(Italiano) Nakba, l’esodo forzato della popolazione palestinese

ORIGINAL LANGUAGES, 1 Jun 2026

Giorgio Barazza | Centro Studi Sereno Regis – TRANSCEND Media Service

Nakba: il 15 maggio ricorre il 78°anniversario dell’esodo forzato della popolazione palestinese

Cosa fece l’esercito israeliano nel 1948?

 – Ce lo racconta Adam Raz su Haarets del 26/2/2026 in cui documenta come il terrorismo fosse necessario per far andare via gli arabi’. Se questo è l’atto di nascita di Israele come possiamo definire la sua vera natura unica democrazia del Medio Oriente?

Schiavitù e genocidio

L’Assemblea delle Nazioni Unite (A/RES/80/250) ha adottato, il 25/4/2026, una risoluzione che riconosce la tratta transatlantica degli schiavi come il crimine più grave contro l’umanità. Un giornale titolava “La tratta degli schiavi e i tentativi di rimuovere un passato criminale”.

Solo Israele, Stati Uniti [1] e Argentina hanno votato contro, l’Italia, insieme al grosso dell’Europa, si è astenuta.

Questa criminalità è implicita nella radice profonda del nostro modello di sviluppo e va resa esplicita insieme alla dominazione degli uomini verso le donne e quella degli esseri umani verso la natura, crimini che sono molto radicati nella nostra cultura profonda.

Un’altra convivenza va resa possibile.

Per caso

L’articolo di Adam Raz ricercatrice dell’Istituto Akevot per la ricerca sul conflitto israelo-palestinesi ci aiuta a comprendere il quesito iniziale.

Per caso nel marzo 2024 una zoologa, Romit Zilberman, passeggiando nei dintorni di casa, scopre vicino a dei cassonetti  abbandonati dei documenti etichettati come riservati e altri che descrivono operazioni militari del neonato Israele che vengono portati all’istituto Akevot

Un’altra storia

Questi documenti parlano di come le forze di difesa israeliane (IDF) dovevano comportarsi con la popolazione palestinese attraverso ordini scritti e direttive; come quella che titolava “Comportamento nei villaggi occupati dove è presente una popolazione” e quella Contro la cattura di prigionieri” che permettevano entrambe insieme agli altri documenti ritrovati di comprendere il pensiero che sottostava alla relazione che l’IDF instaurava con la popolazione civile.

Gli ordini andavano da “uccidete chiunque si nasconda” a “ogni arabo tra gli Zabahin deve essere ucciso”, da “l’area deve essere ripulita dagli arabi” e sotto la voce “il metodo” in una direttiva si dice “ogni arabo che verrà incontrato deve essere annientato”.

Sono oramai migliaia i documenti [2] legati al 1948 che sono stati declassificati dai tribunali militari e che la censura militare ha autorizzato alla pubblicazione da cui consegue che la memoria storica ufficiale e trasmessa dai libri scolastici in Israele è un inganno.

Viene così smontata completamente la narrazione israeliana in cui “si diceva che gli abitanti arabi erano fuggiti di propria volontà su ordine dei propri leader”, anzi, si dimostra che il terrorismo era necessario per cacciare gli arabi dalle loro terre.

Un altro modo di confliggere

… ”L’avvocato di uno dei soldati processato e condannato per atti crudeli, non riesce a capire perché è stato punito il suo imputato in quanto “ha svolto un compito sgradevole ed ha agito per le ragioni più pure, non è stato punito un singolo, ma una intera corrente di pensiero

… Una nube oscura incombe sul periodo della fondazione dello Stato di Israele.

… Il riconoscimento dell’ingiustizia commessa non riguarda solo il passato ha implicazioni verso il futuro può aprire la strada alla riconciliazione [3] e dare una possibilità al potere della verità.

La mancata ammissione ha un prezzo ciò che viene collettivamente represso riemerge in seguito in modi spiacevoli. I “vincitori“ cercano di dimenticare, ma i “vinti” ricordano tutto

Fatti da non raccontare

Israele ha attuato una politica di occultamento per decenni.

… “Un documento interno degli archivi delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), rimasto classificato fino a pochi anni fa e recentemente scoperto da Akevot (istituto per la ricerca del conflitto israelo-palestinese), specificava al personale degli archivi quali argomenti e tematiche avrebbero dovuto essere tenuti nascosti al pubblico. Ad esempio, “materiale che potrebbe danneggiare l’immagine delle IDF [e presentarle] come un esercito di occupazione privo di fondamenti morali, [che mostra] comportamenti violenti contro una popolazione araba e atti crudeli (uccisioni, omicidi)”.

Inoltre, non devono essere rinvenuti documenti relativi all’”espulsione degli arabi”, né quelli riguardanti “ordini di danneggiare gli infiltrati [arabi che cercano di tornare nei loro villaggi]”. Il memorandum ordinava inoltre al personale di non accedere a materiale che facesse riferimento a “comportamenti violenti contro i prigionieri, contrari alla Convenzione di Ginevra (omicidio)”, e anche a istruzioni di “non prestare attenzione alle bandiere bianche“.

