidarietà e sulla giustizia.

Tuttavia, in merito all’idea guida decisiva, l’undicesima, la non violenza, la quale avrebbe dovuto indirizzare tutto l’insegnamento del suo libro, LdV ha dichiarato (p. 215) di non aver trovato una definizione del tutto soddisfacente (ancora oggi non c’è una definizione condivisa di questa parola).

Oggi vediamo che la sua esposizione ha dei difetti (ad es., il poco ordine di presentazione dei dodici aspetti della sua spiritualità); che però possono essere superati. Possiamo superare anche la difficoltà di riconoscere una definizione sostanziosa della parola “non violenza”; in effetti LdV l’aveva già espressa (ma di passaggio), quando aveva presentato un parallelismo tra il ruolo di Cristo e quello di Gandhi nelle storie delle rispettive religioni (p. 268). Il Messia è venuto per “portare a compimento la legge del Padre”; cioè ha insegnato che l’antico “Non uccidere” vale non solo nei rapporti interpersonali, ma anche nella vita sociale e anche durante le guerre. Lo stesso ha fatto Gandhi con un antico insegnamento indù, l’ahimsa (non violenza), che prima di lui era inteso come benevolenza solo nei rapporti interpersonali; egli l’ha applicato con coraggio anche nei conflitti sociali e politici. Il Messia ha insegnato (con la sua vita e la sua morte) che per non uccidere i nemici anche nei peggiori conflitti sociali (egli subiva la dominazione romana) non si deve “rispondere al male con il male”, ma con il bene: “Ama i tuoi nemici” (sì, ha detto esattamente “nemici”). Questo è proprio ciò che fece Gandhi, il quale trattò in maniera benevole e cooperativa anche i colonizzatori britannici; e che in più ha insegnato questa novità alla gente, fino guidarla a combattere in modo non violento il peggiore male sociale del tempo, la dominazione dell’Impero britannico. Pertanto, le idee di amore cristiano e di non violenza sono parallele.

Altro difetto del libro è che vuole introdurre alla sola non violenza personale; perciò tratta brevemente la lotta spirituale contro le strutture sociali negative. Ma c’è un libro precedente, I quattro flagelli del 1959 (SEI, Torino 1996) dove egli interpreta quattro brani dei testi sacri occidentali in una maniera originale che è condivisibile dai fedeli di ogni grande religione. Dopo ciò che si è  già detto su Genesi 3, egli considera egli considera Apocalisse 6 e 8 dove trova i flagelli sociali “fatti da mano d’uomo”: Guerra, Rivoluzione (violenta), Miseria e Servitù. Indirizzato da questa idea, egli costruisce una sua analisi di tutte le strutture della società, senza chiedere prestiti ad ideologie dell’Ottocento. Poi completa la sua analisi delle strutture sociali negative interpretando le due terribili bestie di Apocalisse 13 che dominano il mondo; esse indicano le negatività massime ed estreme, perché pervasive di tutta la vita sociale e intellettuale. Nella prima egli riconosce la Scienza (perchè si basa sulla sua conquista dell’infinito per combattere Dio e impone totalitariamente le sue verità come le uniche possibili) e la Tecnologia (perché, sotto l’autorità della prima, moltiplica i beni materiali presentandoli come il Paradiso in Terra); di fatto, esse sono le responsabili della “secolarizzazione” avvenuta durante gli ultimi secoli.

Ma Apocalisse 13 indica anche la via di salvezza: conoscere i nomi delle due bestie, cioè le due motivazioni che esse istigano ad avere. Qui è scritto: “666”. LdV lo interpreta come un “666…”, cioè, il concetto tipico della matematica e della scienza moderna: una serie matematica infinita. Questa serie è qui il simbolo di una volontà del singolo uomo (6) di dilatare le sue capacità per raggiungere l’infinito, inteso come traboccamento dei limiti umani, anche con la soppressione di altri e di Dio. Questa è anche la motivazione profonda dei primi due flagelli: Guerra e Rivoluzione (“attivi…, con il loro [mitico] carattere di inevitabilità e quasi fatali” del portare all’infinito l’aggressione alla vita degli altri, p. 5). Ma il “666” può essere interpretato anche come l’elemento basilare della scienza antica, il triangolo, con tre 6 (uomini) posti ai suoi vertici: cioè, il simbolo con cui si rappresenta Dio qui è realizzato da poche persone che si uniscono per farsi il paradiso in terra, a spese degli altri, ridotti alla Servitù e alla Miseria (flagelli “passivi”). Ambedue le bestie impongono un potere totalitario che violenta la struttura stessa delle persone: marchiano la fronte di ciascuno affinché ragioni come una macchina) e la mano destra, per rendere formali tutti i rapporti interpersonali. Nel passato le dittature totalitarie europee stalinista, fascista, nazista e franchista ne sono esempi storici precisi.

In definitiva, LdV suggerisce che nella vita personale e nella vita sociale, anche quella dell’Occidente, enorme e complicata (la cosiddetta “modernità”), esistono due dimensioni basilari, l’infinito e l’organizzazione; esse possono essere orientate dalla persona e dalla società o al bene, o al male anche estremo. Il lavoro su di sé (la seconda idea-guida), per essere veramente spirituale, deve discernere le direzioni buone dalle cattive per separarsi dai mali sociali, combatterli e costruire la alternative, quelle rivolte al vero infinito (Dio, rapporti umani) e alla vera organizzazione (Regno di Dio in Terra, cioè comunità di convertiti).

