(Italiano) Gaza–Uscire dalla reciproca morte

ORIGINAL LANGUAGES, 16 Oct 2023

Enrico Peyretti – TRANSCEND Media Service

11 ottobre 2023 – Per prima cosa, in un nuovo giorno offeso da questa guerra, dalle tante guerre, abbiamo pregato (oggi su Luca 11,1-4), quelli di noi che pregano (ma ogni cuore sensibile, a suo modo prega, attende, ascolta, muove incontro, pensa, cerca). Ed è fiducia che la preghiera – la consapevolezza di non essere soli in assoluto – alimenti il nostro pensiero costruttivo, la dignità umana nella storia, difendendola dal tradire se stessa, maturando la capacità di vivere insieme nella ricchezza delle differenze, che è la pace plurale e ricca. E che ci aiuti a vivere liberi dall’offendere, come dall’essere offesi, come dal sentirsi offesi nell’orgoglio, una inviolabilità non superba ma umile. E anche liberi dalla prigionia del rispondere al male col male.

Anche oggi un continuo fluire di notizie dolorose e di commenti ambivalenti, gli uni incitano la guerra, altri soffrono e cercano appigli per la vita. Ho annotato: Edith Bruck, sopravvissuta allo sterminio dice di essere “tornata senza odio, la vendetta non serve a nulla”. Perché questa intelligenza pratica è così rara? Perché siamo prigionieri stolti dell’offesa e ci facciamo altro male oltre quello ricevuto?

Altre voci: “E’ la nuova Shoah!”. “La pace è impossibile”. E uno rievoca un detto che fu attribuito ad Andreotti: “Se fossi nato in un campo profughi sarei diventato un terrorista”.

Abbiamo inventato tutto, e non la liberazione dal male! Crediamo di liberarcene raddoppiandolo. Ma allora l’umanità è più stupida che cattiva! Tutti a scuola della storia, ad imparare!

E’ piccina, misera, la contesa tra chi accusa o scusa di più una parte o l’altra. Ognuno dipende anche da conoscenze ed esperienze, ma chi davvero vuole giustizia, vuole che ambo le parti escano dalla violenza, sempre abissale. Decapitare bambini è un massimo? Sì, impensabile. E Hiroshima, è meno? Maledette le classifiche del male. Ahinoi, tutti gli eserciti sono stati capaci di farlo, anche noi italiani in Albania: buttavamo in aria i neonati e gli sparavamo. Lo raccontava il medico condotto, fascista, che a 5 anni mi ha salvato dalla difterite. Tutte le guerre lo hanno fatto, in un modo o l’altro.

E in tutte le guerre c’è stato chi ha salvato e aiutato il “nemico”: lo testimonio anch’io, che sono stato amico del soldato Josef Schiffer (1914-2011), feurwerker, soldato tedesco che aiutò e difese la popolazione italiana occupata, nel 1943-44, e fu più uomo che soldato.

Il problema non è chi accusare di più. Le armi omicide e la volontà di dominio e distruzione accomunano i nemici. La singola azione più efferata è più condannata, giustamente, ma fa parte di una colpa comune. Non importa tanto accusare, quanto uscire dalla reciproca morte, offesa. Accusiamoci tutti, se tolleriamo la politica che uccide.

Dalla linea ebraico-cristiana, so che la Bibbia, per un cammino accidentato ma chiaro, arriva alla sapienza dell’amore che dà vita e non morte, neppure al malvagio. Dalla linea islamica, per un cammino ugualmente accidentato, so che la sapienza arriva a volere una umanità che non uccide: ci sono luci chiare sulla strada. Vedi in Corano 5,28 quel che dice Abele a Caino: è indicazione profetica. E vedi anche: “Ho sentito che l’Inviato di Dio ha detto: <Quando due musulmani si affrontano, armati di spada, l’ucciso e l’uccisore andranno all’inferno>. Io gli dissi allora: <Questo per l’uccisore, o Inviato di Dio, ma perché l’ucciso?>. Rispose: <Perché bramava uccidere il suo compagno>” (Detti e fatti del profeta dell’Islam, Utet 2009, p. 89).

L’arma è volontà di uccidere. Se disarmi il cuore disarmi anche la mano. Il volto umano, il bisogno uguale e universale di vita, le sofferenze comuni, la parola, la terra unica per tutti, la sapienza vitale che impariamo insieme, disarmano il cuore, possono disarmare il cuore, e poi la mano. Lavoriamo.

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Enrico Peyretti è membro della Rete TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente e del Centro Studi Sereno Regis.


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