Non di solo esercito

… “Gli sforzi di occultamento hanno coinvolto anche gli archivi dei partiti politici e le collezioni private, una risorsa alternativa per ricercatori e giornalisti.”

… “Negli ultimi 25 anni, il personale di quello che in ebraico viene chiamato Malmab – l’ufficio del Direttore della Sicurezza dell’apparato di difesa – ha perlustrato archivio dopo archivio, assicurandosi che i documenti potenzialmente rivelatori rimanessero inaccessibili al pubblico, senza alcuna autorizzazione legale a farlo.

Anche l’Alta Corte di Giustizia ha avuto un ruolo in questa politica. Interpellata nel 2010 per autorizzare la pubblicazione di documenti e immagini relativi al massacro del 1948 nel villaggio arabo di Deir Yassin, alla periferia di Gerusalemme, la Corte ha rifiutato, adducendo la motivazione che tale pubblicazione avrebbe potuto danneggiare la politica estera di Israele e le “relazioni con la minoranza araba” nel Paese.”

…“Analogamente, i verbali delle relative riunioni di Gabinetto non sono ancora stati desecretati, nonostante siano trascorsi quasi 80 anni. Tuttavia, alcuni scambi tra i ministri sono stati resi disponibili alla consultazione a seguito delle pressioni esercitate dagli archivi di Stato. Ad esempio, in una discussione in tempo reale sugli ordini “di ripulire il territorio“, il ministro dell’interno Yitzhak Gruenbaum ha affermato: “Chiunque osservi da fuori tutte queste questioni non può trovare una spiegazione per la fuga degli arabi. È logico pensare che siano stati costretti a fuggire perché derubate, violentate, uccise, espulse”. Ha quindi sollecitato l’emissione di un ordine per fermare le espulsioni.

Un altro ministro, Mordechai Bentov, ha dichiarato in una riunione di gabinetto: “Tutto ciò che stiamo facendo è contrario alle convenzioni internazionali”.

Nakba

Nakba, 1948

Immagine di sé e realtà

… “Il team di al-Jawad nel suo libro Voices of the Nakba: A Living History of Palestine (Pluto Press). ha individuato uno schema ricorrente in quattro fasi durante le conquiste di quell’epoca:

  1. accerchiamento dei villaggi da tre direzioni con terrore inflitto tramite sparatorie e bombardamenti;
  2. permesso di fuga ad alcuni abitanti verso i paesi limitrofi;
  3. omicidio degli abitanti che non se ne andavano, in particolare degli uomini di età compresa tra i 15 e i 50 anni;
  4. e distruzione e incendio delle strutture, non di rado con persone ancora all’interno.”

… “Sono trascorsi quasi otto decenni da quegli eventi intrisi di sangue, ma in Israele un profondo abisso separa ancora la memoria, l’immagine di sé e la realtà. I crimini commessi nel 1948 sono celati e repressi, avvolti da una cultura del silenzio. In larga misura, il riconoscimento dei crimini del passato e della negazione che tipicamente li accompagna è essenziale per venire a patti con il presente di Israele. Una società che, per generazioni, reprime gli atti di massacro, omicidio ed espulsione che ha perpetrato, trova più facile chiudere gli occhi su ciò che è Israele ha fomentato nella Striscia di Gaza negli ultimi due anni.

Questa memoria collettiva difettosa non è nata per caso, e la responsabilità di averla instillata non ricade solo sui libri di testo scolastici. È appannaggio di un intero sistema: politico, giudiziario, mediatico dove anche il mondo accademico israeliano ha collaborato alla politica di occultamento e negazione, sia per identificazione con essa, sia per pigrizia o apatia.”

… “E come allora, anche adesso si uccidono “non combattenti“, i crimini si insabbiano e i responsabili non si processano. Questo è sempre stato lo schema. Israele ha causato la morte di circa 100.000 palestinesi nella Striscia di Gaza dopo il 7 ottobre, ma nessun soldato è stato accusato di omicidio o omicidio colposo.

La negazione dei crimini del 1948 ha alimentato decenni di conflitto.

Quali conseguenze avrà su di noi la negazione dei crimini di Gaza?”

Note

[1] Da non dimenticare i coloni europei e lo spirito della frontiera che che abbiamo visto attraverso i film western per colonizzare le nostre menti, di cui sono impregnati i nostri ricordi

[2] Dei 17 milioni di fascicoli conservati negli Archivi di Stato israeliani e negli archivi delle Forze di Difesa Israeliane e dell’apparato di difesa, oltre 16 milioni sono inaccessibili al pubblico

[3] Si veda l’esperienza sudafricana della Commissione per la Riconciliazione, verità e giustizia che ha permesso di evitare una guerra civile quando l’African National Congress ha vinto le elezioni nel 1994. Questo processo di riconciliazione ha dato la possibilità di evitare vendette e processi (tipo Norimberga) a tutti coloro, bianchi e neri, che avevano commesso violenze.  Le condizioni erano che chi aveva commesso violenza in pubblico doveva “raccontare” la violenza praticata verso le vittime in modo da permettere una elaborazione costruttiva del lutto e ricostruire una relazione su una ferita così profonda.

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Giorgio Barazza è membro della Rete TRANSCEND per la Pace, Sviluppo e Ambiente.

 

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