(Italiano) Perché il vescovo si occupa di armi?
ORIGINAL LANGUAGES, 18 May 2026
Enrico Peyretti – TRANSCEND Media Service
Dialogo a due voci
10 maggio 2026 – L’Arcivescovo cattolico di Torino, Roberto Repole, ha pubblicato il 29 aprile, in vista del 1 maggio, festa del Lavoro, una lettera in cui esprime forte preoccupazione per la conversione dell’industria locale verso la produzione di armi. Repole ha chiesto se Torino, che era la città dell’auto, voglia diventare la “città delle armi”, criticando il legame tra lavoro e strumenti di morte. Ha espresso turbamento poiché, in un contesto di crisi, la produzione di armi in Piemonte viene vista come un vantaggio economico.
1- Perché il vescovo si occupa di armi?
– Già, perché? Credo che sia perché le armi uccidono. Il precetto biblico e universale di “non uccidere” vieta questo massimo male, perché toglie ad un essere umano il diritto sacro di vivere crescere e migliorare. Ormai, la morale cristiana e civile condanna anche la pena di morte. Papa Giovanni, confermato dai successori, condannò la guerra, nella Pacem in terris (1963), come “contraria alla ragione” (alienum a ratione) per il rischio massimo di distruzione umana, e per l’offesa ad ogni valore. Una umanità ragionevole e matura abolisce la guerra, che fa vittime – lo vediamo! – soprattutto innocenti, non fa mai giustizia, e semina male nel futuro.
2– Ma lo sai che persino Gandhi giustificava l’uccisione del violento per il dovere di difendere chi è minacciato di morte? Diceva infatti (in Teoria e pratica della nonviolenza, Einaudi 1996, p. 69) che se, in situazioni estreme, non c’è davvero nessun altro mezzo meno cruento per fermare chi sta per uccidere un altro, abbiamo il dovere di fermarlo comunque, anche uccidendolo, perché la viltà è peggiore della violenza.
– Si, lo so, ma proprio quella tragica estrema eccezione conferma la regola umana della nonviolenza, che difende e garantisce di più la vita di tutti. Si può essere costretti dalle cose, ma uccidere non è mai lecito, è un’azione che la civiltà “ripudia” (Costituzione, art. 11). E comunque, se è viltà non difendere, uccidere migliaia di persone è ancora peggiore della viltà (Gandhi, p. 323).
3- Sì, ma le armi dello stato legittimo difendono il popolo minacciato da chi vuole dominare uccidendo.
– Le armi difendono davvero il diritto umano alla vita? Invece di fermare la guerra, la imitano, la riproducono, confermano la regola della violenza omicida per decidere le controversie! La guerra contemporanea si “eternizza”, e la politica, invece di imparare la lezione, esalta la forza e lo strumento militare (Andrea Riccardi, 1 maggio, Corriere della Sera). Cioè , la difesa dalla guerra con la guerra conferma la guerra. Gli armati uccidono i disarmati, a migliaia. Uccidere disumanizza. I soldati tornano traumatizzati. Kant insegnava più di due secoli fa: «La guerra è un male, perché fa più malvagi di quanti ne toglie di mezzo». E segnalava il fatto che gli eserciti e gli armamenti permanenti sono già, con la loro sola esistenza, prima del loro uso, minaccia agli altri popoli, perciò violazione della pace, causa di insicurezza e corsa senza fine agli armamenti (Progetto filosofico per la pace perpetua, 1795). E prima Erasmo ripeteva: meglio una pace non del tutto giusta, che una guerra che si pretende giusta. La deterrenza, la minaccia, è già violenza perché riduce una persona in un oggetto (Simone Weil).
4- Allora, come ci si difende da un’aggressione militare?