Nel XX secolo tutte le religioni hanno subito l’aggressione della “modernità” attraverso Scienza e Tecnologia. Per primo LdV ha dato una interpretazione di questa modernità basandosi sull’antica saggezza dei testi sacri di una religione (Cristianesimo). Ogni religione, per sopravvivere alla modernità, dovrà trovare una interpretazione simile nei suoi specifici testi sacri.

Ora confrontiamo la spiritualità politica di LdV con quella della TdL. Questa ha visto la negatività sociale in solo due dei suddetti quattro flagelli: la Miseria e la Servitù, causate nei popoli dell’America Latina dal capitalismo mondiale; non ha combattuto il flagello della Guerra; anzi, non si è distanziata dalla guerriglia, pensandola come invitabile per compiere una Rivoluzione (violenta), ritenuta non una flagello, ma una liberazione sociale. Infine non ha espresso critiche alla Scienza e Tecnologia, che oggi vediamo chiaramente avere un ruolo etico e politico decisivo per la vita spirituale dell’umanità, sin dall’infanzia di una persona. Come si vede, la illustrazione di LdV dei mali nel mondo è stata più ampia e più profetica di quella della TdL; e, a proposito della Rivoluzione  e della Guerra, ne diverge perché propone quello che alla TdL era sembrata un’utopia: risolvere i conflitti senza violenza.

La storia ha dimostrato che non era una utopia. Il libro di E. Chenoweth e M. Stephen (2010), Why Civil Resistance Works, Columbia U.P, New York, 2010, ha raccolto i dati da tutte le rivoluzioni (dette “campagne di resistenza civile”) che sono avvenute nel mondo nel secolo scorso l900-2006); esse sono state ben 323; vale a dire (escludendo dai 198 Paesi del mondo la ventina di paesi dell’Occidente dominatore), in media quasi due rivoluzioni per Paese. Un centinaio di esse sono state nonviolente e queste negli ultimi decenni sono state numerose come quelle violente.

Il loro lavoro ha confermato e scientificamente dettagliato i risultati di un precedente lavoro (P. Ackerman e A. Karatnicky: How Freedom Won, Freedom House, Washington, 2005) sulle rivoluzioni che hanno avuto luogo in un periodo di tempo più breve (1975 -2002) e che sono state studiate con metodi spicci. In questo periodo di tempo 2/3 di tutte le rivoluzioni sono state rivoluzioni nonviolente.

La analisi statistica del primo libro su di esse ha evidenziato l’efficacia delle rivoluzioni non violente: la quale è stata del 56%, contro il 24% delle violente; e, nel periodo successivo alla vittoria, le prime sono state molto più efficaci di quelle violente nello stabilire un regime stabile di vita politica libera.

Il grafico successivo mostra che in particolare, in America Latina, dove era stato lanciato il mito della rivoluzione violenta liberatrice, questo tipo di rivoluzione ha vinto nel 24% dei casi, mentre quelle non violente hanno vinto nell’83% dei casi. Questa è la prova storica che la lotta sociale secondo una ispirazione spirituale (e quindi una lotta non violenta) paga abbondantemente.

36. Scoperta della non violenza

Quando parliamo della non violenza come una scoperta di questo secolo, occorre precisare che non si tratta della rivelazione di un nuovo valore spirituale o concezione religiosa, ma dell’ingresso nella storia dei popoli di una forza rivoluzionaria e innovatrice. “Ho visto” – dice Romain Rolland nella prefazione al [libro] “Jeune India” di Gandhi -, quest’onda sollevarsi dal fondo dell’Oriente e non ricadrà finché non avrà coperto il mondo intero. “

Questa è la scoperta che anche il secolo incomincia a fare, costretto com’è a cercare una via d’uscita al vicolo cieco nel quale si è cacciato. (Lanza del Vasto (orig 1959): I quattro flagelli, SEI, Torino, pp. 482-483).

Allora il maestro della non violenza Lanza del Vasto ha due grandi meriti. Primo, aver indicato con precisione una spiritualità completa, nel senso di una spiritualità che dall’interiore va al personale, al comunitario e infine al sociale-politico con piena coscienza delle strutture della società. Secondo, questa spiritualità è universale, nel senso che i fedeli di ogni grande religione ci si possono riconoscere.

Questa spiritualità è all’altezza del compito politico che abbiamo nel nostro tempo del dopo ‘89: continuare a risolvere senza violenza i conflitti sociali a tutti i livelli, ancheal livello delle aberrazioni mondiali (ad es. le armi nucleari) e ricostruire la società su basi non violente, fino a fondare lo Stato di tipo gandhiano: quello che ha una economia comunitaria e il minimo di burocrazia e di tecnologia, al fine di risolvere meglio i conflitti con la non violenza.

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Antonino Drago è stato professore associato di Storia della Fisica all’Università di Napoli, in pensione dal 2004, è membro della Rete TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente, e insegna presso la TRANSCEND Peace University-TPU.


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