– Oggi, ogni conflitto militare è rischio totale di estinzione dell’umanità. Va evitato a tutti i costi. La guerra omicida va abolita, per diventare umani. La ragione, il dialogo, la trattativa nell’interesse comune, sono mezzi umani intelligenti. La difesa popolare nonviolenta non è illusione: nel mio blog c’è una bibliografia storica (oltre 80 schede, ed è incompleta) delle lotte giuste nonarmate e nonviolente: sono realtà storica efficace, più delle lotte violente, come documenta Erica Chenoweth (della Università di Harvard, Come risolvere i conflitti senza armi e senza odio con la resistenza civile, Ed. Sonda). Negli ultimi 120 anni – lo sapevi? – le lotte nonviolente hanno avuto efficacia nel 50% dei casi, le lotte violente nel 26%. La violenza è anche stoltezza (libro citato, p, 42).
Oggi possiamo tutti sottoscrivere la proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione della difesa civile: https://www.movimentononviolento.it/campagne/campagna-difesa-civile-non-armata-e-nonviolenta
5– Ma la Resistenza è stata o no una lotta giusta?
– Penso di sì, in quella situazione. È stata anche armata, ma sostenuta dal diffuso risveglio morale popolare, dopo la sottomissione all’ideologia violenta del fascismo. L’idea giusta e l’amore civile, il coraggio fino al sacrificio, danno la vera forza nella lotta al dominio. Dalla Resistenza è nata la nostra Costituzione giusta e pacifica, e dalla difesa dei popoli è rinato, dopo il 1945, il diritto internazionale, che bandisce la guerra, e la prospettiva di costituzione mondiale di pace, oggi offesi. L’uso delle armi può anche indurre a odio e crudeltà: io da bambino, a nove anni, nell’aprile ’45, ho visto uccidere, purtroppo, a guerra finita, senza alcuna possibile giustificazione. Perciò la giustizia deve liberarsi dalle armi. La politica giusta non può essere sfrenata competizione, ma amore civile, composizione vitale delle differenze, dare spazio agli ultimi. La nostra umanità è comune, universale, e il compito attuale è la comunità di tutti i popoli e civiltà, nella giustizia intelligente e disarmata.
6– Ma il progetto feroce di Hitler è stato vinto con la guerra!
– Sì, le cose umane sono sempre miste. Quella vittoria ha portato sia volontà di pace, sia disastri successivi. C’era in Germania una opposizione civile interna (basti citare la Rosa Bianca!) che le democrazie non hanno voluto aiutare. Alcuni storici hanno detto persino che la guerra l’ha vinta Hitler! Ma come? Perché lo sviluppo di armamenti e politiche armate ha continuato a crescere nei decenni successivi.
*
I grandi profitti economici sulle armi sono criminali e disumani, sottraggono risorse di vita ai bisognosi e alla civiltà. Le istituzioni culturali, civili, informative, sociali, sindacali, dovrebbero essere grate per questo richiamo sereno del vescovo di Torino, che dà fiducia e impegno alla nostra città, fa onore a noi cittadini, ammira l’umanità dei lavoratori.
*********************
Vedi “il foglio”, mensile torinese dal 1971: https://ilfoglio.info/new
+ “Fino alla liberazione dalla guerra”, https://www.edizionimille.eu/catalogo/enrico-peyretti-fino-alla-liberazione-dalla-guerra-pensieri-azioni-speranze-di-pace/marzo 2025, <info@edizionimille.eu>
+ wikipedia enricopeyretti.blogspot.com/
+ https://www.facebook.com/ilfoglioTorino/+ www.serenoregis.org
__________________________________________
Enrico Peyretti è membro della Rete TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente e del Centro Studi Sereno Regis.
This article originally appeared on Transcend Media Service (TMS) on 18 May 2026.
Anticopyright: Editorials and articles originated on TMS may be freely reprinted, disseminated, translated and used as background material, provided an acknowledgement and link to the source, TMS: (Italiano) Perché il vescovo si occupa di armi?, is included. Thank you.
If you enjoyed this article, please donate to TMS to join the growing list of TMS Supporters.

This work is licensed under a CC BY-NC 4.0 License.
Join the discussion!
We welcome debate and dissent, but personal — ad hominem — attacks (on authors, other users or any individual), abuse and defamatory language will not be tolerated. Nor will we tolerate attempts to deliberately disrupt discussions. We aim to maintain an inviting space to focus on intelligent interactions and debates.
Read more
Click here to go to the current weekly digest or pick another article:
ORIGINAL LANGUAGES: